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arte

El arte de la Construcción en España. Fotografías de Ricardo Santonja

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                               Un viaggio di immagini alla scoperta dell’architettura spagnola

Mercoledì 15 gennaio, ore 19, si inaugura la mostra fotografica “El Arte De La Construcción En España” presso la Reale Accademia di Spagna a Roma, Piazza San Pietro in Montorio, 3.

La mostra resterà aperta dal 15 gennaio al 14 febbraio tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19, ingresso libero.

Questo percorso fotografico, che ricostruisce e celebra gli aspetti più interessanti dell’architettura in Spagna, sceglie come prima tappa la capitale italiana per poi proseguire il suo itinerario in diversi paesi d’Europa fino ad arrivare in Asia e Medio Oriente.

La mostra nasce come risultato di un progetto seguito da Ricardo Santonja per più di 10 anni alla Scuola Tecnica Superiore di Architettura di Madrid (ETSAM) dove è professore al dipartimento di  Ideazione Grafica. Questo studio, partendo dalla potenzialità della fotografia a diffondere l’architettura, ha lo scopo di costruire una propria identità di disciplina che ha come oggetto una immagine individuale non sovrapposta, ma affiancata all’opera stessa.

Siamo di fronte alla creazione di una nuova poetica visuale che, grazie al movimento della camera, si sviluppa in un’astrazione pseudo pittorica delle immagini (poemi luce).

Uno straordinario fenomeno di comunicazione artistica, capace di evocare emozioni nello spettatore e di avvicinarlo con maggiore sensibilità all’architettura d’avanguardia realizzata in Spagna dai più prestigiosi architetti, spagnoli e stranieri.

Per parlare di questi temi saranno presenti, oltre a Ricardo Santonja e Alberto Cubas, anche l’Arch. Luis Agustín (Architetto e Direttore del Dipartimento di Ideazione Grafica all’Università di Zaragoza) l’Arch. Aurelio Vallespin (Architetto e professore dell’Università di Zaragoza),  l’Arch. Alvaro Planchuelo e Pedro de la Peña (Architetto conservatore dell’Università Complutense di Madrid).


ESTACIÓN XV. STATION 15. MOSTRA FINALE ARTISTI E RICERCATORI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA 2012-2013

DAL 17 GIUGNO AL 28 LUGLIO

INAUGURAZIONE 17 GIUGNO E DOPO FESTA PRESSO I GIARDINI DELL’ACCADEMIA

e presentazione del libro:

GUÍA PSICOGEOGRÁFICA DE ROMA: DIECISÉIS MAPAS PARA PERDERSE

(Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe ove perdersi)

Anteprima stampa e incontro con gli artisti, 17 giugno dalle ore 11,30

 

INVITO MOSTRA BORSISTI

 

 

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione spagnolo e la Reale Accademia di Spagna in Roma presentano la mostra ESTACIÓN XV- STAZIONE XV. Diciassette artisti e ricercatori spagnoli, uno scrittore argentino e un incisore italiano sono i protagonisti del complesso monumentale di San Pietro in Montorio, Convento, Chiesa, Tempietto del Bramante ed Edificio della Reale Accademia di Spagna. Un grande laboratorio di ricerca artistica nel quale si potranno scoprire le soggettive, spertimentali, personalissime, sorprendenti e meticolose reinterpretazioni della città di Roma.

 La Reale Accademia di Spagna in Roma, fondata nel 1873, ha sede in uno dei luoghi più belli della città eterna, San Pietro in Montorio sul colle del Gianicolo. Il panorama dell’antica Roma è da qui straordinario. La Reale Accademia di Spagna racchiude ricchissimi tesori d’arte e, in particolare, il Tempietto del Bramante è edificato nello stesso punto dove la tradizione indica il martirio dell’apostolo Pietro, crocifisso a testa in giù per sua stessa volontà.

Un luogo così pregnante di storia diviene, chiaramente, oggetto di ispirazione per gli artisti e i ricercatori che tutti gli anni risiedono in Accademia e qui, a giugno, presentano i loro lavori finali.

L’inaugurazione, aperta al pubblico dalle ore 20,30, vedrà in particolare due artisti misurarsi con il complesso monumentale spagnolo in Roma, utilizzato quale luogo d’espressione per le loro opere. Così è per Julio Falagàn, la cui opera “Croce Capovolta” illumina una delle finestre dell’Accademia, una croce rossa a testa in giù ricorda l’episodio della crocifissione di San Pietro. Così è per Giuseppe Vigolo: Roma, che fu tragicamente teatro di guerra, diviene oggetto d’ispirazione per l’artista italiano che proporrà alle ore 20,30 una performance davvero straordinaria “Dark Shades (Ombre di guerra)”, nella quale ombre in movimento di elicotteri, aerei di combattimento e soldati verranno proiettate sulla facciata della Reale Accademia. Vigolo, pur rifacendosi alla memoria, pone l’accento sul rapporto quotidiano con la guerra che, in ogni momento, incombe dagli schermi televisivi da quegli angoli del mondo dove ancora vivono forti conflitti. Dunque una guerra che scuote le coscienze anche se non vissuta direttamente, una denuncia in chiave artistica di come queste “ombre nere, o ombre di guerra” sono sempre vive e attive.

 

Nelle sale espositive il percorso di tutti gli artisti e ricercatori dell’anno 2012/2013: Agustín Cócola Gant, Juan Agustín Mancebo Roca,  ,  Alejandro Genés, Miguel Cuba Taboada, José Noguero, José Luis Corazón Ardura, Begoña Zubero, Ana María Mogollón Naranjo, Cecilia Ardanaz Ruiz, Enrique Martínez Lombó, Julio Falagán, María Trénor, Marisa Brugarolas, Miguel Ángel Tornero, Oriol Saladrigues Brunet, Tamara Arroyo, Carlos Contreras Elvira. La serata inaugurale vedrà inoltre nel chiostro dell’Accademia una performance di danza integrata, con la coreografia di Marisa Brugarolas.

Evento di ulteriore interesse è la presentazione del libro Guía Psicogeográfica de Roma: dieciséis mapas para perderse (Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe per  perdersi), in questa speciale pubblicazione gli artisti e i ricercatori mettono a disposizione del lettore una forma alternativa per scoprire Roma attraverso le loro personalissime esperienze. Il lettore, ad esempio, potrà vivere per mano di un artista la ricostruzione dell’incontro fra i suoi genitori negli anni ’60. Oppure ritrovarsi in alcuni luoghi con gli occhi chiusi immerso solo nelle note di un musicista nella città rumorosa per eccellenza; potrà addentrarsi nei luoghi dell’arte contemporanea seguendo però un percorso di negozi fittizi. Potrà vivere tutti e sedici tour accompagnato dall’App che riproduce gli archivi multimediali corrispondenti ad ogni itinerario.

Estaciòn XV, Stazione XV, è la mostra che pone l’accento su una inesistente stazione della Via Crucis, una “fermata” in San Pietro in Montorio. Ma potrebbe essere anche il nome di una immaginaria stazione spaziale su Roma, in cui artisti e ricercatori fluttuano nell’orbita di una ricerca estetica che, oggi, si contestualizza nella drammaticità della crisi economica europea cui sono coinvolte anche Spagna e Italia. Crisi che, purtroppo, coinvolge duramente anche il mondo dell’arte e della cultura.


GRAN KAN* RACCONTI D’ARTISTA PER VIAGGIATORI

Mostra dal 15 al 23 maggio

INAUGURAZIONE 15 MAGGIO ORE 21.

IN SEGUITO DRINK + MUSICA

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A cura di Federica Forti – in collaborazione con qwatz (residenza per artisti a Roma), con il sostegno della Embajada de España en Italia e dell’associazione culturale Ars Gratia Artis – il progetto propone un dialogo tra le sale ottocentesche della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e tre artisti contemporanei messi a confronto sul tema del viaggio.

Ispirato al dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan*, che intramezza i racconti de Le città invisibili di Italo Calvino, il fulcro del progetto fa perno sulle città di Roma, Venezia e Firenze, principali mete del Grand Tour, colte nelle soggettive visioni di tre artisti contemporanei. Nati da un progetto di residenza svolta proprio in questi tre luoghi, i tre video di Chapela, Sala e Varela dialogano con i temi e le scelte stilistiche dei tre quadri di Cremona, Induno e Fragiacomo esposti nella collezione permanente del museo, realizzando una riflessione puntuale sul senso del viaggio culturale contemporaneo.

La tela di Tranquillo Cremona, Marco Polo davanti al Gran Khan dei Tartari del 1863 (sala 6), dialoga con l’opera Fake! di Pelayo Varela in cui l’artista spagnolo riflette sulla comunità cinese che risiede nella periferia di Firenze. Pietro Fragiacomo con Squeri a san Baseggio del 1886 (sala 4) è associato a Venezia di Emilio Chapela, un lavoro dell’artista messicano sull’immagine di Venezia consumata in modo bulimico dal turismo di massa. Infine La Trasteverina uccisa da una bomba del 1850 di Gerolamo Induno (sala 5) viene associata al video Poetica de la fuga dello spagnolo Avelino Sala, una riflessione sulla guerra vista ora in chiave risorgimentale ora in chiave antifascista attraverso la città di Roma.

 Dal 15 al 23 maggio la Real Academia de España en Roma, dove Avelino Sala nel 2010 e Pelayo Varela nel 2011 sono stati borsisti, ospita altri lavori complementari dei tre artisti contemporanei in mostra alla GNAM.
INFO
Gran Kan*
a cura di Federica Forti in collaborazione con qwatz

Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
15 maggio | 23 giugno 2013
Opening mercoledì 15 maggio ore 17.00

Real Academia de España en Roma
15 | 23 maggio 2013
Opening mercoledì 15 maggio ore 21.00

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
coordinamento interno Linda Sorrenti
sede
viale delle Belle Arti,131
ingresso per diversamente abili: via Gramsci, 73
orari di apertura:
martedì – domenica 8.30 -19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45)
biglietteria:
+ 39 0632298221
www.gnam.beniculturali.it
Ufficio Stampa Gnam
+39 0632298328
s-gnam.uffstampa@beniculturali.it
Real Academia de España en Roma
Sala Mostre
Accademia Reale di Spagna a Roma.
Piazza San Pietro in Montorio 3. 00153 Roma
Ingresso Libero.
Orario: tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19
tel.
(0039) 06 58332721 /22
Fax
(0039) 06 5818049

GLI ARTISTI IN MOSTRA:

Emilio Chapela

Città del Messico (1978. Vive a lavora tra Berlino, Città del Messico e New York

http://www.emiliochapela.com

Artista dalla formazione legata alle scienze matematiche e alle scienze della comunicazione, Chapela lega la sua ricerca artistica allo studio dei sistemi di comunicazione contemporanei, dai criteri legati al mondo della pubblicità al mezzo Internet relativo ai sistemi ed ai meccanismi di fruizione dello stesso. Da queste premesse trae risultati di studio che archivia in video, libri o quadri. Tra le mostre recenti dell’artista si segnalano le personali nel 2012 “Ein Ungerhueurliches Beispiel von Sozialismus” a Berlino presso V.F.K.U. Rosa-Luxemburg-Platz, “No me dispares, dispara al mensajero” presso Zacatecas in México e “La Guerra de las Termitas” alla galleria 11×7 di Buenos Aires in Argentina. Del 2011 la mostra “A measure for some things” presso Henrique Faria Fine Arts di new York e “Ask Google” presso la Saw Gallery di Ottawa, in Canada. Del 2010 “Made in Italy” la mostra prima mostra personale italiana presso la galleria Galica di Milano. Del 2008 il progetto “According to Google” esposto presso la galleria EDS GALERIA a Città del Mexico. Nel 2010 l’artista ha viaggiato tra Berlino e Venezia per motivi di studio e ricerca e da quella residenza è nato il progetto “Badauds vénitiens” che è stato ultimato nel 2013. Tra le residenze dell’artista si segnala la sua presenza presso l’ISCP International Student Curatorial Program di New York nel 2007.

Emilio Chapela è un artista che lavora sulla natura dei media e l’effetto di questi sulla società. Una formazione in scienze matematiche ed in comunicazione influenzano la sua ricerca artistica incentrata sul mezzo Internet monitorato dall’artista come universo da cui trarre enciclopedie inconsapevoli del fruitore date dalla somma dei criteri di ricerca del singolo utente che diventa summa di criteri comuni di ricerca. Il lavoro del 2008 According to Google è composto da quaranta volumi enciclopedici con immagini estratte da Internet attraverso il motore di ricerca Google. Ogni volume afferisce ad un concetto come “bellezza”, “capitalismo” o “arte” e sfogliandolo è possibile ripercorrere le immagini più ricorrenti date dalla quantità di visualizzazione effettuate dai fruitori. Seguendo lo stesso criterio Chapela ha realizzato il video Badauds vénitiens realizzato a seguito di un soggiorno in città, ma utilizzando esclusivamente immagini estratte da Google-immagini che ci restituiscono un’idea tangibile della città come meta di un turismo bulimico e cieco rispetto alla ricerca dei dettagli che ancora conservano l’identità della città lagunare. Venezia città cartolina per eccellenza, città unica al mondo in cui turisti da tutte le parti confluiscono per trovare ciò che già conoscevano prima di mettersi in viaggio: la laguna, piazza San Marco, il Ponte di Rialto e le altre icone storico artistiche della città.

Avelino Sala

Gijon (1972). Vive e lavora tra Barcellona e New York

http://www.avelinosala.es

Attivo anche come curatore e critico d’arte impegnato nello studio della realtà contemporanea colta tra memorie del passato e contingenze politiche ed economiche del presente, Avelino Sala si forma come storico dell’arte e parallelamente sviluppa la sua ricerca artistica avvalendosi principalmente del linguaggio legato al video e al disegno. Il lavoro di Avelino Sala è stato recentemente presentato in mostre come “Funeral Pyre” nel 2012 presso il museo Matadero di Madrid e “Distopia: RIGHT NOW!” presso il Museo del Marmo di Carrara, “Cacotopia” nel 2011 presso il Centre Dart Le Lait Grahulet in Francia, “Block House” alla Galeria Raquel Ponce di Madrid (2011), “Patria o muerte!” presso la Real Academia de España en Roma (2010). Ha partecipato alla X Bienal de la Habana e alla Bienal de Praga nel 2008. Attualmente prepara la mostra GRAN KAN presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e l’Accademia di Spagna a Roma; inoltre l’artista è stato recentemente invitato alla Trienal de Alentejo in Portogallo e alla XI Bienal del la Habana. Tra le sue prossime mostre si segnalano i progetti presso le gallerie Ethan Cohen e White Box di New York, il National Center for Contemporary Arts de Moscú NCCA (2013), incentrato sulla sua produzione video e quella presso il Museo de Pumapungo de Cuenca, in Ecuador. Tra le residenze si segnalano nel 2010 il soggiorno di studio presso l’Accademia di Spagna a Roma dove ha realizzato anche il progetto “Poetica de la fuga” e nel 2011 presso il La Lait space di Toulouse in Francia. La prossima residenza di Avelino Sala si terrà presso l’istituzione I.S.C.P, International Student Curatorial Program di New York.

Il lavoro di Avelino Sala (1972, Gijon, vive e lavora tra New York e Barcellona) è ambientato nel comune di Fara Sabina, nella provincia di Rieti, a nord di Roma. Prodotto site specific nel 2010 per la rassegna Venti Eventi durante la residenza dell’artista come borsista presso la Real Academia de España en Roma. Questa zona, toccata nel 1867 dalla Campagna garibaldina dell’Agro Romano per la liberazione di Roma, fu anche lo stesso luogo da cui passarono le truppe fasciste in ritirata verso nord dopo l’arrivo degli Alleati ed il poeta Ezra Pound in fuga dalla capitale. E’ all’episodio fascista che si riferisce il lavoro di Avelino Sala. Uno degli inni suonati durante la marcia su Roma è stato riscritto per essere suonato dalla fine all’inizio – al contrario- e sottolinea l’inutilità della guerra colta nel momento della fuga. La composizione classica di questa inquadratura fissa acquista un valore sospeso nel tempo, assoluto e l’immagine bucolica della ragazza che suona seduta tra gli ulivi, elegante e innocente, ricorda alcune figure allegoriche di sapore iconografico rinascimentale.

Pelayo Varela

Oviedo (1969. Vive e lavora tra Madrid e Xàbia).

http://www.pelayovarela.es

Attivo come artista dal 1985, Pelayo Varela crea nel 1995 il Centro d’Arte “Ego”, un progetto che trasforma un mobile ad ante in un luogo deputato all’esposizione itinerante di opere d’arte contemporanea di vari artisti. “Ego” è stato presentato in spazi come il Blue Art Space di San Antonio (USA), il Museo de Bellas Artes di Oviedo e Cruce a Madrid. Il lavoro di Varela è stato presentato in diverse esposizioni internazionali in Spagna, Francia, Portogallo, Regno Unito, Italia, Messico, Ecuador e Australia. Nel 2003 ha ricevuto il “Premio Caja Madrid Generación 2003″. Durante il 2010 l’artista ha soggiornato a Firenze dove ha avuto origine il progetto “Fake!. Tra le residenze nelle quali è stato invitato si segnalano MediaLab a Madrid e la Real Academia de España en Roma. Attualmente sta preparando alcune mostre tra cui si segnalano GRAN KAN presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e l’Accademia di Spagna a Roma, oltre alle mostre presso la Fundación Tàpies di Barcellona ed il White Box di NY.

Il primo nucleo del video di Pelayo Varela (Oviedo 1969, vive e lavora a Madrid) è nato nel 2010 a Firenze, in piazza Duomo, dove tra i venditori ambulanti, ve ne sono alcuni, cinesi che realizzano scritte per i turisti mutuate dalla grafica degli ideogrammi rivisitata in forme figurative di tipo zoomorfo e vegetale. Si tratta di uno dei casi in cui un’antica tradizione, come quella della grafia per la cultura cinese, viene piegata a necessità commerciali. Ciò contro cui si è battuto l’artista cinese Ai Weiwei, l’impoverimento della cultura cinese, in quest’opera evidenzia la contraddizione tra l’iperbolico mito dell’artista contemporaneo come icona indiscussa e universalmente condivisa da leggi di mercato che conciliano le differenze culturali tra Oriente e Occidente. L’artista ha chiesto a uno di questi venditori di scrivere per lui i nomi di alcuni dei più influenti artisti occidentali secondo la statistica di Artfact: Beuys, Bourgeois, Nauman, Lewitt, Picasso, Ruscha, Sherman, Warhol. Fake! È una riflessione sul mercato dell’arte contemporanea, ma anche l’incontro tra arte e artigianato alla luce di un mondo globalizzato.

Federica Forti collabora con le principali testate di settore, come Exibart (dal 2009 al 2011) e Artribune (dal 2011 ad oggi), con recensioni di rassegne e fiere d’arte italiane e internazionali. Dopo la laurea in Museologia presso l’Università di Lettere e Filosofia di Firenze nel 2006, approfondisce i suoi studi sull’arte spagnola e latino-americana presso la Universidad de Arte di Siviglia e nel 2009 consegue la specializzazione in Museologia. Attualmente lavora come curatrice tra Roma e Carrara dove si occupa del programma DATABASE


STORIA DEGLI ARTISTI SPAGNOLI A VIA MARGUTTA

STORIA DEGLI ARTISTI SPAGNOLI A VIA MARGUTTA

CONFERENZA A CURA DI VALENTINA MONCADA CURATRICE E GALLERISTA
11 APRILE ALLE ORE 19.
INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI
invito valentina moncada

Conferenza a cura di Valentina Moncada. Si tratterà di approfondire il ruolo della colonia spagnola di Via Margutta già a partire dagli inizi dell’Ottocento, analizzando in particolar modo gli artisti spagnoli che qui hanno avuto degli atelier, come i fratelli Josè e Mariano Benlliure, Josè Gallegos, Vincente March, Salvador Sanchez Barbudo, Mariano Barbasan, solo per citarne alcuni, per arrivare fino al novecento col grande Pablo Picasso. Inoltre, la conferenza approfondirà ulteriormente tutte le tematiche affrontate dagli artisti durante il loro soggiorno romano e dell’influente figura di Mariano Fortuny, attivo frequentatore dell’Associazione Artistica Internazionale che aveva la sua antica sede a via Margutta 54

VALENTINA MONCADA

Figlia di un fotografo di moda amante dell’arte, Valentina Moncada diventa presto protagonista del mondo dell’arte prima a New York, dove si forma e fa le sue prime esperienze, poi a Roma, dove apre la sua galleria nel 1990.

 Si laurea nel 1981 al Sarah Lawrence College, Bronxville di New York e dal 1982 al 1984 frequenta il Master of Art presso l’Institute of Fine Arts della New York University. Nel 1983 partecipa al concorso per “Curatorial Assistant” al “The Solomon R. Guggenheim Museum” (New York) per la mostra “Kandinsky in Paris”, vincendo il premio “Hilla von Rebay Fellowship“. Durante l’anno accademico 1984-1985 è assistente del prof. Ken Silver, docente di Storia dell’Arte presso la New York University, tenendo corsi regolari agli studenti del primo anno. Comincia da subito a lavorare nei più prestigiosi musei e gallerie di New York, conoscendo artisti e curatori famosi, tutti protagonisti di stagioni irripetibili, da cui acquisisce le conoscenze necessarie a gestire una galleria d’arte contemporanea. Nel 1985 lavora nel “Department of Community Education” del Metropolitan Museum of Art, New York, dove tiene anche diverse conferenze. Dal 1984 al 1989 collabora con la rivista “Segno“. Presenta alcune mostre per i cataloghi delle seguenti gallerie: L’Attico, Roma; Annina Nosei, New York; Runkel-Hue-Williams, Londra. Pubblica nel 1988 un saggio importante “The Painter’s Guide in the Cities of Venice and Padua” con la Cambridge University Press.

 E’ grazie al suo entusiasmo, al coraggio e alla costanza con cui ha sempre proposto mostre di altissimo livello che artisti sia affermati sia emergenti sono approdati nella Città Eterna da tutto il mondo. Il 3 ottobre 1990 Valentina Moncada inaugura la sua galleria romana in Via Margutta 54: da quel momento fino al 2012 ha presentato più di 80 mostre di artisti italiani ed internazionali. Tra queste molte sono state delle anteprime assolute in Italia e molti degli artisti esposti hanno raggiunto oggi notevole fama internazional


Immagine

MOSTRA ISLEART

ISLEART DAL 3 APRILE AL 8 MAGGIO

INGRESSO LIBERO

INAUGURAZIONE 3 APRILE ORE 19

invitació electr def

A cura di Gudi Moragues

 Promossa da Institut d’Estudis Baleàrics

Organizzata da  Institut d’Estudis Baleàrics e Real Academia de España en Roma.

 

La mostra ISLEART- ILLART vuole mostrare l’influenza della natura i dell’ambiente sulla creazione. I linguaggi utilizzati dagli artisti che la compongono evidenziano discorsi individuali sensitivi e divergenti, pero che, in modo innegabile, entrano in relazione con l’ambiente, la materia e la luce, costruendo processi interni in cui implicano la loro potente e a volte rigorosa iconografia personale. È in questo modo che artisti come Erwin Bechtold, Ñaco Fabré, Robert Ferrer i Martorell, Pep Llambías e Guillem Nadal –nati o particolarmente vincolati alle Isole Baleari– rispondono al progetto di questa mostra.
Tutti, nel trascorso delle loro traiettorie creative, hanno sviluppato tematiche e concetti sia personali sia radicati nella nostra realtà culturale, rendendo palesi le loro impronte significativamente rilevanti nell’ambito della plastica contemporanea.
Le Isole Baleari possiedono un marcato carattere di micro-mondo, considerato che l’isolano, forzato a un’autarchia relativa, ha sempre cercato di trovare in ognuna delle isole che compongono l’arcipelago le risorse necessarie per crearvi un piccolo universo proprio. È importante sottolineare il numeroso gruppo di notevoli artisti che, soprattutto durante il XX secolo, decisero di ormeggiare su queste isole che si schiudono in mezzo al mare luminoso, culla del Mediterraneo, portando a termine creazioni e linguaggi d’una magnificenza e personalità assolute.
Spesso le Isole Baleari sono state viste come il paradiso della pintura grazie alle straordinarie condizioni che vi propiziano la creatività. Durante il primo terzo del XX secolo, la sua proiezione internazionale e il trionfo di nuove correnti plastiche accentuarono ancora di più questo carattere.

Gli artisti venuti da altri cantoni che prestarono attenzione alla chiamata di queste nuove tendenze scoprirono le possibilità che offriva il paesaggio mediterraneo, che permetteva la sintesi di una scenografia nella quale si potevano combinare la misura dei classici e il colore dionisiaco di questo microcosmo, e non esitarono a radicarvisi, dando vita a una nutrita comunità pittorica che impulsò il fruttifero e rivoluzionario movimento culturale dell’epoca.
Una delle chiavi del suo innegabile fascino è l’aspetto di mosaico che palesa il nostro paesaggio. Un ambiente cantato e raccontato da artisti e poeti che, durante ogni tempo, si sono sentiti soggiogati dalla sua luce differente e mutevole che li ha stimolati e incitati fino a plasmare e codificare i suoi vibranti effetti e affetti.
Erwin Bechtold (Colonia, 1925) è uno dei veri artisti della plastica contemporanea grazie al suo contributo al mondo delle arti e alla sua grande capacità creativa, oltre che per la proiezione dei suoi lavori a livello internazionale.
La biografia spiega come inizialmente la sua traiettoria fu marcata dalla tradizione familiare, come figlio e pronipote di grandi impresari, pero la sua inquietudine creativa gli indicò successivamente nuovi traguardi da raggiungere. A Parigi continuerà la sua evoluzione artistica, dove lavorerà con Fernand Léger. Nel 1954 visiterà Ibiza, dopo essere passato per Barcellona, dove entrerà in contatto con il Gruppo Dau al Set, e per Madrid, dove entrerà in relazione con i componenti di El Paso. Tornerà in Germania, però nel 1958 s’insedierà definitivamente nell’isola bianca, senza interrompere mai i contatti con il mondo dell’arte internazionale; questa circostanza gli ha permesso d’instaurare, a partire dal proprio spazio fatto di pace, un dialogo perseverante con le tendenze più avanguardiste. Poco dopo il suo arrivo a Ibiza, formerà parte del Gruppo 59, in una delle epoche più algide della storia culturale e artistica della più grande delle isole Pitiuse.
Le opere di Bechtold corrispondenti alla tappa informalista (1957-1961) segnano i caratteri importanti della sua evoluzione creativa –vincolata alla prolungata permanenza a Berlino – e riflettono la sua grande personalità ed estrema sensibilità.
Il suo è un esercizio di poetica personale, nel quale l’artista si batte nel confronto. Utilizza il colore, le trame e lo spazio con deliberata arbitrarietà. Il suo linguaggio ponderato ed individualista incita, indica, offre, suggerisce…, dove la forma trova la perfetta ubiquità. Con sobrietà e saggezza divide gli spazi, marca i contrasti, definisce gli equilibri, assembla le superfici e sfuma la luce fino a reinventarla.

Ñaco Fabré (Palma, 1965) è uno dei nostri artisti di più solida traiettoria professionale e, per meriti propri, accademico della Reial Acadèmia de Belles Arts di Sant Sebastià di Palma. Nella pura astrazione lirica, l’insieme della sua opera incide nel sottile linguaggio di gesti e calligrafie, così come nella riflessiva preoccupazione per preservare il paesaggio e la natura. Della sua traiettoria, bisogna evidenziare la maniera e la forma, il concetto preclaro e la straordinaria cadenza del ritmo pittorico, così come la capacità di sopprimere tutto ciò che potrebbe risultare superfluo; questo metodo sintetico gli garantisce la lodevole fedeltà al proprio lavoro. Le sue creazioni sono esercizi codificati dalla memoria, sui quali disegna echi di vivenze per poter assumere con la sua personale nomina la sfocata complessità universale.
Lo sviluppo delle opere di Ñaco Fabré è il calcolo della contestualizzazione d’un linguaggio stabilito mediante un compatto ideogramma. Così, la sua ideologia fa riferimento a un organigramma composto dall’assemblaggio d’elementi stimolanti e attitudini cognitive che costituiscono le basi della sua rilevante essenza umanista.

Robert Ferrer i Martorell (Valencia, 1979). Se consideriamo la traiettoria di Robert Ferrer i Martorell, possiamo notare come la luce e il suo trattamento hanno rappresentato sempre un fattore essenziale per lo sviluppo della sua inquietudine creativa, prodotta a partire dal punto di vista dell’astrazione e delle tendenze minimaliste. Nei suoi piani, fecondati da un lavoro coerente e costruito con un metodo concettualmente specifico, prende in considerazione le relazioni delle idee tra di loro, così come la capacità di entrare in connessione con altre o di rifiutare certi tipi di unioni. In questo modo, l’artista realizza un’opera fatta di centri e di cerchi, di sfere e di spazi giratori, d’orbite e d’energia e, in modo particolare, di concentrata e potente luminosità.
In un mondo in cui trionfa la rapidità, Robert Ferrer i Martorell indaga accuratamente le azioni davvero importanti per l’essere umano, e si assicura che le emozioni, la luce e i suoni interni affiorino all’esterno. Così, esplora i cammini dell’immaginazione razionale, tesi tra il lirismo e la potenza vitale. Robert Ferrer i Martorell possiede la predisposizione e la virtù efficace di modellare o di produrre un effetto. Pensa, codifica, e alla fine distribuisce, in forma tanto radicale quanto amorosa, lo spazio nel quale installare migliaia di scintille catalizzatrici di luci e ombre. Il suo alfabeto è purista, di liturgia misteriosa e sensitiva, modulato da silenti spazi di tempo nei quali oscillano forme senza peso nate dalla realtà che, lanciate in forma geometrica, proporzionano un universo poeticamente astratto.
Luce plastica, luce reale, la luce sulla luce… in definitiva, luce che inonda il nostro mondo così spesso oscuro, non tanto in sé stesso quanto dentro di noi. Luce e colore, vita e atmosfera; chiarezza compositiva e criptografia formale… si fondono in un tutto magico.

Guillem Nadal_ illes V ed5_2009          erxin bechtold_Volumen rot_ 2008

Pep Llambías (Alaró, 1954). Durante il trascorso degli anni, Pep Llambías ha materializzato un discorso analitico e razionale nel quale prendono forma la più oggettiva, e allo stesso tempo, soggettiva di tutte le forme della realtà: il linguaggio, con un tacito omaggio alla sua struttura, visto che si tratta del fattore che determina il modo di pensare della comunità dei parlanti e che definisce il modo di percepire questa realtà e di interagirvi.
Le sue creazioni non sono una mera cronaca di fatti preteriti; anzi al contrario, l’artista costruisce costantemente un modello vitale e la sua evoluzione depurativa, quasi ascetica, palesa una crescita personale sommamente rappresentativa. Utilizza l’abecedario per formulare un linguaggio proprio, e dalla A alla Z, incide sull’inizio e sul finale cosmici dell’essere umano, cavallo di battaglia di tutta l’umanità.
Disegna con precisione il concetto. Grandi teste di agnelli silenziosi, muti osservatori di un mondo estraneo; superlative e bellissime rose, con cuori di neon; diafane superfici, dove il taglierino ha reciso parole dall’anima; tronchi d’alberi che, come se fossero una colonna vertebrale, sorreggono il peso emozionale, coronati da parole di contenuto simbolico.
In modo sensibilmente studiato, Pep Llambías crea una ferma scuderia di poesie visuali, e mette in scena le immagini di una narrativa assolutamente lirica nella quale intervengono due elementi fondamentali: la natura e il sentimento che, insieme alla parola, sono i motivi dei suoi codici, di quei codici processati durante anni di coerente bagaglio creativo, sottomesso a una tenace e costante indagine.

Guillem Nadal (Sant Llorenç, 1957). Ognuna delle attente manifestazioni plastiche dell’estensa traiettoria professionale di Guillem Nadal conferma il suo interessante contributo al mondo dell’arte. Nel suo lavoro, domina un teorema essenziale formato dal rigore pittorico e dal discorso intorno al viaggio individuale che realizza l’essere umano, di fronte ai principi fondamentali d’ordine e caos, materia e spirito, principio e finale… nell’incessante ricerca del proprio posto in un territorio sempre sconosciuto. Attraverso le sedimentate estensioni monocromatiche che esprimono il viscerale gesto dell’azione, Guillem Nadal racconta il suo paesaggio di mappe, terre, acque, cammini, traversate, o isole. Queste isole amate e nello stesso tempo dolorose, pietra di paragone a cui sempre ritorna l’isolano. Le isole di Guillem Nadal non sono geografiche, non si trovano negli oceani né nell’immaginazione, ma sono il soggetto di quei desiderati nuovi mondi in cui trovare spazi di serenità.
Mappe tracciate nella storia delle memorie sorgono dalle superfici dissodate. La preoccupazione per l’uomo e la terra è il messaggio che l’artista ci ha trasmesso attraverso la sua coerente traiettoria creativa. Chiostri, incognite, memorie, fossili, organismi in via di sviluppo, o processi di fattore ambientale, operativi o meno, secondo la loro incidenza, sugli esseri vivi. Questi fattori, che possono essere mutevoli e vengono rappresentati con diversa intensità nello spazio e nel tempo, sono l’interessante esercizio introspettivo dell’opera in cui riscontriamo una radicata espressione del sentimento.

naco fabre_ sin titulo 2011pep llambias_vida 2011Robert ferrer Martorell_ seri estacions 2010

Gli artisti che compongono IsleART approfondiscono, in modo rigoroso, nei campi dei moderni sistemi creativi e analitici delle relazioni. Guidano la pura manifestazione luminosa verso l’interiorizzazione visuale e il loro lavoro ci rimanda alla massima di Russell: “Ogni volta che qualcuno sentiva il desiderio d’intossicarsi celestialmente ricorreva alla musica. Però il colore e l’arte sono capaci tanto quanto la musica di procurare le maggiori estasi e piaceri”.


LA SPAGNA E L’ITALIA DI VELAZQUEZ

 

CONFERENZA DI AQUILINO DUQUE

14 MARZO ORE 19. INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

Nella cornice del Salone dei Ritratti dell’Accademia:

LA SPAGNA E L’ITALIA DI VELAZQUEZ

Il poeta Luis Rosales, una volta mi disse,  parlandomi  del Magnum opus che stava elaborando su Cervantes, che se gli spagnoli dovessero essere figli di qualcuno sarebbero  grazie a Cervantes e a Velazquez. Questa lezione mi ha segnato per sempre, e fu in occasione del centenario di Velazquez quando ebbi  l’opportunità di svilupparla, mentre,  intanto cercavo di pagare  il debito che avevo con  l’Italia, dove ho avuto  la fortuna di trascorrere come loro degli anni indimenticabili, avventurosi  e proficui. Vivevo ancora  nella capitale quando mi pronunciai in versi di Don Miguel Cervantes e il quadro non sarebbe completo se adesso non lo facessi in prosa di Don Diego Velazquez.

Aquilino Duque

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AQUILINO DUQUE.

Nasce a Siviglia nel 1931. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Siviglia, completa i suoi studi

Presso l’Università di Cambridge e la Southern Methodist University a Dallas nel Texas. Romanziere, poeta e autore di saggi, Aquilino Duque è autore di Libri tali : De palabra en palabra (Premio Leopoldo Panero del Istituto di Cultura Ispanica e Fastenrath, della Reale Accademia Spagnola della lingua); el Mono azul (finalista del Premio Nadal 1973 e Premio Nazionale di Letteratura 1974)

Si trasferisce a Roma negli inizi degli anni 70, dove collabora con la pubblicazione Destino, in questo periodo  frequenta Rafael Alberti. Ha organizzato e diretto corsi di Letteratura spagnola a Cambridge, Siviglia e Chapel Hill. È stato relatore in conferenze in tutto il mondo: Università  di Cambridge, Siviglia, Swarthmore, Delaware, Chicago, Roma, Pennsylvania, Georgetown, La Rabida, Malaga, Mar Menor, Oviedo, Guadalajara (Messico),Museo di Belle Arti di  Siviglia, Palazzo delle nazione unite a  Ginevra, Istituto Britannico di Siviglia, e presso gli Istituti Cervantes di Buenos Aires, Londra, Nuova York, Vienna, Monaco e Utrecht

 

 


CONFERENZA. LA TRADIZIONE FIGURATIVA DELLA DIVINA COMMEDIA

CONFERENZA ARTE
LA TRADIZIONE FIGURATIVA DELLA DIVINA COMMEDIA. DAI MINIATORI TRECENTESCHI ALL’ARTE CONTEMPORANEA

28 FEBBRAIO ORE 19. CONFERENZA IN ITALIANO
SALA CONFERENZE.
INGRESSO LIBERO.

Con la colaborazione della Casa di Dante

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L’inferno di Dante sarà di nuovo protagonista all’Accademia. Il professore Andrea Mazzucchi dell’Università di Napoli Federico II e l’artista catanese Nino Lupica conducono la conferenza: La tradizione figurativa della Divina Commedia. Dai miniatori trecenteschi all’arte contemporanea. Con motivo della mostra allestita in Accademia fino 4 marzo: Auguste Rodin. L’inferno di Dante; scopriremmo il perché della forte attrazione che l’opera dantesca ha esercitato sull’arte visiva, Andrea Mazzucchi percorre dal punto di vista storico le illustrazioni grafiche dell’opera di Dante, Nino Lupica invece affronterà l’argomento, in qualità di esponente dell’arte contemporanea che ancora oggi si ispira nelle opere dantesche per le loro creazioni artistiche.

BIO DEI RELATORI.

Andrea Mazzucchi

Andrea Mazzucchi è professore ordinario di Filologia della letteratura italiana presso l’Università Federico II di Napoli. Si è occupato principalmente di Dante e in particolare dell’antica esegesi dantesca, delle formalizzazioni sintattico-retoriche del Convivio e dei rapporti tra testo e immagine nella tradizione manoscritta del poema dantesco. 

Ha curato l’edizione critica delle inedite Chiose filippine (Roma, Salerno Editrice, 2002) e delle Chiose alla  Commedia  di Matteo Chiromono (Roma, Salerno Editrice, 2004), nonché il facsimile con ampio commentario del Dante historiato di Federico Zuccari, noto pittore manierista, autore di 88 disegni volti a illustrare il poema dantesco (Roma, Salerno Editrice, 2005). Ha curato, in collaborazione con Enrico Malato, un ampio Censimento dei commenti danteschi. 1. I commenti di tradizione manoscritta (fino al 1480) (Roma, Salerno Editrice, 2011), per il quale ha ottenuto il premio Fratelli Vassallini dell’Istituto veneto di Scienze, Lettere ed Arti. Alcuni dei suoi principali studi danteschi sono stati raccolti nel volume Tra Convivio e Commedia. Sondaggi di filologia e critica dantesca (Roma, Salerno Editrice, 2004). Sta attualmente lavorando a una nuova edizione commentata del Convivio, le cui linee programmatiche sono esposte in Proposte per una nuova edizione commentata del  Convivio, in Leggere Dante oggi. I testi, l’esegesi, Atti del Convegno di Roma,

25-27 ottobre 2010, a cura di E. Malato e A. Mazzucchi, Roma, Salerno Editrice, 2012. Condirige le riviste Filologia e critica e  Rivista di studi danteschi  ed è direttore della collana  Sestante della Salerno Editrice. È membro della commissione scientifica preposta all?Edizione Nazionale dei Commenti danteschi e della commissione scientifica della  Nuova Edizione Commentata delle Opere di Dante. Fa parte dei consigli direttivi del Centro per la ricerca filologica, linguistica e letteraria  Pio Rajna di Roma, in qualità di vicepresidente, e della storica Casa di Dante in Roma.

NIno Lupica

Nino Lupica è nato a Scordìa, in provincia di Catania, nel 1938. Ha studiato all’Istituto Statale d’Arte di Catania e all’Accademia di Belle Arti di Palermo. Ha seguito nel 1961-62 i corsi della Scuola Libera del Nudo, all’Accademia di Belle Arti di Brera in Milano, con il professor Aldo Salvadori.

Ha insegnato figura disegnata al Liceo Artistico di Bergamo e pittura all’Accademia di Belle Arti  “A. Galli” di Como dove ha svolto il ruolo di Direttore, succedendo allo scultore Andrea Cascella e allo storico dell’Arte Raffaele De Grada.

Le sue opere sono state esposte:

in Italia  (Galleria Gian Ferrari , Milano; Arte Centro, Milano; Galleria San Marco dei Giustiniani, Genova; Galleria New Gallery,Centro d’Arte Cavallotto, Catania; Galleria “ Il minotauro”, La Spezia; Palazzo Strozzi, Firenze; Villa Manzoni, Lecco; Palazzo Sormani, Milano; Galleria Civica, Campione D’Italia; Istituto Cervantes, Milano; Palazzo Florio,Università di Udine; Salone del Broletto, Como; Galleria “Il Doge”, Genova; Palazzo Piccolomini Pienza; Museo d’Arte Contemporanea, Lissone; Vittoriale degli Italiani, Gardone Riviera; Castello Ursino di Catania); Museo della città di Salò;

 in Svizzera ( Galleria Burdeke, Zurigo, Galleria Cecchi, Ginevra; Galleria N 2 Lugano); in Olanda ( Università di  Groningen); in Danimarca ( Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen) in Francia( Lycée Jean Monet, Neudorf; Galerie Kleber, Strasburgo; in Israele (Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv, Haifa e Gerusalemme);in Spagna ( Galleria Estol, Barcellona; Galleria Yolanda Ríos, Sitges; Galleria Comunale di Monistrol de Monserrat, Girona); in Germania (Dresdner Schloss, Dresda);  in Polonia ( galleria Pryzmat, Cracovia);in Canada (Galleria Five, Ottawa); in Portogallo ( Istituto Italiano di Cultura, Lisbona); in Grecia (Palazzo Palamas, Università Centrale di Atene).

Nino Lupica, oltre all’attività di docente, ha promosso e realizzato esposizioni di grande interesse quali: “Immagine oggi in Italia” nel 1971; “¡…Que bien resiste! (L’idea di resistenza nell’arte contemporanea)” nel 1974; ”Aspetti del Naturalismo Lombardo da Gola a Morlotti” nel 1975; “Retrospettiva di Hans Grundig“ nel 1976. Nell’ambito delle sue attività artistiche e professionali, Nino Lupica ha collaborato con le seguenti Istituzioni europee; Technological Educational Institution ( TEI ) – Atene ; Universidad del País Vasco ( Upv – Ehu ) – Bilbao; The Valamo Art Conservation Institute -Uusi- Valamo (Finlandia); University of Westminster-Londra; Facultat de Belles Arts de Sant Carles – Valencia; Facultad de Bellas Artes della Universidad Complutense de Madrid; Akademie Vytvarniych Umeni V – Praga; Kunstholnschule – Berlino.

Sulla sua opera hanno scritto, tra gli altri, Carlo Bo, Mario Luzi, Raffaele De Grada, Germano Beringheli, Gianni Baget Bozzo, Mariano Apa, Alberico Sala, Paolo Levi, Giorgio Mascherpa, Ermanno Krumm, Elda Fezzi, Lea Grundig, Ute Schuffenhause.


AUGUSTE RODIN. L’INFERNO DI DANTE

MOSTRA

DAL 29 GENNAIO AL 4 MARZO.

INAUGURAZIONE 29 GENNAIO ORE 19. INGRESSO LIBERO

Invito_mostra Auguste Rodin

La Real Academia de España a Roma  (Piazza San Pietro in Montorio, 3) inaugura il 29 gennaio nelle proprie sale la mostra dello scultore francese “Auguste Rodin. L’inferno di Dante”.

L’esposizione presenta l’importante opera grafica, quasi sconosciuta, dello scultore Auguste Rodin (1840- 1917), che fu stampata nel 1897 dalla Maison Goupil, pioniere  delle nuove tecniche di riproduzione dell’ immagine e della diffusione delle opere artistiche. Questa mostra ha un interesse doppio non solo perche ci permette di ammirare lo straordinario potenziale grafico dell’opera di Rodin, bensì anche l’inizio delle nuove forme di democratizzare l’arte attraverso la moltiplicazione e commercializzazione intrapresa dalla Goupil and Cia con un ampio e diversificato programma editoriale.

Questo “monumento alla bibliofilia” fu anche denominato l’album Fenaille, in quanto ottenne il patrocinio di Maurice Fenaille, membro dell’Academie des beaux-arts di Francia, nonché grande collezionista e mecenate. Grazie a Lui, possiamo osservare i disegni che erano andati perduti di Rodin, perche furono realizzati come stampe grazie alla nuova tecnica della fotoincisione. Qui si mostrano le prove “bon a tirer”, alcune con le annotazioni originali dello stesso Rodin, poiché il procedimento dell’intera edizione fu seguita molto da vicino dallo stesso artista.

Questi Disegni Neri di Rodin, sono ispirati all’Inferno di Dante Alighieri, e furono realizzati mentre lavorava nella sua famosa e non conclusa opera “ le Porte dell’inferno” (1880-1917), e benché non si tratti degli studi diretti per questo grande complesso di sculture, ne hanno la stessa  ispirazione. Le 129 stampe vengono suddivise in tre gruppi: 82 appartengono all’inferno, 31 al limbo, e le altre 16 sono studi che seppur  non riguardano l’opera di Dante, condividono lo stesso argomento d’ispirazione biblica ed evocazione delle opere di Michelangelo.

Le dissacranti tecniche grafiche di Rodin evocano le opere di Goya, di Rembrandt, ma anche i disegni di Victor Hugo, molto  conosciuti dallo scultore, poiché il suo rappresentante George Petit organizzò nel 1888 una mostra a Parigi sugli enigmatici disegni dello scrittore, dove lo schizzo d’inchiostro diventa protagonista.

La Casa Goupil, fu fondata nel 1850 a Parigi da Adolphe Goupil (1806-1893) e riuscì ad avere  uffici a Londra, Bruxelles, The Hage, Berlino, Vienna,  New York e persino in Australia. Questa mostra è stata ceduta dal Museo d’Aquitaine a Bordaux, sotto la cui tutela si trova la Collezione Goupil provvista d’una straordinaria ricchezza grafica.

AUGUSTE RODIN. L’INFERNO DI DANTE
Mostra delle stampe di Auguste Rodin
dalle collezioni del Musèe Goupil a Bordeaux

Periodo mostra: 29 gennaio-4 marzo
Inaugurazione: 29 gennaio ore 19
Organizzata da: Accademia Reale di Spagna

Scarica l’Omaggio a Auguste  Rodin di Octave Mirbeau : Omaggio a auguste rodin

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ORO SPIRITO E NATURA DI UN TERRITORIO DI PEDRO RUIZ

DAL 5 DICEMBRE AL 15 GENNAIO

MOSTRA PITTURA. INAUGURAZIONE 5 DICEMBRE ORE 19.

ORGANIZZATA DALL’AMBASCIATA DI COLOMBIA E L’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. 

“Oro, spirito e natura di un territorio”, del pittore colombiano Pedro Ruiz. Trentatré quadri di piccolo formato con cui Ruiz, alla sua prima esposizione in Italia, racconta le tanti componenti di un territorio che volta quotidianamente le spalle alla violenza e ci rimanda all’ “oro” della nostra natura più profonda. Un percorso cui contribuiscono la musica, l’illuminazione, l’organizzazione dello spazio e persino la pittura delle pareti della sala che ospita i lavori.

 L’esposizione – visibile fino al 15 gennaio 2013 con ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 20 – è organizzata dall’Ambasciata di Colombia in Italia e dalla Reale Accademia di Spagna.

Formatosi alla Scuola nazionale delle belle arti di Parigi, Pedro Ruiz, ha portato i suoi lavori in rinomati musei in Colombia, Messico e Spagna, ed esposto in prestigiose gallerie in Colombia come negli Stati Uniti. Tra i riconoscimenti a lui assegnati vanno ricordati la “Mención de honor Salón Nacional de Artistas de Colombia” e “l’Ordre des Artes et des Lettres” del governo francese.

 Molti i luoghi che hanno ospitato in precedenza l’installazione “Oro”: tra i tanti, si segnalano il “Museo de arte moderno” di Bogotà, il “Claustro de Santo Domingo” di Cartagena de las Indias, l’Ateneo di Madrid. La rassegna è stata anche scelta per rappresentare la Colombia al Forum economico mondiale tenutosi nel 2010 a Cartagena de las Indias.

BIO DI PEDRO RUIZ

 Pedro Ruiz è nato a Bogotà. Ha studiato presso la scuola di Belle Arti di Parigi tra il 1979 e il 1983 dove ha lavorato con la pittura ed è stato membro dell’ “Atelier 17″, conoscendo le teorie del suo fondatore, maestro Stanley William Hayter e sviluppando il suo linguaggio come incisore.

 Tornato a Bogotá, ha lavorato presso l’agenzia pubblicitaria McCann Erickson come direttore d’arte e i suoi lavori hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale. In seguito deciderà però di ritirarsi per dedicarsi esclusivamente alla sua arte alternandosi tra i dipinti ed i lavori di illustrazione, disegno di scenografie e costumi e di opere di carattere multidisciplinare come “La Biblioteca Naturale” dove 35 artisti sono stati invitati oltre a intellettuali e scienziati del Paese a confrontare le loro conoscenze e le loro competenze. Sempre nel 2000 ha formato il gruppo Nadieøpina con il quale svolge attività di ricerca e progetti collettivi di carattere sperimentale in spazi alternativi di Bogotà.

 Nel 2010 il governo francese gli ha conferito l’Ordine delle Arti e delle Lettere nel grado di Cavaliere, un premio onorario concesso dal Ministero della Cultura e della Comunicazione francese.

 Riceve la menzione d’onore al Salone Nazionale degli Artisti della Colombia nel 1988. Le sue mostre personali includono lavori per gallerie ubicate negli Stati Uniti e in Colombia, mostre personali al Museo d’Arte Moderna di Bogotà, Museo d’Arte Moderna di Cartagena, Sala delle esposizioni nel Chiostro Santo Domingo a Cartagena.

 Le sue opere “Spostamenti”, “Love is in the Air” e “Oro, Spirito e natura di un territorio” vogliono, in un processo di molteplici esposizioni, trasformare il loro carattere individuale e diventano installazioni ed eventi interattivi che affrontano in forma più ampia problemi come il traffico di droga e gli spostamenti forzati in Colombia.

 Per saperne di più sull’autore: www.pedroruiz.org

O R O. Spirito e natura di un territorio

 Mostra di Pedro Ruiz

Periodo mostra: 5 dicembre- 15 gennaio

Inaugurazione: 5 dicembre ore 19

Organizzata da: Ambasciata di Colombia/ Accademia Reale di Spagna

Promossa da: Ambasciata di Colombia.


SEMINARIO INTERNAZIONALE. ARTISTE E COMMITTENZE FEMMINILE NELL’EUROPA MODERNA

28 NOVEMBRE DALLE ORE 10.  SALA CONFERENZE. ACCADEMIA REALE DI SPAGNA.

29 NOVEMBRE ACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA

Ingresso Libero

Nell’ambito degli studi storico-artistici e di genere nell’età moderna e contemporanea condotti nelle università italiane e spagnole, e che esaminano la realtà delle donne artiste e delle committenze femminili, si propone un seminario internazionale di studi dal titolo Artiste e Committenze femminili nell’Europa moderna, per analizzare alcuni degli aspetti più significativi di questa realtà.

L’attenzione sarà posta agli studi dei diversi processi di patrocinio, mecenatismo e sviluppo delle arti intrapresi e portati avanti dalle donne durante l’età moderna e contemporanea. Nello stesso modo sarà esaminata la realtà delle donne artiste nell’Europa moderna e contemporanea, cercando di anche comprendere quali sono stati i principali fattori che hanno condotto alla costruzione della loro fama. Al seminario partecipano studiosi di alcune università italiane e spagnole, che colgono l’occasione per confrontare i risultati di lavori svolti nei rispettivi ambiti di ricerca. Il seminario intende avere un carattere interuniversitario e interdisciplinare, ma nello stesso tempo vuole creare una linea di dibattito che faciliti lo scambio di idee tra i relatori e il pubblico.

Scarica il programma completo: PROGRAMMA Seminario Internazionale

Organizzato da: Real Academia de España a Roma e Accademia Nazionale di San Luca

Collabora: Universitá di Roma “Sapienza”, Escuela Española de Historia y Arqueología a Roma

Direzione: Consuelo Lollobrigida e Felipe Serrano

Comitato Scientifico: Iolanda Covre Universitá di Roma “Sapienza”, Margarita Birriel Universidad de Granada, Angela Cipriani Accademia Nazionale di San Luca, Pedro A. Galera Universitá di Jaén e Francesco Moschini Accademia Nazionale di San Luca

I RELATORI

Felipe Serrano Estrella. Professore di Storia dell’Arte presso l’Università di Jaén. La sua tessi di ricerca abborda l’architettura e l’impatto sull’urbanesimo dai conventi e monasteri mendicanti nella Spagna barocca. Le sue ricerche analizzano il ruolo delle donne nel campo dell’architettura e la promozione artistica.  Fa parte del progetto “Arquitectura y Género en Andalucía”.

 Luz de Ulierte Vázquez. Storica dell’arte presso l’Università di Granada. Insieme alla sua principale linea di ricerca che analizza le pale d’altare spagnole tra il 1580 e il 1800,  sono da evidenziare i suoi studi sulle donne. E’ stata una delle prime specialiste su questo tipo di ricerche, sono molto importanti le sue ricerche sul ruolo della donna nelle discipline artistiche e l’immagine femminile nell’arte.

Elena Díez Jorge. Storica dell’arte presso l’Università di Granada. La sua principale attività di ricerca è indirizzata su due argomenti fondamentali: da un lato la ricerca per la pace, analizzando la multiculturalità nell’arte, e nello specifico nell’ambito storico del Mudejar; dall’altro  la storia delle donne. attualmente dirige un progetto di eccellenza sull’architettura dalla prospettiva femminile.

 Consuelo Lollobrigida, storica dell’arte, dopo una specializzazione in storia dell’arte, ha conseguito il dottorato di ricerca in “Strumenti e Metodi per la Storia dell’Arte” con una tesi sulle donne artiste nella Roma Barocca ed attualmente insegna presso il Dipartimento delle arti e dello spettacolo dell’Università “Sapienza” di Roma e presso l’UARC University – Rome Program. La sua principale attività di ricerca è indirizzata allo studio delle donne artiste in età moderna, ambito nel quale ha recentemente pubblicato la monografia sull’artista settecentesca Maria Luigia Raggi, nel quale sta per presentare un volume dedicato all’architetto del XVII secolo Plautilla Bricci e dove ha curato mostre e piccole esposizioni.

Marianna Franceschetti, storica dell’arte,  ha conseguito la Laurea Specialistica discutendo una tesi in storia dell’arte contemporanea dal titolo “Kay Sage”. In seguito si è perfezionata in turismo culturale, approfondendo in particolar modo argomenti afferenti il paesaggio, l’economia delle risorse culturali, le politiche e governance per lo sviluppo dei distretti turistici. Tra i suoi studi, si è anche occupata di museologia e di didattica dell’arte, curando progetti per le scuole di ogni ordine e grado e collaborando con prestigiose aziende nel settore della valorizzazione di beni culturali.

Francesco Moschini ( 1948), Professore Ordinario di Storia dell’Architettura presso il Politecnico di Bari e Segretario Generale dell’Accademia Nazionale di San Luca. Fondatore nel 1978 del centro di produzione e promozione di iniziative culturali, studi e ricerche denominato A.A.M. ARCHITETTURA ARTE MODERNA di Roma, tuttora attivo, aperto nel 1993 anche a Milano, ha curato numerose mostre con i relativi cataloghi, in Italia e all’estero. Nel novembre del 2000 ha avuto un riconoscimento alla propria attività culturale con il Premio INArch.

 Elena Onori, storica dell’arte. Studia sulla committenza femminile del XVII secolo con particolare attenzione all’allestimento delle stanze delle donne. Ha recentemente pubblicato la sua tesi di laurea sulla decorazione del Duomo di Orvieto dopo il Concilio di Trento; sta curando una serie di studi sulla decorazione cinquecentesca e seicentesca in terra Sabina concentrandosi sull’Abbazia di Farfa e sul Monastero delle Clarisse Eremite di Fara in Sabina. Da marzo 2011 è stata nominata Direttore del Museo del Silenzio, annesso al Monastero di Fara in Sabina, di cui sta curando uno studio monografico. Tra i suoi studi, si è anche occupata di museologia e di didattica dell’arte, curando progetti per le scuole di ogni ordine e grado di Roma e provincia.


LAVORO IN CORSO. MOSTRA BORSISTI 2012_2013

SALA MOSTRE.

DAL 23 AL 30 NOVEMBRE

INAUGURAZIONE 23 NOVEMBRE ORE 19. INGRESSO LIBERO

A CURA DI JOSÉ LUIS CORAZÓN ARDURA

Le expò di arte moderna sono caratteristiche perlopiù per essere la presentazione di un lavoro realizzato per un determinato periodo di tempo da un artista. Nel caso di LAVORO IN CORSO siamo di fronte ad un progetto espositivo che faccia conoscere il lavoro dei borsisti, che momentaneamente e per il corso di quest’anno, occupano gli studi dell’Academia Reale di Spagna a Roma.

Un insieme di varie tecniche e specialità artistiche che vanno dalla pittura alla fotografia, al cinema o al fumetto, alle arti sceniche, alla musica o all’architettura, toccando altre discipline come il restauro, la museologia o l’estetica.

Partendo dalla mostra di qualcosa di inconcluso, LAVORO IN CORSO si presenta come una riflessione sullo spazio della propria opera d’arte, inteso come concetto o come oggetto in divenire, attraverso lo sviluppo di una idea che trasmette la possibile capacità delle arti per far riflettere su sé stessa nel contesto sociale attuale.

Capire il senso che ha l’arte nella società attuale è anche prova del fatto che il suo spazio deve essere visto non come qualcosa di chiuso in sé stesso, ma come prova della sua apertura, sempre più vicini al momento creativo quasi ad un passo dalla realizzazione finale.  Testo di Jose Luis Corazón Ardura

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EL ARTE DEL VIDEO 1965-1990. Proiezioni e discussioni sulla video arte

Proiezioni e discussioni su video arte.
A cura di Valentina Valentini e Maia Giacobbe Borelli.

Scarica tutto il programma: programma_el_arte_del_video

Dal 2 al 7 novembre si presenta a Roma l’eccezionale programma sull’arte video realizzato dalla televisione spagnola alla fine degli anni Ottanta a cura di Jose Ramon Perez Ornia. Una autentica antologia di 25 anni della storia della videoarte nella quale sono presentate 175 dichiarazioni di artisti e studiosi europei e americani, estratte dalle 116 interviste realizzate. Saranno Proiettate durante la settimana opere originali commissionate ad artisti di vari paesi, rappresentativi della storia della videoarte: Nam June Paik e Wolf Vostell,  Woody e Steina Vasulka, Gary Hill, Bill Viola, Jean Paul Fargier, Zbig Rybczynski, Jean-Luc Godard, Robert Wilson, Marina Abramovic e Charles Atlas, Stefaan Decostere, Marcel Odenbach, Rebecca Allen e Antoni Muntadas. Tutte queste opere sono contenute in ogni puntata del programma.

PROIEZIONI

Scarica il programma delle proiezioni: Programma_ Proiezioni

2 – 4  novembre ore 16-20.
El arte del video
Proiezioni video delle 14 puntate del programma televisivo di Perez Ornia.

6-7 novembre.
Prima di ogni incontro.

Le proiezioni sono accompagnate di due giornate di discussione e dibattito intorno a questa disciplina

Martedì 6 novembre ore 18 – 20.
Instituto Cervantes
Piazza Navona, 91
Alle ore 18.30 Conversazione di José Ramón Pérez Ornia e Valentina Valentini  intorno al programma televisivo El arte del video
Mercoledì 7 novembre ore 17 – 20.
Real Academia de España
Piazza di san Pietro in Montorio, 3 

Alle ore 18.30 Tavola rotonda: Che fine ha fatto l’arte video? Ci interroghiamo su quali siano i percorsi della produzione video nel contesto internazionale, quale le sue trasformazioni e il suo ruolo nella famiglia audio-visuale-digitale nel nuovo secolo.
Con José Luis Corazón Ardura, Mario De Candia, Maia Giacobbe Borelli, Pietro Montani, José Ramón Pérez Ornia, Valentina Valentini.

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BIO PARTECIPANTI IN TAVOLA ROTONDA 7. NOVEMBRE IN ACCADEMIA:

MARIO DE CANDIA, critico d’arte e giornalista di “La Repubblica” segue da anni il dibattito e la produzione videoartistica in Italia e nel mondo.

 MAIA GIACOBBE BORELLI, studiosa di video e spettacolo digitale, collabora con il Centro Teatro Ateneo della Sapienza, Università di Roma. Dal 1986 al 1995 crea numerosi eventi videoartistici in Italia e all’estero con la società Tape Connection. Ha pubblicato diversi saggi sui rapporti tra corpo, spettacolo e tecnologie digitali.

PIETRO MONTANI, insegna Estetica alla Sapienza, Università di Roma, presso il dipartimento di Studi Filosofici ed Epistemologici. Ha dedicato all’estetica cinematografica numerosi studi e ha curato le edizioni italiane dei volumi di S. M Ejzenstejn.

JOSÉ RAMÓN PÉREZ ORNIA, studioso e critico dei media e della videoarte, è giornalista, professionista della televisione e docente di Comunicación Audiovisual y Publicidad de la Facultad de Ciencias de la Información (Universidad Complutense de Madrid, UCM).

 VALENTINA VALENTINI, insegna arti performative e arti elettroniche e digitali alla Sapienza, Università di Roma.

 JOSÉ LUIS CORAZÓN ARDURA. Dottore in filosofia. Specialista in arte contemporanea ed estetica. Critico d’arte e curatore. Collabora in varie pubblicazioni spagnole: Público, Revista de Occidente, Alegría de los Naufragios, Nolens Volens, Contrastes, tra tante altre.  Vicedirettore  della rivista Sublime ed editore per Spagna e Iberoamerica di Cura magazine. Ha curato mostre sul video arte spagnolo:SpanishFlies, Undergentryfication, La comunidad desobrada, Alegorías de lamigración, Res Publicae. Intervenciones del capitalismo en el videoarte español actual  y Extrarradio.


L’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA ADERISCE ROMAART2NIGHTS

Dal 28 al 30 settembre 2012 avrà luogo la terza edizione di Roma Art 2Nights, a cui l’Accademia Reale di Spagna aderisce con l’apertura in orario interrotto dalle 10 alle 21 della mostra Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano di José Manuel Ballester. Il lungo weekend d’arte contemporanea capitolino promosso da Untitled Association.
Dopo il successo conseguito con le due precedenti edizioni della manifestazione, Roma Art 2Nights conferma la sua formula di largo coinvolgimento, per inaugurare la stagione espositiva autunnale della Capitale con un programma ricco di mostre e appuntamenti ideati per l’occasione da Untitled e con il contributo di gallerie, fondazioni e musei della città.

più info su: www.art2nightsroma.org


SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO

WORK. FOTOGRAFIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA. IX EDIZIONE

SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO DI JOSÉ MANUEL BALLESTER

MOSTRA DI FOTOGRAFIA. DAL 27 SETTEMBRE AL 30 OTTOBRE.

Inaugurazione 27 settembre ore 19.

José Manuel Ballester, premio nazionale di fotografia 2010, presenta la mostra “Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento italiano”. Presso la sede dell’Accademia Reale di Spagna a Roma, un’occasione per rileggere il rinascimento italiano grazie ad una scelta delle opere di Botticelli, Fra Angelico, Guido Reni, Leonardo da Vinci , ecc trasformate da Jose Manuel Ballester che ci svela gli spazi nascosti.

Attraverso una serie di opere significative della storia dell’arte, Spazi nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano scompone il lavoro dell’artista durante questo periodo. Un artista nuovo che si forma nelle botteghe in cui la produzione del lavoro è totalmente specializzata e suddivisa  tra maestro, assistenti e apprendisti, con una organizzazione tal da influire sul risultato dell’opera stessa.

Più liberi dei loro predecessori gotici ma altrettanto sottomessi ad una serie di regole compositive, in cui l’uomo e le sue attività, si spostano verso il centro della composizione pittorica come una sorta di affermazione dell’idea dell’individuo unico e del suo realismo; lasciando la cornice di tutto questo come un palcoscenico relegato ad un piano secondario, frutto del lavoro di assistenti e di apprendisti, ossia i futuri maestri.

Con l’intervento di José Manuel Ballester, le opere sono spogliate dell’ attività umana, i personaggi e il loro lavoro spariscono, per cui  si denuda inoltre l’idea rinascimentale della raffigurazione umana, personaggi riconoscibili per la loro attività e il loro status sociale.

Lo spazio che avvolgeva il tema principale riappare, non è più nascosto: è lo spazio che risulta dall’assenza della “fatica” umana. Questo esercizio di svuotamento consente una lettura nuova del mestiere del pittore rinascimentale, dei classici: una dissezione della loro opera, derubata dal loro protagonista sia nella bottega dell’artista che nel lavoro spirituale, che ci permette di confrontare e di avvicinarci all’osservazione off the record della cornice dove si svolgono queste scene e che si palesa come il nuovo protagonista.

Gli elementi principali che raccontano le storie contenute in ogni quadro sono spariti, per cui diventano rilevanti altri aspetti. Da una parte, le immagini trasformate possono dar luogo a  varie interpretazioni da parte dello spettatore, dall’altra possono suggerire un confronto con le opere di artisti successivi, mettendo in risalto le loro intime connessioni. Questo esercizio lascia percepire la creazione come un grande ruscello che scorre attraverso il tempo e nutre e agisce sulla sua evoluzione.

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Hanno scritto sulla mostra:  

http://www.artribune.com/2012/10/quel-che-resta-del-quadro-le-sottrazioni-di-ballester/ 

JOSÉ MANUEL BALLESTER. Biografia

Nasce a Madrid nel 1960. Laureato in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid. Ha partecipato in varie edizioni delle principali ferie d’arte: ARCO a Madrid, Art FORUM a Berlino, PARIS PHOTO E FIAC a Paris, ARMORY SHOW a New York, CIGE a  Beijing, e ART CHICAGO. Ballester lavora con gallerie d’arte di Toronto, New York, Sao Paulo, Parigi, Berlino, Pechino e in Spagna. Ha vinto importanti e numerosi premi, tra cui: premio nazionale di fotografia nel 2010, premio di Cultura 2008 nella disciplina di Fotografia  della regione di Madrid, Premio Nazionale d’incisione nel 1998, organizzato dalla Calcografia Nazionale.

Le sue opere fanno parte  dei più importanti musei: Museo Nazionale Arte Contemporanea Reina Sofia di Madrid, Museo Marugame d’Arte Contemporanea spagnola in Giappone, IVAM di Valencia, Museo di Arte di Miami e Cisneros Fontanals Art Foundation di Miami, Central Academy of FineArts di Pechino, Patio Herreriano di Valladolid, 21 Century Museum di Kentucky, tra tanti altri.

 Per saperne di più: www.josemanuelballester.com

Il Festival.

In occasione della XI edizione di FOTOGRAFIA, il Festival Internazionale di Roma coinvolge nuovamente l’intera Città e la sua rete di spazi pubblici e privati, con i quali da anni dialoga, costruendo un vero e proprio circuito a Roma dedicato alla fotografia contemporanea, con esposizioni inerenti al tema di quest’anno: il “lavoro”. Festival Internazionale di Roma arriva al 2012 con un progetto che ne conferma la crescita di prestigio ed il respiro internazionale, promuovendo la fotografia contemporanea nelle sue diverse forme e linguaggi e valorizzando i talenti emergenti con un interesse sempre più concreto per le produzioni originali. Il tema indagato dalla XI edizione sarà il “lavoro”, parola chiave della storia della fotografia e di questi ultimi anni, reinterpretato mediante una grande attenzione alle differenze e ai cambiamenti dei linguaggi della fotografia e del lavoro contemporaneo. Il Festival, nella sua nuova versione MACRO, sceglie quindi un tema classico della fotografia documentaristica del Novecento e lo rilancia, con un ritorno alla centralità dell’uomo, facendo sua una sfida che coinvolga nuovi linguaggi e nuove narrazioni in fotografia.


MOSTRA FINALE BORSISTI 2011_2012

DAL 15 GIUGNO FINO AL 27 LUGLIO.

MOSTRA FINALE DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. a cura di Rosa Olivares.

INGRESSO LIBERO.

Anche quest’anno la Reale Accademia di Spagna a Roma fondata nel 1873 e diretta da EnricPanés è lieta di presentare la mostra finale dei borsisti ospitati nell’istituto culturale dell’ex convento di San Pietro in Montorio al Gianicolo.

L’esposizione curata da Rosa Olivares sarà inaugurata il 15 giugno alle ore 19.

La mostra di quest’anno sarà curata  da Rosa Olivares (Madrid, 1955)  scrittrice,  giornalista, direttrice di EXIT Imagen & Cultura (in seguito di EXIT Book e EXIT Express) e critica d’arte che dal 1975 collabora con diversi media tra cui   “RNE”, “Comunicación XXI”, “Cuadernos para el Diálogo”, “La Calle”, “El Sol”, “La Vanguardia”, “El Independiente”, “Diario 16″, “Epoca”, “Arts Magazine”, “Paris Photo”, “Aena Arte”, “La Razón”, “ABC Cultural”, “El Cultural de El Mundo”. Ha pubblicato testi per moltissimi libri e cataloghi d’arte in tutto il mondo.  Nel 2001 vinse il concorso pubblico Proyecto de creación de un Museo de Arte Actual en la ciudad de Alcobendas (Madrid). Nel 2007  fu commissario dell’esposizione collettiva “Cazadores de sombras”, al MAMBO (Museo di Arte Moderna di Bogota) e negli anni successivi in molti paesi dell’America Latina.Nel 20120 invece fu commissario dell’Esposizione   “Diversidad. La diferencia como definición” nel  Centro Cultural de España a Santo Domingo  e nel 2011 di “Botánica. After Humboldt” prima nel Centro de Arte y Naturaleza (CDAN) a Huesca, alla Real Academia de Bellas Artes di San Fernando a Madrid e proprio all’Accademia Reale di Spagna a Roma.

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IN MOSTRA

 Paula Anta. Fotografia

Madrid 1977. Laureata in Belle Arti presso l’Universidad Complutense di Madrid. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale tra cui a Photoespaña, Palma Photo, CCCB, Matadero, Círculo de Bellas Artes, Centro de Arte Moderno Hospital del Rey, Auditorio Nacional de Música di Madrid, Canal de Isabel II, Palacio Revillagigedo di Gijón, Centro Cultural de la Diputación di Ourense. Ha partecipato a numerose  Fiere nazionali ed internazionali come  Arco, Estampa, Loop, Foro sur, Arteba o Diva a New York. Ha vinto diversi Premi e Borse di studio di Aena, Comunidad de Madrid, Iniciarte, Purificación García e Injuve. Ha vissuto per diversi periodi in alcune città tedesche e negli ultimi quattro anni ha avuto il proprio studio nel AtelierFrankfurt grazie a una borsa di studio di  Linklaters. Prima di arrivare a Roma insegnava Fotografia presso la facoltà di Belle Arti di Cuenca nella  UCLM.

  

Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio, sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere. Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in  plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari dei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto o un cammino, nel quale io viaggio.

 

Laura Bisotti. Giovani Artisti Italiani – Incisione

Piacenza, Italia, 1985. Nel 2010 ottiene il Diploma di Secondo Livello Specialistico in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nell’anno 2008-2009 studia presso l’Università di Belle Arti del País Vasco grazie alla borsa di studio Erasmus. Nel 2010 realizza una residenza artistica di 10 mesi presso la Fondazione BilbaoArte a Bilbao (Spagna), dove, in settembre 2011, realizza la sua prima esposizione.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città  di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe  realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione  su zinco.

 

Fefa Noia. Arti Sceniche

Laureata in  Filologia Tedesca – Università di Santiago de Compostela. Dottoranda in Scienze teatrali presso la Ludwig-Maximilian-Universität (Munich). Borsista della Fundación Barrié de La Maza. Formata come interprete presso la Scuola  Cristina Rota  e presso l’Università di Santiago (Postgrado in Arte Drammatica). Lavora come attrice, autrice, regista, drammaturga e traduttrice nel  Residenztheater de Munich, CDG, CDN e nel  Teatro de La Abadía. Nel 2011 crea la propria compagnia “Los Lunes” assieme all’attore David Luque.

Come Direttrice ha firmato le seguenti opere El Caballero, El coloquio de los perros, El amor enamorado, El libro infinito o Wild Wild Wilde.

 Tutte le strade portano a Roma, analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente. Ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia.

Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quegli episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente.

Successivamente restituisce una forma scenica a questo materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove sono avvenuti i fatti così che spazi e accadimenti si retro-alimentino.

In fine, si cerca un criterio per ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

 

Diana García Roy. Scultura

Laureata in Belle Arti – Università Complutense da Madrid in 1999. Di grande rilievo il lavoro svolto e apprendistato presso lo studio dello scultore Venancio Blanco nel 2010. Monumento alle vittive del terrorismo, scultura persso l’Università Rey Juan Carlos, Madrid, 2006. Monumento Omaggio  a Miguel Ángel Blanco, Comune di Ermua, Bilbao, 2010.  Monumento Paternidad ad Arrúbal, La Rioja, 2011.  Per saperne di più: www.deroyescultura.com

L’opera della scultrice nasce dalle diverse percezioni  dello spazio, lungo il percorso interiore di un’architettura.  Si formadalla ricerca di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo.  Giochi di emozione per lo spettatore che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

 

Irma Laviada. Arti plastiche

Gijón, 1978. Laureata in Belle Arti presso l’Università di Vigo nel 2001. Attualmente porta avanti il proprio lavoro di artista plastica insieme alla stesura della tesi dottorale El vacío como despliegue autorreflexivo de la propia obra, diretta da Juan Carlos Meana.

Partecipa a diverse fiere di  Arte Contemporanea come ARCO, Photo Miami, Madrid foto o CIRCA. Nel 2006 viene selezionata per  far  parte nella mostra “Muestra de arte INJUVE”, Círculo di BB.AA di Madrid e Interzonas. II Encuentros Europeos con el arte joven” a Zaragoza e per diversi anni partecipa alla mostra “UNIÓN FENOSA”. Finalista del “XXIX Premio Fundación Bancaixa”, del “I Premio de Arte Auditorio  de Galicia” o del “Certamen nacional de arte gráfico para jóvenes creadores”, fra gli altri. Ha ottenuto diverse borse di studio come Obra social y cultural de Cajastur para artistas, presso la Residencia de Estudiantes de Madrid e presso il Colegio de España a Parigi, città dove è stata premiata con una borsa di studio della Citè des Arts.

Ruth Morán Méndez. Arti plastiche

 Badajoz, 1976.Il lavoro di Ruth Morán è un invito ad entrare in uno spazio senza limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, una riflessione sul nostro posto nel mondo sull’l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo un palinsesto, un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

 

Sonia Navarro. Arti plastiche

 L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza, unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica. Per saperne di più: www.sonianavarro.com

 

Jorge Yeregui. Fotografia

 Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di Estudios Avanzados (2010). Attualmente lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività comedocente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, è da sottolineare la sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). La Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Per saperne di più: www.jorgeyeregui.com

 

Belén Rodríguez González. Arti plastiche

 Il lavoro di Belén Rodríguez González si occupa il modo nel quale cerchiamo di imporre ordine nel mondo. Evidenziando la nostra tendenza a classificare e categorizzare lo spazio intorno a noi, riflettendo su aspetti come il tempo e la  misura.

 Per saperne di più: www.blnrg.com 

    

 Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

Ana María Jiménez Jiménez. Architettura

 Architetto (ETSAS 2004) nata a Cordoba (Spagna) nel 1978. Master in Architettura e Patrimonio storico (ETSAS IAPH 2009) Master “Progettazione Architettonica per il Recupero dell´Edilizia e degli Spazi Pubblici” (La Sapienza Roma 2010). Attualmente realizza il dottorato internazionale.

Conventi francescani dell’Italia centrale. Tipologie. Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere l individuazione delle invarianti architettoniche, tipologiche, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

Efraín Rodríguez Santana. Letteratura

Scrittore cubano, autore dei romanzi La cinta métrica, La mujer sentada, e di libri di poesia, fra cui El hacha de miel, Otro día va a comenzar, Un país de agua, Arqueros, Máquina final.

Le sue opere sono state pubblicate a: Cuba, Spagna, Colombia, Brasile, Francia e in Germania. Critico letterario. Ha scritto saggi sulla poesia cubana contemporanea.

Fernando Buide del Real. Musica

 Santiago de Compostela, 1980. Formatosi nei conservatori di Santiago de Compostela, Oviedo e nell’Università Carnegie Mellon. È dottorando presso l’Università di Yale dove ha lavorato come professore. È stato professore nel conservatori superiori di A Coruña e Vigo. Le sua composizioni sono state interpretate da orchestre come quella Sinfonica di Pittsburgh, Minnesota, Yale o l’orchestra sinfonica di Galizia.

 Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi,  la cui fondazione si trova a Roma, serve da  impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

 

Manuel Alejandro Contreras Vázquez. Musica

 Cile, 1977. Studia architettura presso la Pontificia Universidad Católica de Chile, successivamente studia Musica presso la stessa Università, completando gli studi in composizione musicali presso il Conservatorio di Milano e l’Accademia Santa Cecilia a Roma. Le sue composizioni sono state presentate in diversi festival e concerti in Cile, Italia, Francia e Germania. Professore di materie musicali nelle Università cilene. Ha approfondito attraverso diverse composizioni  i rapporti tra spazio acustico e spazio fisico.

Il progetto Ha Lugar evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di Roma, opera essenziale dell’architettura antica. Questa osservazione permetterà costruire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solista. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

Arild Suárez Stenberg. Musica

 Nato a Las Palmas di Gran Canaria nel 1966 dove inizia il suo percorso musicale come percussionista. Successivamente studia presso il Real Conservatorio Superiore di Madrid e nel Conservatorio di Amsterdam, dove si diploma in composizione e arrangiamenti. Realizza gli studi di post-grado presso l’Università di Cambridge, dove ritorna per realizzare una ricerca dottorale sulle tecniche di notazione musicale e la cognizione da parte degli interpreti.

La sua attività principale è quella di compositore, le sue opere sono state eseguite in diverse sale di capitali europee. La sua musica è stata integrata anche con produzioni di danza.

Contemporaneamente, mantiene una intensa attività docente, ed è Direttore Artistico dell’Ensemble di Madrid, gruppo dedicato alla musica contemporanea  e realizzando diversi concerti nazionali ed internazionali.

Raúl del Valle. Architettura

Raúl del Valle è Dottore Architetto e professore di Progetti Architettonici presso  Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Madrid, ETSAM. Per saperne di più: www.rauldelvalle.es

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea, anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico.

Sergio Martín Vime. Museologia e Archeologia

Laureato in Storia dell’Arte (2003) e in Storia, Itinerario di Preistoria e Archeologia (2007) presso l’Università Autónoma de Madrid, realizza l’ultimo anno con il programma  ERASMUS presso l’University of Southampton nel Regno Unito.  Partecipa a scavi archeologici in Spagna, Grecia e Italia. Formazione museistica in Spagna e Canada. AECID Borsa di studio – Fundación Rafael del Pino.

Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

Arturo Reboiras.  Arti plastiche

2005-2010 Laureato in Belle Arti – Università di Vigo. 2009-2010 Programma Socrate-Erasmus. Ecole Supérieure des Beaux-Arts d’Angers. Francia. 2008-2009 Programma di scambio Nazionale Sicue-Séneca. Facultat de Belles Arts di Barcellona.

Lungo tutto il suo percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo. Un interesse per  l’architettura e le città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configurano il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura che nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico

 

Veronica Gambula. Giovani Artisti Italiani – Incisione

 Veronica Gambula si laurea in Pittura nel 2007, presso l’Accademia di belle Arti di Sassari. Porta avanti un progetto artistico che nel tempo l’ha vista misurarsi in più discipline. Attualmente vive e lavora in Sardegna, ma il suo percorso è andato maturando negli anni, attraverso residenze artistiche, workshop, seminari e mostre. Nel settembre 2007, partecipa ad un workshop sulla tecnica della pittura d’affresco, presso il  M.A.C.A.M. di Maglione (TO). Partecipa a delle esposizione presso l’Art House Tacheles di Berlino. Nel 2010 Casa Falconieri le assegna una borsa di studio per frequentare il corso di Calcografia del VII MÀSTER SOBRE LA OBRA GRÀFICA, presso la Fundacion CIEC di Betanzos, Spagna. Nel 2011 viene invitata a partecipare ai Workshops 2011 di Casa Falconieri, Serdiana (CA) dove approfondisce la sua ricerca nell’ambito dell’incisione sperimentale. Nello stesso anno, Casa Falconieri la invita ad Estampa Arte Múltiple, Salone internazionale dell’arte grafica di Madrid.

Dal 2004 partecipa a mostre collettive e personali.

La ricerca artistica di Veronica Gambula riflette sulla sensibilità e la fragilità dell’animo umano. La melanconia come costante nelle sue opere. Racconta l’uomo negli sguardi cerchiati di un corpo smagrito, pochi tratti lo caratterizzano. Solo o nella moltitudine, svanisce tra luci ed ombre di un’atmosfera velata e nebulosa

 Il lavoro si sviluppa tra incisione, disegno ed installazione.


MOSTRA CAPRICCIO ROMANO DI BENEDETTA TAGLIABUE E JACINT TODO

CAPRICCIO ROMANO DI BENEDETTA TAGLIABUE E JACINT TODO.

PROMOSSA DA EMBT E  INSTITUTO RAMON LLULL E CON IL PATROCINIO DI HP HEWLETT PACKARD E GRAN MELIA VILLA AGRIPPINA LUXURY URBAN RESORT.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. DAL 10 MAGGIO AL 10 GIUGNO.

INAUGURAZIONE 10 MAGGIO ORE 20. Conterà con la presenza di Benedetta Tagliabue, Jacint Todo e Alex Susanna.

Ingresso Libero.

Capriccio Romano, è un’esposizione che nasce dalla collaborazione artistica tra l’architetta italiana Benedetta Tagliabue, responsabile dello studio Miralles Tagliabue EMBT di Barcellona, e l’ artista catalano Jacint Todó che già in precedenza avevano lavorato diverse volte insieme. Proprio per questo l’esposizione che verrà ospitata dall’Accademia di Spagna a Roma si propone come un nuovo dialogo tra le opere di entrambi. Attraverso differenti istallazioni che occuperanno la sala delle mostre dell’Accademia l’emblematico Tempietto del Bramante si presenta come  una reinterpretazione, costruita a partire da frammenti e capricciosi giochi di prospettive, di diverse architetture e spazi romani. Tra gli spazi romani che saranno rappresentati come in un libro Pop-up a scala umana si contano diversi luoghi emblematici della città eterna: i mercati Traianei, i Fori Imperiali, La Scala Regia del Vaticano, o la prospettiva del Borromini a Palazzo Spada tra gli altri. Un’esposizione che riunisce cioè in pochi metri autentici capricci architettonici di Roma guidati dal Tempietto di Bramante , primo monumento paradigmatico del Rinascimento.

Attraverso questi collages fotografici tridimensionali di Tagliabue insieme con i dipinti di Todó si raggiunge la fusione tra il plastico e l’architettonico, che da come risultato una nuova visione dello spazio architettonico e del paesaggio contenuti nello spazio espositivo.

ELOGIO DEL CAPRICCIO

Alla difesa di questo genere musicale e pittorico tanto in voga nel secolo XVIII, il tandem formato dall’architetta Benedetta Tagliabue e dall’artista catalano Jacint Todó si è formato per offrire al pubblico dell’Accademia di Spagna un “Capriccio romano” rispettando tutte le regole:

Un capriccio che gioca con le prospettive.

Un capriccio che fonde plastica ed architettura. 

Un capriccio che sorprende lo spettatore nel suo percorso tanto labirintico come persuasivo. 

Diciamo che Tagliabue mette lo spartito, Todó le note e  tutti e due insieme danno vita ad una musica che li trascende:  si ispirano e deliziano nella città di accoglienza, si divertono in maniera tanto appassionata e allo stesso tempo irriverente – ah il Chiosco di San Pietro totalmente decostruito e contemporaneamente onnipresente -, per cedere alla fine la parola all’architetto Enric Miralles che da più in là l’appari con alcuni collages fotografici prodotti in situ !Come dicevamo, un “capriccio” leggero, rapido, virtuoso, intenso, fantasioso, libero e vivo: un gioco molto serio, quello che ci propongono Tagliabue e Todó nell’ Accademia di Spagna di Roma.

Alex Susanna- direttore aggiunto dell’ Istituto Ramón Llull.

BIO DEGLI ARTISTI.

BENEDETTA TAGLIABUE

Benedetta Tagliabue è una riconosciuta architetta italiana stabilitasi a Barcelona da ormai venti anni. Nata  a Milano, copletò i suoi studi di architettura a Venezia e a New York. Nel 1991 cominciò la sua collaborazione con Enric Miralles con il quale fondò lo studio Miralles Tagliabue EMBT nel 1994.

Con il suo progetto per il Padiglione Spagnolo nella  Expo Mundial de Shanghai 2010ricevette il prestigioso premio RIBA.

Tra i suoi lavori troviamo il Parlamento Scozzese che oggi è uno degli edifici più visitati della Scozia, il Parco di Diagonal Mar, l Mercato e Quartiere di Santa Caterina a Barcellona etc… Ora dirige lo studio EMBT, la cui opera è stata esposta al MOMA, al l Centro Pompidou e in molte altre esposizioni monografiche in tutto il mondo. Ha ricevuto la Borza Internazionale della RIBA per il suo particolare contributo all’architettura (2009) e il titolo di Dottore Honoris Causa in Arte all’ Universidad Napier (2004).

 

JACINT TODÓ

Barcelona, 1951. Si considera autoditatta e amplia le sue conoscenze di arte nella scuola Escola Massana, Escola Eina e nel  Centre D’activitats Artístiques Xavier Corberó. Può vantare un’ampia traiettoria di esposizioni individuali e collettive a Barcelona, Madrid, Palma, Lleida ,Girona. Ha realizzato murales per l’Institut Químic di Sarrià e per la Escola Ginebró. Collabora come illustratore per la stampa scritta per El Observador, La Vanguardia, e diverse case editrici. Come disegnatore di parti in  ceramica si distinguono la Font del bacallà del Mercat de Santa Caterina (Barcellona), portata a termine con lo Studio Miralles Tagliabue, e il progetto La casa de l’artista assieme a Enric Miralles. La sua ultima esposizione ebbe luogo nel 2010 nel Museo Agbar de les Aigüen.  Acune sue opere, infine si trovano anche nella collezione Banc de Sabadell, nei Fons d’Art Contemporàni del Consell di Mallorca e nella Collezione Ernesto Ventós.

 

MIRALLES TAGLIABUE EMBT

Miralles Tagliabue EMBT ha la sua sede principale a Barcellona e una succursale a Shanghai.

Miralles Tagliabue EMBT può intendersi come crogiolo di idee  e punto di incontro di tradizione e innovazione poichè ogni progetto elaborato all’interno dello studio implica una storia e allo stesso tempo una nuova opportunità di apprendimento. Osserva, senza dubbio, una messa a fuoco aperta piena di esplorazione e di sperimentazione. Anche se conserva sempre un alto livello di pensiero concettuale. Inoltre, lo studio riflette la convinzione di poter cambiare  l’ecosistema mediante l’osservazione e il rispetto dei luoghi della loro storia e della loro cultura. Il lavoro del EMBT include vari edifici emblematici e spazi pubblici della città di Barcellona: la torre di Gas Natural, il Mercato di Santa Caterina, il Parco di Diagonal Mar. Include anche una serie di progetti di alto profilo in altre città come il Parlamento Europeo di Scozia ad Edimburgo, il Municipio di Utrecht e la Scuola di Musica di Amburgo.

Oggi, sotto la direzione di Benedetta, EMBT lavora non solamente in ambito architettonico ma anche in quello paesaggistico, urbanistico, o ancora nell’ambito del recupero e del disegno , provando a preservare lo spirito della tradizione degli studi di architettura spagnoli e italiani.

Lo studio ha partecipato a numerose esposizioni come la  Biennale di Venezia (2002, 2004 y 2006) e la Biennale di São Paulo (2003). In queste occasioni EMBT offrì l’opportunità non solo di conoscere la propria architettura a anche le sue relazioni con altre discipline inerenti al paesaggio, l’urbanistica e la moda.

EMBT ha vinto molti premi internazionali: RIBA Stirling Premio al Mejor Edificio, Premio Rietveld en 2001, Premio de Honor de la Sociedad Americana de Arquitectos Paisajistas en 2005, Premio Nacional de Catalunya en el año 2001, Premio FAD de Arquitectura en 2004, BDA Hamburgo Architektur Preis en 2002, Premio Ciutat de Barcelona en 2009, y el Premio de la Bienal de Arquitectura Española en 2005.

Attualmente lo studio lavora al progetto del porto di Amburgo e a un museo dedicato ad un pittore cinese a Neijiang, e  ha recentemente vinto il concorso per la realizzazione del novo Campus dell’Università  Fudan dell’ Escuela de Administración en Shanghai.

CAPRICCIO ROMANO

Organizzata da:

Real Academia de Espana en Roma

Miralles Tagliabue EMBT

 

Patrocinata da:

Real Academia de España en Roma

Institut Ramon Llull.

Gran Melia Villa Agrippina. Luxury Urban Resort Roma:    www.granmeliarome.com

HP Hewlett-Packard

Artisti:

Bendetta Tagliabue / Miralles Tagliabue EMBT

Jacint Todò.

Curatore:

EMBT

Coordinamento:

Miralles Tagliabue EMBT: Katrina Varian / Alessandra Pirovano

Real Academia de Espana en Roma: Arturo Escudero / Laura Limón.


CONFERENZA. ORIGINE E PRESENZA DELLA COLLEZIONE DI ARTE SPAGNOLA NELLA GALLERIA NAZIONALE D’ARTE MODERNA DI ROMA

CONFERENZA. Origine e presenza della collezione di arte spagnola nella Galleria Nazionale d´Arte Moderna di Roma

19 APRILE ORE 19.  SALA CONFERENZE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

 INGRESSO LIBERO FINO ESAURIMENTO POSTI

Questa conferenza ha come obiettivo quello di dare una visione completa dei fondi degli artisti spagnoli nella collezione della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, mettendo un accento speciale sulla loro origine e sul perché della loro presenza nella collezione. Questo museo di riconosciuto prestigio è fondamentalmente associato all’arte italiana dei secoli XIX e XX poiché il pubblico che lo visita ignora l’importante mole di fondi di artista spagnoli, soprattutto perché gran parte delle opere non sono sempre esposte ma ruotano in funzione delle differenti riorganizzazioni della collezione e delle sue necessità scientifiche e museologiche. Per quest è importante avvicinare il pubblico all’esistenza diquesti fondi e in questo senso il luogo idoneo per la sua presentazione è l’Accademia di Spagna, per ovvi motivi.

Schema della Conferenza:

1.- la Galleria Nazionale d´Arte Moderna
      . Contesto storico
      . Sedi
      . Obiettivi
      .L’insieme di arte spagnola

2.- Origine e formazione dell’inseme di arte spagnola
     . Eventi signifiativi che hanno permesso l’ingresso di questi fondi
     . Collezionismo privato
     . Donazioni
     . Legado Palma bucarelli
     . Acquisizioni
     . Relazione speciale degli artisti spagnoli con l’Italia

3.- Gli artisti e le loro opere (31 artisti/57 opere)
   

ELVIRA CÁMARA LÓPEZ

Laureata in Diritto e Storia dell’Arte presso l’Università Autónoma di Madrid. Prima di entrare nel mondo dell’arte, della conservazione, della diffusione del patrimonio artistico e museale, ha infatti esercitato la Professione di Procuratore avendo esercitato la professione di Procuratore.

Appartiene al Cuerpo Facultativo de Conservadores de Museos dal 2005 e ancor prima è stata membro del Cuerpo de Ayudantes de Museos dal 2001. La sua traiettoria professionale si è sviluppata poi nella Subdirección de Protección del Patrimonio, nel dipartimento di Disegni e Stampe del Museo Nacional del Prado, mentre attualmente è la Conservatrice del Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía.

Ha ottenuto diverse borse di studio e collaborazione con musei stranieri, tra questi la Galleria Nazionale di Arte Moderna nel 2009 tramite il programma Bellevue della Fondazione Bosch.

La sua attività di ricerca si è incentrata, tra le altre cose, su temi relativi al patrimonio ealle modalità di ingresso dei fondi museali così come sul come potenziare la visibilità della produzione delle artiste donne. E’ ora direttrice della Fundación Pilar y Joan Miró de Palma de Mallorca.


IL RESTAURO DELLA GIOCONDA DEL PRADO

CONFERENZA A CURA DI ALMUDENA SANCHEZ (RESTAURATRICE DEL MUSEO DEL PRADO DI MADRID) .

12 APRILE ORE 18.30 Sala Conferenze.

Ingresso libero fino esaurimento posti.

La restauratrice del Museo del Prado di Madrid, Almudena Sanchez. Spiega la procedura del lavoro di restauro del quadro nominato come La Gioconda del Prado, che ha messo in evidenza che si tratta d’un opera realizzata in parallelo alla sua corrispondente del Museo del Louvre presso la bottega di Leonardo. Questo restauro diventa un caso eccezionale poiché ha svelato i metodi e le tecniche usati da Leonardo da Vinci.

La Gioconda del Museo del Prado è stata sottoposta ad un accurato studio tecnico e di successivo restauro in occasione della richiesta fatta dal Louvre circa due anni fa per la partecipazione alla mostra “Santa Anna, l’ultima opera di Leonardo da Vinci”, ora in mostra presso detto museo. Il risultato è stato l’ affascinante scoperta  della vera immagine dell’opera dovuta al  rinvenimento  del paesaggio originale nel  fondo nero e provare che non era una copia in più della Gioconda di Parigi, bensì che era stata realizzata nella bottega di Leonardo da Vinci  da uno dei suoi collaboratori mentre il maestro dipingeva l’originale. Tutto ciò ha fatto si  che il dipinto del Prado sia diventato la versione  più importante che si conosca della emblematica  Gioconda di Leonardo. Il suo restauro inizia con l’eliminazione di vernici ossidate e prosegue con l’asportazione della colore nero, mostrando la vera identità originale dell’opera così come i valori artistici ed estetici che erano rimasti occulti durante più di due secoli.

ALMUDENA SANCHEZ MARTIN

Titulada presso la  Escuela Superior de Restauración y Conservación de Madrid,  è restauratrice del  Museo del Prado dal 1982,  dove ha realizzato interventi in numerosi dipinti e in diverse collezioni in autori come Tintoretto, Poussin, Gentileschi, Murillo, Zurbarán, Ribera, Velázquez, El Greco, evidenziando la sua speciale dedizione all’opera di Goya, ampiamente rappresentata nel Museo e delle quali ha restaurato più di venti dipinti, fra gli altri “ l’Autoritratto” o “La famglia dei Duca di Osuna ”.


MOSTRA ARQUITECTOS AYALA RECORRIDOS/PERCORSI

MOSTRA ARCHITETTURA E PITTURA. ARQUITECTOS AYALA

DAL 29 MARZO AL 27 APRILE.

INAUGURAZIONE 29 MARZO ORE 19. Sala Mostre Accademia Reale di Spagna.

Ingresso Libero

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Un’esposizione in due tappe quella dedicata alle opere realizzate dallo studio Ayala, fondato da Gerardo Ayala Hernández. Il 29 marzo prenderà il via la mostra ospitata nelle sale dell’Accademia Reale di Spagna a Roma, mentre il 4 marzo si inaugurerà quella allestita alla Casa dell’Architettura. In Percorsi (Recorridos) è il fare architettonico dello studio Ayala a “mettersi in mostra” indicando nella gestione delle complessità contemporanea il superamento del singolo episodio architettonico inserito, però, in un contesto più vasto e molteplice fondato su una modalità che vuole, attorno a possibili letture e nuove proposizioni delle relazioni fra le parti, dal territorio alla città e all’edificio, individuare i rinnovati obiettivi dell’espressione in architettura. Ma non solo. L’Accademia di Spagna ospiterà infatti alcune opere di pittura di Gerardo Ayala che rivelano una padronanza di mezzi espressivi davvero singolare ed un percorso artistico complesso e “di ricerca continua”.

Il lavoro dello studio Ayala sviluppa prevalentemente l’esperienza progettuale attraverso lo strumento concorsuale rivolto verso esiti di qualità sia in ambito pubblico che privato, evidenziando come sia la rappresentazione artistica che la ricerca compositiva e le sperimentazioni linguistiche siano rivolte verso l’individuazione di una complessità spaziale, di una riconoscibilità ed interazione tra i luoghi dello spazio, tra spazialità interna ed esterna e tra il pieno ed il vuoto, senza distinzione nel rapporto sintetico vitruviano, tra costruzione, materia e forma. I percorsi degli Ayala mettono al centro del proprio fare la figura dell’utente, l’utilizzatore dell’opera architettonica, colui che misura e rende verosimile lo spazio e le relazioni che vi si costruiscono.

La prima tappa presso lo spazio espositivo dell’Accademia Reale di Spagna avrà il compito fondamentale di introdurre il visitatore all’attività complessiva dello studio, dalle iniziali opere del “patriarca Gerardo” a quelle più recenti che vedono la presenza progressiva nel tempo dei figli Marcos e Mateo, attraverso 50 progetti di architettura dal 1978 ad oggi, con l’ausilio di tavole grafiche, plastici e video, selezionati fra la variegata e molteplice produzione. La seconda sezione dell’esposizione presso l’Acquario Romano, proporrà il confronto, tra 7 progetti selezionati dal 1986 ad oggi, con l’intento di evidenziare la complessità degli aspetti architettonici, compositivi, tecnici, esecutivi ed innovativi dell’iter progettuale di ogni opera, in modo da evidenziare, qualora in architettura esista un metodo, l’itinerario dei singoli progetti e le possibili proiezioni di questi nel divenire attraverso una prassi attenta agli sviluppi degli esiti teorici che ogni progetto può contenere al suo interno.

Per saperne di più: www.casadellarchitettura.it  oppure www.arquitectosayala.com

Scarica il Comunicato Stampa: ARQUITECTOS AYALA PERCORSI_Comunicato stampa

scarica l’invito: invito percorsi

ORARIO NELLE SEDI ESPOSITIVI

Architetture e pittura

Accademia Reale di Spagna a Roma. Da lunedi a domenica 10.00-21.00

29 marzo – 27 aprile 2012

 

Architetture 1986 – 2012

Casa dell’Architettura Da lunedi a venerdi 10.00-18.00

4 aprile – 26 aprile 2012

 


MOSTRA WORK IN PROGRESS

WORK IN PROGRESS.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

MOSTRA DEL LAVORO IN CORSO DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA dal 5 marzo al 11 marzo 2012

Inaugurazione 5 marzo ore 19. Ingresso Libero.

I borsisti dell’accademia di Spagna presentano i “lavori in corso” dei loro progetti artistici. Esposizione dei “lavori in corso” dei 18 giovani borsisti ospitati nell’ex convento in cima al Gianicolo. Le opere in progress segnano l’evoluzione momentanea e non ancora finale dei progetti grazie ai quali gli artisti spagnoli in mostra hanno vinto la borsa di studio in Italia. La mostra occupa l’intero perimetro della sala mostre dell’Accademia per una fruizione a 360 gradi delle opere, che spaziano dalla scultura alla fotografia, dalle arti plastiche alla musica ed alla letteratura.

Partecipano:

 Irma Álvarez, Ruth Morán Méndez, Sonia Navarro, Arturo Reboiras, Belén Rodríguez (arti plastiche), Paula Anta, Jorge Yeregui (fotografia), Diana García Roy (scultura), Raúl Del Valle, Ana María Jiménez Jiménez, (architettura) Sergio Martín (museologia), Fernando Buide, Manuel Alejandro Contreras Vázquez (Musica), Efraín Rodríguez Santana (letteratura),Fefa Noia (arti sceniche) e Laura Bisotti (Giovani Artisti Italiani- incisione).

 Arild Suárez Stenberg e Jaime Blanco Aparicio anche fanno parte della promozione.

 

Bio dei partecipanti e progetti in mostra:

FEFA NOIA. ARTE SCENICHE

Tutte le strade portano a Roma: Analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente, ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia. Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quei episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente. Successivamente restituisce una forma scenica a detto materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove avvengono con il fine che spazi e accadimenti si retro-alimentino. E per completare, si cerca un criterio di ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

FERNANDO BUIDE. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi, la cui fondazione si trova a Roma, serve di impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

RAÚL DEL VALLE. ARCHITETTURA.

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea. Anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico

MANUEL CONTRERAS VÁZQUEZ. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Il progetto “Ha Lugar” evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di  Roma, opera essenziale dell’architettura antica.  Detta osservazione permetterà inferire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla  profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solo. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

PAULA ANTA. FOTOGRAFIA.

 Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere.
Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari nei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto, o un cammino, nel quale io viaggio

 BELÉN RODRÍGUEZ GONZÁLEZ. ARTE PLASTICHE.

Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

LAURA BISOTTI. INCISIONE.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione su zinco.

 

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DIANA GARCÍA ROY. SCULTURA.

L’opera della scultrice sorge dalle diverse percezioni dello spazio lungo il percorso interiore di una architettura. Formata da ricerche di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo. Giochi di emozione per lo spettatore  che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

SERGIO MARTÍN. RESTAURO ARCHITETTONICO.

 Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

ANA MARÍA JIMÉNEZ JIMÉNEZ. ARCHITETTURA.

Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di  adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere la individuazione delle invarianti architettonici, tipologici, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

EFRAÍN RODRÍGUEZ SANTANA. LETTERATURA.

“Mis rollos Académicos I Parte. Plátanos Machos Verdes”. la banana é il dono che fa parte dell’istallazione progettata dallo scrittore, in modo che diventa un punto di riferimento verso l’universo caraibico e verso il mondo cubano in particolare. Con la sua istallazione si scoprono i testi di Dramática 1, nascosti in piccoli rottoli che ci mostrano i passi del progetto di Efraín Rodríguez.

ARTURO REBOIRAS. ARTI PLASTICHE.

Lungo tutto il mio percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo, un interesse dell’architettura e delle città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configura il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura dove nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico.

SONIA NAVARRO. ARTI PLASTICHE.

L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica.

IRMA ÁLVAREZ. ARTI PLASTICHE.

il lavoro di Irma Laviada è incentrato in una pratica che pretende plasmare un dialogo con gli elementi strutturali della pittura. L’artista concepisce la sua metodologia e processo creativo come un interrelazione fra discipline; come la fotografía, il disegno, il video o la costruzione tridimensionale  che intervengono per dare vita a opere diverse; una forma di sfuggire al telaio per trasferire la materia plastica a diversi supporti visuali.

Il lavoro si divide in gruppi di pezzi che fanno riferimento ad un idea di sequenza, di serialità, pezzi la cui finalità è quella di allungare i limiti della tela nelle quali raccoglie preoccupazioni e riflessioni sull’esplorazione dello spazio pittorico. La messa in scena, nella quale ogni elemento è soggetto all’altro e la tensione tra opera e spazio diventano imprescindibili per configurare un cammino di andata e ritorno fra la pittura che possiede un linguaggio scultorico e la scultura che possiede linguaggio pittorico.

RUTH MORÁN MÉNDEZ. ARTI PLASTICHE.

Il lavoro di Ruth Morán `un invito ad entrare in uno spazio non limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, come una riflessione sul nostro posto nel mondo e l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo come un palinsesto , un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

JORGE YEREGUI. FOTOGRAFIA.

Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di  Estudios Avanzados (2010). Nell’attualità lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività docente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, e da sottolineare sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Scarica le didascalie degli artisti in mostra: Didascalie Wip2012

Scarica il comunicato stampa: Comunicato Stampa Work in Progress 2012

Real Academia de España Roma

Piazza San Pietro in Montorio 3

tel: 06.5812806

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 21

Ingresso gratuito.

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


Incontro di Teatro. LO TUYO ES PURO TEATRO (puro teatro)

LO TUYO ES PURO TEATRO (puro teatro) a cura di Carles Alfaro e Vicenta Ndongo.

24 Gennaio ore 18.30. INGRESSO LIBERO FINO ESAURIMENTO POSTI

Sala Conferenze Accademia Reale di Spagna.

Scarica il CS: CS lo tuyo es puro teatro (puro teatro)

Nel teatro il prodotto di ognuna delle discipline di cui è formato, si devono leggere,non in maniera isolata, bensì come parte di un tutto che la messa in scena. La scenografia, il vestiario, l’illuminazione, i testi convergono in un’unica produzione.
Carles Alfaro e Vicenta Ndongo ci parleranno di questo insieme de discipline, di questa somma di discipline, di quet’insieme di sensibilità al servizio della rappresentazione teatrale.

 

ARTE PLASTICA IN SCENA a cura di Carles Alfaro

L’arte (plastica o non) applicata all’arte scenica. Lo svolgimento della  produzione di uno spettacolo, a parte il  compito dell’attore. Tutto questo è lo svolgimento della produzione di un ”ecosistema” dal quale si svilupperà l’emozione dell’opera e dei suoi protagonisti. Le diverse sensorialità complementari che dovranno confluire in un tutto, in un’unica  produzione. Incoraggiando la somma delle sensibilità (dello  scenografo, del  produttore dello spazio sonoro, dell’ illuminazione, delle immagini, della musica, del coreografo, ecc.) ma evitando  la somma delle produzioni, dei disegni. Tutte queste emotività provenienti da una sola origine, da una sola fonte d’ispirazione: il testo, la parola. Uno studio drammaturgico condiviso che  sviscera  la parola chiave, le  metafore, le  immagini.

Questa drammaturgia scenica può essere costruita a partire da tre sistemi:

  • intellettuale:  suono – parola – idea
  • eterea: luce – ombra – trasparenza/oscurità – densità
  • materica: volume – testura – rilievo

Tutto ciò ci conduce verso una organicità immaginaria, ad una equazione poetica. Ad uno spazio scenico che sarà controllato da  bisogni tecnici (misure del palcoscenico, ecc.) e dalle  necessità poetiche.

Inseguendo una astrazione mutante prima di una decorazione immutabile, uno spazio più metaforico che illustrativo, ci porterà ad un risultato più vivo che statico, morto. Esemplifichiamo tutto questo in quattro proposte radicalmente differenti realizzate a partire dai testi, dai temi e dagli autori molto diversi:

 LA CAÍDA di ALBERT CAMUS . Teatro Nacional de Catalunya

TRAICIÓN di HAROLD PINTER .  Teatre Lliure de Barcelona

MACBETH di W.SHAKESPEARE .  Matadero del T.Español de Madrid

JOSÉ K, TORTURADO di JAVIER ORTIZ . Fest.Temporada Alta de Girona

 

ABITARE L’ARTE  a cura di Vicenta Ndongo

La visione di una attrice che abita gli spazi e gli ambienti nati dall’illuminazione e dalla scenografia  rispettivamente.

L’esperienza si riduce a una certa sottomissione di fronte alla tirannia tecnologica od  estetica?

Oppure, si trasforma o diventa come una  pelle che ti accoglie, che ti accompagna e dà senso al respiro del tuo “viaggio” drammaturgico in scena?

E’ similare l’esperienza di una attrice  in un ambiente teatrale e in quello audiovisivo? Come percepisce la relazione creativa come attrice in uno piuttosto che in un altro? E soprattutto la relazione con i due elementi tecnici?

 Si mostrerà, contemporaneamente, l’esperienza personale di aver partecipato nel ruolo di produttrice, sceneggiatrice e attrice del montaggio teatrale V.O.S. spettacolo diretto da Carol López e il cui debutto presso il Teatre Lliure di Barcellona,  e dopo il grande successo ottenuto, è stato adattato al cinema con il lungometraggio VOS,  con la regia di Cesc Gay, e con lo stesso cast.

 Come venne realizzato il passaggio dal palcoscenico al set?

 Si parlerà dell’esperienza di produrre il materiale drammaturgico tutti insieme, partendo dall’improvvisazione,  sia con il regista che con gli attori, è il costo oppure no, di spostare la storia al linguaggio…

BIO DEGLI ARTISTI:

Carles Alfaro ha alle sue spalle un solido percorso come direttore, scenografo e tecnico della luce, avendo collaborato con il Centro Dramático Nacional, Teatre Naciona de Catalunya, Teatre Lliure, il teatro della Zarzuela e il Teatro de La Abadía, fra gli altri. Attualmente ha in locandina “José K. Torturado” presso il  Teatro Español di Madrid.

Vicenta Ndongo è un attrice di formazione  soprattutto teatrale alla quale attualmente alterna con il cinema e la televisione.Fra i suoi lavori più conosciuti possiamo citare i films come “VOS”, “En la ciudad” o “Airbag”, series como “Siete vidas”, “Aquí no hay quien viva” e “Hermanas”  e messe in scena come “La traición”, “Macbeth” o “La sospecha”.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Sala Conferenze. 24 gennaio ore 18.30

Ingresso libero fino esaurimento posti

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BOTANICA, AFTER HUMBOLDT. MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONE

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

BOTANICA, AFTER HUMBOLDT a cura di Rosa Olivares

MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONI dal 20 gennaio al 26 febbraio

Inaugurazione 20 gennaio ore 19. Ingresso Libero.

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Lo studio delle piante e dei fiori, delle famiglie e delle specie vegetali è ciò che si definisce Botanica. Una scienza il cui studio si è sviluppato dalla Grecia classica a oggi, passando per il XVII e XVIII secolo, con le Spedizioni Scientifiche, quando si esplora il mondo cercando, analizzando e catalogando la fauna e la flora di ogni angolo della superficie terrestre.
La nascita della fotografia è stata essenziale per l’evoluzione della scienza botanica. La maniera di approcciarsi alla riproduzione della natura botanica è stata molto eterogenea, ma la si potrebbe dividere in due grandi blocchi: realte e artificiale. Per alcuni fotografi, le piante e i fiori sono quella parte della natura, di un paesaggio visto in primo piano, più vicina e con la quale poter lavorare. Per altri è un territorio aperto alla manipolazione genetica, all’inganno, all’usurpazione, perché tra verità e menzogna c’è pochissima differenza, e quella poca che c’è viene totalmente cancellata dalla fotografia.

La storia contemporanea della rappresentazione botanica della fotografia si basa essenzialmente sullo studio delle piante vere, delle piante finte e delle piante artificiali. Il comportamento di ogni fotografo di fronte a questi tre blocchi è ciò che riempie di sfumature e di soggettività questa piccola storia contemporanea. I sei artisti che fanno parte di questa “spedizione/esposizione” sono un esempio di ognuna di queste modalità di osservazione della natura.

BIO DEI FOTOGRAFI

Manel Armengol

Badalona, 1949.

Con uno sguardo classico e un approccio minuzioso e rispettoso verso la tradizione del ritratto e della natura morta, dando così vita a un misto dei due generi, l’Herbarium di Manel Armengol ci riconcilia con quella natura che continua ad esistere nonostante i mutamenti di percezione sviluppati dalle arti visive. Le sue immagini ci mettono in contatto con quella realtà che ignoriamo. Un impostazione visiva che implica il ritorno alla natura, osservando le piante in primo piano, isolandole dal loro contesto naturale, realizzando una sorta di ritratti di individualità botaniche. Di nuovo il bianco e nero, di nuovo il rispetto per la natura in una fotografia che, di attuale, ha il modo di approcciarsi alla pianta e, di classico, il rispetto per la manipolazione formale e l’impostazione globale.

 Alberto Baraya

Bogotá, 1968.

Fedele alla tradizione colombiana dei ricercatori botanici, questo Herbario de plantas artificiales non solo ricrea il contenuto tradizionale degli erbari classici, ma anche il modo di metterli insieme, di compilarli. I fiori non sono finti, ma neanche veri, esistono davvero ma non appartengono al mondo naturale. Si trovano nelle nostre case, fanno parte del nostro paesaggio immediato: sono artificiali. La natura della plastica industriale ripete le forme della natura vera e il tassonomista ripete il metodo di studio. Baraya torna alla lamina di colore, all’immaginaria incisione, stavolta trasformata in fotografia. Torniamo al passato per balzare nel presente con una teoria, una ricerca, una ri-creazione naturalista di quelle piante e fiori che vivono negli atrii degli edifici, negli aeroporti, negli studi dei medici. Tutte quelle piante che vivono dove le piante vere non possono vivere.

Joan Fontcuberta

Barcelona, 1955.

La serie Herbarium di Joan Fontcuberta segna uno spartiacque nella rappresentazione di un mondo vegetale che sorge dalla mente dell’uomo, dall’imitazione ironica, quasi cinica, di una natura impossibile da conoscere e da classificare. Un mondo vegetale ricreato a immagine e somiglianza di se stesso, piccoli personaggi inesistenti che imitano sia nella forma che nel nome una natura vera, per quanto comunque ignorata da tutti noi. L’atteggiamento postmoderno, definitivo negli anni ’80, dà vita a un lavoro che si trasforma in un riferimento obbligato nella storia della fotografia contemporanea: uno sguardo inizialmente birichino e perverso che in seguito si fa specchio impossibile nel quale si riflette il mondo naturale e quella percezione iconica che trasforma il reale in finzione e la finzione in norma.

 Juan Carlos Martínez

Campanario, Badajoz, 1978.

La serie Expedición Spermopsida espone il ruolo testimoniale delle piante, ricorrendo allo storico immaginario della spedizione per cercare, trovare e analizzare le piante caratteristiche di luoghi concreti. Tra i confini della realtà e dell’ironia, del serio e del faceto, si pone speciale attenzione all’identificazione e allo studio delle specie vegetali esistenti nei parchi e nei giardini cui le coppiette riparano per i loro furtivi incontri sessuali. Le caratteristiche e la salute di queste specie variano a seconda del posto e degli effetti del passaggio dell’uomo nel loro habitat. Incontri in mezzo alla natura, inevitabilmente brevi, ma che potenziano le fantasie e il ritorno a un constesto bucolico che fomenta l’edonismo dei corpi. Per l’artista, l’approccio attraverso lo studio della botanica è una scusa perfetta per andare oltre ciò che vediamo ed esplorare indagando un tema che porta con sé aspetti etici e morali. Un processo diverso, anche se permane l’idea delle piante come testimoni delle nostre spericolate vite.

Rafael Navarro

Zaragoza, 1940.

Viviamo circondati da piante, naturali o artificiali, di plastica, di tela, con linfa o secche. Sono testimoni della nostra solitudine, delle nostre esperienze. Restano in disparte, come semplici oggetti, come elementi decorativi. Riempiono le nostre case, mute, aliene a qualsiasi sentimento. Semplicemente, stanno là. Questo è il modo in cui Rafael Navarro circoscrive la propria esistenza nella serie Testigos. Il bianco e nero, il colore del silenzio, delinea alcune immagini frammentate, parziali, che a volte rasentano l’astrazione, che non offrono la pianta nella sua totalità ma in alcuni primi piani che non possono racchiudere più di qualche foglia, facendone risaltare le nervature, il tessuto della loro pelle. Si tratta di un approccio dei sensi, lirico. Navarro non ci parla di catalogazioni né di metodologie, ma di sentimenti, di corpi, di sensazioni. Non si discute della realtà o dell’artificialità della pianta; quest’ultima è assurta a soggetto individualizzato: qualcuno o qualcosa che fa parte, più che del nostro paesaggio, delle nostre vite.

Juan Urrios

Barcelona, 1962.

La serie Verdes va direttamente all’essenziale, alla definizione della pianta attraverso un vocabolario alieno alla botanica. Sintetizza l’essenza delle piante in una sola parola che ci rimanda alla sua frescura, all’aspetto, all’interiorità, al succo che scorre nei loro corpi: verde. In questo caso, si tratta di fotografie con una luce tale che il verde risulti ancora più intenso, centrale, protagonista. All’immaginario verde non corrispondono solo le piante, ma Urrios gioca con la definizione, col cliché e, di nuovo, con l’ironia di ciò che è e di ciò che sembra essere. Tessuti differenti, come in un museo della scienza, per riunificare il vegetale con l’artificiale, il reale col falso, ma in questo caso non lo fa con tutto il corpo della pianta, con la sua definizione o identità, ma con un approccio a un ADN impossibile e visivo. Ciò che senza essere esclusivo delle piante e dei fiori è davvero permanente in tutte loro, un colore caratteristico e definitivo.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA: CS Botanica.After Humboldt

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 20 gennaio, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


MOSTRA TRIBUTUM di Salvador Juanpere

MOSTRA SCULTURA TRIBUTUM DI SALVADOR JUANPERE

Dal 10 al 30 Novembre 2011.

Sala Mostre. Inaugurazione 10 Novembre ore 19.

Sin dalle sue prime scultura negli anni 80 partendo dall’arte povera o dall’influenza di Joseph Beuys, Salvador Juanpere inizia a comporre la sua opera fra due filoni concettuali: le approssimazioni ai pensiero degli ultimi paradigmi  scientifici e la memoria antropologica. Negli ultimi anni il suo lavoro si orienta soprattutto verso meccanismi strumentali e poetici nel campo esteso della scultura e dell’esercizio metalinguistico dei suoi processi.

L’esposizione  tributum  che si presenta all’Accademia di Spagna a Roma mostra un insieme di istallazioni e sculture recenti  che fanno  riferimento ad autori, artisti e opere di diversi  periodi del patrimonio artistico e culturale italiano o romano.

Questo campo di riferimenti dell’opera di  Salvador Juanpere dal mondo classico romano (che ha sentito particolarmente vicino nel suo luogo di nascita  Tarragona nella Catalogna), alla scultura barocca di Bernini, Maderno, Cafá, Sanmartino…come anche  il giro  decisivo che significò nell’epoca della formazione delle opere e i processi del movimento povera italiano, con artisti  come  Merz, Pistoletto, Penone, Anselmo o Manzoni.

Questa sequenza  di riferimenti è stata, a sua volta, influenzata dagli autori classici come  Virgilio o Dante,  poeti  come  Leopardi, Ungaretti, Cesare Pavese o personaggi  come il matematico Fibonacci o il pittore Fortuny  vissuto a  Roma, dai quali   con le  idee o attitudini  si è impregnata  poi la sua opera e che gli è servito spesso come citazione  nelle istallazioni, sculture o disegni.

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Questa esposizione  tributum  mostra , tre opere nuove realizzate espressamente per l’occasione: un video dal titolo “barocco”, una scultura dal titolo “puntelli” che rappresenta diverse riproduzioni  in scala dei  puntelli di marmo di alcune sculture romane di diverse epoche, e “tributum”, una istallazione che contiene arena estratta dalla pietra delle  muraglie romane di con la quale si scrive, nella galleria dell’Academia,il nome di diversi autori di riferimento estrapolati dall’autore.

 

per saperne di più: www.juanpere.com

Scarica il comunicato stampa: CS TRIBUTUM di Salvador Juanpere

BIO DI SALVADOR JUANPERE

Nasce nel 1953, nell’attualità insegna presso la facoltà di belle arti della Università di Barcellona. Le sue opere sono esposte in città della Spagna, Corea, Finlandia, ecc e musei molto noti come Macba di Barcellona, Fundació La Caixa, o la collezione del Parlamento scozzese di Edimburgo.

Ha realizzato varie mostre collettive  e individuali a l’espai10 presso la Fundació Miró, Museo d’arte contemporaneo di Tarragona o la fondazione Vila-Casas di Barcellona, tra tante altre.

Sin da suoi origini come scultore, con importanti connotazioni “povere”, suo lavoro è evoluto da fasi con un forte significato materiale e minimal, con risonanze tra il pensiero della scienza e la poesia antropologica. Nell’attualità suo lavoro e rivolto verso i meccanismi processuali e gli strumenti della scultura.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 10 Novembre, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


L’INADEGUATO. Conferenza a cura di Dora Garcia

L’INADEGUATO.

Conferenza. venerdì 14 ottobre ore 19. A cura di Dora García, Artista del Padiglione Spagna nella Biennale di Venezia 2011 fa il bilancio dell’esperienza

L’inadeguato

“l’ inadeguato” è un progetto che si svolge presso il padiglione spagnolo nei giardini durante la biennale di Venezia 2011.

“l’ inadeguato”è una performance prolungata nel tempo, fatta di conversazioni, monologhi, teatro, silenzio e dibattiti. I protagonisti di questa performance molteplice e collettiva, provengono da varie generazioni, lavorano principalmente sul panorama culturale italiano come oggetto di ricerca, sono esperti sull’idea dell’inadeguato. I protagonisti di “l’inadeguato” rappresentano atteggiamenti indipendenti, underground, dissidenti, non ufficiale, marginali, esiliate.

Cosa significa “inadeguato”?  per parlare di questo discorso, facciamo riferimento alla citazione di   Erving Goffman dal suo libro Encounters (1961): ‘To be awkward or unkempt, to talk or move wrongly, is to be a dangerous giant, a destroyer of worlds. As every psychotic and comic ought to know, any accurately improper move can poke through the thin sleeve of immediate reality.’

La performance si tiene tutti  i giorni di apertura della biennale di Venezia: dal primo giugno fino alla fine di novembre.

“l’inadeguato”è un progetto iniziato da Dora Garcia però che conta con la partecipazione su molteplici autori e riferimenti. Questa performance utilizza e produce una grande quantità di documentazione e oggetti che vengono presentati al pubblico sotto forma di archivio, che evolve durante i sei mesi di durata del progetto.

Scarica alcune rassegne della stampa sul lavoro del padiglione spagnolo a Venezia: RASSEGNE STAMPA

DORA GARCIA

Nata a Valladolid (Spagna) nel 1965. Studia Belle Arti presso l’Università di Salamanca e presso la Rijksakademie di Amsterdam. Lavora a Barcellona.

Di seguito, alcune delle sue ultime mostre individuali:

2011 Power to the People: Contemporary Conceptualism and the Object in Art. The Australian Center for Contemporary Art

(ACCA), Southbank, Victoria (AU)

The Inadequate, 54th Venice Biennale, Spanish Pavilion. Curator: Katya García-Anton (I)

Real Artists don’t have Teeth (RijksakademieLIVE #1), Rijksakademie, Amsterdam (NL)

2010 For Nothing, Against Everything / Por nada, contra todo. OPA, Guadalajara, Mexico.

I am a judge. Kunsthalle Bern, Bern (CH)

LAST DAYS / derniers jours (curated by Magali Gentet), Parvis de Pau (F)

I am a judge. Index – The Swedish Contemporary Art Foundation, Stockholm (SE)

2009 Men I Love, ProjecteSD gallery, Barcelona (E)

¿Dónde van los personajes cuando la novela se acaba?, CGAC, Santiago de Compostela (E)

A lecture on William Holden by William Holden (performance), El principi d’incertesa, MACBA (E)

William Holden in Frankfurt for Playing the City, Schrin Kunsthalle, Frankfurt (D)

What a Fucking Wonderful Audience, Galerie Michel Rein, Paris (F)

2008 Be an outlaw, be a hero, Ellen de Bruijne Projects, Amsterdam (NL)

The first image is an unconditional close-up of an eyelid, Wilkinson gallery, London (UK)

2007 Zimmer, Gespräche, Galerie fur Zeitgenossische Kunst, Leipzig *(D)

Zimmer, Gespräche, Ellen de Bruijne Projects, Amsterdam (NL)

Contes Choisis, CASM, Barcelona (E)

2006 Code inconnu, SMAK, Gent (B)*

Rooms, Conversations / Cellule Cité Lénine, Les laboratoires d’Aubervilliers, Paris (F)*

Habitaciones, Conversaciones, Galeria Juana de Aizpuru, Madrid (E)

Múltiples y Colectivos, Museu de l’Empordà, Figueres, Girona (E) *

Instant Narrative, projectrooms, Artissima, Torino (I) with Galerie Michel Rein and Ellen de Bruijne Projects*

2005 Lettres à d’autres planètes, Galerie Michel Rein, Paris

Introduction to a Scientific Aesthetics (with Mathew Buckingham), Fundación Telefónica, Madrid, (E)*

Vibraciones, Musac, León (E)*

Des Messages, des Instructions, des Questions FRAC Bourgogne, Dijon (F)

Dora García: Festival de Performance y Video Espacio 1, Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (E)*

per saperne di più : http://theinadequate.net/

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Sala Conferenze. 14 ottobre ore 19.00

Ingresso libero fino esaurimento posti

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