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Fotografia

El arte de la Construcción en España. Fotografías de Ricardo Santonja

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                               Un viaggio di immagini alla scoperta dell’architettura spagnola

Mercoledì 15 gennaio, ore 19, si inaugura la mostra fotografica “El Arte De La Construcción En España” presso la Reale Accademia di Spagna a Roma, Piazza San Pietro in Montorio, 3.

La mostra resterà aperta dal 15 gennaio al 14 febbraio tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19, ingresso libero.

Questo percorso fotografico, che ricostruisce e celebra gli aspetti più interessanti dell’architettura in Spagna, sceglie come prima tappa la capitale italiana per poi proseguire il suo itinerario in diversi paesi d’Europa fino ad arrivare in Asia e Medio Oriente.

La mostra nasce come risultato di un progetto seguito da Ricardo Santonja per più di 10 anni alla Scuola Tecnica Superiore di Architettura di Madrid (ETSAM) dove è professore al dipartimento di  Ideazione Grafica. Questo studio, partendo dalla potenzialità della fotografia a diffondere l’architettura, ha lo scopo di costruire una propria identità di disciplina che ha come oggetto una immagine individuale non sovrapposta, ma affiancata all’opera stessa.

Siamo di fronte alla creazione di una nuova poetica visuale che, grazie al movimento della camera, si sviluppa in un’astrazione pseudo pittorica delle immagini (poemi luce).

Uno straordinario fenomeno di comunicazione artistica, capace di evocare emozioni nello spettatore e di avvicinarlo con maggiore sensibilità all’architettura d’avanguardia realizzata in Spagna dai più prestigiosi architetti, spagnoli e stranieri.

Per parlare di questi temi saranno presenti, oltre a Ricardo Santonja e Alberto Cubas, anche l’Arch. Luis Agustín (Architetto e Direttore del Dipartimento di Ideazione Grafica all’Università di Zaragoza) l’Arch. Aurelio Vallespin (Architetto e professore dell’Università di Zaragoza),  l’Arch. Alvaro Planchuelo e Pedro de la Peña (Architetto conservatore dell’Università Complutense di Madrid).


ESTACIÓN XV. STATION 15. MOSTRA FINALE ARTISTI E RICERCATORI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA 2012-2013

DAL 17 GIUGNO AL 28 LUGLIO

INAUGURAZIONE 17 GIUGNO E DOPO FESTA PRESSO I GIARDINI DELL’ACCADEMIA

e presentazione del libro:

GUÍA PSICOGEOGRÁFICA DE ROMA: DIECISÉIS MAPAS PARA PERDERSE

(Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe ove perdersi)

Anteprima stampa e incontro con gli artisti, 17 giugno dalle ore 11,30

 

INVITO MOSTRA BORSISTI

 

 

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione spagnolo e la Reale Accademia di Spagna in Roma presentano la mostra ESTACIÓN XV- STAZIONE XV. Diciassette artisti e ricercatori spagnoli, uno scrittore argentino e un incisore italiano sono i protagonisti del complesso monumentale di San Pietro in Montorio, Convento, Chiesa, Tempietto del Bramante ed Edificio della Reale Accademia di Spagna. Un grande laboratorio di ricerca artistica nel quale si potranno scoprire le soggettive, spertimentali, personalissime, sorprendenti e meticolose reinterpretazioni della città di Roma.

 La Reale Accademia di Spagna in Roma, fondata nel 1873, ha sede in uno dei luoghi più belli della città eterna, San Pietro in Montorio sul colle del Gianicolo. Il panorama dell’antica Roma è da qui straordinario. La Reale Accademia di Spagna racchiude ricchissimi tesori d’arte e, in particolare, il Tempietto del Bramante è edificato nello stesso punto dove la tradizione indica il martirio dell’apostolo Pietro, crocifisso a testa in giù per sua stessa volontà.

Un luogo così pregnante di storia diviene, chiaramente, oggetto di ispirazione per gli artisti e i ricercatori che tutti gli anni risiedono in Accademia e qui, a giugno, presentano i loro lavori finali.

L’inaugurazione, aperta al pubblico dalle ore 20,30, vedrà in particolare due artisti misurarsi con il complesso monumentale spagnolo in Roma, utilizzato quale luogo d’espressione per le loro opere. Così è per Julio Falagàn, la cui opera “Croce Capovolta” illumina una delle finestre dell’Accademia, una croce rossa a testa in giù ricorda l’episodio della crocifissione di San Pietro. Così è per Giuseppe Vigolo: Roma, che fu tragicamente teatro di guerra, diviene oggetto d’ispirazione per l’artista italiano che proporrà alle ore 20,30 una performance davvero straordinaria “Dark Shades (Ombre di guerra)”, nella quale ombre in movimento di elicotteri, aerei di combattimento e soldati verranno proiettate sulla facciata della Reale Accademia. Vigolo, pur rifacendosi alla memoria, pone l’accento sul rapporto quotidiano con la guerra che, in ogni momento, incombe dagli schermi televisivi da quegli angoli del mondo dove ancora vivono forti conflitti. Dunque una guerra che scuote le coscienze anche se non vissuta direttamente, una denuncia in chiave artistica di come queste “ombre nere, o ombre di guerra” sono sempre vive e attive.

 

Nelle sale espositive il percorso di tutti gli artisti e ricercatori dell’anno 2012/2013: Agustín Cócola Gant, Juan Agustín Mancebo Roca,  ,  Alejandro Genés, Miguel Cuba Taboada, José Noguero, José Luis Corazón Ardura, Begoña Zubero, Ana María Mogollón Naranjo, Cecilia Ardanaz Ruiz, Enrique Martínez Lombó, Julio Falagán, María Trénor, Marisa Brugarolas, Miguel Ángel Tornero, Oriol Saladrigues Brunet, Tamara Arroyo, Carlos Contreras Elvira. La serata inaugurale vedrà inoltre nel chiostro dell’Accademia una performance di danza integrata, con la coreografia di Marisa Brugarolas.

Evento di ulteriore interesse è la presentazione del libro Guía Psicogeográfica de Roma: dieciséis mapas para perderse (Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe per  perdersi), in questa speciale pubblicazione gli artisti e i ricercatori mettono a disposizione del lettore una forma alternativa per scoprire Roma attraverso le loro personalissime esperienze. Il lettore, ad esempio, potrà vivere per mano di un artista la ricostruzione dell’incontro fra i suoi genitori negli anni ’60. Oppure ritrovarsi in alcuni luoghi con gli occhi chiusi immerso solo nelle note di un musicista nella città rumorosa per eccellenza; potrà addentrarsi nei luoghi dell’arte contemporanea seguendo però un percorso di negozi fittizi. Potrà vivere tutti e sedici tour accompagnato dall’App che riproduce gli archivi multimediali corrispondenti ad ogni itinerario.

Estaciòn XV, Stazione XV, è la mostra che pone l’accento su una inesistente stazione della Via Crucis, una “fermata” in San Pietro in Montorio. Ma potrebbe essere anche il nome di una immaginaria stazione spaziale su Roma, in cui artisti e ricercatori fluttuano nell’orbita di una ricerca estetica che, oggi, si contestualizza nella drammaticità della crisi economica europea cui sono coinvolte anche Spagna e Italia. Crisi che, purtroppo, coinvolge duramente anche il mondo dell’arte e della cultura.


SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO

WORK. FOTOGRAFIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA. IX EDIZIONE

SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO DI JOSÉ MANUEL BALLESTER

MOSTRA DI FOTOGRAFIA. DAL 27 SETTEMBRE AL 30 OTTOBRE.

Inaugurazione 27 settembre ore 19.

José Manuel Ballester, premio nazionale di fotografia 2010, presenta la mostra “Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento italiano”. Presso la sede dell’Accademia Reale di Spagna a Roma, un’occasione per rileggere il rinascimento italiano grazie ad una scelta delle opere di Botticelli, Fra Angelico, Guido Reni, Leonardo da Vinci , ecc trasformate da Jose Manuel Ballester che ci svela gli spazi nascosti.

Attraverso una serie di opere significative della storia dell’arte, Spazi nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano scompone il lavoro dell’artista durante questo periodo. Un artista nuovo che si forma nelle botteghe in cui la produzione del lavoro è totalmente specializzata e suddivisa  tra maestro, assistenti e apprendisti, con una organizzazione tal da influire sul risultato dell’opera stessa.

Più liberi dei loro predecessori gotici ma altrettanto sottomessi ad una serie di regole compositive, in cui l’uomo e le sue attività, si spostano verso il centro della composizione pittorica come una sorta di affermazione dell’idea dell’individuo unico e del suo realismo; lasciando la cornice di tutto questo come un palcoscenico relegato ad un piano secondario, frutto del lavoro di assistenti e di apprendisti, ossia i futuri maestri.

Con l’intervento di José Manuel Ballester, le opere sono spogliate dell’ attività umana, i personaggi e il loro lavoro spariscono, per cui  si denuda inoltre l’idea rinascimentale della raffigurazione umana, personaggi riconoscibili per la loro attività e il loro status sociale.

Lo spazio che avvolgeva il tema principale riappare, non è più nascosto: è lo spazio che risulta dall’assenza della “fatica” umana. Questo esercizio di svuotamento consente una lettura nuova del mestiere del pittore rinascimentale, dei classici: una dissezione della loro opera, derubata dal loro protagonista sia nella bottega dell’artista che nel lavoro spirituale, che ci permette di confrontare e di avvicinarci all’osservazione off the record della cornice dove si svolgono queste scene e che si palesa come il nuovo protagonista.

Gli elementi principali che raccontano le storie contenute in ogni quadro sono spariti, per cui diventano rilevanti altri aspetti. Da una parte, le immagini trasformate possono dar luogo a  varie interpretazioni da parte dello spettatore, dall’altra possono suggerire un confronto con le opere di artisti successivi, mettendo in risalto le loro intime connessioni. Questo esercizio lascia percepire la creazione come un grande ruscello che scorre attraverso il tempo e nutre e agisce sulla sua evoluzione.

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Hanno scritto sulla mostra:  

http://www.artribune.com/2012/10/quel-che-resta-del-quadro-le-sottrazioni-di-ballester/ 

JOSÉ MANUEL BALLESTER. Biografia

Nasce a Madrid nel 1960. Laureato in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid. Ha partecipato in varie edizioni delle principali ferie d’arte: ARCO a Madrid, Art FORUM a Berlino, PARIS PHOTO E FIAC a Paris, ARMORY SHOW a New York, CIGE a  Beijing, e ART CHICAGO. Ballester lavora con gallerie d’arte di Toronto, New York, Sao Paulo, Parigi, Berlino, Pechino e in Spagna. Ha vinto importanti e numerosi premi, tra cui: premio nazionale di fotografia nel 2010, premio di Cultura 2008 nella disciplina di Fotografia  della regione di Madrid, Premio Nazionale d’incisione nel 1998, organizzato dalla Calcografia Nazionale.

Le sue opere fanno parte  dei più importanti musei: Museo Nazionale Arte Contemporanea Reina Sofia di Madrid, Museo Marugame d’Arte Contemporanea spagnola in Giappone, IVAM di Valencia, Museo di Arte di Miami e Cisneros Fontanals Art Foundation di Miami, Central Academy of FineArts di Pechino, Patio Herreriano di Valladolid, 21 Century Museum di Kentucky, tra tanti altri.

 Per saperne di più: www.josemanuelballester.com

Il Festival.

In occasione della XI edizione di FOTOGRAFIA, il Festival Internazionale di Roma coinvolge nuovamente l’intera Città e la sua rete di spazi pubblici e privati, con i quali da anni dialoga, costruendo un vero e proprio circuito a Roma dedicato alla fotografia contemporanea, con esposizioni inerenti al tema di quest’anno: il “lavoro”. Festival Internazionale di Roma arriva al 2012 con un progetto che ne conferma la crescita di prestigio ed il respiro internazionale, promuovendo la fotografia contemporanea nelle sue diverse forme e linguaggi e valorizzando i talenti emergenti con un interesse sempre più concreto per le produzioni originali. Il tema indagato dalla XI edizione sarà il “lavoro”, parola chiave della storia della fotografia e di questi ultimi anni, reinterpretato mediante una grande attenzione alle differenze e ai cambiamenti dei linguaggi della fotografia e del lavoro contemporaneo. Il Festival, nella sua nuova versione MACRO, sceglie quindi un tema classico della fotografia documentaristica del Novecento e lo rilancia, con un ritorno alla centralità dell’uomo, facendo sua una sfida che coinvolga nuovi linguaggi e nuove narrazioni in fotografia.


MOSTRA FINALE BORSISTI 2011_2012

DAL 15 GIUGNO FINO AL 27 LUGLIO.

MOSTRA FINALE DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. a cura di Rosa Olivares.

INGRESSO LIBERO.

Anche quest’anno la Reale Accademia di Spagna a Roma fondata nel 1873 e diretta da EnricPanés è lieta di presentare la mostra finale dei borsisti ospitati nell’istituto culturale dell’ex convento di San Pietro in Montorio al Gianicolo.

L’esposizione curata da Rosa Olivares sarà inaugurata il 15 giugno alle ore 19.

La mostra di quest’anno sarà curata  da Rosa Olivares (Madrid, 1955)  scrittrice,  giornalista, direttrice di EXIT Imagen & Cultura (in seguito di EXIT Book e EXIT Express) e critica d’arte che dal 1975 collabora con diversi media tra cui   “RNE”, “Comunicación XXI”, “Cuadernos para el Diálogo”, “La Calle”, “El Sol”, “La Vanguardia”, “El Independiente”, “Diario 16″, “Epoca”, “Arts Magazine”, “Paris Photo”, “Aena Arte”, “La Razón”, “ABC Cultural”, “El Cultural de El Mundo”. Ha pubblicato testi per moltissimi libri e cataloghi d’arte in tutto il mondo.  Nel 2001 vinse il concorso pubblico Proyecto de creación de un Museo de Arte Actual en la ciudad de Alcobendas (Madrid). Nel 2007  fu commissario dell’esposizione collettiva “Cazadores de sombras”, al MAMBO (Museo di Arte Moderna di Bogota) e negli anni successivi in molti paesi dell’America Latina.Nel 20120 invece fu commissario dell’Esposizione   “Diversidad. La diferencia como definición” nel  Centro Cultural de España a Santo Domingo  e nel 2011 di “Botánica. After Humboldt” prima nel Centro de Arte y Naturaleza (CDAN) a Huesca, alla Real Academia de Bellas Artes di San Fernando a Madrid e proprio all’Accademia Reale di Spagna a Roma.

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IN MOSTRA

 Paula Anta. Fotografia

Madrid 1977. Laureata in Belle Arti presso l’Universidad Complutense di Madrid. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale tra cui a Photoespaña, Palma Photo, CCCB, Matadero, Círculo de Bellas Artes, Centro de Arte Moderno Hospital del Rey, Auditorio Nacional de Música di Madrid, Canal de Isabel II, Palacio Revillagigedo di Gijón, Centro Cultural de la Diputación di Ourense. Ha partecipato a numerose  Fiere nazionali ed internazionali come  Arco, Estampa, Loop, Foro sur, Arteba o Diva a New York. Ha vinto diversi Premi e Borse di studio di Aena, Comunidad de Madrid, Iniciarte, Purificación García e Injuve. Ha vissuto per diversi periodi in alcune città tedesche e negli ultimi quattro anni ha avuto il proprio studio nel AtelierFrankfurt grazie a una borsa di studio di  Linklaters. Prima di arrivare a Roma insegnava Fotografia presso la facoltà di Belle Arti di Cuenca nella  UCLM.

  

Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio, sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere. Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in  plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari dei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto o un cammino, nel quale io viaggio.

 

Laura Bisotti. Giovani Artisti Italiani – Incisione

Piacenza, Italia, 1985. Nel 2010 ottiene il Diploma di Secondo Livello Specialistico in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nell’anno 2008-2009 studia presso l’Università di Belle Arti del País Vasco grazie alla borsa di studio Erasmus. Nel 2010 realizza una residenza artistica di 10 mesi presso la Fondazione BilbaoArte a Bilbao (Spagna), dove, in settembre 2011, realizza la sua prima esposizione.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città  di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe  realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione  su zinco.

 

Fefa Noia. Arti Sceniche

Laureata in  Filologia Tedesca – Università di Santiago de Compostela. Dottoranda in Scienze teatrali presso la Ludwig-Maximilian-Universität (Munich). Borsista della Fundación Barrié de La Maza. Formata come interprete presso la Scuola  Cristina Rota  e presso l’Università di Santiago (Postgrado in Arte Drammatica). Lavora come attrice, autrice, regista, drammaturga e traduttrice nel  Residenztheater de Munich, CDG, CDN e nel  Teatro de La Abadía. Nel 2011 crea la propria compagnia “Los Lunes” assieme all’attore David Luque.

Come Direttrice ha firmato le seguenti opere El Caballero, El coloquio de los perros, El amor enamorado, El libro infinito o Wild Wild Wilde.

 Tutte le strade portano a Roma, analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente. Ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia.

Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quegli episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente.

Successivamente restituisce una forma scenica a questo materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove sono avvenuti i fatti così che spazi e accadimenti si retro-alimentino.

In fine, si cerca un criterio per ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

 

Diana García Roy. Scultura

Laureata in Belle Arti – Università Complutense da Madrid in 1999. Di grande rilievo il lavoro svolto e apprendistato presso lo studio dello scultore Venancio Blanco nel 2010. Monumento alle vittive del terrorismo, scultura persso l’Università Rey Juan Carlos, Madrid, 2006. Monumento Omaggio  a Miguel Ángel Blanco, Comune di Ermua, Bilbao, 2010.  Monumento Paternidad ad Arrúbal, La Rioja, 2011.  Per saperne di più: www.deroyescultura.com

L’opera della scultrice nasce dalle diverse percezioni  dello spazio, lungo il percorso interiore di un’architettura.  Si formadalla ricerca di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo.  Giochi di emozione per lo spettatore che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

 

Irma Laviada. Arti plastiche

Gijón, 1978. Laureata in Belle Arti presso l’Università di Vigo nel 2001. Attualmente porta avanti il proprio lavoro di artista plastica insieme alla stesura della tesi dottorale El vacío como despliegue autorreflexivo de la propia obra, diretta da Juan Carlos Meana.

Partecipa a diverse fiere di  Arte Contemporanea come ARCO, Photo Miami, Madrid foto o CIRCA. Nel 2006 viene selezionata per  far  parte nella mostra “Muestra de arte INJUVE”, Círculo di BB.AA di Madrid e Interzonas. II Encuentros Europeos con el arte joven” a Zaragoza e per diversi anni partecipa alla mostra “UNIÓN FENOSA”. Finalista del “XXIX Premio Fundación Bancaixa”, del “I Premio de Arte Auditorio  de Galicia” o del “Certamen nacional de arte gráfico para jóvenes creadores”, fra gli altri. Ha ottenuto diverse borse di studio come Obra social y cultural de Cajastur para artistas, presso la Residencia de Estudiantes de Madrid e presso il Colegio de España a Parigi, città dove è stata premiata con una borsa di studio della Citè des Arts.

Ruth Morán Méndez. Arti plastiche

 Badajoz, 1976.Il lavoro di Ruth Morán è un invito ad entrare in uno spazio senza limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, una riflessione sul nostro posto nel mondo sull’l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo un palinsesto, un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

 

Sonia Navarro. Arti plastiche

 L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza, unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica. Per saperne di più: www.sonianavarro.com

 

Jorge Yeregui. Fotografia

 Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di Estudios Avanzados (2010). Attualmente lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività comedocente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, è da sottolineare la sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). La Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Per saperne di più: www.jorgeyeregui.com

 

Belén Rodríguez González. Arti plastiche

 Il lavoro di Belén Rodríguez González si occupa il modo nel quale cerchiamo di imporre ordine nel mondo. Evidenziando la nostra tendenza a classificare e categorizzare lo spazio intorno a noi, riflettendo su aspetti come il tempo e la  misura.

 Per saperne di più: www.blnrg.com 

    

 Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

Ana María Jiménez Jiménez. Architettura

 Architetto (ETSAS 2004) nata a Cordoba (Spagna) nel 1978. Master in Architettura e Patrimonio storico (ETSAS IAPH 2009) Master “Progettazione Architettonica per il Recupero dell´Edilizia e degli Spazi Pubblici” (La Sapienza Roma 2010). Attualmente realizza il dottorato internazionale.

Conventi francescani dell’Italia centrale. Tipologie. Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere l individuazione delle invarianti architettoniche, tipologiche, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

Efraín Rodríguez Santana. Letteratura

Scrittore cubano, autore dei romanzi La cinta métrica, La mujer sentada, e di libri di poesia, fra cui El hacha de miel, Otro día va a comenzar, Un país de agua, Arqueros, Máquina final.

Le sue opere sono state pubblicate a: Cuba, Spagna, Colombia, Brasile, Francia e in Germania. Critico letterario. Ha scritto saggi sulla poesia cubana contemporanea.

Fernando Buide del Real. Musica

 Santiago de Compostela, 1980. Formatosi nei conservatori di Santiago de Compostela, Oviedo e nell’Università Carnegie Mellon. È dottorando presso l’Università di Yale dove ha lavorato come professore. È stato professore nel conservatori superiori di A Coruña e Vigo. Le sua composizioni sono state interpretate da orchestre come quella Sinfonica di Pittsburgh, Minnesota, Yale o l’orchestra sinfonica di Galizia.

 Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi,  la cui fondazione si trova a Roma, serve da  impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

 

Manuel Alejandro Contreras Vázquez. Musica

 Cile, 1977. Studia architettura presso la Pontificia Universidad Católica de Chile, successivamente studia Musica presso la stessa Università, completando gli studi in composizione musicali presso il Conservatorio di Milano e l’Accademia Santa Cecilia a Roma. Le sue composizioni sono state presentate in diversi festival e concerti in Cile, Italia, Francia e Germania. Professore di materie musicali nelle Università cilene. Ha approfondito attraverso diverse composizioni  i rapporti tra spazio acustico e spazio fisico.

Il progetto Ha Lugar evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di Roma, opera essenziale dell’architettura antica. Questa osservazione permetterà costruire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solista. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

Arild Suárez Stenberg. Musica

 Nato a Las Palmas di Gran Canaria nel 1966 dove inizia il suo percorso musicale come percussionista. Successivamente studia presso il Real Conservatorio Superiore di Madrid e nel Conservatorio di Amsterdam, dove si diploma in composizione e arrangiamenti. Realizza gli studi di post-grado presso l’Università di Cambridge, dove ritorna per realizzare una ricerca dottorale sulle tecniche di notazione musicale e la cognizione da parte degli interpreti.

La sua attività principale è quella di compositore, le sue opere sono state eseguite in diverse sale di capitali europee. La sua musica è stata integrata anche con produzioni di danza.

Contemporaneamente, mantiene una intensa attività docente, ed è Direttore Artistico dell’Ensemble di Madrid, gruppo dedicato alla musica contemporanea  e realizzando diversi concerti nazionali ed internazionali.

Raúl del Valle. Architettura

Raúl del Valle è Dottore Architetto e professore di Progetti Architettonici presso  Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Madrid, ETSAM. Per saperne di più: www.rauldelvalle.es

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea, anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico.

Sergio Martín Vime. Museologia e Archeologia

Laureato in Storia dell’Arte (2003) e in Storia, Itinerario di Preistoria e Archeologia (2007) presso l’Università Autónoma de Madrid, realizza l’ultimo anno con il programma  ERASMUS presso l’University of Southampton nel Regno Unito.  Partecipa a scavi archeologici in Spagna, Grecia e Italia. Formazione museistica in Spagna e Canada. AECID Borsa di studio – Fundación Rafael del Pino.

Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

Arturo Reboiras.  Arti plastiche

2005-2010 Laureato in Belle Arti – Università di Vigo. 2009-2010 Programma Socrate-Erasmus. Ecole Supérieure des Beaux-Arts d’Angers. Francia. 2008-2009 Programma di scambio Nazionale Sicue-Séneca. Facultat de Belles Arts di Barcellona.

Lungo tutto il suo percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo. Un interesse per  l’architettura e le città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configurano il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura che nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico

 

Veronica Gambula. Giovani Artisti Italiani – Incisione

 Veronica Gambula si laurea in Pittura nel 2007, presso l’Accademia di belle Arti di Sassari. Porta avanti un progetto artistico che nel tempo l’ha vista misurarsi in più discipline. Attualmente vive e lavora in Sardegna, ma il suo percorso è andato maturando negli anni, attraverso residenze artistiche, workshop, seminari e mostre. Nel settembre 2007, partecipa ad un workshop sulla tecnica della pittura d’affresco, presso il  M.A.C.A.M. di Maglione (TO). Partecipa a delle esposizione presso l’Art House Tacheles di Berlino. Nel 2010 Casa Falconieri le assegna una borsa di studio per frequentare il corso di Calcografia del VII MÀSTER SOBRE LA OBRA GRÀFICA, presso la Fundacion CIEC di Betanzos, Spagna. Nel 2011 viene invitata a partecipare ai Workshops 2011 di Casa Falconieri, Serdiana (CA) dove approfondisce la sua ricerca nell’ambito dell’incisione sperimentale. Nello stesso anno, Casa Falconieri la invita ad Estampa Arte Múltiple, Salone internazionale dell’arte grafica di Madrid.

Dal 2004 partecipa a mostre collettive e personali.

La ricerca artistica di Veronica Gambula riflette sulla sensibilità e la fragilità dell’animo umano. La melanconia come costante nelle sue opere. Racconta l’uomo negli sguardi cerchiati di un corpo smagrito, pochi tratti lo caratterizzano. Solo o nella moltitudine, svanisce tra luci ed ombre di un’atmosfera velata e nebulosa

 Il lavoro si sviluppa tra incisione, disegno ed installazione.


MOSTRA WORK IN PROGRESS

WORK IN PROGRESS.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

MOSTRA DEL LAVORO IN CORSO DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA dal 5 marzo al 11 marzo 2012

Inaugurazione 5 marzo ore 19. Ingresso Libero.

I borsisti dell’accademia di Spagna presentano i “lavori in corso” dei loro progetti artistici. Esposizione dei “lavori in corso” dei 18 giovani borsisti ospitati nell’ex convento in cima al Gianicolo. Le opere in progress segnano l’evoluzione momentanea e non ancora finale dei progetti grazie ai quali gli artisti spagnoli in mostra hanno vinto la borsa di studio in Italia. La mostra occupa l’intero perimetro della sala mostre dell’Accademia per una fruizione a 360 gradi delle opere, che spaziano dalla scultura alla fotografia, dalle arti plastiche alla musica ed alla letteratura.

Partecipano:

 Irma Álvarez, Ruth Morán Méndez, Sonia Navarro, Arturo Reboiras, Belén Rodríguez (arti plastiche), Paula Anta, Jorge Yeregui (fotografia), Diana García Roy (scultura), Raúl Del Valle, Ana María Jiménez Jiménez, (architettura) Sergio Martín (museologia), Fernando Buide, Manuel Alejandro Contreras Vázquez (Musica), Efraín Rodríguez Santana (letteratura),Fefa Noia (arti sceniche) e Laura Bisotti (Giovani Artisti Italiani- incisione).

 Arild Suárez Stenberg e Jaime Blanco Aparicio anche fanno parte della promozione.

 

Bio dei partecipanti e progetti in mostra:

FEFA NOIA. ARTE SCENICHE

Tutte le strade portano a Roma: Analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente, ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia. Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quei episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente. Successivamente restituisce una forma scenica a detto materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove avvengono con il fine che spazi e accadimenti si retro-alimentino. E per completare, si cerca un criterio di ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

FERNANDO BUIDE. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi, la cui fondazione si trova a Roma, serve di impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

RAÚL DEL VALLE. ARCHITETTURA.

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea. Anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico

MANUEL CONTRERAS VÁZQUEZ. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Il progetto “Ha Lugar” evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di  Roma, opera essenziale dell’architettura antica.  Detta osservazione permetterà inferire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla  profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solo. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

PAULA ANTA. FOTOGRAFIA.

 Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere.
Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari nei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto, o un cammino, nel quale io viaggio

 BELÉN RODRÍGUEZ GONZÁLEZ. ARTE PLASTICHE.

Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

LAURA BISOTTI. INCISIONE.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione su zinco.

 

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DIANA GARCÍA ROY. SCULTURA.

L’opera della scultrice sorge dalle diverse percezioni dello spazio lungo il percorso interiore di una architettura. Formata da ricerche di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo. Giochi di emozione per lo spettatore  che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

SERGIO MARTÍN. RESTAURO ARCHITETTONICO.

 Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

ANA MARÍA JIMÉNEZ JIMÉNEZ. ARCHITETTURA.

Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di  adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere la individuazione delle invarianti architettonici, tipologici, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

EFRAÍN RODRÍGUEZ SANTANA. LETTERATURA.

“Mis rollos Académicos I Parte. Plátanos Machos Verdes”. la banana é il dono che fa parte dell’istallazione progettata dallo scrittore, in modo che diventa un punto di riferimento verso l’universo caraibico e verso il mondo cubano in particolare. Con la sua istallazione si scoprono i testi di Dramática 1, nascosti in piccoli rottoli che ci mostrano i passi del progetto di Efraín Rodríguez.

ARTURO REBOIRAS. ARTI PLASTICHE.

Lungo tutto il mio percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo, un interesse dell’architettura e delle città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configura il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura dove nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico.

SONIA NAVARRO. ARTI PLASTICHE.

L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica.

IRMA ÁLVAREZ. ARTI PLASTICHE.

il lavoro di Irma Laviada è incentrato in una pratica che pretende plasmare un dialogo con gli elementi strutturali della pittura. L’artista concepisce la sua metodologia e processo creativo come un interrelazione fra discipline; come la fotografía, il disegno, il video o la costruzione tridimensionale  che intervengono per dare vita a opere diverse; una forma di sfuggire al telaio per trasferire la materia plastica a diversi supporti visuali.

Il lavoro si divide in gruppi di pezzi che fanno riferimento ad un idea di sequenza, di serialità, pezzi la cui finalità è quella di allungare i limiti della tela nelle quali raccoglie preoccupazioni e riflessioni sull’esplorazione dello spazio pittorico. La messa in scena, nella quale ogni elemento è soggetto all’altro e la tensione tra opera e spazio diventano imprescindibili per configurare un cammino di andata e ritorno fra la pittura che possiede un linguaggio scultorico e la scultura che possiede linguaggio pittorico.

RUTH MORÁN MÉNDEZ. ARTI PLASTICHE.

Il lavoro di Ruth Morán `un invito ad entrare in uno spazio non limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, come una riflessione sul nostro posto nel mondo e l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo come un palinsesto , un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

JORGE YEREGUI. FOTOGRAFIA.

Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di  Estudios Avanzados (2010). Nell’attualità lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività docente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, e da sottolineare sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Scarica le didascalie degli artisti in mostra: Didascalie Wip2012

Scarica il comunicato stampa: Comunicato Stampa Work in Progress 2012

Real Academia de España Roma

Piazza San Pietro in Montorio 3

tel: 06.5812806

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 21

Ingresso gratuito.

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BOTANICA, AFTER HUMBOLDT. MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONE

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

BOTANICA, AFTER HUMBOLDT a cura di Rosa Olivares

MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONI dal 20 gennaio al 26 febbraio

Inaugurazione 20 gennaio ore 19. Ingresso Libero.

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Lo studio delle piante e dei fiori, delle famiglie e delle specie vegetali è ciò che si definisce Botanica. Una scienza il cui studio si è sviluppato dalla Grecia classica a oggi, passando per il XVII e XVIII secolo, con le Spedizioni Scientifiche, quando si esplora il mondo cercando, analizzando e catalogando la fauna e la flora di ogni angolo della superficie terrestre.
La nascita della fotografia è stata essenziale per l’evoluzione della scienza botanica. La maniera di approcciarsi alla riproduzione della natura botanica è stata molto eterogenea, ma la si potrebbe dividere in due grandi blocchi: realte e artificiale. Per alcuni fotografi, le piante e i fiori sono quella parte della natura, di un paesaggio visto in primo piano, più vicina e con la quale poter lavorare. Per altri è un territorio aperto alla manipolazione genetica, all’inganno, all’usurpazione, perché tra verità e menzogna c’è pochissima differenza, e quella poca che c’è viene totalmente cancellata dalla fotografia.

La storia contemporanea della rappresentazione botanica della fotografia si basa essenzialmente sullo studio delle piante vere, delle piante finte e delle piante artificiali. Il comportamento di ogni fotografo di fronte a questi tre blocchi è ciò che riempie di sfumature e di soggettività questa piccola storia contemporanea. I sei artisti che fanno parte di questa “spedizione/esposizione” sono un esempio di ognuna di queste modalità di osservazione della natura.

BIO DEI FOTOGRAFI

Manel Armengol

Badalona, 1949.

Con uno sguardo classico e un approccio minuzioso e rispettoso verso la tradizione del ritratto e della natura morta, dando così vita a un misto dei due generi, l’Herbarium di Manel Armengol ci riconcilia con quella natura che continua ad esistere nonostante i mutamenti di percezione sviluppati dalle arti visive. Le sue immagini ci mettono in contatto con quella realtà che ignoriamo. Un impostazione visiva che implica il ritorno alla natura, osservando le piante in primo piano, isolandole dal loro contesto naturale, realizzando una sorta di ritratti di individualità botaniche. Di nuovo il bianco e nero, di nuovo il rispetto per la natura in una fotografia che, di attuale, ha il modo di approcciarsi alla pianta e, di classico, il rispetto per la manipolazione formale e l’impostazione globale.

 Alberto Baraya

Bogotá, 1968.

Fedele alla tradizione colombiana dei ricercatori botanici, questo Herbario de plantas artificiales non solo ricrea il contenuto tradizionale degli erbari classici, ma anche il modo di metterli insieme, di compilarli. I fiori non sono finti, ma neanche veri, esistono davvero ma non appartengono al mondo naturale. Si trovano nelle nostre case, fanno parte del nostro paesaggio immediato: sono artificiali. La natura della plastica industriale ripete le forme della natura vera e il tassonomista ripete il metodo di studio. Baraya torna alla lamina di colore, all’immaginaria incisione, stavolta trasformata in fotografia. Torniamo al passato per balzare nel presente con una teoria, una ricerca, una ri-creazione naturalista di quelle piante e fiori che vivono negli atrii degli edifici, negli aeroporti, negli studi dei medici. Tutte quelle piante che vivono dove le piante vere non possono vivere.

Joan Fontcuberta

Barcelona, 1955.

La serie Herbarium di Joan Fontcuberta segna uno spartiacque nella rappresentazione di un mondo vegetale che sorge dalla mente dell’uomo, dall’imitazione ironica, quasi cinica, di una natura impossibile da conoscere e da classificare. Un mondo vegetale ricreato a immagine e somiglianza di se stesso, piccoli personaggi inesistenti che imitano sia nella forma che nel nome una natura vera, per quanto comunque ignorata da tutti noi. L’atteggiamento postmoderno, definitivo negli anni ’80, dà vita a un lavoro che si trasforma in un riferimento obbligato nella storia della fotografia contemporanea: uno sguardo inizialmente birichino e perverso che in seguito si fa specchio impossibile nel quale si riflette il mondo naturale e quella percezione iconica che trasforma il reale in finzione e la finzione in norma.

 Juan Carlos Martínez

Campanario, Badajoz, 1978.

La serie Expedición Spermopsida espone il ruolo testimoniale delle piante, ricorrendo allo storico immaginario della spedizione per cercare, trovare e analizzare le piante caratteristiche di luoghi concreti. Tra i confini della realtà e dell’ironia, del serio e del faceto, si pone speciale attenzione all’identificazione e allo studio delle specie vegetali esistenti nei parchi e nei giardini cui le coppiette riparano per i loro furtivi incontri sessuali. Le caratteristiche e la salute di queste specie variano a seconda del posto e degli effetti del passaggio dell’uomo nel loro habitat. Incontri in mezzo alla natura, inevitabilmente brevi, ma che potenziano le fantasie e il ritorno a un constesto bucolico che fomenta l’edonismo dei corpi. Per l’artista, l’approccio attraverso lo studio della botanica è una scusa perfetta per andare oltre ciò che vediamo ed esplorare indagando un tema che porta con sé aspetti etici e morali. Un processo diverso, anche se permane l’idea delle piante come testimoni delle nostre spericolate vite.

Rafael Navarro

Zaragoza, 1940.

Viviamo circondati da piante, naturali o artificiali, di plastica, di tela, con linfa o secche. Sono testimoni della nostra solitudine, delle nostre esperienze. Restano in disparte, come semplici oggetti, come elementi decorativi. Riempiono le nostre case, mute, aliene a qualsiasi sentimento. Semplicemente, stanno là. Questo è il modo in cui Rafael Navarro circoscrive la propria esistenza nella serie Testigos. Il bianco e nero, il colore del silenzio, delinea alcune immagini frammentate, parziali, che a volte rasentano l’astrazione, che non offrono la pianta nella sua totalità ma in alcuni primi piani che non possono racchiudere più di qualche foglia, facendone risaltare le nervature, il tessuto della loro pelle. Si tratta di un approccio dei sensi, lirico. Navarro non ci parla di catalogazioni né di metodologie, ma di sentimenti, di corpi, di sensazioni. Non si discute della realtà o dell’artificialità della pianta; quest’ultima è assurta a soggetto individualizzato: qualcuno o qualcosa che fa parte, più che del nostro paesaggio, delle nostre vite.

Juan Urrios

Barcelona, 1962.

La serie Verdes va direttamente all’essenziale, alla definizione della pianta attraverso un vocabolario alieno alla botanica. Sintetizza l’essenza delle piante in una sola parola che ci rimanda alla sua frescura, all’aspetto, all’interiorità, al succo che scorre nei loro corpi: verde. In questo caso, si tratta di fotografie con una luce tale che il verde risulti ancora più intenso, centrale, protagonista. All’immaginario verde non corrispondono solo le piante, ma Urrios gioca con la definizione, col cliché e, di nuovo, con l’ironia di ciò che è e di ciò che sembra essere. Tessuti differenti, come in un museo della scienza, per riunificare il vegetale con l’artificiale, il reale col falso, ma in questo caso non lo fa con tutto il corpo della pianta, con la sua definizione o identità, ma con un approccio a un ADN impossibile e visivo. Ciò che senza essere esclusivo delle piante e dei fiori è davvero permanente in tutte loro, un colore caratteristico e definitivo.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA: CS Botanica.After Humboldt

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 20 gennaio, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

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Mostra fotografia Colletivo Pandora. Motherland dal 23 settembre al 26 ottobre

Nell’ambito del Festival Internazionale di Fotografia di Roma.

Collettivo Pandora

Inaugurazione 23 settembre ore 19.

Sala Mostre Accademia Reale di Spagna

La Real Academia de España collabora  nuovamente con il Festival Internazionale di Fotografia a Roma. Quest’anno l’accademia propone una mostra fotografica del collettivo Pandora curata da Masasam e sviluppata nell’ambito della tematica del festival: “Motherland”

Underground di Hector Mediavilla

Pandora è una agenzia fondata e costituita da fotografi documentaristi che, nel 2007 hanno deciso di mettere insieme i loro sguardi per mostrare i diversi aspetti del mondo contemporaneo.  Fondono il proprio lavoro individuale con i progetti collettivi in cui utilizzano sia la fotografia che il video. Interessati per i temi sociali e ambientali da una prospettiva globale, offrono le diverse forme di comprendere  la fotografia documentale.

Pandora è composta da i fotografi Sergi Camara, Hector Mediavilla, Alfonso Moral e Fernando Moleres, componenti del collettivo Pandora, si confrontano con il concetto di “Motherland” dalla fotografia documentale.

Il loro intero lavoro si sviluppa attorno a tre matrici discorsive fondamentali. La prima si interroga sulla nozione di Frontiera,la seconda gira attorno ai concetti di movimento, dislocamento, di immigrazione-emigrazione di una grande parte della popolazione umana nell’attualità e le conseguenze che derivano; per ultimo, la terza scava nelle viscere delle città contemporanee.

Scarica il depliant: Motherland PANDORA

I FOTOGRAFI

Sergi Camara. Vic, 1970. Ha lavorato in paesi come: Marocco, Algeria, Mali, Niger, Nigeria, Ruanda, Albania, Yemen, Guinea Bissau, Senegal, Colombia, Venezuela, Panama, Haiti, Ecuador e Brasile. Suo lavoro personale si è concentrato nelle migrazioni dall’Africa verso l’Europa, lavora su questa tematica dal 2004 in cui condivide fotografia documentale e video.

Hector Mediavilla. Burgos 1970.Laureato in Scienze del marketing e Master in Direzione  presso ESADE, Barcellona. Gestione Culturale presso IDEC. Universitat Ramon Llull, Barcellona. Dal 2001 lavora come fotografo documentarista indipendente e da allora ha realizzato numerose cronache in Africa, America latina, e Europa.

Fernando Moleres. Bilbao 1963.Nel 1990 pubblica la sua prima cronaca, che tratta sui ghetti nel Sud-Africa. Sin da questo momento, inizia un lungo percorso lavorativo con il progetto: “Children at work”, dove lavorerà  più di 7 anni e viaggerà in oltre 30 paesi. Realizza altre cronache su i rifugiati nel Kurdistan (1991), Rifugiati nel Sahara (1992), Rifugiati in Ruanda (1996), la città di Calcutta, discarica in Guatemala, terapia di animali, Rickshaw wallas, Lotta libera in India, Bagni turchi, Pellegrinaggio nella Gerusalemme nera-etiope, Fabbriche d’abbigliamento in Asia, Donne lavoratrici del mondo, Vita monacale.

Alfonso Moral. Valladolid 1977.Il suo lavoro è stato pubblicato nelle riviste più prestigiose come sono Newsweek, the Sunday times, Le Monde 2, Amnesty International Magazine, Foto8, El Pais oppure La Vanguardia tra tanti altri. È diventato finalista del Carmignac Gestion Photojournalism Award 2010, e del Magnum Expresion Award nel 2009 e 2010. Ha vinto il premio Picture of the year 2008 con la serie “Rifugiati palestinesi in Libano” insieme al terzo premio di Fotopres’09 per il lavoro intitolato : “Libano tra mare e fuoco”.

 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Chiostro/Sala Mostre. 23 Settembre, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ingresso libero

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NOMADISMI. Mostra Finale dei Borsisti dell’Accademia Reale di Spagna 2011

NOMADISMI a cura di Teresa Macri

Dal 22 giugno al 30 luglio.

Sala Mostre. Inaugurazione 22 giugno. Ore 19.

Anche quest’anno la  Accademia Reale di Spagna a Roma fondata nel 1873 e diretta da Enrique Panés è lieta di presentare la mostra finale dei borsisti ospitati nell’istituto culturale dell’ex convento di San Pietro in Montorio al Gianicolo. L’esposizione curata da Teresa Macrì sarà inaugurata il 22 giugno alle 19.

 

Il titolo Nomadismi sottolinea lo status di transitorietà che i borsisti vivono per i mesi di residenza a Roma, la loro condizione di erranza come dinamica del soggetto contemporaneo e l’elemento di comunità che si instaura tra i borsisti nella collettivizzazione degli spazi accademici. Come scrive Teresa Macrì: “Siamo tutti esseri nomadici in qualche modo e il nomadismo è, senza dubbio alcuno, una opzione conoscitiva su cui sviluppare e modellare l’identità in una società sempre più fondata sulla pluri-culturalità”. L’esposizione ha un carattere multimediale, dato dalle diverse discipline a cui fanno riferimento i 15 borsisti: film, video, fotografia, pittura, scultura, installazione, architettura del paesaggio, musica, poesia, recitazione, scrittura. Il crossing che ne deriva tende a evidenziare come attraverso le differenti specificità linguistiche sia possibile edificare una relazione tra contesto territoriale e linguaggio artistico.

 In mostra:

Guillermo Mora realizza delle sculture precarie ottenute dopo un lungo procedimento pittorico che assembla e unifica pittura e scultura fino a svilupparne un apparato installativo.

Pelayo Varela indaga sui significati iconografici tra forma e contenuto dell’oggetto artistico.

Angel Masip e Aurelio Edler hanno concepito per la mostra un lavoro congiunto, tra musica e installazione, che, pur fissando i temi e le forme delle singole ricerche, intende andare oltre il concetto dell’autorialità dell’opera, in linea con un’estetica della relazione.

Il fotografo Julio Galeote mette in relazione spazio urbano e linguaggio fotografico  in un intervento murale,  mentre Clara Ortega attraverso una installazione fotografica racconta la variazione luminosa e emotiva degli spazi aperti.

Patricio Cabrera, utilizzando il polistirolo, crea delle forme parietali che assommano linguaggio pittorico a forme scultoree.

L’artista messinese Giacomo Miracola attraversa frammenti di realtà sociale utilizzando l’incisione con una nuova visione e nuove caratteristiche della disciplina stessa.

L’architetto Carlos García Fernández interviene nel chiostro dell’Accademia creando un site-specific, minimale ma calcolato per frazionare ed evidenziare le variazioni della luce solare.

La regista Andrea Jaurrieta Bariain inscena una video-installazione all’interno della quale presenterà i suoi video: “Lovely boredom” e “Crisis?! What Crisis?!”.

Saranno visibili in mostra anche i lavori di Maria Diez Ibargoitia che ha sviluppato la sua tesi di dottorato sugli architetti spagnoli che furono borsisti dell’Accademia tra il 1904 e il 1940, di Laura Jiménez Valverde che ha lavorato sulla valutazione dei rischi nella conservazione del patrimonio archeologico, di José Maria Dominguez Rodriguez che ha redatto una monografia sulla musica e il mecenatismo artistico all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede alla fine del 1600, di Maruchi León che si occupa di pedagogia dell’arte drammatica applicata al canto, e di Pedro Manuel Villora che ha scritto l’opera Medea Mikaela sull’incontro a Roma dello scrittore spagnolo Terenci Moix con Rafael Alberti e Pier Paolo Pasolini.

scarica il catalogo della mostra in pdf: nomadismi 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Sala Mostre

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

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Ingresso libero fino esaurimento posti


MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea

16 FEBBRAIO- 15 MARZO. SALA MOSTRE

INAUGURAZIONE . MERCOLEDI 16 FEBBRAIO ORE 19.

MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea.

Il colletivo NOPHOTO ha rivisitato la Spagna contemporanea, è giunto in quel luogo intimo per percorrerlo, abitarlo, camminarvi e popolarlo.

“Aquì y Ahora” / “Qui e Adesso” è un progetto collettivo, composto da tredici interpretazioni personali dei temi, antichi e moderni, che definiscono la Spagna contemporanea: immigrazione,  turismo, acqua, territorio, gente, abitazioni, matrimoni, memoria familiare,  moto, tori, religione e bar.

Il progetto è stato già esposto nell’Hubei Museum nella città di Wuhan in Cina nel settembre 2008.

 

 

I FOTOGRAFI:

CARLOS LUJÁN (1975, Valenza, Spagna)

Carlos Luján ha studiato Immagine e Suono, e in seguito Fotografia, alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2002 e il Nuovo Talento Fnac della Fotografia 2004. Ha ottenuto borse di studio dal Collegio di Spagna a Parigi e dall’Art Visual. Collabora abitualmente con riviste nazionali e internazionali (GEO, Marie Claire, El País Semanal, Financial Times, ecc). Fra le tante mostre realizzate, ricordiamo quelle all’Accademia di Belle Arti di Madrid, all’Istituto Cervantes di Parigi, al Rencontres de Arles e all’ARCO (Stand del Ministero della Cultura).

I suoi progetti personali toccano sempre tematiche di attualità di diversi ambiti sociali.

 «TARDE DE TOROS»

 Durante il Medioevo, la corrida a cavallo era un passatempo aristocratico. Tale passatempo fu chiamato «suerte de cañas». Intorno al XVIII secolo, tale tradizione venne abbandonata e la gente del popolo inventò la corrida a piedi. Francisco Romero fu la figura chiave che gettò le basi e le regole di questo nuovo sport. Per gli appassionati, le corride coi tori sono, naturalmente, ben più che uno sport, per non parlare –è ovvio- della sfida che il confronto tra uomo e bestia presuppone. Alle cinque del pomeriggio, tre «matadores», i loro aiutanti e i «picadores» entrano  nell’arena al ritmo del paso doble. A partire da questo momento, tutto ciò che avverrà sarà sacro…

CARLOS SANVA (1978, Madrid, Spagna)

Carlos Sanva si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid). Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2006 ed è stato selezionato al concorso di fotografia Purificación García 2007. Ha realizzato mostre a Madrid, al Canal de Isabel II, al Circolo delle Belle Arti e al Festival PhotoImagen Guatemalteco. La sua opera è presente nelle collezioni Atrium, al Ministero della Cultura e nella Comunità di Madrid.

I suoi progetti personali riguardano la certezza del fatto che il mondo è molto strano e sono delineati da una profonda ironia che mette in discussione determinati codici sociali.

 «49 cc»

E’ un progetto che mette in rapporto i concetti praticamente inscindibili di ciclomotore e adolescenza nella Penisola Iberica. Il ciclomotore (quasi una moto) è il sistema di trasporto minimo motorizzato omologato dalle attuali normative di traffico. Allo stesso modo, l’adolescente (quasi un adulto) nel proprio transito verso la maturità, comincia a essere riconosciuto dal resto della società come un’unità sociale indipendente. Il ciclomotore sottolinea la vicinanza dell’entrata nell’età adulta, espande le possibilità di spostamento –permettendo al giovane di allontanarsi autonomamente dall’epicentro familiare-, agisce da catalizzatore delle relazioni sociali –generando una sensazione di appartenenza a un gruppo concreto- e ridefinisce lo spazio pubbico in un contesto relazionale spontaneo ed esclusivo del gruppo.

EVA SALA (1974, Madrid, Spagna)

Eva Sala si è laureata in Pubblicità e Pubbliche Relazioni all’Università Complutense di Madrid. Ha seguito corsi fotografici all’IMEFE di Madrid. Collabora con l’Area di Pubblicazione e Produzioni Audiovisive del Circolo delle Belle Arti di Madrid. Ha ottenuto la borsa di studio del Seminario di Fotogiornalismo di Albarracín (Teruel, Spagna). Collabora abitualmentea con riviste come Minerva, Marie Claire, Elle, Mía, El Duende, Ronda Iberia… Ha realizzato proiezioni per PHotoEspaña, Sevilla Foto ed Encuentro Fotográfico de México, e mostre nella Reale Società Fotografica di Madrid. La sua opera è presente nella Galleria di Fotografia Contemporanea Luzdia (Madrid) e parzialmente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano il rapporto del corpo umano con la natura, come pure gli equilibri e le tensioni che possono crearsi tra di essi. Negli oggetti fotografati ricerca storie intime che quest’ultimi evocano.

 «LITANIA »

1. Preghiera cristiana che si fa invocando Gesù Cristo, la Madonna o i Santi come mediatori, enumerandoli in maniera ordinata.

2. Processione che si svolge comunemente per una preghiera collettiva cantando le litanie. La Settimana Santa è la festività cristiana che si celebra per ricordare la Passione e la morte di Cristo. Sono famose le processioni, nelle quali gruppi di persone camminano sollenemente e lentamente portando con loro immagini collegate alla Passione di Cristo. Particolarmente popolari sono le celebrazioni in Andalusia. Queste immagini furono prese dalla città di Granada. Le mogli appartenenti alle confraternite partecipano alle sfilate vestite interamente di nero e si coprono le testa e le spalle con una mantellina, un drappo merlettato nero. Nelle mani portano un rosario, un insieme di grani che si utilizza per pregare in maniera ordinata

IÑAKI DOMINGO (1978, Madrid, Spagna)

Iñaki Domingo sì è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid), E’ stato finalista al Descubrimientos PHotoEspaña 2002, menzionato al Premio KLM Paul Huf Award 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam, e borsista alla Joop Swart Masterclass. Collabora abitualmente per vari media, case editirici, agenzie pubblicitarie e istituzioni. Ha realizzato mostre allo Injuve, al Madrid Abierto e a Łódź Fotofestival di Polonia. I suoi progetti personali indagano l’uso della fotografia come chiave di volta per l’introspezione, e in essi utilizza il loro proprio contesto per toccare concetti diversi rapportati alla fragilità dell’esistenza contemporanea. 

«VÍA DE LA CRUZ» 

Sin dall’infanzia, la casa di Via de la Cruz, a Maiorca, era il luogo nel quale la mia famiglia passava le vacanze estive. Era uno spazio, fisico e mentale, che ci permetteva di mettere da parte le preoccupazioni del resto dell’anno e di dedicarci alle cose semplici della vita: prendere il sole, ridere, condividere i pasti, farci il bagno, camminare insieme, riposare… L’estate scorsa dovemmo vendere la casa. Queste immagini sono il frutto dell’ultimo viaggio che feci in quel posto, assieme alle mie sorelle. Lo spazio non era rilevante di per sé, bensì tutti i ricordi che in esso si trovavano: la memoria della mia infanzia, della quale sono erede.

JONÁS BEL (1978, Madrid, Spagna)

Jonás Bel si è laureato in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid) e si è diplomato in Soggetto e Regia di Cinedocumentario all’Istituto del Cine-NIC di Madrid. Ha svolto studi di Fotografia Professionale e Digitale all’EFTI (Madrid). E’ autore e produttore televisivo per trasmissioni sportive e collabora abitualmente per le produzioni Zeppelin TV, Guadiana Produzioni e Vector-3. E’ stato finalista al concorco fotografico di Purificación García 2003. Ha svolto, fra le tante, proiezioni al Sevilla Foto, PHotoEspaña y GetxoPhoto, e mostre all’ARCO 2004, al Matadero Madrid e nella KGalería di Lisbona.

 I suoi progetti personali sono incentrati sul quotidiano, e in essi ricerca, sottoforma di documentario, punti di raccordo tra la fotografia e il video.

«EL PALENTINO»

 La Spagna è piena di bar, nello specifico uno ogni 134 abitanti, il doppio della media dell’Unione Europea. La vita degli spagnoli gira attorno ai bar. C’è sempre un bar nelle vicinanze nel quale mangiare qualcosa, prendere un caffé dopo aver mangiato o un drink durante la notte. Tutte le mattine la gente va a prendere il caffé a El Palentino. Nulla di strano, è una cosa che si fa tutti i giorni in un tipico bar di Madrid. Il posto non racchiude nulla di particolare, ma da anni mi piazzo di fronte a esso allo stesso modo in cui uno scrittore affronta un foglio bianco, vedendolo come una superficie sulla quale riversare le mie inquietudini e proiettare la tematica del lavoro: il tram tram, ciò che solitamente viene omesso nel discorso storiografico documentale, il rumore di fondo.

JORQUERA (1972, Porriño, Pontevedra, Spagna)

Ingegnere Agronomo laureato all’università Politecnica (Madrid), ha lavorato con Luis Asín e nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto per due anni, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (fra tutti, Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola). Ha ottenuto le borse FotoPres 2007 y Ángel de Fotografía 2007. Ha realizzato mostre all’Escaparate di San Pedro (Madrid) e al Festival FotoNoviembre (Tenerife). Nell’anno 2002 lavora sulla Cina e nel 2008 centra il suo progetto nella città di Wuhan. I suoi progetti personali riguardano l’esperienza soggettiva, la notte e il difficile rapporto con universi nell’attimo di scomparire o mutare. Si definisce un editore di progetti impossibili sottoforma di libri unici come Cuaderno Número Cero, Cuaderno de China e Tao.

«METRO DE MADRID»

 Il compito è semplice: fotografare quelli che entrano nella stazione della metro di Legazpi di Madrid. Dallo stesso punto, sulle scale d’entrata, ogni giorno tra le sette e le otto di mattina. E anche registrare i suoni, i loro commenti, i passi che scendono le scale, il clic della macchina fotografica… Con l’intento di unire immagini e suoni in una proiezione.

JUAN MILLÁS (1975, Madrid, Spagna)

Juan Millás si laurea in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid). E’ stato menzionato al Premio KLM Paul Huf 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam. Ha ottenuto una borsa di studio grazie al Fotomuseum di Winterthur (Svizzer) come fotografo partecipe di Plat(t)form 08 e rappresentato dall’agenzia italiana Grazia Neri di Milano. Ha realizzato mostre all’Istituto Valencia d´Art Modern (IVAM), alla Fundación Astroc di Madrid, al Centro Cultural Conde Duque di Madrid, nelle gallerie delle varie sedi della Fnac in Spagna e nella Galleria Oliva Arauna di Madrid. La propria opera è presente nelle collezioni dell’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM), in quelle del Patrimonio Artistico dell’Università Autonoma di Madrid, nella Fondazione dei Trasporti su Rotaia Spagnoli e in altre collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la casualità, ciò che è disordinato e la possibilità di tracciare sentieri di senso attraverso la narrazione fotografica.

EDUARDO NAVE (1976, Valenza, Spagna)

Eduardo Nave ha studiato Fotografia alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto vari premi ed è risultato finalista in altrettanti altri (su tutti, il Premio Fujifilm Euro Press Photo Awards 2004, FotoNoviembre e Purificación García). Ha ricevuto borse di studio dalla Scuola Nazionale di Fotografia di Arles (Francia), dal Collegio Spagnolo a Parigi, dalla Fondazione Marcelino Botín e la Casa di Velázquez. Ha realizzato mostre alle fiere di ARCO, Maco, Rencontres de Arles, Paris Photo, Dfoto (San Sebastián) e Photo London, come pure nell’Istituto Cervantes di Parigi e nel Centro Culturale Conde Duque, a Madrid. La sua opera è presente nella Galleria Estiarte, e fa parte delle collezioni del Ministero della Cultura, della Famiglia Cartier-Bresson, del Congresso dei Deputati, della Fondazione Ordoñéz-Falcón, del Banco di Sabadell e di quelle del Municipio di Madrid, di Tenerife, Alcobendas e di collezioni private.

I propri progetti personali riguardano luoghi dove sono avvenuti eventi rilevanti e la possibilità che gli spazi serbino ricordi di ciò che vi avvenne.

«PENÍNSULA»

 «Attendevo con allegra emozione tutto ciò che avrei potuto trovare o scoprire durante la passeggiata». La passeggiata. Robert Walser.

 «Península» è un viaggio intrapreso da due fotografi, concepito come una lunga passeggiata dal mar Mediterraneo fino all’oceano Atlantico. Il progetto non ha alcuna finalità da un punto vista etnografico o antropologico, né pretende di documentare aspetti della geografia fisica di un territorio. La dimensione che entrambi i fotografi hanno voluto esplorare è l’orizzonte dei fenomeni britannici, di ciò che succede per caso: una forma di casualità le cui leggi ignoriamo, per dirla alla Borges, come l’ultimo dei paesaggi non cartografato. Con tale intenzone sono usciti a passeggiare attraverso la Penisola, per dissolversi e perdersi nell’osservazione degli oggetti, fotografare le cose viste e annotare, sempre (come se questo svelasse l’arcano), la latitudine e la longitudine delle manifestazioni che il caso ha disposto lungo il proprio cammino.

JUAN SANTOS (1968, Cáceres, Spagna)

Laureato in Ingegneria informatica all’Università di Valladolid, Juan Santos ha ricevuto il Premio Culturas 2008 (Premi per il Dialogo Interculturale) dal Ministero della Cultura. E’ stato selezionato per Descubrimientos di  PhotoEspaña 2002 e 2003. Ha pubblicato in El País Semanal, Público e Newsweek. Ha realizzato mostre in festival come FotoNoviembre,  PHotoEspaña e GetxoPhoto, come pure nelle sale del Cuartel del Conde Duque, il Circolo delle Belle Arti e il Canale di Isabella II, a Madrid. Ha anche svolto interventi in strada a partire dalla fotografia («La noche de las palabras», a Gijón, 2005; «Palabras Cruzadas», in PhotoEspaña 2005, a Madrid e «Palabras que guardan abismos», in GetxoPhoto 2007, a Getxo).

I suoi progetti personali riguardano la comunicazione e i segni, e trattano i vari livelli concettuali e le possibilità di lettura delle immagini.

«NATURALEZA MUERTA»

Il paesaggio frapposto: la semplice aggiunta di un’icona così poderosa come una croce nel punto chilometrico segna il tutto in maniera tale che la nostra percezione circa questo spazio naturale cambia immediatamente, producendo un’interruzione nel paesaggio dovuto a un fatto tragico o alla rappresentazione di quest’ultimo.

 

 

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JUAN VALBUENA (1973, Madrid, Spagna)

Laureato in Fisica Teorica alla UAM (Madrid), Juan Valbuena coordina l’iniziativa “Proyecta”, è professore del seminario «La fotografía como proyecto personal» e dirige la casa editrice Phree. E’ stato commissario di mostre della sessione di proiezioni «Naturaleza» (PHotoEspaña 2006) ed editore fotografico del 7° numero della rivista Ojo de Pez. Ha ricevuto il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2001, il premio tedesco Lead Award 2008, la borsa FotoPres della Fundació La Caixa 2001, la borsa  Generación de CajaMadrid 2002, la borsa-soggiorno nella Galleria Atelier di Visu (Marsiglia, Francia) ed è stato nominato per il  World Press Photo Masterclass 2004. Ha realizzato mostre in PHotoEspaña 2008, all’Istituto Cervantes di Madrid e di Beirut, all’Escaparate de San Pedro, nel Centro Culturale della Fondazione La Caixa di Barcelona, nel Museo di Storia di Valenza, nel Festival des Itinéraires de Photographes Voyageurs di Bordeaux e nella Pinacoteca Provinciale di Bari, in Italia.

I suoi personali progetti riguardano il territorio, il viaggio e la memoria e sono contaminati da altre discipline come la stampa, il video e la letteratura.

  «MADRE»

Una (ri)costruzione dell’album familiare dello stesso fotografo che racconta, tra le righe, la storia della Spagna e la storia della fotografia attraverso la vita della madre: l’infanzia in un ambiente rurale; gli sforzi per diventare maestra; l’emigrazione, insieme alla sua nuova famiglia, a Madrid; il lavoro di più di 25 anni in un prestigioso collegio elitario e l’attuale ritorno al paese ogni fine settimana per prendersi cura dei nonni materni.

MATÍAS COSTA (1973, Buenos Aires, Argentina)

Giornalista all’Università Complutense (Madrid),  Matías Costa ha ricevuto il Premio World Press Photo in due occasioni, il Premio Leica Ville di Vevey, il Premio Unicef e il Descubrimientos PHotoEspaña 1998. E’ stato borsista per la Fondation Hachette, la Fundació La Caixa, il Ministero della Cultura e per la Joop Swart Masterclass. Ha fatto parte dell’Agence VU a Parígi e di Panos Pictures a Londres. Collabora abitualmente con: il New York Times, Geo, La Repubblica, Newsweek e Time Magazine. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña, per la Biennale di Mosca, per Visa pour l’Image, per l’Arco e per Rencontres de Arles, come pure per la Leica Gallery, per la Casa Encendida, per il Centro de la Imagen de México e per il Sorlandets Museum, in Norvegia. La propria opera è presente nelle collezioni del Minstero della Cultura, nella Comunità di Madrid, al Rotterdam Photographic Institute, al Museo della Fotografia di Mosca e in collezioni private.

I suoi progetti personali riguardano la ricostruzione personale, in seguito alla perdita e alla ricerca dell’identità della geografia e della storia.

 «EXTRAÑOS»

«Extraños» è un progetto fotografico che documenta l’arrivo dell’immigrazione clandestina in Europa. L’autore ha lavorato a questa serie per quattro anni in Spagna, Italia e Francia, riunendo un ampio materiale fotografico sulle frontiere di tali paesi, dove si producono le tensioni territoriali che conosciamo come il fenomeno dell’immigrazione.

MARTA SOUL (1973, Madrid, Spagna)

Marta Soul ha realizzato studi di Fotografia e Disegno e ha ricevuto premi e menzioni come quelli della Real Sociedad Fotográfica (2003), quello dell’Injuve (2003), quello di Purificación García (2004 e 2006) e quello del Certamen Unicaja de Fotografía (2007). Ha ricevuto borse di studio da: Consejería de las Artes de la Comunidad de Madrid (2005), Obra Social La Caixa FotoPres 07 e Madrid Procesos Redes de AVAM (2007); ha anche ricevuto la borsa di studio creativa di Iniciarte 2008, della Junta de Andalucía. Ha realizzato mostre presso il Canal de Isabel II, il Cuartel del Conde Duque, il Círculo de Bellas Artes e l’Arco, a Madrid, al CaixaForum di Barcellona, al Bienal de Fotonoviembre (Tenerife), al Łódź Fotofestival di Polonia e al Fotomuseum Winterthur (Svizzera). La sua opera è rappresentata dalla Galería Visor de Valencia.

 I suoi progetti personali riflettono sull’interazione tra l’immagine e la realtà, nel senso della loro reciproca influenza, partendo da ruoli consolidati di identità, sessualità e apparenza all’interno della società attuale.

 «NUEVAS FAMILIAS»

 La familia continua a essere il nucleo di base dello sviluppo vitale. Un tema sempre al centro del dibattito politico, a partire dal modello traidizionale di fronte ai cambi che, senza dubbio, avvengono in qualsiasi società in via di sviluppo. In questa serie di foto, si vuole semplicemente documentare la presenza di diversi tipi di famiglie in un quartiere di Madrid, Legazpi, in piena trasformazione urbanistica. Così facendo, troviamo dalla coppia senza figli a quella che ne ha già tre, che è già considerata una famiglia numerosa. La fotografa ha scelto un modo di ritrarli ispirato al ritratto del diciannovesimo secolo, nel quale la famiglia posava in maniera sobria e altiva allontanandosi dalla naturalità, per riflettere una certa rispettabilità e un certo status. Con lievi variazioni che traducono la realtà attuale, come il fatto di posare tutti nelle proprie abitazioni e non in uno studio, o il cambio della posizione della donna, che non compare più necessariamente seduta col bebé in braccio.

 PACO GÓMEZ  (1971, Madrid, Spagna)

Laureato in Ingegneria Civile presso la UPM (Madrid), Paco Gómez ha lavorato per otto anni nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola, fra tutti). Ha ricevuto il Premio CajaMadrid 1999, il Premio Injuve 2001 e il premio al fotografo rivelazione PHotoEspaña 2002 e ha ricevuto una borsa di studio dalla Kafka Society (Praga, 2003). Collabora abitualmente con El País Semanal, Vanity Fair, Rolling Stone, Matador, El Semanal, Calle 20 e Público. Ha realizzato mostre nella Sala Amadis (Madrid), nella Galería Esther Montoriol (Barcelona), al Festival Fotofo (Bratislava), all’AVA Gallery (Madrid) e al Palacio de Sástago (EXPO de Zaragoza 2008). Ha svolto mansioni di commissariato e di disegno espositivo per l’Instituto Cervantes, per il Matadero di Madrid e per la sede dell’UNESCO di Parigi, ecc. Fa parte di AgeFotostock e di PhotoGalería, e la sua opera è presente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la creazione di mondi paralleli attraverso i sogni, la ricerca documentaria e la finzione con parvenza di realtà.

«MARES DE INTERIOR»

Dominare e maneggiare l’acqua è sempre stata una necessità dell’uomo. La Spagna, per via della sua situazione geografica, è un paese arido; all’arrivo delle piogge, l’acqua trattenuta dalle grandi dighe calma la sete. L’imprescindibile lavoro dell’ingegneria civile è associata alla distruzione del paesaggio. Tuttavia genera paesaggi di grande bellezza, preserva zone vergini dall’azione umana e avvicina l’utopia del mare all’interno della Penisola.

TANIT PLANA (1975, Barcellona, Spagna)

Laureata in Comunicazione Audiovisiva all’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona) e menzionata in PHotoEspaña 2006 per Prótesis, miglior libro fotografico, Tanit Plana ha ricevuto anche il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2002, la borsa di studio FotoPres 2001, la borsa di arti plastiche della Ciutat d’Olot 2004 ed è stata nominata al Joop Swart Masterclass 2004. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña 2003, al Festival Terre d’Images 2004 (Biarritz), alla Primavera Fotográfica di Barcellona nel 2002 e nel 2004, e all’interno del Festival Publicitario di Cannes. E’ stata commissario e membro del comitato organizzatore del Festival Scan 2008 (Tarragona). Collabora abitualmente con agenzie pubblicitarie ed è professoressa di Espressione Fotografica al corso di laurea in Pubblicità, dell’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona), al Trinity College (Barcellona) e nel Master in Pubblicità della Escuela Elisava (Barcellona).

 I suoi progetti personali riguardano l’umano, con particolare interesse verso i rapporti familiari e i vincoli e i bisogni affettivi tra le persone.

 «ESPOSAS»

 «Esposas» è un progetto che vuole dare voce all’esperienza femminile del matrimonio. Nasce come risposta a un momento di commozione personale, nel quale l’autrice prende coscienza, attraverso la propria esperienza di vita, che essere una donna sposata non ha niente a che vedere con le fantasie elaborate fino al giorno del matrimonio. Nasce anche la necessità di condividere, attraverso la fotografia, tale inquietudine e di cercare risposte in altre donne con maggiore esperienza rispetto a lei.

L’obiettivo del progetto è di plasmare, con una serie di ritratti, ciò che a livello emozionale si è trasformato nel lasso di tempo tra il giorno del matrimonio e oggi. Per portarlo a compimento, propone a varie donne sposate di svolgere un rituale che ha, come nodo centrale, il vestito da promessa sposa. Egli vede questo indumento come un feticcio nel quale si materializzano tutte le fantasie culturali e personali che hanno (e hanno ereditato) le donne rispetto al matrimonio.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione 16 Febbraio Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 

 



MOSTRA ZOO. FUTURE PERSPECTIVES. IX FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA DI ROMA

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VENERDI 24- DOMENICA 3 ottobre. FOTOGRAFIA

SALA MOSTRE.

Piazza San Pietro in Montorio, 3.

 

L’Accademia di Spagna partecipa, assieme a l’Accademia Americana, l’Accademia di Francia e L’IILA, al Festival Internazionale di Fotografia di Roma con la mostra di  fotografia: “ ZOO”  di  Carlos Albalá & Ignasi López, discorso delle rovine del futuro e la frammentazione.  

“Nelle immagini che ci propongono Carlos Abalá e Ignasi López accade qualcosa di simile nella dimensione statica propria della fotografia. Ci mettono di fronte a delle rovine, però sembra che il tempo che apparteneva a quelle rovine, a quegli spazi, ora non vi corrisponda. Qualcosa non funziona. Non sono rovine veramente antiche come il Partenone o il Colosseo, ma nemmeno sono le false rovine o le rovine ricostruite come il palazzo cretese di Knossos, né le rovine dell’ozio kitsch dei parchi tematici che danno vita  alle civilizzazioni maya o egizie nel Levante spagnolo o a Orlando con antichità di cartapesta.”

                     

 “Osservando queste fotografie abbiamo la sensazione di trovarci di fronte a qualcosa di mostruoso nel senso letterale del termine (mostruoso è tutto ciò che non appartiene al proprio ordine naturale). In effetti sembra che il tempo presente si dovrebbe mostrare con altra naturalezza, che non dovrebbe produrre in modo naturale spazi come questi, spazi deteriorati o distrutti, propri di un tempo passato. Invece sì. Queste fotografie generano una mitologia del presente allo stesso modo in cui le antiche mitologie descrivevano paesaggi e creature impossibili, o la fantascienza di serie B esplorava quei sottomondi dalla prospettiva della finzione letteraria o cinematografica, e affondano nella stessa categoria degli zoo umani che tanto sorprendevano le società del diciannovesimo secolo: la meraviglia esotica, l’uomo a due teste che non può assomigliare ad altro che a sé stesso, la stranezza dell’elemento unico di cui non esiste copia o paragone”

Augustín Fernández Mallo

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE

orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387 

Per saperne di più: 

www.periurbanos.com

periurbanos@gmail.com


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