Just another WordPress.com site

Mostre

El arte de la Construcción en España. Fotografías de Ricardo Santonja

Arte_construccion_flyer2                   

                               Un viaggio di immagini alla scoperta dell’architettura spagnola

Mercoledì 15 gennaio, ore 19, si inaugura la mostra fotografica “El Arte De La Construcción En España” presso la Reale Accademia di Spagna a Roma, Piazza San Pietro in Montorio, 3.

La mostra resterà aperta dal 15 gennaio al 14 febbraio tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19, ingresso libero.

Questo percorso fotografico, che ricostruisce e celebra gli aspetti più interessanti dell’architettura in Spagna, sceglie come prima tappa la capitale italiana per poi proseguire il suo itinerario in diversi paesi d’Europa fino ad arrivare in Asia e Medio Oriente.

La mostra nasce come risultato di un progetto seguito da Ricardo Santonja per più di 10 anni alla Scuola Tecnica Superiore di Architettura di Madrid (ETSAM) dove è professore al dipartimento di  Ideazione Grafica. Questo studio, partendo dalla potenzialità della fotografia a diffondere l’architettura, ha lo scopo di costruire una propria identità di disciplina che ha come oggetto una immagine individuale non sovrapposta, ma affiancata all’opera stessa.

Siamo di fronte alla creazione di una nuova poetica visuale che, grazie al movimento della camera, si sviluppa in un’astrazione pseudo pittorica delle immagini (poemi luce).

Uno straordinario fenomeno di comunicazione artistica, capace di evocare emozioni nello spettatore e di avvicinarlo con maggiore sensibilità all’architettura d’avanguardia realizzata in Spagna dai più prestigiosi architetti, spagnoli e stranieri.

Per parlare di questi temi saranno presenti, oltre a Ricardo Santonja e Alberto Cubas, anche l’Arch. Luis Agustín (Architetto e Direttore del Dipartimento di Ideazione Grafica all’Università di Zaragoza) l’Arch. Aurelio Vallespin (Architetto e professore dell’Università di Zaragoza),  l’Arch. Alvaro Planchuelo e Pedro de la Peña (Architetto conservatore dell’Università Complutense di Madrid).


ESTACIÓN XV. STATION 15. MOSTRA FINALE ARTISTI E RICERCATORI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA 2012-2013

DAL 17 GIUGNO AL 28 LUGLIO

INAUGURAZIONE 17 GIUGNO E DOPO FESTA PRESSO I GIARDINI DELL’ACCADEMIA

e presentazione del libro:

GUÍA PSICOGEOGRÁFICA DE ROMA: DIECISÉIS MAPAS PARA PERDERSE

(Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe ove perdersi)

Anteprima stampa e incontro con gli artisti, 17 giugno dalle ore 11,30

 

INVITO MOSTRA BORSISTI

 

 

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione spagnolo e la Reale Accademia di Spagna in Roma presentano la mostra ESTACIÓN XV- STAZIONE XV. Diciassette artisti e ricercatori spagnoli, uno scrittore argentino e un incisore italiano sono i protagonisti del complesso monumentale di San Pietro in Montorio, Convento, Chiesa, Tempietto del Bramante ed Edificio della Reale Accademia di Spagna. Un grande laboratorio di ricerca artistica nel quale si potranno scoprire le soggettive, spertimentali, personalissime, sorprendenti e meticolose reinterpretazioni della città di Roma.

 La Reale Accademia di Spagna in Roma, fondata nel 1873, ha sede in uno dei luoghi più belli della città eterna, San Pietro in Montorio sul colle del Gianicolo. Il panorama dell’antica Roma è da qui straordinario. La Reale Accademia di Spagna racchiude ricchissimi tesori d’arte e, in particolare, il Tempietto del Bramante è edificato nello stesso punto dove la tradizione indica il martirio dell’apostolo Pietro, crocifisso a testa in giù per sua stessa volontà.

Un luogo così pregnante di storia diviene, chiaramente, oggetto di ispirazione per gli artisti e i ricercatori che tutti gli anni risiedono in Accademia e qui, a giugno, presentano i loro lavori finali.

L’inaugurazione, aperta al pubblico dalle ore 20,30, vedrà in particolare due artisti misurarsi con il complesso monumentale spagnolo in Roma, utilizzato quale luogo d’espressione per le loro opere. Così è per Julio Falagàn, la cui opera “Croce Capovolta” illumina una delle finestre dell’Accademia, una croce rossa a testa in giù ricorda l’episodio della crocifissione di San Pietro. Così è per Giuseppe Vigolo: Roma, che fu tragicamente teatro di guerra, diviene oggetto d’ispirazione per l’artista italiano che proporrà alle ore 20,30 una performance davvero straordinaria “Dark Shades (Ombre di guerra)”, nella quale ombre in movimento di elicotteri, aerei di combattimento e soldati verranno proiettate sulla facciata della Reale Accademia. Vigolo, pur rifacendosi alla memoria, pone l’accento sul rapporto quotidiano con la guerra che, in ogni momento, incombe dagli schermi televisivi da quegli angoli del mondo dove ancora vivono forti conflitti. Dunque una guerra che scuote le coscienze anche se non vissuta direttamente, una denuncia in chiave artistica di come queste “ombre nere, o ombre di guerra” sono sempre vive e attive.

 

Nelle sale espositive il percorso di tutti gli artisti e ricercatori dell’anno 2012/2013: Agustín Cócola Gant, Juan Agustín Mancebo Roca,  ,  Alejandro Genés, Miguel Cuba Taboada, José Noguero, José Luis Corazón Ardura, Begoña Zubero, Ana María Mogollón Naranjo, Cecilia Ardanaz Ruiz, Enrique Martínez Lombó, Julio Falagán, María Trénor, Marisa Brugarolas, Miguel Ángel Tornero, Oriol Saladrigues Brunet, Tamara Arroyo, Carlos Contreras Elvira. La serata inaugurale vedrà inoltre nel chiostro dell’Accademia una performance di danza integrata, con la coreografia di Marisa Brugarolas.

Evento di ulteriore interesse è la presentazione del libro Guía Psicogeográfica de Roma: dieciséis mapas para perderse (Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe per  perdersi), in questa speciale pubblicazione gli artisti e i ricercatori mettono a disposizione del lettore una forma alternativa per scoprire Roma attraverso le loro personalissime esperienze. Il lettore, ad esempio, potrà vivere per mano di un artista la ricostruzione dell’incontro fra i suoi genitori negli anni ’60. Oppure ritrovarsi in alcuni luoghi con gli occhi chiusi immerso solo nelle note di un musicista nella città rumorosa per eccellenza; potrà addentrarsi nei luoghi dell’arte contemporanea seguendo però un percorso di negozi fittizi. Potrà vivere tutti e sedici tour accompagnato dall’App che riproduce gli archivi multimediali corrispondenti ad ogni itinerario.

Estaciòn XV, Stazione XV, è la mostra che pone l’accento su una inesistente stazione della Via Crucis, una “fermata” in San Pietro in Montorio. Ma potrebbe essere anche il nome di una immaginaria stazione spaziale su Roma, in cui artisti e ricercatori fluttuano nell’orbita di una ricerca estetica che, oggi, si contestualizza nella drammaticità della crisi economica europea cui sono coinvolte anche Spagna e Italia. Crisi che, purtroppo, coinvolge duramente anche il mondo dell’arte e della cultura.


SETTIMANA PARAGUAYANA

 

invito_paraguay copia

Dal 27 al 31 maggio l’Ambasciata della Repubblica del Paraguay presso la Santa Sede organizza “La Settimana Paraguayana. Il paradiso in Paraguay: le Missioni Gesuite del Paraguay. La Città di Dio nella Città Terrena. La Terra senza male”, con il patrocinio della Pontificia Accademia per l’America Latina, la Reale Accademia di Spagna e il Meeting di Rimini. Con il contributo speciale di: Reason that, Oracle, Centro culturale di Roma, Instituto Tomás Moro de la Universidad Católica de Asunción.

 

In questo contesto verrà esposta la mostra: “Le riduzioni gesuite del Paraguay: un’affascinante avventura che dura nel tempo”, presentata per la prima volta al Meeting nel 2009.

 

Un calendario ricco di eventi che vedrà la partecipazione di grandi personalità.

 

Rimini, 16 maggio 2013 – «Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di contribuire all’organizzazione di questo importante evento culturale con la mostra dedicata alle Riduzioni del Paraguay, presentata per la prima volta al Meeting nel 2009. Un’esperienza, quella descritta dalla Mostra, che si sviluppa in uno spazio di circa 150 anni, dalla fine del 1500 alla metà del 1700, con una storia ricchissima, in cui la vita di persone famose, dalla vita avventurosa (si pensi al padre Antonio Ruiz de Montoya o al padre Antonio Sepp, definito “il genio delle riduzioni”) si intreccia a quella di umili indios guaranì.

Proprio da questo incontro tra gli indios guaranì e il cristianesimo vissuto nella sua interezza, è nata un’esperienza assolutamente unica, originale, diversa. Un’esperienza che solo il cristianesimo poteva originare”. Come ha scritto padre Aleksandr Men, sacerdote ortodosso, assassinato nel 1990: “Il punto di forza del cristianesimo consiste proprio nel non negare nulla, nell’affermazione, nell’ampiezza, nella pienezza d’orizzonte che afferma tutto”. Così i padri gesuiti, giunti dall’Europa desiderando la gloria di Cristo, come recita il loro motto: “Ad maiorem Dei gloriam”, sono stati capaci di creare, nell’incontro con gli indios guaraníes, nomadi alla ricerca della “Tierra sin mal”, la terra senza male, una realtà sociale, economica, civile che ancora oggi desta stupore». 

Così la Presidente della Fondazione Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, Emilia Guarnieri, presenta l’iniziativa della Settimana Paraguayana.

 

L’inaugurazione della mostra Le riduzioni gesuite del Paraguay: un’affascinante avventura che dura nel tempo, sarà l’apertura di una settimana ricca di eventi nel contesto della Reale Accademia di Spagna a Roma. Un evento organizzato in occasione dell’Anno della fede, del Bicentenario della proclamazione della Repubblica del Paraguay, del 25° anniversario della Canonizzazione di San Roque González de Santa Cruz e il 25° anniversario della visita di Beato Giovanni Paolo II. La mostra racconta dei padri gesuiti che, giunti dall’Europa desiderando la gloria di Cristo, sono stati capaci di creare, nell’incontro con gli indios guaraníes, nomadi alla ricerca della terra senza male, una realtà sociale, economica, civile che ancora oggi desta stupore.

 

Il calendario degli eventi prevede:

 

Lunedì 27 maggio dalle ore 18 Apertura con discorso inaugurale di Cardinale Marc Ouellet, Prefetto Congregazione dei Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.

A seguire si terrà una conferenza sulle missioni Gesuite in Paraguay presentata da Padre Aldo Trento della Fondazione San Raffaele di Asunciòn in Paraguay.

 

In seguito momento musicale di arpa paraguayana con la arpista Daniela Lorenz e inaugurazione della mostra.

 

Martedì 28 maggio ore 18.00

Presentazione di Guzmán Carriquiry, Segretario Pontificia Commissione per l’America Latina. Conferenza di Padre Fidel González, Professore di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana e Pontificia Università Urbaniana, sulla figura di San Roque González de Santa Cruz, primo santo paraguayano.

 

Giovedì 30 maggio ore 18.00

Spettacolo teatrale “José Gaspar. La soledad del Poder”, di Hernan Jaeggi. Una riflessione sul potere umano basata sulla vita dell’avvocato paraguayano José Gaspar Rodriguez de Francia, Dittatore Perpetuo della Repubblica del Paraguay.

 

Tutti gli eventi saranno realizzati nella cornice della Reale Accademia di Spagna a Roma in Piazza San Pietro in Montorio 3. La mostra sarà aperta al pubblico da lunedì 27 a venerdì 31 maggio 2013 dalle 10.00 alle 21.00. Entrata libera e gratuita.

 SCARICA IL PROGRAMMA: semana paraguay

 

Dove e quando:

Sala Mostre, chiostro e sala conferenze

Accademia Reale di Spagna a Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3. 00153 Roma

 

Inaugurazione 27 maggio dalle ore 18

Mostra dal 27 al 31 maggio

Orario mostra:

 tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19

Ingresso Libero.

 

www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


GRAN KAN* RACCONTI D’ARTISTA PER VIAGGIATORI

Mostra dal 15 al 23 maggio

INAUGURAZIONE 15 MAGGIO ORE 21.

IN SEGUITO DRINK + MUSICA

invito_GK_8 aprile

A cura di Federica Forti – in collaborazione con qwatz (residenza per artisti a Roma), con il sostegno della Embajada de España en Italia e dell’associazione culturale Ars Gratia Artis – il progetto propone un dialogo tra le sale ottocentesche della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e tre artisti contemporanei messi a confronto sul tema del viaggio.

Ispirato al dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan*, che intramezza i racconti de Le città invisibili di Italo Calvino, il fulcro del progetto fa perno sulle città di Roma, Venezia e Firenze, principali mete del Grand Tour, colte nelle soggettive visioni di tre artisti contemporanei. Nati da un progetto di residenza svolta proprio in questi tre luoghi, i tre video di Chapela, Sala e Varela dialogano con i temi e le scelte stilistiche dei tre quadri di Cremona, Induno e Fragiacomo esposti nella collezione permanente del museo, realizzando una riflessione puntuale sul senso del viaggio culturale contemporaneo.

La tela di Tranquillo Cremona, Marco Polo davanti al Gran Khan dei Tartari del 1863 (sala 6), dialoga con l’opera Fake! di Pelayo Varela in cui l’artista spagnolo riflette sulla comunità cinese che risiede nella periferia di Firenze. Pietro Fragiacomo con Squeri a san Baseggio del 1886 (sala 4) è associato a Venezia di Emilio Chapela, un lavoro dell’artista messicano sull’immagine di Venezia consumata in modo bulimico dal turismo di massa. Infine La Trasteverina uccisa da una bomba del 1850 di Gerolamo Induno (sala 5) viene associata al video Poetica de la fuga dello spagnolo Avelino Sala, una riflessione sulla guerra vista ora in chiave risorgimentale ora in chiave antifascista attraverso la città di Roma.

 Dal 15 al 23 maggio la Real Academia de España en Roma, dove Avelino Sala nel 2010 e Pelayo Varela nel 2011 sono stati borsisti, ospita altri lavori complementari dei tre artisti contemporanei in mostra alla GNAM.
INFO
Gran Kan*
a cura di Federica Forti in collaborazione con qwatz

Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
15 maggio | 23 giugno 2013
Opening mercoledì 15 maggio ore 17.00

Real Academia de España en Roma
15 | 23 maggio 2013
Opening mercoledì 15 maggio ore 21.00

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
coordinamento interno Linda Sorrenti
sede
viale delle Belle Arti,131
ingresso per diversamente abili: via Gramsci, 73
orari di apertura:
martedì – domenica 8.30 -19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45)
biglietteria:
+ 39 0632298221
www.gnam.beniculturali.it
Ufficio Stampa Gnam
+39 0632298328
s-gnam.uffstampa@beniculturali.it
Real Academia de España en Roma
Sala Mostre
Accademia Reale di Spagna a Roma.
Piazza San Pietro in Montorio 3. 00153 Roma
Ingresso Libero.
Orario: tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19
tel.
(0039) 06 58332721 /22
Fax
(0039) 06 5818049

GLI ARTISTI IN MOSTRA:

Emilio Chapela

Città del Messico (1978. Vive a lavora tra Berlino, Città del Messico e New York

http://www.emiliochapela.com

Artista dalla formazione legata alle scienze matematiche e alle scienze della comunicazione, Chapela lega la sua ricerca artistica allo studio dei sistemi di comunicazione contemporanei, dai criteri legati al mondo della pubblicità al mezzo Internet relativo ai sistemi ed ai meccanismi di fruizione dello stesso. Da queste premesse trae risultati di studio che archivia in video, libri o quadri. Tra le mostre recenti dell’artista si segnalano le personali nel 2012 “Ein Ungerhueurliches Beispiel von Sozialismus” a Berlino presso V.F.K.U. Rosa-Luxemburg-Platz, “No me dispares, dispara al mensajero” presso Zacatecas in México e “La Guerra de las Termitas” alla galleria 11×7 di Buenos Aires in Argentina. Del 2011 la mostra “A measure for some things” presso Henrique Faria Fine Arts di new York e “Ask Google” presso la Saw Gallery di Ottawa, in Canada. Del 2010 “Made in Italy” la mostra prima mostra personale italiana presso la galleria Galica di Milano. Del 2008 il progetto “According to Google” esposto presso la galleria EDS GALERIA a Città del Mexico. Nel 2010 l’artista ha viaggiato tra Berlino e Venezia per motivi di studio e ricerca e da quella residenza è nato il progetto “Badauds vénitiens” che è stato ultimato nel 2013. Tra le residenze dell’artista si segnala la sua presenza presso l’ISCP International Student Curatorial Program di New York nel 2007.

Emilio Chapela è un artista che lavora sulla natura dei media e l’effetto di questi sulla società. Una formazione in scienze matematiche ed in comunicazione influenzano la sua ricerca artistica incentrata sul mezzo Internet monitorato dall’artista come universo da cui trarre enciclopedie inconsapevoli del fruitore date dalla somma dei criteri di ricerca del singolo utente che diventa summa di criteri comuni di ricerca. Il lavoro del 2008 According to Google è composto da quaranta volumi enciclopedici con immagini estratte da Internet attraverso il motore di ricerca Google. Ogni volume afferisce ad un concetto come “bellezza”, “capitalismo” o “arte” e sfogliandolo è possibile ripercorrere le immagini più ricorrenti date dalla quantità di visualizzazione effettuate dai fruitori. Seguendo lo stesso criterio Chapela ha realizzato il video Badauds vénitiens realizzato a seguito di un soggiorno in città, ma utilizzando esclusivamente immagini estratte da Google-immagini che ci restituiscono un’idea tangibile della città come meta di un turismo bulimico e cieco rispetto alla ricerca dei dettagli che ancora conservano l’identità della città lagunare. Venezia città cartolina per eccellenza, città unica al mondo in cui turisti da tutte le parti confluiscono per trovare ciò che già conoscevano prima di mettersi in viaggio: la laguna, piazza San Marco, il Ponte di Rialto e le altre icone storico artistiche della città.

Avelino Sala

Gijon (1972). Vive e lavora tra Barcellona e New York

http://www.avelinosala.es

Attivo anche come curatore e critico d’arte impegnato nello studio della realtà contemporanea colta tra memorie del passato e contingenze politiche ed economiche del presente, Avelino Sala si forma come storico dell’arte e parallelamente sviluppa la sua ricerca artistica avvalendosi principalmente del linguaggio legato al video e al disegno. Il lavoro di Avelino Sala è stato recentemente presentato in mostre come “Funeral Pyre” nel 2012 presso il museo Matadero di Madrid e “Distopia: RIGHT NOW!” presso il Museo del Marmo di Carrara, “Cacotopia” nel 2011 presso il Centre Dart Le Lait Grahulet in Francia, “Block House” alla Galeria Raquel Ponce di Madrid (2011), “Patria o muerte!” presso la Real Academia de España en Roma (2010). Ha partecipato alla X Bienal de la Habana e alla Bienal de Praga nel 2008. Attualmente prepara la mostra GRAN KAN presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e l’Accademia di Spagna a Roma; inoltre l’artista è stato recentemente invitato alla Trienal de Alentejo in Portogallo e alla XI Bienal del la Habana. Tra le sue prossime mostre si segnalano i progetti presso le gallerie Ethan Cohen e White Box di New York, il National Center for Contemporary Arts de Moscú NCCA (2013), incentrato sulla sua produzione video e quella presso il Museo de Pumapungo de Cuenca, in Ecuador. Tra le residenze si segnalano nel 2010 il soggiorno di studio presso l’Accademia di Spagna a Roma dove ha realizzato anche il progetto “Poetica de la fuga” e nel 2011 presso il La Lait space di Toulouse in Francia. La prossima residenza di Avelino Sala si terrà presso l’istituzione I.S.C.P, International Student Curatorial Program di New York.

Il lavoro di Avelino Sala (1972, Gijon, vive e lavora tra New York e Barcellona) è ambientato nel comune di Fara Sabina, nella provincia di Rieti, a nord di Roma. Prodotto site specific nel 2010 per la rassegna Venti Eventi durante la residenza dell’artista come borsista presso la Real Academia de España en Roma. Questa zona, toccata nel 1867 dalla Campagna garibaldina dell’Agro Romano per la liberazione di Roma, fu anche lo stesso luogo da cui passarono le truppe fasciste in ritirata verso nord dopo l’arrivo degli Alleati ed il poeta Ezra Pound in fuga dalla capitale. E’ all’episodio fascista che si riferisce il lavoro di Avelino Sala. Uno degli inni suonati durante la marcia su Roma è stato riscritto per essere suonato dalla fine all’inizio – al contrario- e sottolinea l’inutilità della guerra colta nel momento della fuga. La composizione classica di questa inquadratura fissa acquista un valore sospeso nel tempo, assoluto e l’immagine bucolica della ragazza che suona seduta tra gli ulivi, elegante e innocente, ricorda alcune figure allegoriche di sapore iconografico rinascimentale.

Pelayo Varela

Oviedo (1969. Vive e lavora tra Madrid e Xàbia).

http://www.pelayovarela.es

Attivo come artista dal 1985, Pelayo Varela crea nel 1995 il Centro d’Arte “Ego”, un progetto che trasforma un mobile ad ante in un luogo deputato all’esposizione itinerante di opere d’arte contemporanea di vari artisti. “Ego” è stato presentato in spazi come il Blue Art Space di San Antonio (USA), il Museo de Bellas Artes di Oviedo e Cruce a Madrid. Il lavoro di Varela è stato presentato in diverse esposizioni internazionali in Spagna, Francia, Portogallo, Regno Unito, Italia, Messico, Ecuador e Australia. Nel 2003 ha ricevuto il “Premio Caja Madrid Generación 2003″. Durante il 2010 l’artista ha soggiornato a Firenze dove ha avuto origine il progetto “Fake!. Tra le residenze nelle quali è stato invitato si segnalano MediaLab a Madrid e la Real Academia de España en Roma. Attualmente sta preparando alcune mostre tra cui si segnalano GRAN KAN presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e l’Accademia di Spagna a Roma, oltre alle mostre presso la Fundación Tàpies di Barcellona ed il White Box di NY.

Il primo nucleo del video di Pelayo Varela (Oviedo 1969, vive e lavora a Madrid) è nato nel 2010 a Firenze, in piazza Duomo, dove tra i venditori ambulanti, ve ne sono alcuni, cinesi che realizzano scritte per i turisti mutuate dalla grafica degli ideogrammi rivisitata in forme figurative di tipo zoomorfo e vegetale. Si tratta di uno dei casi in cui un’antica tradizione, come quella della grafia per la cultura cinese, viene piegata a necessità commerciali. Ciò contro cui si è battuto l’artista cinese Ai Weiwei, l’impoverimento della cultura cinese, in quest’opera evidenzia la contraddizione tra l’iperbolico mito dell’artista contemporaneo come icona indiscussa e universalmente condivisa da leggi di mercato che conciliano le differenze culturali tra Oriente e Occidente. L’artista ha chiesto a uno di questi venditori di scrivere per lui i nomi di alcuni dei più influenti artisti occidentali secondo la statistica di Artfact: Beuys, Bourgeois, Nauman, Lewitt, Picasso, Ruscha, Sherman, Warhol. Fake! È una riflessione sul mercato dell’arte contemporanea, ma anche l’incontro tra arte e artigianato alla luce di un mondo globalizzato.

Federica Forti collabora con le principali testate di settore, come Exibart (dal 2009 al 2011) e Artribune (dal 2011 ad oggi), con recensioni di rassegne e fiere d’arte italiane e internazionali. Dopo la laurea in Museologia presso l’Università di Lettere e Filosofia di Firenze nel 2006, approfondisce i suoi studi sull’arte spagnola e latino-americana presso la Universidad de Arte di Siviglia e nel 2009 consegue la specializzazione in Museologia. Attualmente lavora come curatrice tra Roma e Carrara dove si occupa del programma DATABASE


Immagine

MOSTRA ISLEART

ISLEART DAL 3 APRILE AL 8 MAGGIO

INGRESSO LIBERO

INAUGURAZIONE 3 APRILE ORE 19

invitació electr def

A cura di Gudi Moragues

 Promossa da Institut d’Estudis Baleàrics

Organizzata da  Institut d’Estudis Baleàrics e Real Academia de España en Roma.

 

La mostra ISLEART- ILLART vuole mostrare l’influenza della natura i dell’ambiente sulla creazione. I linguaggi utilizzati dagli artisti che la compongono evidenziano discorsi individuali sensitivi e divergenti, pero che, in modo innegabile, entrano in relazione con l’ambiente, la materia e la luce, costruendo processi interni in cui implicano la loro potente e a volte rigorosa iconografia personale. È in questo modo che artisti come Erwin Bechtold, Ñaco Fabré, Robert Ferrer i Martorell, Pep Llambías e Guillem Nadal –nati o particolarmente vincolati alle Isole Baleari– rispondono al progetto di questa mostra.
Tutti, nel trascorso delle loro traiettorie creative, hanno sviluppato tematiche e concetti sia personali sia radicati nella nostra realtà culturale, rendendo palesi le loro impronte significativamente rilevanti nell’ambito della plastica contemporanea.
Le Isole Baleari possiedono un marcato carattere di micro-mondo, considerato che l’isolano, forzato a un’autarchia relativa, ha sempre cercato di trovare in ognuna delle isole che compongono l’arcipelago le risorse necessarie per crearvi un piccolo universo proprio. È importante sottolineare il numeroso gruppo di notevoli artisti che, soprattutto durante il XX secolo, decisero di ormeggiare su queste isole che si schiudono in mezzo al mare luminoso, culla del Mediterraneo, portando a termine creazioni e linguaggi d’una magnificenza e personalità assolute.
Spesso le Isole Baleari sono state viste come il paradiso della pintura grazie alle straordinarie condizioni che vi propiziano la creatività. Durante il primo terzo del XX secolo, la sua proiezione internazionale e il trionfo di nuove correnti plastiche accentuarono ancora di più questo carattere.

Gli artisti venuti da altri cantoni che prestarono attenzione alla chiamata di queste nuove tendenze scoprirono le possibilità che offriva il paesaggio mediterraneo, che permetteva la sintesi di una scenografia nella quale si potevano combinare la misura dei classici e il colore dionisiaco di questo microcosmo, e non esitarono a radicarvisi, dando vita a una nutrita comunità pittorica che impulsò il fruttifero e rivoluzionario movimento culturale dell’epoca.
Una delle chiavi del suo innegabile fascino è l’aspetto di mosaico che palesa il nostro paesaggio. Un ambiente cantato e raccontato da artisti e poeti che, durante ogni tempo, si sono sentiti soggiogati dalla sua luce differente e mutevole che li ha stimolati e incitati fino a plasmare e codificare i suoi vibranti effetti e affetti.
Erwin Bechtold (Colonia, 1925) è uno dei veri artisti della plastica contemporanea grazie al suo contributo al mondo delle arti e alla sua grande capacità creativa, oltre che per la proiezione dei suoi lavori a livello internazionale.
La biografia spiega come inizialmente la sua traiettoria fu marcata dalla tradizione familiare, come figlio e pronipote di grandi impresari, pero la sua inquietudine creativa gli indicò successivamente nuovi traguardi da raggiungere. A Parigi continuerà la sua evoluzione artistica, dove lavorerà con Fernand Léger. Nel 1954 visiterà Ibiza, dopo essere passato per Barcellona, dove entrerà in contatto con il Gruppo Dau al Set, e per Madrid, dove entrerà in relazione con i componenti di El Paso. Tornerà in Germania, però nel 1958 s’insedierà definitivamente nell’isola bianca, senza interrompere mai i contatti con il mondo dell’arte internazionale; questa circostanza gli ha permesso d’instaurare, a partire dal proprio spazio fatto di pace, un dialogo perseverante con le tendenze più avanguardiste. Poco dopo il suo arrivo a Ibiza, formerà parte del Gruppo 59, in una delle epoche più algide della storia culturale e artistica della più grande delle isole Pitiuse.
Le opere di Bechtold corrispondenti alla tappa informalista (1957-1961) segnano i caratteri importanti della sua evoluzione creativa –vincolata alla prolungata permanenza a Berlino – e riflettono la sua grande personalità ed estrema sensibilità.
Il suo è un esercizio di poetica personale, nel quale l’artista si batte nel confronto. Utilizza il colore, le trame e lo spazio con deliberata arbitrarietà. Il suo linguaggio ponderato ed individualista incita, indica, offre, suggerisce…, dove la forma trova la perfetta ubiquità. Con sobrietà e saggezza divide gli spazi, marca i contrasti, definisce gli equilibri, assembla le superfici e sfuma la luce fino a reinventarla.

Ñaco Fabré (Palma, 1965) è uno dei nostri artisti di più solida traiettoria professionale e, per meriti propri, accademico della Reial Acadèmia de Belles Arts di Sant Sebastià di Palma. Nella pura astrazione lirica, l’insieme della sua opera incide nel sottile linguaggio di gesti e calligrafie, così come nella riflessiva preoccupazione per preservare il paesaggio e la natura. Della sua traiettoria, bisogna evidenziare la maniera e la forma, il concetto preclaro e la straordinaria cadenza del ritmo pittorico, così come la capacità di sopprimere tutto ciò che potrebbe risultare superfluo; questo metodo sintetico gli garantisce la lodevole fedeltà al proprio lavoro. Le sue creazioni sono esercizi codificati dalla memoria, sui quali disegna echi di vivenze per poter assumere con la sua personale nomina la sfocata complessità universale.
Lo sviluppo delle opere di Ñaco Fabré è il calcolo della contestualizzazione d’un linguaggio stabilito mediante un compatto ideogramma. Così, la sua ideologia fa riferimento a un organigramma composto dall’assemblaggio d’elementi stimolanti e attitudini cognitive che costituiscono le basi della sua rilevante essenza umanista.

Robert Ferrer i Martorell (Valencia, 1979). Se consideriamo la traiettoria di Robert Ferrer i Martorell, possiamo notare come la luce e il suo trattamento hanno rappresentato sempre un fattore essenziale per lo sviluppo della sua inquietudine creativa, prodotta a partire dal punto di vista dell’astrazione e delle tendenze minimaliste. Nei suoi piani, fecondati da un lavoro coerente e costruito con un metodo concettualmente specifico, prende in considerazione le relazioni delle idee tra di loro, così come la capacità di entrare in connessione con altre o di rifiutare certi tipi di unioni. In questo modo, l’artista realizza un’opera fatta di centri e di cerchi, di sfere e di spazi giratori, d’orbite e d’energia e, in modo particolare, di concentrata e potente luminosità.
In un mondo in cui trionfa la rapidità, Robert Ferrer i Martorell indaga accuratamente le azioni davvero importanti per l’essere umano, e si assicura che le emozioni, la luce e i suoni interni affiorino all’esterno. Così, esplora i cammini dell’immaginazione razionale, tesi tra il lirismo e la potenza vitale. Robert Ferrer i Martorell possiede la predisposizione e la virtù efficace di modellare o di produrre un effetto. Pensa, codifica, e alla fine distribuisce, in forma tanto radicale quanto amorosa, lo spazio nel quale installare migliaia di scintille catalizzatrici di luci e ombre. Il suo alfabeto è purista, di liturgia misteriosa e sensitiva, modulato da silenti spazi di tempo nei quali oscillano forme senza peso nate dalla realtà che, lanciate in forma geometrica, proporzionano un universo poeticamente astratto.
Luce plastica, luce reale, la luce sulla luce… in definitiva, luce che inonda il nostro mondo così spesso oscuro, non tanto in sé stesso quanto dentro di noi. Luce e colore, vita e atmosfera; chiarezza compositiva e criptografia formale… si fondono in un tutto magico.

Guillem Nadal_ illes V ed5_2009          erxin bechtold_Volumen rot_ 2008

Pep Llambías (Alaró, 1954). Durante il trascorso degli anni, Pep Llambías ha materializzato un discorso analitico e razionale nel quale prendono forma la più oggettiva, e allo stesso tempo, soggettiva di tutte le forme della realtà: il linguaggio, con un tacito omaggio alla sua struttura, visto che si tratta del fattore che determina il modo di pensare della comunità dei parlanti e che definisce il modo di percepire questa realtà e di interagirvi.
Le sue creazioni non sono una mera cronaca di fatti preteriti; anzi al contrario, l’artista costruisce costantemente un modello vitale e la sua evoluzione depurativa, quasi ascetica, palesa una crescita personale sommamente rappresentativa. Utilizza l’abecedario per formulare un linguaggio proprio, e dalla A alla Z, incide sull’inizio e sul finale cosmici dell’essere umano, cavallo di battaglia di tutta l’umanità.
Disegna con precisione il concetto. Grandi teste di agnelli silenziosi, muti osservatori di un mondo estraneo; superlative e bellissime rose, con cuori di neon; diafane superfici, dove il taglierino ha reciso parole dall’anima; tronchi d’alberi che, come se fossero una colonna vertebrale, sorreggono il peso emozionale, coronati da parole di contenuto simbolico.
In modo sensibilmente studiato, Pep Llambías crea una ferma scuderia di poesie visuali, e mette in scena le immagini di una narrativa assolutamente lirica nella quale intervengono due elementi fondamentali: la natura e il sentimento che, insieme alla parola, sono i motivi dei suoi codici, di quei codici processati durante anni di coerente bagaglio creativo, sottomesso a una tenace e costante indagine.

Guillem Nadal (Sant Llorenç, 1957). Ognuna delle attente manifestazioni plastiche dell’estensa traiettoria professionale di Guillem Nadal conferma il suo interessante contributo al mondo dell’arte. Nel suo lavoro, domina un teorema essenziale formato dal rigore pittorico e dal discorso intorno al viaggio individuale che realizza l’essere umano, di fronte ai principi fondamentali d’ordine e caos, materia e spirito, principio e finale… nell’incessante ricerca del proprio posto in un territorio sempre sconosciuto. Attraverso le sedimentate estensioni monocromatiche che esprimono il viscerale gesto dell’azione, Guillem Nadal racconta il suo paesaggio di mappe, terre, acque, cammini, traversate, o isole. Queste isole amate e nello stesso tempo dolorose, pietra di paragone a cui sempre ritorna l’isolano. Le isole di Guillem Nadal non sono geografiche, non si trovano negli oceani né nell’immaginazione, ma sono il soggetto di quei desiderati nuovi mondi in cui trovare spazi di serenità.
Mappe tracciate nella storia delle memorie sorgono dalle superfici dissodate. La preoccupazione per l’uomo e la terra è il messaggio che l’artista ci ha trasmesso attraverso la sua coerente traiettoria creativa. Chiostri, incognite, memorie, fossili, organismi in via di sviluppo, o processi di fattore ambientale, operativi o meno, secondo la loro incidenza, sugli esseri vivi. Questi fattori, che possono essere mutevoli e vengono rappresentati con diversa intensità nello spazio e nel tempo, sono l’interessante esercizio introspettivo dell’opera in cui riscontriamo una radicata espressione del sentimento.

naco fabre_ sin titulo 2011pep llambias_vida 2011Robert ferrer Martorell_ seri estacions 2010

Gli artisti che compongono IsleART approfondiscono, in modo rigoroso, nei campi dei moderni sistemi creativi e analitici delle relazioni. Guidano la pura manifestazione luminosa verso l’interiorizzazione visuale e il loro lavoro ci rimanda alla massima di Russell: “Ogni volta che qualcuno sentiva il desiderio d’intossicarsi celestialmente ricorreva alla musica. Però il colore e l’arte sono capaci tanto quanto la musica di procurare le maggiori estasi e piaceri”.


AUGUSTE RODIN. L’INFERNO DI DANTE

MOSTRA

DAL 29 GENNAIO AL 4 MARZO.

INAUGURAZIONE 29 GENNAIO ORE 19. INGRESSO LIBERO

Invito_mostra Auguste Rodin

La Real Academia de España a Roma  (Piazza San Pietro in Montorio, 3) inaugura il 29 gennaio nelle proprie sale la mostra dello scultore francese “Auguste Rodin. L’inferno di Dante”.

L’esposizione presenta l’importante opera grafica, quasi sconosciuta, dello scultore Auguste Rodin (1840- 1917), che fu stampata nel 1897 dalla Maison Goupil, pioniere  delle nuove tecniche di riproduzione dell’ immagine e della diffusione delle opere artistiche. Questa mostra ha un interesse doppio non solo perche ci permette di ammirare lo straordinario potenziale grafico dell’opera di Rodin, bensì anche l’inizio delle nuove forme di democratizzare l’arte attraverso la moltiplicazione e commercializzazione intrapresa dalla Goupil and Cia con un ampio e diversificato programma editoriale.

Questo “monumento alla bibliofilia” fu anche denominato l’album Fenaille, in quanto ottenne il patrocinio di Maurice Fenaille, membro dell’Academie des beaux-arts di Francia, nonché grande collezionista e mecenate. Grazie a Lui, possiamo osservare i disegni che erano andati perduti di Rodin, perche furono realizzati come stampe grazie alla nuova tecnica della fotoincisione. Qui si mostrano le prove “bon a tirer”, alcune con le annotazioni originali dello stesso Rodin, poiché il procedimento dell’intera edizione fu seguita molto da vicino dallo stesso artista.

Questi Disegni Neri di Rodin, sono ispirati all’Inferno di Dante Alighieri, e furono realizzati mentre lavorava nella sua famosa e non conclusa opera “ le Porte dell’inferno” (1880-1917), e benché non si tratti degli studi diretti per questo grande complesso di sculture, ne hanno la stessa  ispirazione. Le 129 stampe vengono suddivise in tre gruppi: 82 appartengono all’inferno, 31 al limbo, e le altre 16 sono studi che seppur  non riguardano l’opera di Dante, condividono lo stesso argomento d’ispirazione biblica ed evocazione delle opere di Michelangelo.

Le dissacranti tecniche grafiche di Rodin evocano le opere di Goya, di Rembrandt, ma anche i disegni di Victor Hugo, molto  conosciuti dallo scultore, poiché il suo rappresentante George Petit organizzò nel 1888 una mostra a Parigi sugli enigmatici disegni dello scrittore, dove lo schizzo d’inchiostro diventa protagonista.

La Casa Goupil, fu fondata nel 1850 a Parigi da Adolphe Goupil (1806-1893) e riuscì ad avere  uffici a Londra, Bruxelles, The Hage, Berlino, Vienna,  New York e persino in Australia. Questa mostra è stata ceduta dal Museo d’Aquitaine a Bordaux, sotto la cui tutela si trova la Collezione Goupil provvista d’una straordinaria ricchezza grafica.

AUGUSTE RODIN. L’INFERNO DI DANTE
Mostra delle stampe di Auguste Rodin
dalle collezioni del Musèe Goupil a Bordeaux

Periodo mostra: 29 gennaio-4 marzo
Inaugurazione: 29 gennaio ore 19
Organizzata da: Accademia Reale di Spagna

Scarica l’Omaggio a Auguste  Rodin di Octave Mirbeau : Omaggio a auguste rodin

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ORO SPIRITO E NATURA DI UN TERRITORIO DI PEDRO RUIZ

DAL 5 DICEMBRE AL 15 GENNAIO

MOSTRA PITTURA. INAUGURAZIONE 5 DICEMBRE ORE 19.

ORGANIZZATA DALL’AMBASCIATA DI COLOMBIA E L’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. 

“Oro, spirito e natura di un territorio”, del pittore colombiano Pedro Ruiz. Trentatré quadri di piccolo formato con cui Ruiz, alla sua prima esposizione in Italia, racconta le tanti componenti di un territorio che volta quotidianamente le spalle alla violenza e ci rimanda all’ “oro” della nostra natura più profonda. Un percorso cui contribuiscono la musica, l’illuminazione, l’organizzazione dello spazio e persino la pittura delle pareti della sala che ospita i lavori.

 L’esposizione – visibile fino al 15 gennaio 2013 con ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 20 – è organizzata dall’Ambasciata di Colombia in Italia e dalla Reale Accademia di Spagna.

Formatosi alla Scuola nazionale delle belle arti di Parigi, Pedro Ruiz, ha portato i suoi lavori in rinomati musei in Colombia, Messico e Spagna, ed esposto in prestigiose gallerie in Colombia come negli Stati Uniti. Tra i riconoscimenti a lui assegnati vanno ricordati la “Mención de honor Salón Nacional de Artistas de Colombia” e “l’Ordre des Artes et des Lettres” del governo francese.

 Molti i luoghi che hanno ospitato in precedenza l’installazione “Oro”: tra i tanti, si segnalano il “Museo de arte moderno” di Bogotà, il “Claustro de Santo Domingo” di Cartagena de las Indias, l’Ateneo di Madrid. La rassegna è stata anche scelta per rappresentare la Colombia al Forum economico mondiale tenutosi nel 2010 a Cartagena de las Indias.

BIO DI PEDRO RUIZ

 Pedro Ruiz è nato a Bogotà. Ha studiato presso la scuola di Belle Arti di Parigi tra il 1979 e il 1983 dove ha lavorato con la pittura ed è stato membro dell’ “Atelier 17″, conoscendo le teorie del suo fondatore, maestro Stanley William Hayter e sviluppando il suo linguaggio come incisore.

 Tornato a Bogotá, ha lavorato presso l’agenzia pubblicitaria McCann Erickson come direttore d’arte e i suoi lavori hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale. In seguito deciderà però di ritirarsi per dedicarsi esclusivamente alla sua arte alternandosi tra i dipinti ed i lavori di illustrazione, disegno di scenografie e costumi e di opere di carattere multidisciplinare come “La Biblioteca Naturale” dove 35 artisti sono stati invitati oltre a intellettuali e scienziati del Paese a confrontare le loro conoscenze e le loro competenze. Sempre nel 2000 ha formato il gruppo Nadieøpina con il quale svolge attività di ricerca e progetti collettivi di carattere sperimentale in spazi alternativi di Bogotà.

 Nel 2010 il governo francese gli ha conferito l’Ordine delle Arti e delle Lettere nel grado di Cavaliere, un premio onorario concesso dal Ministero della Cultura e della Comunicazione francese.

 Riceve la menzione d’onore al Salone Nazionale degli Artisti della Colombia nel 1988. Le sue mostre personali includono lavori per gallerie ubicate negli Stati Uniti e in Colombia, mostre personali al Museo d’Arte Moderna di Bogotà, Museo d’Arte Moderna di Cartagena, Sala delle esposizioni nel Chiostro Santo Domingo a Cartagena.

 Le sue opere “Spostamenti”, “Love is in the Air” e “Oro, Spirito e natura di un territorio” vogliono, in un processo di molteplici esposizioni, trasformare il loro carattere individuale e diventano installazioni ed eventi interattivi che affrontano in forma più ampia problemi come il traffico di droga e gli spostamenti forzati in Colombia.

 Per saperne di più sull’autore: www.pedroruiz.org

O R O. Spirito e natura di un territorio

 Mostra di Pedro Ruiz

Periodo mostra: 5 dicembre- 15 gennaio

Inaugurazione: 5 dicembre ore 19

Organizzata da: Ambasciata di Colombia/ Accademia Reale di Spagna

Promossa da: Ambasciata di Colombia.


LAVORO IN CORSO. MOSTRA BORSISTI 2012_2013

SALA MOSTRE.

DAL 23 AL 30 NOVEMBRE

INAUGURAZIONE 23 NOVEMBRE ORE 19. INGRESSO LIBERO

A CURA DI JOSÉ LUIS CORAZÓN ARDURA

Le expò di arte moderna sono caratteristiche perlopiù per essere la presentazione di un lavoro realizzato per un determinato periodo di tempo da un artista. Nel caso di LAVORO IN CORSO siamo di fronte ad un progetto espositivo che faccia conoscere il lavoro dei borsisti, che momentaneamente e per il corso di quest’anno, occupano gli studi dell’Academia Reale di Spagna a Roma.

Un insieme di varie tecniche e specialità artistiche che vanno dalla pittura alla fotografia, al cinema o al fumetto, alle arti sceniche, alla musica o all’architettura, toccando altre discipline come il restauro, la museologia o l’estetica.

Partendo dalla mostra di qualcosa di inconcluso, LAVORO IN CORSO si presenta come una riflessione sullo spazio della propria opera d’arte, inteso come concetto o come oggetto in divenire, attraverso lo sviluppo di una idea che trasmette la possibile capacità delle arti per far riflettere su sé stessa nel contesto sociale attuale.

Capire il senso che ha l’arte nella società attuale è anche prova del fatto che il suo spazio deve essere visto non come qualcosa di chiuso in sé stesso, ma come prova della sua apertura, sempre più vicini al momento creativo quasi ad un passo dalla realizzazione finale.  Testo di Jose Luis Corazón Ardura

Questo slideshow richiede JavaScript.


L’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA ADERISCE ROMAART2NIGHTS

Dal 28 al 30 settembre 2012 avrà luogo la terza edizione di Roma Art 2Nights, a cui l’Accademia Reale di Spagna aderisce con l’apertura in orario interrotto dalle 10 alle 21 della mostra Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano di José Manuel Ballester. Il lungo weekend d’arte contemporanea capitolino promosso da Untitled Association.
Dopo il successo conseguito con le due precedenti edizioni della manifestazione, Roma Art 2Nights conferma la sua formula di largo coinvolgimento, per inaugurare la stagione espositiva autunnale della Capitale con un programma ricco di mostre e appuntamenti ideati per l’occasione da Untitled e con il contributo di gallerie, fondazioni e musei della città.

più info su: www.art2nightsroma.org


SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO

WORK. FOTOGRAFIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA. IX EDIZIONE

SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO DI JOSÉ MANUEL BALLESTER

MOSTRA DI FOTOGRAFIA. DAL 27 SETTEMBRE AL 30 OTTOBRE.

Inaugurazione 27 settembre ore 19.

José Manuel Ballester, premio nazionale di fotografia 2010, presenta la mostra “Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento italiano”. Presso la sede dell’Accademia Reale di Spagna a Roma, un’occasione per rileggere il rinascimento italiano grazie ad una scelta delle opere di Botticelli, Fra Angelico, Guido Reni, Leonardo da Vinci , ecc trasformate da Jose Manuel Ballester che ci svela gli spazi nascosti.

Attraverso una serie di opere significative della storia dell’arte, Spazi nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano scompone il lavoro dell’artista durante questo periodo. Un artista nuovo che si forma nelle botteghe in cui la produzione del lavoro è totalmente specializzata e suddivisa  tra maestro, assistenti e apprendisti, con una organizzazione tal da influire sul risultato dell’opera stessa.

Più liberi dei loro predecessori gotici ma altrettanto sottomessi ad una serie di regole compositive, in cui l’uomo e le sue attività, si spostano verso il centro della composizione pittorica come una sorta di affermazione dell’idea dell’individuo unico e del suo realismo; lasciando la cornice di tutto questo come un palcoscenico relegato ad un piano secondario, frutto del lavoro di assistenti e di apprendisti, ossia i futuri maestri.

Con l’intervento di José Manuel Ballester, le opere sono spogliate dell’ attività umana, i personaggi e il loro lavoro spariscono, per cui  si denuda inoltre l’idea rinascimentale della raffigurazione umana, personaggi riconoscibili per la loro attività e il loro status sociale.

Lo spazio che avvolgeva il tema principale riappare, non è più nascosto: è lo spazio che risulta dall’assenza della “fatica” umana. Questo esercizio di svuotamento consente una lettura nuova del mestiere del pittore rinascimentale, dei classici: una dissezione della loro opera, derubata dal loro protagonista sia nella bottega dell’artista che nel lavoro spirituale, che ci permette di confrontare e di avvicinarci all’osservazione off the record della cornice dove si svolgono queste scene e che si palesa come il nuovo protagonista.

Gli elementi principali che raccontano le storie contenute in ogni quadro sono spariti, per cui diventano rilevanti altri aspetti. Da una parte, le immagini trasformate possono dar luogo a  varie interpretazioni da parte dello spettatore, dall’altra possono suggerire un confronto con le opere di artisti successivi, mettendo in risalto le loro intime connessioni. Questo esercizio lascia percepire la creazione come un grande ruscello che scorre attraverso il tempo e nutre e agisce sulla sua evoluzione.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Hanno scritto sulla mostra:  

http://www.artribune.com/2012/10/quel-che-resta-del-quadro-le-sottrazioni-di-ballester/ 

JOSÉ MANUEL BALLESTER. Biografia

Nasce a Madrid nel 1960. Laureato in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid. Ha partecipato in varie edizioni delle principali ferie d’arte: ARCO a Madrid, Art FORUM a Berlino, PARIS PHOTO E FIAC a Paris, ARMORY SHOW a New York, CIGE a  Beijing, e ART CHICAGO. Ballester lavora con gallerie d’arte di Toronto, New York, Sao Paulo, Parigi, Berlino, Pechino e in Spagna. Ha vinto importanti e numerosi premi, tra cui: premio nazionale di fotografia nel 2010, premio di Cultura 2008 nella disciplina di Fotografia  della regione di Madrid, Premio Nazionale d’incisione nel 1998, organizzato dalla Calcografia Nazionale.

Le sue opere fanno parte  dei più importanti musei: Museo Nazionale Arte Contemporanea Reina Sofia di Madrid, Museo Marugame d’Arte Contemporanea spagnola in Giappone, IVAM di Valencia, Museo di Arte di Miami e Cisneros Fontanals Art Foundation di Miami, Central Academy of FineArts di Pechino, Patio Herreriano di Valladolid, 21 Century Museum di Kentucky, tra tanti altri.

 Per saperne di più: www.josemanuelballester.com

Il Festival.

In occasione della XI edizione di FOTOGRAFIA, il Festival Internazionale di Roma coinvolge nuovamente l’intera Città e la sua rete di spazi pubblici e privati, con i quali da anni dialoga, costruendo un vero e proprio circuito a Roma dedicato alla fotografia contemporanea, con esposizioni inerenti al tema di quest’anno: il “lavoro”. Festival Internazionale di Roma arriva al 2012 con un progetto che ne conferma la crescita di prestigio ed il respiro internazionale, promuovendo la fotografia contemporanea nelle sue diverse forme e linguaggi e valorizzando i talenti emergenti con un interesse sempre più concreto per le produzioni originali. Il tema indagato dalla XI edizione sarà il “lavoro”, parola chiave della storia della fotografia e di questi ultimi anni, reinterpretato mediante una grande attenzione alle differenze e ai cambiamenti dei linguaggi della fotografia e del lavoro contemporaneo. Il Festival, nella sua nuova versione MACRO, sceglie quindi un tema classico della fotografia documentaristica del Novecento e lo rilancia, con un ritorno alla centralità dell’uomo, facendo sua una sfida che coinvolga nuovi linguaggi e nuove narrazioni in fotografia.


MOSTRA FINALE BORSISTI 2011_2012

DAL 15 GIUGNO FINO AL 27 LUGLIO.

MOSTRA FINALE DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. a cura di Rosa Olivares.

INGRESSO LIBERO.

Anche quest’anno la Reale Accademia di Spagna a Roma fondata nel 1873 e diretta da EnricPanés è lieta di presentare la mostra finale dei borsisti ospitati nell’istituto culturale dell’ex convento di San Pietro in Montorio al Gianicolo.

L’esposizione curata da Rosa Olivares sarà inaugurata il 15 giugno alle ore 19.

La mostra di quest’anno sarà curata  da Rosa Olivares (Madrid, 1955)  scrittrice,  giornalista, direttrice di EXIT Imagen & Cultura (in seguito di EXIT Book e EXIT Express) e critica d’arte che dal 1975 collabora con diversi media tra cui   “RNE”, “Comunicación XXI”, “Cuadernos para el Diálogo”, “La Calle”, “El Sol”, “La Vanguardia”, “El Independiente”, “Diario 16″, “Epoca”, “Arts Magazine”, “Paris Photo”, “Aena Arte”, “La Razón”, “ABC Cultural”, “El Cultural de El Mundo”. Ha pubblicato testi per moltissimi libri e cataloghi d’arte in tutto il mondo.  Nel 2001 vinse il concorso pubblico Proyecto de creación de un Museo de Arte Actual en la ciudad de Alcobendas (Madrid). Nel 2007  fu commissario dell’esposizione collettiva “Cazadores de sombras”, al MAMBO (Museo di Arte Moderna di Bogota) e negli anni successivi in molti paesi dell’America Latina.Nel 20120 invece fu commissario dell’Esposizione   “Diversidad. La diferencia como definición” nel  Centro Cultural de España a Santo Domingo  e nel 2011 di “Botánica. After Humboldt” prima nel Centro de Arte y Naturaleza (CDAN) a Huesca, alla Real Academia de Bellas Artes di San Fernando a Madrid e proprio all’Accademia Reale di Spagna a Roma.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

IN MOSTRA

 Paula Anta. Fotografia

Madrid 1977. Laureata in Belle Arti presso l’Universidad Complutense di Madrid. Il suo lavoro è stato esposto a livello nazionale tra cui a Photoespaña, Palma Photo, CCCB, Matadero, Círculo de Bellas Artes, Centro de Arte Moderno Hospital del Rey, Auditorio Nacional de Música di Madrid, Canal de Isabel II, Palacio Revillagigedo di Gijón, Centro Cultural de la Diputación di Ourense. Ha partecipato a numerose  Fiere nazionali ed internazionali come  Arco, Estampa, Loop, Foro sur, Arteba o Diva a New York. Ha vinto diversi Premi e Borse di studio di Aena, Comunidad de Madrid, Iniciarte, Purificación García e Injuve. Ha vissuto per diversi periodi in alcune città tedesche e negli ultimi quattro anni ha avuto il proprio studio nel AtelierFrankfurt grazie a una borsa di studio di  Linklaters. Prima di arrivare a Roma insegnava Fotografia presso la facoltà di Belle Arti di Cuenca nella  UCLM.

  

Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio, sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere. Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in  plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari dei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto o un cammino, nel quale io viaggio.

 

Laura Bisotti. Giovani Artisti Italiani – Incisione

Piacenza, Italia, 1985. Nel 2010 ottiene il Diploma di Secondo Livello Specialistico in Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nell’anno 2008-2009 studia presso l’Università di Belle Arti del País Vasco grazie alla borsa di studio Erasmus. Nel 2010 realizza una residenza artistica di 10 mesi presso la Fondazione BilbaoArte a Bilbao (Spagna), dove, in settembre 2011, realizza la sua prima esposizione.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città  di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe  realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione  su zinco.

 

Fefa Noia. Arti Sceniche

Laureata in  Filologia Tedesca – Università di Santiago de Compostela. Dottoranda in Scienze teatrali presso la Ludwig-Maximilian-Universität (Munich). Borsista della Fundación Barrié de La Maza. Formata come interprete presso la Scuola  Cristina Rota  e presso l’Università di Santiago (Postgrado in Arte Drammatica). Lavora come attrice, autrice, regista, drammaturga e traduttrice nel  Residenztheater de Munich, CDG, CDN e nel  Teatro de La Abadía. Nel 2011 crea la propria compagnia “Los Lunes” assieme all’attore David Luque.

Come Direttrice ha firmato le seguenti opere El Caballero, El coloquio de los perros, El amor enamorado, El libro infinito o Wild Wild Wilde.

 Tutte le strade portano a Roma, analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente. Ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia.

Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quegli episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente.

Successivamente restituisce una forma scenica a questo materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove sono avvenuti i fatti così che spazi e accadimenti si retro-alimentino.

In fine, si cerca un criterio per ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

 

Diana García Roy. Scultura

Laureata in Belle Arti – Università Complutense da Madrid in 1999. Di grande rilievo il lavoro svolto e apprendistato presso lo studio dello scultore Venancio Blanco nel 2010. Monumento alle vittive del terrorismo, scultura persso l’Università Rey Juan Carlos, Madrid, 2006. Monumento Omaggio  a Miguel Ángel Blanco, Comune di Ermua, Bilbao, 2010.  Monumento Paternidad ad Arrúbal, La Rioja, 2011.  Per saperne di più: www.deroyescultura.com

L’opera della scultrice nasce dalle diverse percezioni  dello spazio, lungo il percorso interiore di un’architettura.  Si formadalla ricerca di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo.  Giochi di emozione per lo spettatore che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

 

Irma Laviada. Arti plastiche

Gijón, 1978. Laureata in Belle Arti presso l’Università di Vigo nel 2001. Attualmente porta avanti il proprio lavoro di artista plastica insieme alla stesura della tesi dottorale El vacío como despliegue autorreflexivo de la propia obra, diretta da Juan Carlos Meana.

Partecipa a diverse fiere di  Arte Contemporanea come ARCO, Photo Miami, Madrid foto o CIRCA. Nel 2006 viene selezionata per  far  parte nella mostra “Muestra de arte INJUVE”, Círculo di BB.AA di Madrid e Interzonas. II Encuentros Europeos con el arte joven” a Zaragoza e per diversi anni partecipa alla mostra “UNIÓN FENOSA”. Finalista del “XXIX Premio Fundación Bancaixa”, del “I Premio de Arte Auditorio  de Galicia” o del “Certamen nacional de arte gráfico para jóvenes creadores”, fra gli altri. Ha ottenuto diverse borse di studio come Obra social y cultural de Cajastur para artistas, presso la Residencia de Estudiantes de Madrid e presso il Colegio de España a Parigi, città dove è stata premiata con una borsa di studio della Citè des Arts.

Ruth Morán Méndez. Arti plastiche

 Badajoz, 1976.Il lavoro di Ruth Morán è un invito ad entrare in uno spazio senza limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, una riflessione sul nostro posto nel mondo sull’l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo un palinsesto, un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

 

Sonia Navarro. Arti plastiche

 L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza, unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica. Per saperne di più: www.sonianavarro.com

 

Jorge Yeregui. Fotografia

 Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di Estudios Avanzados (2010). Attualmente lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività comedocente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, è da sottolineare la sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). La Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Per saperne di più: www.jorgeyeregui.com

 

Belén Rodríguez González. Arti plastiche

 Il lavoro di Belén Rodríguez González si occupa il modo nel quale cerchiamo di imporre ordine nel mondo. Evidenziando la nostra tendenza a classificare e categorizzare lo spazio intorno a noi, riflettendo su aspetti come il tempo e la  misura.

 Per saperne di più: www.blnrg.com 

    

 Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

Ana María Jiménez Jiménez. Architettura

 Architetto (ETSAS 2004) nata a Cordoba (Spagna) nel 1978. Master in Architettura e Patrimonio storico (ETSAS IAPH 2009) Master “Progettazione Architettonica per il Recupero dell´Edilizia e degli Spazi Pubblici” (La Sapienza Roma 2010). Attualmente realizza il dottorato internazionale.

Conventi francescani dell’Italia centrale. Tipologie. Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere l individuazione delle invarianti architettoniche, tipologiche, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

Efraín Rodríguez Santana. Letteratura

Scrittore cubano, autore dei romanzi La cinta métrica, La mujer sentada, e di libri di poesia, fra cui El hacha de miel, Otro día va a comenzar, Un país de agua, Arqueros, Máquina final.

Le sue opere sono state pubblicate a: Cuba, Spagna, Colombia, Brasile, Francia e in Germania. Critico letterario. Ha scritto saggi sulla poesia cubana contemporanea.

Fernando Buide del Real. Musica

 Santiago de Compostela, 1980. Formatosi nei conservatori di Santiago de Compostela, Oviedo e nell’Università Carnegie Mellon. È dottorando presso l’Università di Yale dove ha lavorato come professore. È stato professore nel conservatori superiori di A Coruña e Vigo. Le sua composizioni sono state interpretate da orchestre come quella Sinfonica di Pittsburgh, Minnesota, Yale o l’orchestra sinfonica di Galizia.

 Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi,  la cui fondazione si trova a Roma, serve da  impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

 

Manuel Alejandro Contreras Vázquez. Musica

 Cile, 1977. Studia architettura presso la Pontificia Universidad Católica de Chile, successivamente studia Musica presso la stessa Università, completando gli studi in composizione musicali presso il Conservatorio di Milano e l’Accademia Santa Cecilia a Roma. Le sue composizioni sono state presentate in diversi festival e concerti in Cile, Italia, Francia e Germania. Professore di materie musicali nelle Università cilene. Ha approfondito attraverso diverse composizioni  i rapporti tra spazio acustico e spazio fisico.

Il progetto Ha Lugar evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di Roma, opera essenziale dell’architettura antica. Questa osservazione permetterà costruire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solista. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

Arild Suárez Stenberg. Musica

 Nato a Las Palmas di Gran Canaria nel 1966 dove inizia il suo percorso musicale come percussionista. Successivamente studia presso il Real Conservatorio Superiore di Madrid e nel Conservatorio di Amsterdam, dove si diploma in composizione e arrangiamenti. Realizza gli studi di post-grado presso l’Università di Cambridge, dove ritorna per realizzare una ricerca dottorale sulle tecniche di notazione musicale e la cognizione da parte degli interpreti.

La sua attività principale è quella di compositore, le sue opere sono state eseguite in diverse sale di capitali europee. La sua musica è stata integrata anche con produzioni di danza.

Contemporaneamente, mantiene una intensa attività docente, ed è Direttore Artistico dell’Ensemble di Madrid, gruppo dedicato alla musica contemporanea  e realizzando diversi concerti nazionali ed internazionali.

Raúl del Valle. Architettura

Raúl del Valle è Dottore Architetto e professore di Progetti Architettonici presso  Escuela Técnica Superior de Arquitectura di Madrid, ETSAM. Per saperne di più: www.rauldelvalle.es

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea, anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico.

Sergio Martín Vime. Museologia e Archeologia

Laureato in Storia dell’Arte (2003) e in Storia, Itinerario di Preistoria e Archeologia (2007) presso l’Università Autónoma de Madrid, realizza l’ultimo anno con il programma  ERASMUS presso l’University of Southampton nel Regno Unito.  Partecipa a scavi archeologici in Spagna, Grecia e Italia. Formazione museistica in Spagna e Canada. AECID Borsa di studio – Fundación Rafael del Pino.

Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

Arturo Reboiras.  Arti plastiche

2005-2010 Laureato in Belle Arti – Università di Vigo. 2009-2010 Programma Socrate-Erasmus. Ecole Supérieure des Beaux-Arts d’Angers. Francia. 2008-2009 Programma di scambio Nazionale Sicue-Séneca. Facultat de Belles Arts di Barcellona.

Lungo tutto il suo percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo. Un interesse per  l’architettura e le città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configurano il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura che nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico

 

Veronica Gambula. Giovani Artisti Italiani – Incisione

 Veronica Gambula si laurea in Pittura nel 2007, presso l’Accademia di belle Arti di Sassari. Porta avanti un progetto artistico che nel tempo l’ha vista misurarsi in più discipline. Attualmente vive e lavora in Sardegna, ma il suo percorso è andato maturando negli anni, attraverso residenze artistiche, workshop, seminari e mostre. Nel settembre 2007, partecipa ad un workshop sulla tecnica della pittura d’affresco, presso il  M.A.C.A.M. di Maglione (TO). Partecipa a delle esposizione presso l’Art House Tacheles di Berlino. Nel 2010 Casa Falconieri le assegna una borsa di studio per frequentare il corso di Calcografia del VII MÀSTER SOBRE LA OBRA GRÀFICA, presso la Fundacion CIEC di Betanzos, Spagna. Nel 2011 viene invitata a partecipare ai Workshops 2011 di Casa Falconieri, Serdiana (CA) dove approfondisce la sua ricerca nell’ambito dell’incisione sperimentale. Nello stesso anno, Casa Falconieri la invita ad Estampa Arte Múltiple, Salone internazionale dell’arte grafica di Madrid.

Dal 2004 partecipa a mostre collettive e personali.

La ricerca artistica di Veronica Gambula riflette sulla sensibilità e la fragilità dell’animo umano. La melanconia come costante nelle sue opere. Racconta l’uomo negli sguardi cerchiati di un corpo smagrito, pochi tratti lo caratterizzano. Solo o nella moltitudine, svanisce tra luci ed ombre di un’atmosfera velata e nebulosa

 Il lavoro si sviluppa tra incisione, disegno ed installazione.


MOSTRA CAPRICCIO ROMANO DI BENEDETTA TAGLIABUE E JACINT TODO

CAPRICCIO ROMANO DI BENEDETTA TAGLIABUE E JACINT TODO.

PROMOSSA DA EMBT E  INSTITUTO RAMON LLULL E CON IL PATROCINIO DI HP HEWLETT PACKARD E GRAN MELIA VILLA AGRIPPINA LUXURY URBAN RESORT.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. DAL 10 MAGGIO AL 10 GIUGNO.

INAUGURAZIONE 10 MAGGIO ORE 20. Conterà con la presenza di Benedetta Tagliabue, Jacint Todo e Alex Susanna.

Ingresso Libero.

Capriccio Romano, è un’esposizione che nasce dalla collaborazione artistica tra l’architetta italiana Benedetta Tagliabue, responsabile dello studio Miralles Tagliabue EMBT di Barcellona, e l’ artista catalano Jacint Todó che già in precedenza avevano lavorato diverse volte insieme. Proprio per questo l’esposizione che verrà ospitata dall’Accademia di Spagna a Roma si propone come un nuovo dialogo tra le opere di entrambi. Attraverso differenti istallazioni che occuperanno la sala delle mostre dell’Accademia l’emblematico Tempietto del Bramante si presenta come  una reinterpretazione, costruita a partire da frammenti e capricciosi giochi di prospettive, di diverse architetture e spazi romani. Tra gli spazi romani che saranno rappresentati come in un libro Pop-up a scala umana si contano diversi luoghi emblematici della città eterna: i mercati Traianei, i Fori Imperiali, La Scala Regia del Vaticano, o la prospettiva del Borromini a Palazzo Spada tra gli altri. Un’esposizione che riunisce cioè in pochi metri autentici capricci architettonici di Roma guidati dal Tempietto di Bramante , primo monumento paradigmatico del Rinascimento.

Attraverso questi collages fotografici tridimensionali di Tagliabue insieme con i dipinti di Todó si raggiunge la fusione tra il plastico e l’architettonico, che da come risultato una nuova visione dello spazio architettonico e del paesaggio contenuti nello spazio espositivo.

ELOGIO DEL CAPRICCIO

Alla difesa di questo genere musicale e pittorico tanto in voga nel secolo XVIII, il tandem formato dall’architetta Benedetta Tagliabue e dall’artista catalano Jacint Todó si è formato per offrire al pubblico dell’Accademia di Spagna un “Capriccio romano” rispettando tutte le regole:

Un capriccio che gioca con le prospettive.

Un capriccio che fonde plastica ed architettura. 

Un capriccio che sorprende lo spettatore nel suo percorso tanto labirintico come persuasivo. 

Diciamo che Tagliabue mette lo spartito, Todó le note e  tutti e due insieme danno vita ad una musica che li trascende:  si ispirano e deliziano nella città di accoglienza, si divertono in maniera tanto appassionata e allo stesso tempo irriverente – ah il Chiosco di San Pietro totalmente decostruito e contemporaneamente onnipresente -, per cedere alla fine la parola all’architetto Enric Miralles che da più in là l’appari con alcuni collages fotografici prodotti in situ !Come dicevamo, un “capriccio” leggero, rapido, virtuoso, intenso, fantasioso, libero e vivo: un gioco molto serio, quello che ci propongono Tagliabue e Todó nell’ Accademia di Spagna di Roma.

Alex Susanna- direttore aggiunto dell’ Istituto Ramón Llull.

BIO DEGLI ARTISTI.

BENEDETTA TAGLIABUE

Benedetta Tagliabue è una riconosciuta architetta italiana stabilitasi a Barcelona da ormai venti anni. Nata  a Milano, copletò i suoi studi di architettura a Venezia e a New York. Nel 1991 cominciò la sua collaborazione con Enric Miralles con il quale fondò lo studio Miralles Tagliabue EMBT nel 1994.

Con il suo progetto per il Padiglione Spagnolo nella  Expo Mundial de Shanghai 2010ricevette il prestigioso premio RIBA.

Tra i suoi lavori troviamo il Parlamento Scozzese che oggi è uno degli edifici più visitati della Scozia, il Parco di Diagonal Mar, l Mercato e Quartiere di Santa Caterina a Barcellona etc… Ora dirige lo studio EMBT, la cui opera è stata esposta al MOMA, al l Centro Pompidou e in molte altre esposizioni monografiche in tutto il mondo. Ha ricevuto la Borza Internazionale della RIBA per il suo particolare contributo all’architettura (2009) e il titolo di Dottore Honoris Causa in Arte all’ Universidad Napier (2004).

 

JACINT TODÓ

Barcelona, 1951. Si considera autoditatta e amplia le sue conoscenze di arte nella scuola Escola Massana, Escola Eina e nel  Centre D’activitats Artístiques Xavier Corberó. Può vantare un’ampia traiettoria di esposizioni individuali e collettive a Barcelona, Madrid, Palma, Lleida ,Girona. Ha realizzato murales per l’Institut Químic di Sarrià e per la Escola Ginebró. Collabora come illustratore per la stampa scritta per El Observador, La Vanguardia, e diverse case editrici. Come disegnatore di parti in  ceramica si distinguono la Font del bacallà del Mercat de Santa Caterina (Barcellona), portata a termine con lo Studio Miralles Tagliabue, e il progetto La casa de l’artista assieme a Enric Miralles. La sua ultima esposizione ebbe luogo nel 2010 nel Museo Agbar de les Aigüen.  Acune sue opere, infine si trovano anche nella collezione Banc de Sabadell, nei Fons d’Art Contemporàni del Consell di Mallorca e nella Collezione Ernesto Ventós.

 

MIRALLES TAGLIABUE EMBT

Miralles Tagliabue EMBT ha la sua sede principale a Barcellona e una succursale a Shanghai.

Miralles Tagliabue EMBT può intendersi come crogiolo di idee  e punto di incontro di tradizione e innovazione poichè ogni progetto elaborato all’interno dello studio implica una storia e allo stesso tempo una nuova opportunità di apprendimento. Osserva, senza dubbio, una messa a fuoco aperta piena di esplorazione e di sperimentazione. Anche se conserva sempre un alto livello di pensiero concettuale. Inoltre, lo studio riflette la convinzione di poter cambiare  l’ecosistema mediante l’osservazione e il rispetto dei luoghi della loro storia e della loro cultura. Il lavoro del EMBT include vari edifici emblematici e spazi pubblici della città di Barcellona: la torre di Gas Natural, il Mercato di Santa Caterina, il Parco di Diagonal Mar. Include anche una serie di progetti di alto profilo in altre città come il Parlamento Europeo di Scozia ad Edimburgo, il Municipio di Utrecht e la Scuola di Musica di Amburgo.

Oggi, sotto la direzione di Benedetta, EMBT lavora non solamente in ambito architettonico ma anche in quello paesaggistico, urbanistico, o ancora nell’ambito del recupero e del disegno , provando a preservare lo spirito della tradizione degli studi di architettura spagnoli e italiani.

Lo studio ha partecipato a numerose esposizioni come la  Biennale di Venezia (2002, 2004 y 2006) e la Biennale di São Paulo (2003). In queste occasioni EMBT offrì l’opportunità non solo di conoscere la propria architettura a anche le sue relazioni con altre discipline inerenti al paesaggio, l’urbanistica e la moda.

EMBT ha vinto molti premi internazionali: RIBA Stirling Premio al Mejor Edificio, Premio Rietveld en 2001, Premio de Honor de la Sociedad Americana de Arquitectos Paisajistas en 2005, Premio Nacional de Catalunya en el año 2001, Premio FAD de Arquitectura en 2004, BDA Hamburgo Architektur Preis en 2002, Premio Ciutat de Barcelona en 2009, y el Premio de la Bienal de Arquitectura Española en 2005.

Attualmente lo studio lavora al progetto del porto di Amburgo e a un museo dedicato ad un pittore cinese a Neijiang, e  ha recentemente vinto il concorso per la realizzazione del novo Campus dell’Università  Fudan dell’ Escuela de Administración en Shanghai.

CAPRICCIO ROMANO

Organizzata da:

Real Academia de Espana en Roma

Miralles Tagliabue EMBT

 

Patrocinata da:

Real Academia de España en Roma

Institut Ramon Llull.

Gran Melia Villa Agrippina. Luxury Urban Resort Roma:    www.granmeliarome.com

HP Hewlett-Packard

Artisti:

Bendetta Tagliabue / Miralles Tagliabue EMBT

Jacint Todò.

Curatore:

EMBT

Coordinamento:

Miralles Tagliabue EMBT: Katrina Varian / Alessandra Pirovano

Real Academia de Espana en Roma: Arturo Escudero / Laura Limón.


MOSTRA ARQUITECTOS AYALA RECORRIDOS/PERCORSI

MOSTRA ARCHITETTURA E PITTURA. ARQUITECTOS AYALA

DAL 29 MARZO AL 27 APRILE.

INAUGURAZIONE 29 MARZO ORE 19. Sala Mostre Accademia Reale di Spagna.

Ingresso Libero

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un’esposizione in due tappe quella dedicata alle opere realizzate dallo studio Ayala, fondato da Gerardo Ayala Hernández. Il 29 marzo prenderà il via la mostra ospitata nelle sale dell’Accademia Reale di Spagna a Roma, mentre il 4 marzo si inaugurerà quella allestita alla Casa dell’Architettura. In Percorsi (Recorridos) è il fare architettonico dello studio Ayala a “mettersi in mostra” indicando nella gestione delle complessità contemporanea il superamento del singolo episodio architettonico inserito, però, in un contesto più vasto e molteplice fondato su una modalità che vuole, attorno a possibili letture e nuove proposizioni delle relazioni fra le parti, dal territorio alla città e all’edificio, individuare i rinnovati obiettivi dell’espressione in architettura. Ma non solo. L’Accademia di Spagna ospiterà infatti alcune opere di pittura di Gerardo Ayala che rivelano una padronanza di mezzi espressivi davvero singolare ed un percorso artistico complesso e “di ricerca continua”.

Il lavoro dello studio Ayala sviluppa prevalentemente l’esperienza progettuale attraverso lo strumento concorsuale rivolto verso esiti di qualità sia in ambito pubblico che privato, evidenziando come sia la rappresentazione artistica che la ricerca compositiva e le sperimentazioni linguistiche siano rivolte verso l’individuazione di una complessità spaziale, di una riconoscibilità ed interazione tra i luoghi dello spazio, tra spazialità interna ed esterna e tra il pieno ed il vuoto, senza distinzione nel rapporto sintetico vitruviano, tra costruzione, materia e forma. I percorsi degli Ayala mettono al centro del proprio fare la figura dell’utente, l’utilizzatore dell’opera architettonica, colui che misura e rende verosimile lo spazio e le relazioni che vi si costruiscono.

La prima tappa presso lo spazio espositivo dell’Accademia Reale di Spagna avrà il compito fondamentale di introdurre il visitatore all’attività complessiva dello studio, dalle iniziali opere del “patriarca Gerardo” a quelle più recenti che vedono la presenza progressiva nel tempo dei figli Marcos e Mateo, attraverso 50 progetti di architettura dal 1978 ad oggi, con l’ausilio di tavole grafiche, plastici e video, selezionati fra la variegata e molteplice produzione. La seconda sezione dell’esposizione presso l’Acquario Romano, proporrà il confronto, tra 7 progetti selezionati dal 1986 ad oggi, con l’intento di evidenziare la complessità degli aspetti architettonici, compositivi, tecnici, esecutivi ed innovativi dell’iter progettuale di ogni opera, in modo da evidenziare, qualora in architettura esista un metodo, l’itinerario dei singoli progetti e le possibili proiezioni di questi nel divenire attraverso una prassi attenta agli sviluppi degli esiti teorici che ogni progetto può contenere al suo interno.

Per saperne di più: www.casadellarchitettura.it  oppure www.arquitectosayala.com

Scarica il Comunicato Stampa: ARQUITECTOS AYALA PERCORSI_Comunicato stampa

scarica l’invito: invito percorsi

ORARIO NELLE SEDI ESPOSITIVI

Architetture e pittura

Accademia Reale di Spagna a Roma. Da lunedi a domenica 10.00-21.00

29 marzo – 27 aprile 2012

 

Architetture 1986 – 2012

Casa dell’Architettura Da lunedi a venerdi 10.00-18.00

4 aprile – 26 aprile 2012

 


MOSTRA WORK IN PROGRESS

WORK IN PROGRESS.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

MOSTRA DEL LAVORO IN CORSO DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA dal 5 marzo al 11 marzo 2012

Inaugurazione 5 marzo ore 19. Ingresso Libero.

I borsisti dell’accademia di Spagna presentano i “lavori in corso” dei loro progetti artistici. Esposizione dei “lavori in corso” dei 18 giovani borsisti ospitati nell’ex convento in cima al Gianicolo. Le opere in progress segnano l’evoluzione momentanea e non ancora finale dei progetti grazie ai quali gli artisti spagnoli in mostra hanno vinto la borsa di studio in Italia. La mostra occupa l’intero perimetro della sala mostre dell’Accademia per una fruizione a 360 gradi delle opere, che spaziano dalla scultura alla fotografia, dalle arti plastiche alla musica ed alla letteratura.

Partecipano:

 Irma Álvarez, Ruth Morán Méndez, Sonia Navarro, Arturo Reboiras, Belén Rodríguez (arti plastiche), Paula Anta, Jorge Yeregui (fotografia), Diana García Roy (scultura), Raúl Del Valle, Ana María Jiménez Jiménez, (architettura) Sergio Martín (museologia), Fernando Buide, Manuel Alejandro Contreras Vázquez (Musica), Efraín Rodríguez Santana (letteratura),Fefa Noia (arti sceniche) e Laura Bisotti (Giovani Artisti Italiani- incisione).

 Arild Suárez Stenberg e Jaime Blanco Aparicio anche fanno parte della promozione.

 

Bio dei partecipanti e progetti in mostra:

FEFA NOIA. ARTE SCENICHE

Tutte le strade portano a Roma: Analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente, ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia. Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quei episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente. Successivamente restituisce una forma scenica a detto materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove avvengono con il fine che spazi e accadimenti si retro-alimentino. E per completare, si cerca un criterio di ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

FERNANDO BUIDE. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi, la cui fondazione si trova a Roma, serve di impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

RAÚL DEL VALLE. ARCHITETTURA.

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea. Anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico

MANUEL CONTRERAS VÁZQUEZ. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Il progetto “Ha Lugar” evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di  Roma, opera essenziale dell’architettura antica.  Detta osservazione permetterà inferire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla  profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solo. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

PAULA ANTA. FOTOGRAFIA.

 Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere.
Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari nei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto, o un cammino, nel quale io viaggio

 BELÉN RODRÍGUEZ GONZÁLEZ. ARTE PLASTICHE.

Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

LAURA BISOTTI. INCISIONE.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione su zinco.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

DIANA GARCÍA ROY. SCULTURA.

L’opera della scultrice sorge dalle diverse percezioni dello spazio lungo il percorso interiore di una architettura. Formata da ricerche di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo. Giochi di emozione per lo spettatore  che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

SERGIO MARTÍN. RESTAURO ARCHITETTONICO.

 Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

ANA MARÍA JIMÉNEZ JIMÉNEZ. ARCHITETTURA.

Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di  adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere la individuazione delle invarianti architettonici, tipologici, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

EFRAÍN RODRÍGUEZ SANTANA. LETTERATURA.

“Mis rollos Académicos I Parte. Plátanos Machos Verdes”. la banana é il dono che fa parte dell’istallazione progettata dallo scrittore, in modo che diventa un punto di riferimento verso l’universo caraibico e verso il mondo cubano in particolare. Con la sua istallazione si scoprono i testi di Dramática 1, nascosti in piccoli rottoli che ci mostrano i passi del progetto di Efraín Rodríguez.

ARTURO REBOIRAS. ARTI PLASTICHE.

Lungo tutto il mio percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo, un interesse dell’architettura e delle città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configura il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura dove nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico.

SONIA NAVARRO. ARTI PLASTICHE.

L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica.

IRMA ÁLVAREZ. ARTI PLASTICHE.

il lavoro di Irma Laviada è incentrato in una pratica che pretende plasmare un dialogo con gli elementi strutturali della pittura. L’artista concepisce la sua metodologia e processo creativo come un interrelazione fra discipline; come la fotografía, il disegno, il video o la costruzione tridimensionale  che intervengono per dare vita a opere diverse; una forma di sfuggire al telaio per trasferire la materia plastica a diversi supporti visuali.

Il lavoro si divide in gruppi di pezzi che fanno riferimento ad un idea di sequenza, di serialità, pezzi la cui finalità è quella di allungare i limiti della tela nelle quali raccoglie preoccupazioni e riflessioni sull’esplorazione dello spazio pittorico. La messa in scena, nella quale ogni elemento è soggetto all’altro e la tensione tra opera e spazio diventano imprescindibili per configurare un cammino di andata e ritorno fra la pittura che possiede un linguaggio scultorico e la scultura che possiede linguaggio pittorico.

RUTH MORÁN MÉNDEZ. ARTI PLASTICHE.

Il lavoro di Ruth Morán `un invito ad entrare in uno spazio non limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, come una riflessione sul nostro posto nel mondo e l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo come un palinsesto , un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

JORGE YEREGUI. FOTOGRAFIA.

Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di  Estudios Avanzados (2010). Nell’attualità lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività docente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, e da sottolineare sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Scarica le didascalie degli artisti in mostra: Didascalie Wip2012

Scarica il comunicato stampa: Comunicato Stampa Work in Progress 2012

Real Academia de España Roma

Piazza San Pietro in Montorio 3

tel: 06.5812806

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 21

Ingresso gratuito.

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


BOTANICA, AFTER HUMBOLDT. MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONE

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

BOTANICA, AFTER HUMBOLDT a cura di Rosa Olivares

MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONI dal 20 gennaio al 26 febbraio

Inaugurazione 20 gennaio ore 19. Ingresso Libero.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lo studio delle piante e dei fiori, delle famiglie e delle specie vegetali è ciò che si definisce Botanica. Una scienza il cui studio si è sviluppato dalla Grecia classica a oggi, passando per il XVII e XVIII secolo, con le Spedizioni Scientifiche, quando si esplora il mondo cercando, analizzando e catalogando la fauna e la flora di ogni angolo della superficie terrestre.
La nascita della fotografia è stata essenziale per l’evoluzione della scienza botanica. La maniera di approcciarsi alla riproduzione della natura botanica è stata molto eterogenea, ma la si potrebbe dividere in due grandi blocchi: realte e artificiale. Per alcuni fotografi, le piante e i fiori sono quella parte della natura, di un paesaggio visto in primo piano, più vicina e con la quale poter lavorare. Per altri è un territorio aperto alla manipolazione genetica, all’inganno, all’usurpazione, perché tra verità e menzogna c’è pochissima differenza, e quella poca che c’è viene totalmente cancellata dalla fotografia.

La storia contemporanea della rappresentazione botanica della fotografia si basa essenzialmente sullo studio delle piante vere, delle piante finte e delle piante artificiali. Il comportamento di ogni fotografo di fronte a questi tre blocchi è ciò che riempie di sfumature e di soggettività questa piccola storia contemporanea. I sei artisti che fanno parte di questa “spedizione/esposizione” sono un esempio di ognuna di queste modalità di osservazione della natura.

BIO DEI FOTOGRAFI

Manel Armengol

Badalona, 1949.

Con uno sguardo classico e un approccio minuzioso e rispettoso verso la tradizione del ritratto e della natura morta, dando così vita a un misto dei due generi, l’Herbarium di Manel Armengol ci riconcilia con quella natura che continua ad esistere nonostante i mutamenti di percezione sviluppati dalle arti visive. Le sue immagini ci mettono in contatto con quella realtà che ignoriamo. Un impostazione visiva che implica il ritorno alla natura, osservando le piante in primo piano, isolandole dal loro contesto naturale, realizzando una sorta di ritratti di individualità botaniche. Di nuovo il bianco e nero, di nuovo il rispetto per la natura in una fotografia che, di attuale, ha il modo di approcciarsi alla pianta e, di classico, il rispetto per la manipolazione formale e l’impostazione globale.

 Alberto Baraya

Bogotá, 1968.

Fedele alla tradizione colombiana dei ricercatori botanici, questo Herbario de plantas artificiales non solo ricrea il contenuto tradizionale degli erbari classici, ma anche il modo di metterli insieme, di compilarli. I fiori non sono finti, ma neanche veri, esistono davvero ma non appartengono al mondo naturale. Si trovano nelle nostre case, fanno parte del nostro paesaggio immediato: sono artificiali. La natura della plastica industriale ripete le forme della natura vera e il tassonomista ripete il metodo di studio. Baraya torna alla lamina di colore, all’immaginaria incisione, stavolta trasformata in fotografia. Torniamo al passato per balzare nel presente con una teoria, una ricerca, una ri-creazione naturalista di quelle piante e fiori che vivono negli atrii degli edifici, negli aeroporti, negli studi dei medici. Tutte quelle piante che vivono dove le piante vere non possono vivere.

Joan Fontcuberta

Barcelona, 1955.

La serie Herbarium di Joan Fontcuberta segna uno spartiacque nella rappresentazione di un mondo vegetale che sorge dalla mente dell’uomo, dall’imitazione ironica, quasi cinica, di una natura impossibile da conoscere e da classificare. Un mondo vegetale ricreato a immagine e somiglianza di se stesso, piccoli personaggi inesistenti che imitano sia nella forma che nel nome una natura vera, per quanto comunque ignorata da tutti noi. L’atteggiamento postmoderno, definitivo negli anni ’80, dà vita a un lavoro che si trasforma in un riferimento obbligato nella storia della fotografia contemporanea: uno sguardo inizialmente birichino e perverso che in seguito si fa specchio impossibile nel quale si riflette il mondo naturale e quella percezione iconica che trasforma il reale in finzione e la finzione in norma.

 Juan Carlos Martínez

Campanario, Badajoz, 1978.

La serie Expedición Spermopsida espone il ruolo testimoniale delle piante, ricorrendo allo storico immaginario della spedizione per cercare, trovare e analizzare le piante caratteristiche di luoghi concreti. Tra i confini della realtà e dell’ironia, del serio e del faceto, si pone speciale attenzione all’identificazione e allo studio delle specie vegetali esistenti nei parchi e nei giardini cui le coppiette riparano per i loro furtivi incontri sessuali. Le caratteristiche e la salute di queste specie variano a seconda del posto e degli effetti del passaggio dell’uomo nel loro habitat. Incontri in mezzo alla natura, inevitabilmente brevi, ma che potenziano le fantasie e il ritorno a un constesto bucolico che fomenta l’edonismo dei corpi. Per l’artista, l’approccio attraverso lo studio della botanica è una scusa perfetta per andare oltre ciò che vediamo ed esplorare indagando un tema che porta con sé aspetti etici e morali. Un processo diverso, anche se permane l’idea delle piante come testimoni delle nostre spericolate vite.

Rafael Navarro

Zaragoza, 1940.

Viviamo circondati da piante, naturali o artificiali, di plastica, di tela, con linfa o secche. Sono testimoni della nostra solitudine, delle nostre esperienze. Restano in disparte, come semplici oggetti, come elementi decorativi. Riempiono le nostre case, mute, aliene a qualsiasi sentimento. Semplicemente, stanno là. Questo è il modo in cui Rafael Navarro circoscrive la propria esistenza nella serie Testigos. Il bianco e nero, il colore del silenzio, delinea alcune immagini frammentate, parziali, che a volte rasentano l’astrazione, che non offrono la pianta nella sua totalità ma in alcuni primi piani che non possono racchiudere più di qualche foglia, facendone risaltare le nervature, il tessuto della loro pelle. Si tratta di un approccio dei sensi, lirico. Navarro non ci parla di catalogazioni né di metodologie, ma di sentimenti, di corpi, di sensazioni. Non si discute della realtà o dell’artificialità della pianta; quest’ultima è assurta a soggetto individualizzato: qualcuno o qualcosa che fa parte, più che del nostro paesaggio, delle nostre vite.

Juan Urrios

Barcelona, 1962.

La serie Verdes va direttamente all’essenziale, alla definizione della pianta attraverso un vocabolario alieno alla botanica. Sintetizza l’essenza delle piante in una sola parola che ci rimanda alla sua frescura, all’aspetto, all’interiorità, al succo che scorre nei loro corpi: verde. In questo caso, si tratta di fotografie con una luce tale che il verde risulti ancora più intenso, centrale, protagonista. All’immaginario verde non corrispondono solo le piante, ma Urrios gioca con la definizione, col cliché e, di nuovo, con l’ironia di ciò che è e di ciò che sembra essere. Tessuti differenti, come in un museo della scienza, per riunificare il vegetale con l’artificiale, il reale col falso, ma in questo caso non lo fa con tutto il corpo della pianta, con la sua definizione o identità, ma con un approccio a un ADN impossibile e visivo. Ciò che senza essere esclusivo delle piante e dei fiori è davvero permanente in tutte loro, un colore caratteristico e definitivo.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA: CS Botanica.After Humboldt

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 20 gennaio, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


ARCHITECTURE REVÉE di Julio Lafuente

MOSTRA ARCHITETTURA.

ARCHITECTURE REVÉE DI JULIO LAFUENTE

SALA MOSTRE. Inaugurazione martedì 13 dicembre 2011 alle ore 19. INGRESSO LIBERO

Scarica il pieghevole della mostra: Pieghevole Architecture Revee di Julio Lafuente

Edifici onirici, sospesi, travolti dalla loro stessa leggerezza. Sono le “Arquitecture Revée” dell’architetto Julio Lafuente, opere immaginarie, disegnate per dar forma ai sogni e giocare con le prospettive.

Nella retrospettiva che sarà inaugurata a Roma il 13 dicembre e resterà in mostra fino all’8 gennaio presso l’Accademia Reale di Spagna a Roma, si renderà omaggio ad un architetto spagnolo che vive a Roma da oltre cinquant’anni e che ha regalato alla sua città di adozione alcuni tra gli edifici più significativi dell’architettura contemporanea: quello della Esso alla Magliana, l’Ippodromo di Tor di Valle, l’Air Terminal della stazione Ostiense.

 Dagli anni ‘50 ad oggi, Julio Lafuente ha percorso la storia dell’ultimo mezzo secolo con i suoi progetti dando il meglio di sé proprio negli anni ‘60, quelli del boom economico e di maggior sviluppo del mondo della costruzione. A quest’epoca appartengono il progetto per il concorso di Auschwitz, il Santuario di Collevalenza, l’albergo sulla scogliere di Gozo sull’isola di Malta.

Tra foto in bianco e nero e colore e schizzi originali a matita, la mostra propone anche alcuni prototipi di design realizzati tra gli anni ‘50 e ‘70. Nell’ultima sala, in un’intervista filmata del 1987, sarà la voce dello stesso architetto Lafuente a raccontare attraverso le immagini delle sue opere, la sua filosofia del vivere e del progettare.

Questo slideshow richiede JavaScript.

BIO DI JULIO LAFUENTE

Julio Garcia Lafuente nasce a Madrid nel 1921. Emigra in Francia con la famiglia ed a Parigi studia Architettura presso l’École    Nationale Superieure de Beaux Arts. Nel dopoguerra decide di intraprendere il suo “Grand Tour “ in Italia in sella ad una moto Bmw e si  ritrova a Roma nell’effervescente clima culturale degli anni della Dolce Vita. Si innamora della Città dell’antichità classica e dei suoi nascenti quartieri moderni.

Dal ’53 collabora per diversi anni con lo Studio Monaco Luccichenti alla realizzazione di numerosi progetti, fra gli altri delle case gemelle di S. Marinella ed agli uffici della Siae. Nel 1958, in quel felice clima di collaborazione fra Architetti ed Artisti proprio degli  anni ’50, vince assieme agli scultori Andrea e Pietro Cascella il Primo Premio del Concorso Internazionale per il monumento commemorativo delle vittime di Aushwitz. A Roma sono gli anni delle Olimpiadi, della Roma intraprendente e della frenesia Costruttiva. Collabora a lungo con l’ing. Gaetano Rebecchini  a diverse opere fra cui l’Ippodromo di Tor di Valle e l’Ospedale del Sovrano Ordine di Malta alla Magliana dove sono magistralmente coniugati l’antico Edificio seicentesco con le attrezzature del moderno complesso architettonico.

Con l’ing. C. Benedetti realizza a Todi il complesso del  Santuario di Collevalenza, con L. Rebecchinila Clinica PIO XIsull’Aurelia e con lo Studio Passarelli il Pio Latino Americano. In quegli anni lavora per la Olympic Airways e per Aristotele Onassis. Sono numerose le ville realizzate, moderne, materiche e  di grande libertà espressiva: a Tivoli, ad Amalfi, all’Argentario ed in Toscana. Del 1981 è il progetto alla Magliana dell’edificio della Esso con l’ing. Rebecchini: 3 grandi ventagli aperti lungo l’autostrada per Fiumicino.

Nella metà degli anni settanta  lavora per la Città di Jeddah in Arabia Saudita, edifici ma sopratutto “Beautification” della Città e Grandi Landmarks urbani. Tra le opere più recenti  ci sono l’Air Terminal Ostiense, la ristrutturazione dell’Hotel de Russie e il centro Nocs a Spinaceto.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 13 dicembre, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


MOSTRA TRIBUTUM di Salvador Juanpere

MOSTRA SCULTURA TRIBUTUM DI SALVADOR JUANPERE

Dal 10 al 30 Novembre 2011.

Sala Mostre. Inaugurazione 10 Novembre ore 19.

Sin dalle sue prime scultura negli anni 80 partendo dall’arte povera o dall’influenza di Joseph Beuys, Salvador Juanpere inizia a comporre la sua opera fra due filoni concettuali: le approssimazioni ai pensiero degli ultimi paradigmi  scientifici e la memoria antropologica. Negli ultimi anni il suo lavoro si orienta soprattutto verso meccanismi strumentali e poetici nel campo esteso della scultura e dell’esercizio metalinguistico dei suoi processi.

L’esposizione  tributum  che si presenta all’Accademia di Spagna a Roma mostra un insieme di istallazioni e sculture recenti  che fanno  riferimento ad autori, artisti e opere di diversi  periodi del patrimonio artistico e culturale italiano o romano.

Questo campo di riferimenti dell’opera di  Salvador Juanpere dal mondo classico romano (che ha sentito particolarmente vicino nel suo luogo di nascita  Tarragona nella Catalogna), alla scultura barocca di Bernini, Maderno, Cafá, Sanmartino…come anche  il giro  decisivo che significò nell’epoca della formazione delle opere e i processi del movimento povera italiano, con artisti  come  Merz, Pistoletto, Penone, Anselmo o Manzoni.

Questa sequenza  di riferimenti è stata, a sua volta, influenzata dagli autori classici come  Virgilio o Dante,  poeti  come  Leopardi, Ungaretti, Cesare Pavese o personaggi  come il matematico Fibonacci o il pittore Fortuny  vissuto a  Roma, dai quali   con le  idee o attitudini  si è impregnata  poi la sua opera e che gli è servito spesso come citazione  nelle istallazioni, sculture o disegni.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Questa esposizione  tributum  mostra , tre opere nuove realizzate espressamente per l’occasione: un video dal titolo “barocco”, una scultura dal titolo “puntelli” che rappresenta diverse riproduzioni  in scala dei  puntelli di marmo di alcune sculture romane di diverse epoche, e “tributum”, una istallazione che contiene arena estratta dalla pietra delle  muraglie romane di con la quale si scrive, nella galleria dell’Academia,il nome di diversi autori di riferimento estrapolati dall’autore.

 

per saperne di più: www.juanpere.com

Scarica il comunicato stampa: CS TRIBUTUM di Salvador Juanpere

BIO DI SALVADOR JUANPERE

Nasce nel 1953, nell’attualità insegna presso la facoltà di belle arti della Università di Barcellona. Le sue opere sono esposte in città della Spagna, Corea, Finlandia, ecc e musei molto noti come Macba di Barcellona, Fundació La Caixa, o la collezione del Parlamento scozzese di Edimburgo.

Ha realizzato varie mostre collettive  e individuali a l’espai10 presso la Fundació Miró, Museo d’arte contemporaneo di Tarragona o la fondazione Vila-Casas di Barcellona, tra tante altre.

Sin da suoi origini come scultore, con importanti connotazioni “povere”, suo lavoro è evoluto da fasi con un forte significato materiale e minimal, con risonanze tra il pensiero della scienza e la poesia antropologica. Nell’attualità suo lavoro e rivolto verso i meccanismi processuali e gli strumenti della scultura.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 10 Novembre, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


NOMADISMI. Mostra Finale dei Borsisti dell’Accademia Reale di Spagna 2011

NOMADISMI a cura di Teresa Macri

Dal 22 giugno al 30 luglio.

Sala Mostre. Inaugurazione 22 giugno. Ore 19.

Anche quest’anno la  Accademia Reale di Spagna a Roma fondata nel 1873 e diretta da Enrique Panés è lieta di presentare la mostra finale dei borsisti ospitati nell’istituto culturale dell’ex convento di San Pietro in Montorio al Gianicolo. L’esposizione curata da Teresa Macrì sarà inaugurata il 22 giugno alle 19.

 

Il titolo Nomadismi sottolinea lo status di transitorietà che i borsisti vivono per i mesi di residenza a Roma, la loro condizione di erranza come dinamica del soggetto contemporaneo e l’elemento di comunità che si instaura tra i borsisti nella collettivizzazione degli spazi accademici. Come scrive Teresa Macrì: “Siamo tutti esseri nomadici in qualche modo e il nomadismo è, senza dubbio alcuno, una opzione conoscitiva su cui sviluppare e modellare l’identità in una società sempre più fondata sulla pluri-culturalità”. L’esposizione ha un carattere multimediale, dato dalle diverse discipline a cui fanno riferimento i 15 borsisti: film, video, fotografia, pittura, scultura, installazione, architettura del paesaggio, musica, poesia, recitazione, scrittura. Il crossing che ne deriva tende a evidenziare come attraverso le differenti specificità linguistiche sia possibile edificare una relazione tra contesto territoriale e linguaggio artistico.

 In mostra:

Guillermo Mora realizza delle sculture precarie ottenute dopo un lungo procedimento pittorico che assembla e unifica pittura e scultura fino a svilupparne un apparato installativo.

Pelayo Varela indaga sui significati iconografici tra forma e contenuto dell’oggetto artistico.

Angel Masip e Aurelio Edler hanno concepito per la mostra un lavoro congiunto, tra musica e installazione, che, pur fissando i temi e le forme delle singole ricerche, intende andare oltre il concetto dell’autorialità dell’opera, in linea con un’estetica della relazione.

Il fotografo Julio Galeote mette in relazione spazio urbano e linguaggio fotografico  in un intervento murale,  mentre Clara Ortega attraverso una installazione fotografica racconta la variazione luminosa e emotiva degli spazi aperti.

Patricio Cabrera, utilizzando il polistirolo, crea delle forme parietali che assommano linguaggio pittorico a forme scultoree.

L’artista messinese Giacomo Miracola attraversa frammenti di realtà sociale utilizzando l’incisione con una nuova visione e nuove caratteristiche della disciplina stessa.

L’architetto Carlos García Fernández interviene nel chiostro dell’Accademia creando un site-specific, minimale ma calcolato per frazionare ed evidenziare le variazioni della luce solare.

La regista Andrea Jaurrieta Bariain inscena una video-installazione all’interno della quale presenterà i suoi video: “Lovely boredom” e “Crisis?! What Crisis?!”.

Saranno visibili in mostra anche i lavori di Maria Diez Ibargoitia che ha sviluppato la sua tesi di dottorato sugli architetti spagnoli che furono borsisti dell’Accademia tra il 1904 e il 1940, di Laura Jiménez Valverde che ha lavorato sulla valutazione dei rischi nella conservazione del patrimonio archeologico, di José Maria Dominguez Rodriguez che ha redatto una monografia sulla musica e il mecenatismo artistico all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede alla fine del 1600, di Maruchi León che si occupa di pedagogia dell’arte drammatica applicata al canto, e di Pedro Manuel Villora che ha scritto l’opera Medea Mikaela sull’incontro a Roma dello scrittore spagnolo Terenci Moix con Rafael Alberti e Pier Paolo Pasolini.

scarica il catalogo della mostra in pdf: nomadismi 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Sala Mostre

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

Ingresso libero fino esaurimento posti


Mostra Arte Contemporanea. Paralelo 40-41.

Dal 3 fino il 23 maggio. PARALELO 40 – 41.

A cura di Magda Bellotti.

Paloma Peláez, Rosell Meseguer, Antonio Rojas, Santiago Mayo, Ángeles Agrela, Juan del Junco, Alfredo Igualador e Jorge Cano. 

Inaugurazione 3 maggio ore 19. Sala Mostre

Paralelo 40/41 è quella linea invisibile che, all’interno del globo terrestre, corrisponde alla posizione geografica di Roma e di Madrid. Una buona scusa per attribuire questo titolo a una mostra che tende a stabilire un numero ancora maggiore di legami tra le due città e le due comunità artistiche.

Per questa occasione Magda e Antonio Bellotti hanno selezionato otto artisti della galleria, quattro dei quali ex borsisti dell’Academia (Paloma Peláez, Rosell Meseguer, Antonio Rojas e Santiago Mayo) e quattro invece più giovani (Ángeles Agrela, Juan del Junco, Alfredo Igualador e Jorge Cano).

Ognuno degli artisti selezionati lavora con mezzi tecnici differenti, ma alla fine del processo creativo, anche se con risultati tecnicamente diversi, appare ed emerge un unico filo conduttore. L’identità, la memoria, la natura, l’esclusione sociale sono alcuni dei temi affrontati nell’opera dei partecipanti alla mostra.

GLI ARTISTI.

ÁNGELES AGRELA. Úbeda, Jaén, 1966

Exposiciones individuales (selección)

2011 La profundidad de la piel. Galería Magda Bellotti, Madrid

2010 Slangenmens The Glorie, Oosterbeek, Holanda

3ª Lección de Anatomía. Estudio Ammeba, Atenas, Grecia

2009 Lección de Anatomía, Galería Manuel Ojeda, Las Palmas de Gran Canaria

ART JAEN. Galería Manuel Ojeda, Jaén

2008 Superculto. Museo Barjola, Gijón

2007 Entrevista. Galería Magda Bellotti, Madrid, España

La Elegida. Galeríe d´Art des Lycées dela Borde Basse, Castres, Francia.

Contorsionistas. Galería Magda Bellotti, Madrid

2005 Los héroes. Galería Magda Bellotti, Madrid

2004 La elegida. Adhoc, Murcia

2002 Sudor y Lágrimas. Galería Magda Bellotti, Madrid

2001 Salto al vacío. Zona Emergente del Centro Andaluz de Arte

Contemporáneo, Sevilla

2000 Camuflaje. Galería Espacio Mínimo, Murcia

 

JUAN DEL JUNCO. Jerez dela Frontera, Cádiz, 1972

Exposiciones individuales (selección)

2011 Juan del Junco: Taxonomías. Sala Puerta Nueva.

Premio Pilar Citoler. Córdoba

2010 Pinturas y otras obsesiones. Galería Alfredo Viñas, Málaga

2009 El Sueño del Ornitólogo III: El Cuaderno de Campo.

G alería Magda Bellotti, Madrid

F estival OFF de PhotoEspaña ‘09

2008 El naturalista y lo habitado: trazas, huellas y el artificio

del artista. Sala Cajasol Sevilla, Sala Cajasol, Jerez

El sueño del ornitólogo II (del Phylloscopus sibilatrix ala Oxiura

jamaicensis). Centro Andaluz de Arte Contemporáneo. Sevilla

El sueño del ornitólogo. Sala siglo XXI, Museo de Huelva

2007 Haciéndome el Sueco II (Lejos del Paraiso).

G alería Deposito 14 . Madrid. Festival OFF de PhotoEspaña 07

2006 Haciéndome el Sueco. Sala de eStar, Sevilla

2005 El viaje solitario. Galería Deposito 14. Madrid

Es un mundo extraño. Galería Cavecanem. Sevilla

2003 Sociabilly. Centro de Arte UNICEF, Sevilla

2001La Patrulla RCHF01. Galería Cavecanem, Sevilla (RCHF)

 

JORGE CANO. Madrid, España, 1973

Exposiciones individuales (selección)

2006 Paint it Black. GaleríaMagda Bellotti,Madrid

2004 Ida y vuelta. Cruce, Madrid

Exposiciones colectivas (selección)

2010 Fracasso. Sala de Arte Joven dela Comunidadde Madrid

Crucero II. Galería Magda Bellotti, Algeciras

2008 Stand Off ’08. Galería Magda Bellotti, Madrid

Mostra Internacional Unión Fenosa. Certamen Internacional

de Arte Contemporáneo. A Coruña.

2007 PLATA I. Galería Magda Bellotti, Madrid

ARCO’07. Galería Magda Bellotti, Madrid

ARTESANTANDER ’07. Galería Magda Bellotti. Santander 2006

ARCO’06. Galería Magda Bellotti, Madrid

2005 S alón del carbón, CNT,La Carbonería, Sevilla

Homenaje a Sandra Rodríguez. Cruce, Madrid

Bañistas. Palacio del Marqués de Albaicín, Noja, Cantabria

2003 La guerra. Exposición colectiva, Cruce, Madrid

2002 Sobre cruces. Proyecto con Gianni Ferraro parala Fundación Municipal

de Cultura de Valladolid

 

ALFREDO IGUALADOR. Madrid, España, 1971

Exposiciones individuales (selección)

2010 Cada vez no llego más lejos que la anterior, Asociación CRUCE, Madrid

Itinerarios. Galeria Magda Bellotti, Madrid

2006 La tierra baldía. Galería Magda Bellotti, Madrid

2005 Calle Betis. Galería Rafael Ortiz, Sevilla

2004 Stormy Weather. Galería Alejandro Sales, Barcelona

2003 El Interior en Obras. Galería Magda Bellotti, Madrid

2001 Asociación Cruce, Madrid

Exposiciones colectivas (selección)

2010 Espacio Atlántico Vigo´10, Vigo.

2009 ARTESANTANDER´09, Santander

ARCO´09. Galería Magda Bellotti, Madrid

2008 Stand Off ’08. Galería Magda Bellotti, Madrid

Mostra Internacional Unión Fenosa. Certamen Internacional

de Arte Contemporáneo. A Coruña.

2007 ARCO’07. Galería Magda Bellotti. Madrid

2004 Artissima 04. Galería Lindig in Palludetto. Turín, Italia

2002La Guerra. AsociaciónCultural CRUCE

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

SANTIAGO MAYO. A Coruña, España, 1965

2001 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales (selección)

2010 La muerte, la locura… el miedo. Galería Magda Bellotti, Madrid

2009 Tinterías. Cruce, Madrid

2007La Naval, Cartagena, Murcia

2006 Sin Título. Galería Magda Bellotti, Madrid

2003 Galería La escalera, Cuenca

G alería T 20, Murcia

2002 Galería Marisa Marimón, Orense

La cabaña del monje. Galería Magda Bellotti, Madrid

2001 Espai 13, Fundació Joan Miró, Barcelona

Museo Barjola, Gijón, Asturias

Itinerarios 93-2000. Academia de España e Instituto Cervantes, Roma

2000 Galería Amasté, Bilbao.

S ala de exposiciones dela Universidadde Málaga, Málaga

1999 Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago de Compostela

G alería Magda Bellotti, Algeciras

 

PALOMA PELÁEZ. Zamora, España, 1958

1988/89 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales(selección)

2010 Caprichos (a Nabokov y el ardor) Galería Magda Bellotti, Madrid

2009 Caprichos (a Nabokov y el ardor). Galería Marisa Marimón, Orense

2007 Doble movimiento descendente. Galería Magda Bellotti, Madrid

2006 Geometrías y ornamento. Galería Milagros Delicado, Cádiz

2005 Manofacturas. Galería Magda Bellotti, Madrid

2004 Jardiniére. Galería Altair, Palma de Mallorca

2003 Galería Carmen dela Calle. Jerezdela Frontera, Cádiz

2002 Flores rotas. Galería Magda Bellotti, Madrid

1999 Galería Viviana Grandi, Bruselas

1997 Cien noches.David Beitzel Gallery,New York

1993 Sueños son. Carla Stellweg Gallery, New York

Exposiciones colectivas (selección)

2001 Roma, Nuevos Caminos dela Pintura. Exp.de los becarios dela Academia

de España en Roma (1977-1990)

 

ROSELL MESEGUER. Orihuela, España, 1976

2005 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales(selección)

2010 Ovni Archive, Intermediae Matadero, Procesos de Archivo, Madrid

Manifesta 8, Espacio AV, Murcia

L´Arxiù. Batería de Cenizas… Festival de fotografía Nice

to meet you, Emergent LLeida

OVNI Archive. Galería Magda Bellotti-Photoespaña 2010 Madrid

2009 Demande de consultation. Galería Magda Bellotti, Madrid

2008 Tránsitos del Mediterráneo al Pacífico. Jardín Botánico.

U niversidad Complutense de Madrid

Demande de Consultation. FestivalLa Marde Músicas 08-Francia,

Cartagena

2007 Una película de piel XIII. Galería Marisa Marimón, Orense

Batería de Cenizas. Metodología de la defensa II Centro de arte

Contemporáneo Matucana 100 y C. C. España, Santiago de Chile

2006 Galería Change & Partner, Roma

Batería de Cenizas. Metodología de la defensa, Galería

Change & Partner, Roma

2005 Batería de Cenizas. Metodología de la defensa, Sala de la

Muralla Bizantina, Cartagena

2004 Centro de Arte Joven dela Comunidadde Madrid, Avda. de América

2003 Fundación Antonio Pérez, Cuenca

2000 Centro Cívico Cultural San Martín dela Vega, Madrid

 

ANTONIO ROJAS. Tarifa, España, 1962

1993/94 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales (selección)

2010 Frontera de Sombra. E-8 Galería, Madrid

En las Dos Orillas del Estrecho. Sala Rivadavia. Cádiz

2009 En las Dos Orillas del Estrecho. Fundación Dos Orillas. Kursaal, Algeciras

2008 Galería Bach Quatre, Barcelona

2007 Galería Juan Manuel Lumbreras, Bilbao

2006 Galería Milagros Delicado, Cádiz

2005 Voz de Atrás. Galería Alfredo Viñas, Málaga.

G alería Magda Bellotti, Madrid

2004 Horizonte y Memoria. Galería Juan Manuel Lumbreras, Bilbao

2003 Galería My name´s LolitaArt,Valencia

2001 Galeria My name´s LolitaArt,Madrid

2002 Galería Bach Quatre, Barcelona

2000 Galería Milagros L. Delicado, El Puerto de Santa María, Cádiz

1999 Galería Sibonye, Santander

La mirada oblicua. Centro Cultural del Conde Duque, Madrid

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 00153 Roma

Tel: (0039) 06 581 28 06

Fax: (0039) 06 581 80 49

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes

Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes. 24 marzo – 24 aprile

SALA MOSTRE. Inaugurazione Giovedi 24 marzo. Ore 19.

Parlano sì, le sculture. Non solo: a Roma, quelle antiche erano solitamente denominate dai cristiani “statue parlanti” e consideravano tali figure pagane l’opera del demonio, provviste di poteri demoniaci e, fondamentalmente, del potere della parola. Una molto speciale, anch’essa romana, parla e scrive, difatti. Mi riferisco a quella del Pasquino, sicuramente diabolica, situata molto vicino a Piazza Navona. Statua parlante per eccellenza, vaga nelle forme e nel soggetto, quasi cancellata nel volto e frammentata nelle forme, il torso ruotato, una tradizione leggendaria e popolare degli inizi del XVI secolo dice che si tratta dei resti deteriorati, deformati forse dal passare del tempo, della scultura di un umile e ironico sarto, mentre studi più recenti e affinati affermano che si tratta della figura di Menelao che sostiene il corpo di Patroclo. E’ probabile, ma è la prima e popolare identità del sarto quella che ci interessa adesso, perché fu il suo non apparire capolavoro, l’essere frammento impreciso, quasi cancellato, di un personaggio volgare, per nulla eroico, ciò che trasformò Pasquino nella statua parlante più celebre di Roma; e non parlava solamente lei stessa, ma si faceva eco, parlando per altri, delle critiche ironiche e amare dei romani di fronte al potere e ai potenti, i quali, come lo stesso Pasquino diceva di se stesso e che nel 1550 Antonio Lafreri registrò in una famosa stampa, faceva tremare nonostante apparisse come una figura volgare: “Io no sono (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani / ma sono quel famosísimo Pasquino che tremar faccio i Ssignor più soprano…”.  

            Così, col volto perso e un po’ ironico, anche se nulla è sicuro, il gruppo del Pasquino iniziò a parlare e non ha più smesso, come i misteriosi volti delle sculture di Bordes, teatro di facce e passioni o viceversa. E’ che Juan è solito mettere in scena le sue sculture e lì parlano fra di loro e per chi voglia ascoltare o leggere. Non solo: in certe occasioni, nei fusti delle sue sculture o sotto le teste-capitelli delle sue opere ci sono solitamente testi o nomi, alla maniera dei pasquini che circondano la statua romana. C’è del teatro nei volti e le facce creano e provocano una scena, e anche uno scenario, come gli idoli sopra le colonne della sala del Campidoglio. Voglio dire che, se non fosse eccessivo da parte mia, mi piacerebbe affermare che tali sculture e gruppi di statue e volti, raggruppati come in una scena teatrale, teatro esse stesse, stanno ordinando o reclamando uno spazio architettonico, un progetto immaginario. Non per niente anche Juan è architetto e come architetto si è confrontato innumerevoli volte coi racconti e le contaminazioni ibride e storiche, espressive e teoriche, che tra scultura e architettura esistono e sono esistite; le ha anche fatte scendere dai loro piedistalli per farle passeggiare, recitare o parlare in spazi pubblici e urbani, trasformando la città in teatro la cui scena è occupata dalle sue opere, dando notizia di ciò che non si può dire con presenze inquietanti. Lo ha fatto il Canaletto, portando a terra i cavalli di San Marco in un memorabile dipinto e, soprattutto, Rodin. Dopo, quasi tutti.

            In ogni caso, si può dire che le sue teste e i suoi torsi, raggruppati in serie tematiche e disposti su fusti, alcuni scritti, parlanti, costituiscono una specie di inesauribile trattato di ordine architettonico, antropomorfico, sculture essi stessi, che stabiliscono rapporti teatrali e scenografici tra di loro, reclamando e costruendo architetture che possono risultare effimere, o magari è quella la loro maggiore qualità, che si tratti dello spazio del laboratorio o della galleria, della collezione o della città. Spesso lo stesso Bordes le ha fotografate (un’altra delle sue passioni) così nel suo laboratorio, inteso come laboratorio teatrale, provando ogni scena di un’opera che continua a farsi, a dirsi, a scriversi. Gioco teatrale ed effimero, illuminato a volte in maniera drammatica, con luci di fuochi e marcati contrasti tra le fiamme, opere, silenzi e oscurità, come sarebbe avvenuto con una fotografia delle sue cabezas de pasión (1987-1988). Ma sono molte le fotografie delle sue opere nel laboratorio ad avere tale particolare condizione di prove teatrali delle quali l’artista è un solitario e privilegiato spettatore. Di fatto, il laboratorio, come la casa dell’artista, è sempre un autoritratto. E’ là, quando le sculture e gli ordini occupano lo spazio, quando entrano in scena, il luogo nel quale reclamano un luogo, l’architettura. Disciplina, quest’ultima, cui non si può mai prescindere nel caso del Bordes scultore, sia per quanto riguarda i suoi interventi su edifici concreti, come quelli disegnati con Óscar Tusquets, o negli impliciti omaggi e riflessioni che hanno realizzato alcune delle sue opere di e con l’architettura, a partire da una serie di strani obelischi (1978), passando per la rappresentazione allegorica della figura dell’architetto (1983) o la riflessione su Juan Caramuel e la sua architettura retta e obliqua (1984) sino alle narrative e ai pezzi eccezionali di un arciere con piramide (1982); dalla sua affascinante moglie in forma metaforica di colonna unita a un obelisco (1982) alle cariatidi per un mobilio (1983) sino alla rappresentazione musicata dell’allegoria dell’architettura e del giovane architetto (1988) che danza intorno alla colonna spezzata come se la rovina fosse l’origine stessa di un progetto, senza dimenticare la composizione più drammatica dedicata alla costruzione, intreccio di impalcature che supportano l’attività dei costruttori, anche se ricordano pure, per la loro vuotezza e ortogonalità, le scenografie per balletto di un Adolphe Appia. Se del Pasquino Gian Lorenzo Bernini arrivò a dire, con sorpresa e irritazione di chi lo ascoltava, che era la scultura più bella che conosceva (di fatto l’attribuiva a Fidia), dicendo che “mutilato e rovinato com’è, il resto della bellezza che ha di per sé è percepita solo da chi ne capisce di disegno”; dal canto suo, Bordes ha scritto (come chi di disegno ne sa) dei suoi volti-pelli-acconciature-ritratti-maschere, che sono di per se stessi teatro e si muovono come se stessero in scena, raggruppandosi nei modi più svariati, elenco e collezione di comportamenti, emozioni e passioni che “i tormenti interiori screpolano la superficie della maschera. Solchi di angustia, striature di ingenuità, finissime smagliature di un insieme che somma ansie a deliri: è il disegno laborioso di un tempo personale che lascia una scia di ricordi”. Il volto e la pelle delle sue sculture come teatro, ossia un’opera che è teatro nel teatro, come esiste il quadro dentro al quadro, e che Bernini a suo tempo già mise in azione col tempo che ammirava il Pasquino. Ma la cosa più affascinante del capoverso di Juan, pubblicato nel suo già menzionato e minuto Libro de Fisonomía, è che la propria precisione e la bellezza è una specie di trappola nella quale tutti, inevitabilmente, dobbiamo cadere, perché lo scultore non solo è un privilegiato spettatore e creatore della propria opera e delle bozze previe nel laboratorio, ma che oltretutto scrive circa la sua opera prima che chiunque altro possa farlo, guidandoci con anticipo, confondendoci tra fumi, fiamme e luci, spazi drammatici o festivi, tra i suoi idoli di una sala immaginaria che è il proprio laboratorio, Roma, la sua ragnatela.

Magari non c’entra niente, ma poco più di un anno fa ci incontrammo fortuitamente nel suo laboratorio di sogni, nella sua casa immaginaria di artista, a Roma. Una coincidenza in più fra le tante dopo lunghi anni di amicizia e di incontri fortuiti. Lì mi fotografò per caso insieme al Pasquino e anche di fronte alla porta dell’Accademia dei Virtuosi nel Pantheon, con una edizione di Vitruvio tra le mani, mentre guardavamo le parole che s’erano dette sull’architettura nel XVI secolo e delle quali Claudio Tolomei si lamentava del fatto che “se ne vanno in fumo”. Durante la notte, furtivamente, feci mio un piccolo frammento di marmo verde del piano dell’altare della Cappella Raimondi, opera del Bernini, a San pietro in Montorio. E’ ancora con me. Se avesse conosciuto questa piccola storia, non so cosa avrebbe scritto Lombroso.

Capitò già, in senso metaforico o reale, a Italo Calvino quando, in Se una sera d’inverno un viaggiatore (1979), scriveva: “Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso”. Autore e spettatore allo stesso tempo, Calvino scrive con difficoltà perché ciò che la sua scrittura dice e fa non gli lascia vedere ciò che scrive, pur sapendolo con anticipo, provocando coscientemente la situazione: le figure e le forme create dalle sue parole occupano lo spazio della scrittura, delle parole, e l’autore si confronta con esse, con ciò che scrive e mentre le scrive, le pensa mentre le crea, riflette sulla propria riflessione, scrive sul proprio scrivere, ascolta ciò che le parole dicono. Come succede a Juan Bordes e alle sue sculture, che si esprimono e parlano.

Delfin Rodriguez  (Catedratico di Storia dell’Arte presso l’Università Complutense di Madrid)

Questo slideshow richiede JavaScript.

JUAN BORDES CABALLERO 

Nato a  Las Palmas di Gran Canaria, Architetto presso ETS d’Architettura di Madrid. Appassionato per la scultura, la sua tesi di dottorato sarà: La scultura come elemento di composizione dell’edificio. Dal 2006 Accademico presso l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando e dal 2010 Delegato della Calcografia Nazionale presso l’ Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando. Borsista dell’Accademia Reale di Spagna. Ha realizzato mostre personali e collettive in diversi paesi come la Spagna, Stati Uniti, Venezuela, Cuba o Francia. I suoi progetti di scultura monumentale si possono ammirare a Washington, Las Palmas di Gran Canaria, Bordeaux, Tenerife, Barcellona, Madrid, ecc.

Le sue opere formano parte di collezioni pubbliche e private, tra cui: Artium, Vitoria, Col.lecciò March. Art Espanyol Contemporani. Palma de Mallorca, Centro Atlántico d’Arte Moderno. Las Palmas di Gran Canaria, Museo d’Arte Contemporaneo di Caracas. Venezuela, Museo d’Arte Contemporaneo, Siviglia, Biblioteca Nazionale. Madrid, Collezione Renfe. Madrid, Collezione Mapfre. Madrid, Collezione Fenosa, Università di Valencia, Collezione d’ Arte Contemporaneo di Castilla-La Mancha, Museo Popolare d’ Arte Contemporaneo, Villafamés, Castellón, Associazione Canaria degli amici dell’ Arte Contemporanea, Santa Cruz di Tenerife, Ordine degli  Architetti di Las Palmas di Gran Canaria

Per saperne di più www.juanbordes.com

 

Piazza San Pietro in Montorio 3

00153 Roma

Inaugurazione 24 marzo Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 


Mostra-istallazione. Gitanos de Papel

 
Mostra-Istallazione. Gitanos de Papel di Rogelio López Cuenca ed Elo Vega.
Dal 26 Febbraio al 11 Marzo. Mostra nel chiostro dell’Accademia di Spagna.
Proiezione video e presentazione catalogo.

INAUGURAZIONE. SABATO 26 FEBBRAIO ORE 17

 

 

 

  
 
 

A Cura di Viviana Luccisano Dentro del programma  PLAY GIOCHI DI RUOLO. Progetto in collaborazione con l’istituto Europeo di Design Roma. PLAY-Giochi di ruolo ha lavorato per generare spunti di riflessione sul rapporto dell’io con l’alterità, sull’esistenza di spazi mutevoli, per cercare di dimostrare che la differenza non deve esser intesa come un limite invalicabile, ma come un momento in cui avviene un attraversamento. In PLAY-GIOCHI DI RUOLO gli allievi curatori hanno selezionato 16 opere video che sarranno proiettate nella hall del MACRO-Museo d’Arte Contemporanea Roma, nella sua sede di Via Nizza. L’evento prevede poi diverse sedi espositive sul territorio romano: il Museo Pietro Canonica, all’interno del quale verrà ospitata una colletiva di artisti internazionali; diversi Istituti di Cultura e Ambasciate straniere presenti sul territorio, all’interno delle quali artisti delle diverse nazionalità sono stati invitati a sviluppare un proprio lavoro (Museo delle Mura, Ambasciata del Brasile, Real Academia de España en Roma, Accademia di Romania) e la Galleria Extraspazio che svolge da tempo un programma espositivo con artisti dell’area africana. La scelta di operare all’interno degli istituti di cultura stranieri di Roma è in linea con il tema della mostraevneto. Gli istituti in questione, infatti, sono una realtà prestigiosa della città di Roma, grazie alla loro molteplici attività volte a tentare un avvicinamento tra culture differenti.
 

GITANOS DE PAPEL.

 
 
 

 “Come è possibile che gli zingari, parte essenziale dell’ Europa( 8-10 milioni di persone,
costituiscono la principale minoria etnica del continente, la loro musica e la loro cultura hanno impregnato paesi interi ) ancora causino disgusto e paura?”
                                                                                                                                                                           Joan M.Oleaque

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Rogelio López Cuenca (Nerja, 1959)

 

Fondatore negli anni 80, del gruppo di artisti attivisti “Agustín Parejo School”, noto per il suo lavoro di critica dello quotidiano, sua opera e sin da suoi origini  segnata di un forte carattere politico, nel cui s’istalla attraverso il sottile e agevole uso del linguaggio e il possesso d’immagini quotidiane o dei media, costruendo una critica dell’ambiente, che mai dimentica sua ironia e poetica.

Perciò suo lavoro, avvinando elementi e procedimenti pressi sia della letteratura  sia delle arte plastiche e la pubblicità, significa l’utilizzo delle tecniche che vanno dalla pittura, poesia, video fino agli interventi sui spazi pubblici.

Dal 1988 ha lavorato in mostre presentate in gallerie e musei della Spagna, Portogallo, Svezia, Francia, Italia, Germania,Regno Unito, l’Irlanda, Russia, Olanda, Belgio, Grecia, Austria, Cipro, Svizzera, Sudafrica, Messico, Colombia, Venezuela, Brasile, Canada, Cuba, e gli Stati Uniti.

Alcune opere sue appartengono a collezioni pubbliche e private come: L’istituto Valenciano di Arte Moderno, Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, Museo Nacional – Centro de Arte Reina Sofía, Biblioteca Nacional de España, Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona, Museo Nacional de Cuba, Colection Fonds Nationals d’Art Contemporain, Colección Fundación La Caixa, Colección Banco de España, ecc.

Dal 1991realizza interventi in spazi pubblici in città di tutto il mondo:  Porto, Rotterdam, Copenhagen, Upsala, Messico, Lima, Houston, Barcellona, Madrid, Basel, Salonica, Nicosia, Siviglia o Roma…

Ha  fatto corsi e conferenze come realtore e rivvolto ai diversi scuole delle faccoltà di Belle Arti delle università tra cui: Barcellona, Bogotá, Girona, Siviglia, Cuenca, Valenzia, Roma-Sapienza, País Vasco e South Florida; nel Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, il Centro de Cultura Contemporánea di Barcellona, la Quinzena d’Art de Montesquiu, Arteleku, Instituto de Estética y Teoría de las Artes, di Madrid, e la Catedra d’Arte del comportamento dell’ Havana.

Ha pubblicato collaborazioni in pubblicazioni specializzate e non., ad esempio: RARO, Sub Rosa, Chain, Atlántica, Alphabet City, Julliet, Boundaries 2, Opening, Le Monde Diplomatique, El Europeo, Exit, El Observador, Revista de Occidente, Diario 16 , Elle Decoración.

Ha ricevuto le borse Pablo Ruiz Picasso della Fondazione Picasso nel 1991. Nel 1995 è stato borsista presso l’Accademia Reale di Spagna a Roma, e nel 1999 la borsa d’arte della Fondazione Marcelino Botin.

Ha vinto diversi premi: Iniciarte a la Actividad Artística (Junta de Andalucía, 2008); Francisco de Goya (Villa de Madrid, 2002; El Público (Canal Sur Radiotelevisión, 2001); premio Andalucía di Arti Plastiche, 1992 e il premio El Ojo Critico – Artes Plásticas (Radio Nacional de España) 1992.

Ha lavorato nelle biennale d’arte di: Arte Contemporanea di Johannesburgo (1994), Manifesta 1, a Rotterdam (1996), Lima (2002), Sao Paulo (2002) e Istambul (2003).

 
Elo Vega

 

 

Videoartista. Laureata in Belle Arti per l’Università di Castilla-La Mancha a Cuenca. Suo lavoro vuole esprimere, da una prospettiva critica, assunti sociali e politici, di diversità di genero, ambientali e di analisi culturale attraverso la praxis artistica dalla fotografia, il video o l’arte sulla rete web.

Ha vinto diverse borse di scambio universitario con l´Ecole Regional de Beaux Arts di Nantes (Francia), Faccoltà di Filosofía e Lettere presso la Benemérita Universidad di Puebla (Messico), Faccoltà di Filosofía e Lettere presso UABC, Universidad Autónoma de Baja California, Tijuana (Messico), Università di Belle Arti di Granada, e nel  Programma degli Studi di Genero presso UNAM, Universidad Nacional Autónoma de México.

Ha partecipato in varie mostre individuali e colletive, tra cui:

 

ATOPIA. Arte y ciudad en el siglo XXI, CCCB. Barcelona.

Artestaçäo , Casino Cine Vídeo. Rio Grande do Sul, Brasil.

Gitanos de papel, Sala Cajasol. Jerez de la Frontera.

Miel y Maíz. Galeria Railowsky, bienal de fotografía. MuVIM.

Festival Francés. Le Printemps des Poètes, Nuevo León, México.

Art-Futura, Parque de las Ciencias. Granada.

Tablas, Facultad de Bellas Artes Cuenca.

Geografías del Desorden, Universidad de Valencia, Cabildo de Fuerteventura y Centro de Historia (Zaragoza).

Digital work about home. Gallery of the Liebling Center for film. Hampshire College Amherst. Massachussets. EEUU.

MULTIMEDIEPOESI, Copenhagen´s Internacional Poetry.Festival.

 

Videografia                                                                                                                                                                    

 

Historia de dos ciudades x 2010  (con Rogelio López Cuenca)

Caudal/Capital x 2009

Reservas Líricas x 2008

WALLS x 2008 (con Rogelio López Cuenca e Rafael Marchante)

Welcome to LE x  2006

Cultura y Simulacro x 2004

Del sentido práctico x 2004

Dejar la piel x 2003

www.tripitool.net

 

 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Chiostro/Sala Mostre. 26 Febbraio, ore 17.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387           

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea

16 FEBBRAIO- 15 MARZO. SALA MOSTRE

INAUGURAZIONE . MERCOLEDI 16 FEBBRAIO ORE 19.

MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea.

Il colletivo NOPHOTO ha rivisitato la Spagna contemporanea, è giunto in quel luogo intimo per percorrerlo, abitarlo, camminarvi e popolarlo.

“Aquì y Ahora” / “Qui e Adesso” è un progetto collettivo, composto da tredici interpretazioni personali dei temi, antichi e moderni, che definiscono la Spagna contemporanea: immigrazione,  turismo, acqua, territorio, gente, abitazioni, matrimoni, memoria familiare,  moto, tori, religione e bar.

Il progetto è stato già esposto nell’Hubei Museum nella città di Wuhan in Cina nel settembre 2008.

 

 

I FOTOGRAFI:

CARLOS LUJÁN (1975, Valenza, Spagna)

Carlos Luján ha studiato Immagine e Suono, e in seguito Fotografia, alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2002 e il Nuovo Talento Fnac della Fotografia 2004. Ha ottenuto borse di studio dal Collegio di Spagna a Parigi e dall’Art Visual. Collabora abitualmente con riviste nazionali e internazionali (GEO, Marie Claire, El País Semanal, Financial Times, ecc). Fra le tante mostre realizzate, ricordiamo quelle all’Accademia di Belle Arti di Madrid, all’Istituto Cervantes di Parigi, al Rencontres de Arles e all’ARCO (Stand del Ministero della Cultura).

I suoi progetti personali toccano sempre tematiche di attualità di diversi ambiti sociali.

 «TARDE DE TOROS»

 Durante il Medioevo, la corrida a cavallo era un passatempo aristocratico. Tale passatempo fu chiamato «suerte de cañas». Intorno al XVIII secolo, tale tradizione venne abbandonata e la gente del popolo inventò la corrida a piedi. Francisco Romero fu la figura chiave che gettò le basi e le regole di questo nuovo sport. Per gli appassionati, le corride coi tori sono, naturalmente, ben più che uno sport, per non parlare –è ovvio- della sfida che il confronto tra uomo e bestia presuppone. Alle cinque del pomeriggio, tre «matadores», i loro aiutanti e i «picadores» entrano  nell’arena al ritmo del paso doble. A partire da questo momento, tutto ciò che avverrà sarà sacro…

CARLOS SANVA (1978, Madrid, Spagna)

Carlos Sanva si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid). Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2006 ed è stato selezionato al concorso di fotografia Purificación García 2007. Ha realizzato mostre a Madrid, al Canal de Isabel II, al Circolo delle Belle Arti e al Festival PhotoImagen Guatemalteco. La sua opera è presente nelle collezioni Atrium, al Ministero della Cultura e nella Comunità di Madrid.

I suoi progetti personali riguardano la certezza del fatto che il mondo è molto strano e sono delineati da una profonda ironia che mette in discussione determinati codici sociali.

 «49 cc»

E’ un progetto che mette in rapporto i concetti praticamente inscindibili di ciclomotore e adolescenza nella Penisola Iberica. Il ciclomotore (quasi una moto) è il sistema di trasporto minimo motorizzato omologato dalle attuali normative di traffico. Allo stesso modo, l’adolescente (quasi un adulto) nel proprio transito verso la maturità, comincia a essere riconosciuto dal resto della società come un’unità sociale indipendente. Il ciclomotore sottolinea la vicinanza dell’entrata nell’età adulta, espande le possibilità di spostamento –permettendo al giovane di allontanarsi autonomamente dall’epicentro familiare-, agisce da catalizzatore delle relazioni sociali –generando una sensazione di appartenenza a un gruppo concreto- e ridefinisce lo spazio pubbico in un contesto relazionale spontaneo ed esclusivo del gruppo.

EVA SALA (1974, Madrid, Spagna)

Eva Sala si è laureata in Pubblicità e Pubbliche Relazioni all’Università Complutense di Madrid. Ha seguito corsi fotografici all’IMEFE di Madrid. Collabora con l’Area di Pubblicazione e Produzioni Audiovisive del Circolo delle Belle Arti di Madrid. Ha ottenuto la borsa di studio del Seminario di Fotogiornalismo di Albarracín (Teruel, Spagna). Collabora abitualmentea con riviste come Minerva, Marie Claire, Elle, Mía, El Duende, Ronda Iberia… Ha realizzato proiezioni per PHotoEspaña, Sevilla Foto ed Encuentro Fotográfico de México, e mostre nella Reale Società Fotografica di Madrid. La sua opera è presente nella Galleria di Fotografia Contemporanea Luzdia (Madrid) e parzialmente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano il rapporto del corpo umano con la natura, come pure gli equilibri e le tensioni che possono crearsi tra di essi. Negli oggetti fotografati ricerca storie intime che quest’ultimi evocano.

 «LITANIA »

1. Preghiera cristiana che si fa invocando Gesù Cristo, la Madonna o i Santi come mediatori, enumerandoli in maniera ordinata.

2. Processione che si svolge comunemente per una preghiera collettiva cantando le litanie. La Settimana Santa è la festività cristiana che si celebra per ricordare la Passione e la morte di Cristo. Sono famose le processioni, nelle quali gruppi di persone camminano sollenemente e lentamente portando con loro immagini collegate alla Passione di Cristo. Particolarmente popolari sono le celebrazioni in Andalusia. Queste immagini furono prese dalla città di Granada. Le mogli appartenenti alle confraternite partecipano alle sfilate vestite interamente di nero e si coprono le testa e le spalle con una mantellina, un drappo merlettato nero. Nelle mani portano un rosario, un insieme di grani che si utilizza per pregare in maniera ordinata

IÑAKI DOMINGO (1978, Madrid, Spagna)

Iñaki Domingo sì è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid), E’ stato finalista al Descubrimientos PHotoEspaña 2002, menzionato al Premio KLM Paul Huf Award 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam, e borsista alla Joop Swart Masterclass. Collabora abitualmente per vari media, case editirici, agenzie pubblicitarie e istituzioni. Ha realizzato mostre allo Injuve, al Madrid Abierto e a Łódź Fotofestival di Polonia. I suoi progetti personali indagano l’uso della fotografia come chiave di volta per l’introspezione, e in essi utilizza il loro proprio contesto per toccare concetti diversi rapportati alla fragilità dell’esistenza contemporanea. 

«VÍA DE LA CRUZ» 

Sin dall’infanzia, la casa di Via de la Cruz, a Maiorca, era il luogo nel quale la mia famiglia passava le vacanze estive. Era uno spazio, fisico e mentale, che ci permetteva di mettere da parte le preoccupazioni del resto dell’anno e di dedicarci alle cose semplici della vita: prendere il sole, ridere, condividere i pasti, farci il bagno, camminare insieme, riposare… L’estate scorsa dovemmo vendere la casa. Queste immagini sono il frutto dell’ultimo viaggio che feci in quel posto, assieme alle mie sorelle. Lo spazio non era rilevante di per sé, bensì tutti i ricordi che in esso si trovavano: la memoria della mia infanzia, della quale sono erede.

JONÁS BEL (1978, Madrid, Spagna)

Jonás Bel si è laureato in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid) e si è diplomato in Soggetto e Regia di Cinedocumentario all’Istituto del Cine-NIC di Madrid. Ha svolto studi di Fotografia Professionale e Digitale all’EFTI (Madrid). E’ autore e produttore televisivo per trasmissioni sportive e collabora abitualmente per le produzioni Zeppelin TV, Guadiana Produzioni e Vector-3. E’ stato finalista al concorco fotografico di Purificación García 2003. Ha svolto, fra le tante, proiezioni al Sevilla Foto, PHotoEspaña y GetxoPhoto, e mostre all’ARCO 2004, al Matadero Madrid e nella KGalería di Lisbona.

 I suoi progetti personali sono incentrati sul quotidiano, e in essi ricerca, sottoforma di documentario, punti di raccordo tra la fotografia e il video.

«EL PALENTINO»

 La Spagna è piena di bar, nello specifico uno ogni 134 abitanti, il doppio della media dell’Unione Europea. La vita degli spagnoli gira attorno ai bar. C’è sempre un bar nelle vicinanze nel quale mangiare qualcosa, prendere un caffé dopo aver mangiato o un drink durante la notte. Tutte le mattine la gente va a prendere il caffé a El Palentino. Nulla di strano, è una cosa che si fa tutti i giorni in un tipico bar di Madrid. Il posto non racchiude nulla di particolare, ma da anni mi piazzo di fronte a esso allo stesso modo in cui uno scrittore affronta un foglio bianco, vedendolo come una superficie sulla quale riversare le mie inquietudini e proiettare la tematica del lavoro: il tram tram, ciò che solitamente viene omesso nel discorso storiografico documentale, il rumore di fondo.

JORQUERA (1972, Porriño, Pontevedra, Spagna)

Ingegnere Agronomo laureato all’università Politecnica (Madrid), ha lavorato con Luis Asín e nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto per due anni, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (fra tutti, Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola). Ha ottenuto le borse FotoPres 2007 y Ángel de Fotografía 2007. Ha realizzato mostre all’Escaparate di San Pedro (Madrid) e al Festival FotoNoviembre (Tenerife). Nell’anno 2002 lavora sulla Cina e nel 2008 centra il suo progetto nella città di Wuhan. I suoi progetti personali riguardano l’esperienza soggettiva, la notte e il difficile rapporto con universi nell’attimo di scomparire o mutare. Si definisce un editore di progetti impossibili sottoforma di libri unici come Cuaderno Número Cero, Cuaderno de China e Tao.

«METRO DE MADRID»

 Il compito è semplice: fotografare quelli che entrano nella stazione della metro di Legazpi di Madrid. Dallo stesso punto, sulle scale d’entrata, ogni giorno tra le sette e le otto di mattina. E anche registrare i suoni, i loro commenti, i passi che scendono le scale, il clic della macchina fotografica… Con l’intento di unire immagini e suoni in una proiezione.

JUAN MILLÁS (1975, Madrid, Spagna)

Juan Millás si laurea in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid). E’ stato menzionato al Premio KLM Paul Huf 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam. Ha ottenuto una borsa di studio grazie al Fotomuseum di Winterthur (Svizzer) come fotografo partecipe di Plat(t)form 08 e rappresentato dall’agenzia italiana Grazia Neri di Milano. Ha realizzato mostre all’Istituto Valencia d´Art Modern (IVAM), alla Fundación Astroc di Madrid, al Centro Cultural Conde Duque di Madrid, nelle gallerie delle varie sedi della Fnac in Spagna e nella Galleria Oliva Arauna di Madrid. La propria opera è presente nelle collezioni dell’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM), in quelle del Patrimonio Artistico dell’Università Autonoma di Madrid, nella Fondazione dei Trasporti su Rotaia Spagnoli e in altre collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la casualità, ciò che è disordinato e la possibilità di tracciare sentieri di senso attraverso la narrazione fotografica.

EDUARDO NAVE (1976, Valenza, Spagna)

Eduardo Nave ha studiato Fotografia alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto vari premi ed è risultato finalista in altrettanti altri (su tutti, il Premio Fujifilm Euro Press Photo Awards 2004, FotoNoviembre e Purificación García). Ha ricevuto borse di studio dalla Scuola Nazionale di Fotografia di Arles (Francia), dal Collegio Spagnolo a Parigi, dalla Fondazione Marcelino Botín e la Casa di Velázquez. Ha realizzato mostre alle fiere di ARCO, Maco, Rencontres de Arles, Paris Photo, Dfoto (San Sebastián) e Photo London, come pure nell’Istituto Cervantes di Parigi e nel Centro Culturale Conde Duque, a Madrid. La sua opera è presente nella Galleria Estiarte, e fa parte delle collezioni del Ministero della Cultura, della Famiglia Cartier-Bresson, del Congresso dei Deputati, della Fondazione Ordoñéz-Falcón, del Banco di Sabadell e di quelle del Municipio di Madrid, di Tenerife, Alcobendas e di collezioni private.

I propri progetti personali riguardano luoghi dove sono avvenuti eventi rilevanti e la possibilità che gli spazi serbino ricordi di ciò che vi avvenne.

«PENÍNSULA»

 «Attendevo con allegra emozione tutto ciò che avrei potuto trovare o scoprire durante la passeggiata». La passeggiata. Robert Walser.

 «Península» è un viaggio intrapreso da due fotografi, concepito come una lunga passeggiata dal mar Mediterraneo fino all’oceano Atlantico. Il progetto non ha alcuna finalità da un punto vista etnografico o antropologico, né pretende di documentare aspetti della geografia fisica di un territorio. La dimensione che entrambi i fotografi hanno voluto esplorare è l’orizzonte dei fenomeni britannici, di ciò che succede per caso: una forma di casualità le cui leggi ignoriamo, per dirla alla Borges, come l’ultimo dei paesaggi non cartografato. Con tale intenzone sono usciti a passeggiare attraverso la Penisola, per dissolversi e perdersi nell’osservazione degli oggetti, fotografare le cose viste e annotare, sempre (come se questo svelasse l’arcano), la latitudine e la longitudine delle manifestazioni che il caso ha disposto lungo il proprio cammino.

JUAN SANTOS (1968, Cáceres, Spagna)

Laureato in Ingegneria informatica all’Università di Valladolid, Juan Santos ha ricevuto il Premio Culturas 2008 (Premi per il Dialogo Interculturale) dal Ministero della Cultura. E’ stato selezionato per Descubrimientos di  PhotoEspaña 2002 e 2003. Ha pubblicato in El País Semanal, Público e Newsweek. Ha realizzato mostre in festival come FotoNoviembre,  PHotoEspaña e GetxoPhoto, come pure nelle sale del Cuartel del Conde Duque, il Circolo delle Belle Arti e il Canale di Isabella II, a Madrid. Ha anche svolto interventi in strada a partire dalla fotografia («La noche de las palabras», a Gijón, 2005; «Palabras Cruzadas», in PhotoEspaña 2005, a Madrid e «Palabras que guardan abismos», in GetxoPhoto 2007, a Getxo).

I suoi progetti personali riguardano la comunicazione e i segni, e trattano i vari livelli concettuali e le possibilità di lettura delle immagini.

«NATURALEZA MUERTA»

Il paesaggio frapposto: la semplice aggiunta di un’icona così poderosa come una croce nel punto chilometrico segna il tutto in maniera tale che la nostra percezione circa questo spazio naturale cambia immediatamente, producendo un’interruzione nel paesaggio dovuto a un fatto tragico o alla rappresentazione di quest’ultimo.

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

JUAN VALBUENA (1973, Madrid, Spagna)

Laureato in Fisica Teorica alla UAM (Madrid), Juan Valbuena coordina l’iniziativa “Proyecta”, è professore del seminario «La fotografía como proyecto personal» e dirige la casa editrice Phree. E’ stato commissario di mostre della sessione di proiezioni «Naturaleza» (PHotoEspaña 2006) ed editore fotografico del 7° numero della rivista Ojo de Pez. Ha ricevuto il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2001, il premio tedesco Lead Award 2008, la borsa FotoPres della Fundació La Caixa 2001, la borsa  Generación de CajaMadrid 2002, la borsa-soggiorno nella Galleria Atelier di Visu (Marsiglia, Francia) ed è stato nominato per il  World Press Photo Masterclass 2004. Ha realizzato mostre in PHotoEspaña 2008, all’Istituto Cervantes di Madrid e di Beirut, all’Escaparate de San Pedro, nel Centro Culturale della Fondazione La Caixa di Barcelona, nel Museo di Storia di Valenza, nel Festival des Itinéraires de Photographes Voyageurs di Bordeaux e nella Pinacoteca Provinciale di Bari, in Italia.

I suoi personali progetti riguardano il territorio, il viaggio e la memoria e sono contaminati da altre discipline come la stampa, il video e la letteratura.

  «MADRE»

Una (ri)costruzione dell’album familiare dello stesso fotografo che racconta, tra le righe, la storia della Spagna e la storia della fotografia attraverso la vita della madre: l’infanzia in un ambiente rurale; gli sforzi per diventare maestra; l’emigrazione, insieme alla sua nuova famiglia, a Madrid; il lavoro di più di 25 anni in un prestigioso collegio elitario e l’attuale ritorno al paese ogni fine settimana per prendersi cura dei nonni materni.

MATÍAS COSTA (1973, Buenos Aires, Argentina)

Giornalista all’Università Complutense (Madrid),  Matías Costa ha ricevuto il Premio World Press Photo in due occasioni, il Premio Leica Ville di Vevey, il Premio Unicef e il Descubrimientos PHotoEspaña 1998. E’ stato borsista per la Fondation Hachette, la Fundació La Caixa, il Ministero della Cultura e per la Joop Swart Masterclass. Ha fatto parte dell’Agence VU a Parígi e di Panos Pictures a Londres. Collabora abitualmente con: il New York Times, Geo, La Repubblica, Newsweek e Time Magazine. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña, per la Biennale di Mosca, per Visa pour l’Image, per l’Arco e per Rencontres de Arles, come pure per la Leica Gallery, per la Casa Encendida, per il Centro de la Imagen de México e per il Sorlandets Museum, in Norvegia. La propria opera è presente nelle collezioni del Minstero della Cultura, nella Comunità di Madrid, al Rotterdam Photographic Institute, al Museo della Fotografia di Mosca e in collezioni private.

I suoi progetti personali riguardano la ricostruzione personale, in seguito alla perdita e alla ricerca dell’identità della geografia e della storia.

 «EXTRAÑOS»

«Extraños» è un progetto fotografico che documenta l’arrivo dell’immigrazione clandestina in Europa. L’autore ha lavorato a questa serie per quattro anni in Spagna, Italia e Francia, riunendo un ampio materiale fotografico sulle frontiere di tali paesi, dove si producono le tensioni territoriali che conosciamo come il fenomeno dell’immigrazione.

MARTA SOUL (1973, Madrid, Spagna)

Marta Soul ha realizzato studi di Fotografia e Disegno e ha ricevuto premi e menzioni come quelli della Real Sociedad Fotográfica (2003), quello dell’Injuve (2003), quello di Purificación García (2004 e 2006) e quello del Certamen Unicaja de Fotografía (2007). Ha ricevuto borse di studio da: Consejería de las Artes de la Comunidad de Madrid (2005), Obra Social La Caixa FotoPres 07 e Madrid Procesos Redes de AVAM (2007); ha anche ricevuto la borsa di studio creativa di Iniciarte 2008, della Junta de Andalucía. Ha realizzato mostre presso il Canal de Isabel II, il Cuartel del Conde Duque, il Círculo de Bellas Artes e l’Arco, a Madrid, al CaixaForum di Barcellona, al Bienal de Fotonoviembre (Tenerife), al Łódź Fotofestival di Polonia e al Fotomuseum Winterthur (Svizzera). La sua opera è rappresentata dalla Galería Visor de Valencia.

 I suoi progetti personali riflettono sull’interazione tra l’immagine e la realtà, nel senso della loro reciproca influenza, partendo da ruoli consolidati di identità, sessualità e apparenza all’interno della società attuale.

 «NUEVAS FAMILIAS»

 La familia continua a essere il nucleo di base dello sviluppo vitale. Un tema sempre al centro del dibattito politico, a partire dal modello traidizionale di fronte ai cambi che, senza dubbio, avvengono in qualsiasi società in via di sviluppo. In questa serie di foto, si vuole semplicemente documentare la presenza di diversi tipi di famiglie in un quartiere di Madrid, Legazpi, in piena trasformazione urbanistica. Così facendo, troviamo dalla coppia senza figli a quella che ne ha già tre, che è già considerata una famiglia numerosa. La fotografa ha scelto un modo di ritrarli ispirato al ritratto del diciannovesimo secolo, nel quale la famiglia posava in maniera sobria e altiva allontanandosi dalla naturalità, per riflettere una certa rispettabilità e un certo status. Con lievi variazioni che traducono la realtà attuale, come il fatto di posare tutti nelle proprie abitazioni e non in uno studio, o il cambio della posizione della donna, che non compare più necessariamente seduta col bebé in braccio.

 PACO GÓMEZ  (1971, Madrid, Spagna)

Laureato in Ingegneria Civile presso la UPM (Madrid), Paco Gómez ha lavorato per otto anni nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola, fra tutti). Ha ricevuto il Premio CajaMadrid 1999, il Premio Injuve 2001 e il premio al fotografo rivelazione PHotoEspaña 2002 e ha ricevuto una borsa di studio dalla Kafka Society (Praga, 2003). Collabora abitualmente con El País Semanal, Vanity Fair, Rolling Stone, Matador, El Semanal, Calle 20 e Público. Ha realizzato mostre nella Sala Amadis (Madrid), nella Galería Esther Montoriol (Barcelona), al Festival Fotofo (Bratislava), all’AVA Gallery (Madrid) e al Palacio de Sástago (EXPO de Zaragoza 2008). Ha svolto mansioni di commissariato e di disegno espositivo per l’Instituto Cervantes, per il Matadero di Madrid e per la sede dell’UNESCO di Parigi, ecc. Fa parte di AgeFotostock e di PhotoGalería, e la sua opera è presente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la creazione di mondi paralleli attraverso i sogni, la ricerca documentaria e la finzione con parvenza di realtà.

«MARES DE INTERIOR»

Dominare e maneggiare l’acqua è sempre stata una necessità dell’uomo. La Spagna, per via della sua situazione geografica, è un paese arido; all’arrivo delle piogge, l’acqua trattenuta dalle grandi dighe calma la sete. L’imprescindibile lavoro dell’ingegneria civile è associata alla distruzione del paesaggio. Tuttavia genera paesaggi di grande bellezza, preserva zone vergini dall’azione umana e avvicina l’utopia del mare all’interno della Penisola.

TANIT PLANA (1975, Barcellona, Spagna)

Laureata in Comunicazione Audiovisiva all’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona) e menzionata in PHotoEspaña 2006 per Prótesis, miglior libro fotografico, Tanit Plana ha ricevuto anche il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2002, la borsa di studio FotoPres 2001, la borsa di arti plastiche della Ciutat d’Olot 2004 ed è stata nominata al Joop Swart Masterclass 2004. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña 2003, al Festival Terre d’Images 2004 (Biarritz), alla Primavera Fotográfica di Barcellona nel 2002 e nel 2004, e all’interno del Festival Publicitario di Cannes. E’ stata commissario e membro del comitato organizzatore del Festival Scan 2008 (Tarragona). Collabora abitualmente con agenzie pubblicitarie ed è professoressa di Espressione Fotografica al corso di laurea in Pubblicità, dell’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona), al Trinity College (Barcellona) e nel Master in Pubblicità della Escuela Elisava (Barcellona).

 I suoi progetti personali riguardano l’umano, con particolare interesse verso i rapporti familiari e i vincoli e i bisogni affettivi tra le persone.

 «ESPOSAS»

 «Esposas» è un progetto che vuole dare voce all’esperienza femminile del matrimonio. Nasce come risposta a un momento di commozione personale, nel quale l’autrice prende coscienza, attraverso la propria esperienza di vita, che essere una donna sposata non ha niente a che vedere con le fantasie elaborate fino al giorno del matrimonio. Nasce anche la necessità di condividere, attraverso la fotografia, tale inquietudine e di cercare risposte in altre donne con maggiore esperienza rispetto a lei.

L’obiettivo del progetto è di plasmare, con una serie di ritratti, ciò che a livello emozionale si è trasformato nel lasso di tempo tra il giorno del matrimonio e oggi. Per portarlo a compimento, propone a varie donne sposate di svolgere un rituale che ha, come nodo centrale, il vestito da promessa sposa. Egli vede questo indumento come un feticcio nel quale si materializzano tutte le fantasie culturali e personali che hanno (e hanno ereditato) le donne rispetto al matrimonio.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione 16 Febbraio Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 

 



MOSTRA. Work in Progress 2011

4- 10 Febbraio 2011.

INAUGURAZIONE 4 FEBBRAIO/ ORE 19/ SALA MOSTRE

I borsisti dell’Accademia di Spagna ci mostrano lo sviluppo dei suoi progetti artistici e di investigazione  a Roma.

Aurelio Edler Copes (MUSICA E MUSICOLOGIA), Julio Galeote Carrascosa (FOTOGRAFIA),  Patricio Cabrera Rodríguez (ARTI PLASTICHE), Bruno González Mesa (LETTERATURA), Guillermo Mora Pérez (ARTI PLASTICHE), Pedro Manuel Víllora Gallardo(ARTI SCENICHE), Ana Carmen Lavin Berdonces (MUSEOLOGIA), Carlos García Fernández(ARCHITETTURA), Ignacio González Panicello (RESTAURO PATRIMONIO ARCHITETTONICO), Mª Asunción León Alvarado (ARTI SCENICHE), Pelayo Varela Álvarez(ARTI PLASTICHE), Andrea Jaurrieta Bariain (CINEMA), Clara González Ortega (FOTOGRAFIA), María Diez Ibargoitia(TEORIA, ANALISI E CRITICA DELLE BELLE ARTI), Ángel Masip Soriano(ARTI PLASTICHE).

Disegno grafico e fotografia: Julio Galeote / Carlos Garcia Fernandez

 


JAE: Giovani Architetti della Spagna. MOSTRA ARCHITETTURA

MERCOLEDI  12 gennaio – LUNEDI 31 gennaio. ARCHITETTURA

INAUGURAZIONE 12 GENNAIO / ORE 19 / SALA MOSTRE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3

 

La Mostra “Jóvenes Arquitectos de España. Una ventana a lo ignorado” patrocinata per il Ministerio de la Vivienda e con la collaborazione di AECID (Agenzia Spagnola per lo Sviluppo e la Cooperazione). A Cura degli architetti Jesús M.Aparicio e Jesús Donaire la mostra c’è stata presentata a New York, Parigi, Brussels, Madrid o Stoccolma.

È nata come un concorso pubblico aperto a tutta l’architettura giovane spagnola. Durante la prima fase si sono presentati oltre 700 progetti, da cui sono stati scelti più di 60, per una giuria internazionale di prestigiosi architetti e critici dell’architettura.Ci sono progetti originari di tutta la Spagna che rappresentano una eccezionale selezione di qualità del lavoro realizzato per la  nuova generazione d’architetti spagnoli.

Con questa mostra si pretende aprire una finestra al lavoro dei nostri giovani architetti, che si fondamenta nel rigore e la preocupazione dell’ambiente culturale o naturale dove si svolgono i suoi progetti.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Elenco degli architetti selezionati per la mostra:

 

aceboXalonso: Victoria Acebo y Ángel Alonso

Asier Acuriola Barrio y Amaya El Busto Sáenz

Pedro Pablo Arroyo Alba

Arroyo + Pemjeam arquitectos: Carmen Rodríguez Arroyo y Rodrigo Pemjean Muñoz

César Azcarate Gómez

Carlos Ballesteros Alarcón

Julio Barreno Gutiérrez

José Luis Bezos Alonso

Jacobo Bouzada Jaureguízar

Pedro Bustamante Aguilar y Javier Camacho Diéz

CadavalSolà Morales: Eduardo Cadaval y Clara Sola‐Morales

Pilar Calderón y Marc Folch

Amaia Casado e Ibón Salaberria + Alejandro Mitxelena

Casanova + Hernández Arquitectos: Helena Casanova García y Jesús Hernández Mayor

Izaskun Chinchilla Arquitectos: Izaskun Chinchilla Moreno

CH+QS Arquitectos: Jose María de Churtichaga y Cayetana de la Quadra‐Salcedo

Francisco Cifuentes Utrero

Creus e Carrasco arquitectos: Juan José Creus Andrade y Covadonga Carrasco López

dataAE: Claudi Aguiló Arán, Martí Sanz Ausás y Albert Domingo Ollé

Manuel de Lara Ruiz

Raúl del Valle González y Artemio Fochs Navarro

Alexis López Acosta y Xavier Iván Díaz Martín

DMGarquitectura: Daniel Díaz Font y Belén Martin‐Granizo López

dosmasunoarquitectos: Ignacio Borrego, Néstor Montenegro y Lina Toro

Ensamble Estudio: Antón García Abril

José Miguel Esteban Matilla

Lucas Galán Lubascher y Roberto Fernández Castro

Héctor Fernández Elorza

Enrique FernandezVivancos González

Arturo Franco Díaz

Iñaki Garai Zabala

Estudi GRV Arquitectes: Cristina Gastón Guirao, Isidre Roca Burés y Xavier Vidal Manzano

Miguel Guitart Vilches y Loreto Martínez Marta

H Arquitectes: David Lorente Ibáñez, Joseph Ricart Ulldemolins, Xavier Ros Majó y Roger Tudor Galí

HidalgoHartmann: Jordi Hidalgo Tané

José María Hurtado de Mendoza y María Hurtado de Mendoza

ICA arquitectura: Iñaqui Carnicero Alonso‐Colmenares, Alejandro Virseda Aizpun e Ignacio Vila Almazán

Andrés Jaque Arquitectos: Andrés Jaque Ovejero

José Luis León Rubio

llps arquitectos: Juan Llorente Orejas, Eduardo Pérez Gómez y Miguel Ángel Sánchez García

ACTA: Francisco Javier López Rivera y Ramón Pico Valimaña

José Antonio Lozano García

BGM arquitectos: Fernando Mora Martín

Moisés Royo Márquez y Paola Morales Orantes

Alberto Morell Sixto

Carmen Moreno Álvarez

Alejandro Muñoz Miranda

Manuel Ocaña del Valle

Felipe Palomino González

Peñín Arquitectos: Pablo Peñín Llobell y Alberto Peñín Llobell

Javier PerezHerreras y José Vicente Valdenebro García

Carlos Pesqueira Calvo y María del Val Vázquez Sequeiros

Picadode Blas Arquitectos: Ruben Picado Fernández y María José de Blas Gutiérrez de la Vega

PO2 Arquitectos: Marcos Parga e Idoida Otegui

QVE Arquitectos: José María García del Monte y Ana María Montiel Jiménez

Alberto Rubio Yuste

SabinBlanco arquitectos: Patricia Sabín y Enrique M. Blanco

José María Sánchez

Suárez Santas Arquitectos: Asier Santas Torres y Luís Suárez Mansilla

Luis Úrculo Cámara

Elisa Valero Ramos

WilkSalinas Architekten y Thomas Freiwald: Gilbert Wilk y Ana Salinas Mata + Thomas Freiwald

 

 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE.

Orario  (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 214 follower