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Mostre

El arte de la Construcción en España. Fotografías de Ricardo Santonja

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                               Un viaggio di immagini alla scoperta dell’architettura spagnola

Mercoledì 15 gennaio, ore 19, si inaugura la mostra fotografica “El Arte De La Construcción En España” presso la Reale Accademia di Spagna a Roma, Piazza San Pietro in Montorio, 3.

La mostra resterà aperta dal 15 gennaio al 14 febbraio tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 13 e dalle ore 14 alle ore 19, ingresso libero.

Questo percorso fotografico, che ricostruisce e celebra gli aspetti più interessanti dell’architettura in Spagna, sceglie come prima tappa la capitale italiana per poi proseguire il suo itinerario in diversi paesi d’Europa fino ad arrivare in Asia e Medio Oriente.

La mostra nasce come risultato di un progetto seguito da Ricardo Santonja per più di 10 anni alla Scuola Tecnica Superiore di Architettura di Madrid (ETSAM) dove è professore al dipartimento di  Ideazione Grafica. Questo studio, partendo dalla potenzialità della fotografia a diffondere l’architettura, ha lo scopo di costruire una propria identità di disciplina che ha come oggetto una immagine individuale non sovrapposta, ma affiancata all’opera stessa.

Siamo di fronte alla creazione di una nuova poetica visuale che, grazie al movimento della camera, si sviluppa in un’astrazione pseudo pittorica delle immagini (poemi luce).

Uno straordinario fenomeno di comunicazione artistica, capace di evocare emozioni nello spettatore e di avvicinarlo con maggiore sensibilità all’architettura d’avanguardia realizzata in Spagna dai più prestigiosi architetti, spagnoli e stranieri.

Per parlare di questi temi saranno presenti, oltre a Ricardo Santonja e Alberto Cubas, anche l’Arch. Luis Agustín (Architetto e Direttore del Dipartimento di Ideazione Grafica all’Università di Zaragoza) l’Arch. Aurelio Vallespin (Architetto e professore dell’Università di Zaragoza),  l’Arch. Alvaro Planchuelo e Pedro de la Peña (Architetto conservatore dell’Università Complutense di Madrid).


ESTACIÓN XV. STATION 15. MOSTRA FINALE ARTISTI E RICERCATORI DELL’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA 2012-2013

DAL 17 GIUGNO AL 28 LUGLIO

INAUGURAZIONE 17 GIUGNO E DOPO FESTA PRESSO I GIARDINI DELL’ACCADEMIA

e presentazione del libro:

GUÍA PSICOGEOGRÁFICA DE ROMA: DIECISÉIS MAPAS PARA PERDERSE

(Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe ove perdersi)

Anteprima stampa e incontro con gli artisti, 17 giugno dalle ore 11,30

 

INVITO MOSTRA BORSISTI

 

 

Il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione spagnolo e la Reale Accademia di Spagna in Roma presentano la mostra ESTACIÓN XV- STAZIONE XV. Diciassette artisti e ricercatori spagnoli, uno scrittore argentino e un incisore italiano sono i protagonisti del complesso monumentale di San Pietro in Montorio, Convento, Chiesa, Tempietto del Bramante ed Edificio della Reale Accademia di Spagna. Un grande laboratorio di ricerca artistica nel quale si potranno scoprire le soggettive, spertimentali, personalissime, sorprendenti e meticolose reinterpretazioni della città di Roma.

 La Reale Accademia di Spagna in Roma, fondata nel 1873, ha sede in uno dei luoghi più belli della città eterna, San Pietro in Montorio sul colle del Gianicolo. Il panorama dell’antica Roma è da qui straordinario. La Reale Accademia di Spagna racchiude ricchissimi tesori d’arte e, in particolare, il Tempietto del Bramante è edificato nello stesso punto dove la tradizione indica il martirio dell’apostolo Pietro, crocifisso a testa in giù per sua stessa volontà.

Un luogo così pregnante di storia diviene, chiaramente, oggetto di ispirazione per gli artisti e i ricercatori che tutti gli anni risiedono in Accademia e qui, a giugno, presentano i loro lavori finali.

L’inaugurazione, aperta al pubblico dalle ore 20,30, vedrà in particolare due artisti misurarsi con il complesso monumentale spagnolo in Roma, utilizzato quale luogo d’espressione per le loro opere. Così è per Julio Falagàn, la cui opera “Croce Capovolta” illumina una delle finestre dell’Accademia, una croce rossa a testa in giù ricorda l’episodio della crocifissione di San Pietro. Così è per Giuseppe Vigolo: Roma, che fu tragicamente teatro di guerra, diviene oggetto d’ispirazione per l’artista italiano che proporrà alle ore 20,30 una performance davvero straordinaria “Dark Shades (Ombre di guerra)”, nella quale ombre in movimento di elicotteri, aerei di combattimento e soldati verranno proiettate sulla facciata della Reale Accademia. Vigolo, pur rifacendosi alla memoria, pone l’accento sul rapporto quotidiano con la guerra che, in ogni momento, incombe dagli schermi televisivi da quegli angoli del mondo dove ancora vivono forti conflitti. Dunque una guerra che scuote le coscienze anche se non vissuta direttamente, una denuncia in chiave artistica di come queste “ombre nere, o ombre di guerra” sono sempre vive e attive.

 

Nelle sale espositive il percorso di tutti gli artisti e ricercatori dell’anno 2012/2013: Agustín Cócola Gant, Juan Agustín Mancebo Roca,  ,  Alejandro Genés, Miguel Cuba Taboada, José Noguero, José Luis Corazón Ardura, Begoña Zubero, Ana María Mogollón Naranjo, Cecilia Ardanaz Ruiz, Enrique Martínez Lombó, Julio Falagán, María Trénor, Marisa Brugarolas, Miguel Ángel Tornero, Oriol Saladrigues Brunet, Tamara Arroyo, Carlos Contreras Elvira. La serata inaugurale vedrà inoltre nel chiostro dell’Accademia una performance di danza integrata, con la coreografia di Marisa Brugarolas.

Evento di ulteriore interesse è la presentazione del libro Guía Psicogeográfica de Roma: dieciséis mapas para perderse (Guida psicogeografica di Roma: sedici mappe per  perdersi), in questa speciale pubblicazione gli artisti e i ricercatori mettono a disposizione del lettore una forma alternativa per scoprire Roma attraverso le loro personalissime esperienze. Il lettore, ad esempio, potrà vivere per mano di un artista la ricostruzione dell’incontro fra i suoi genitori negli anni ’60. Oppure ritrovarsi in alcuni luoghi con gli occhi chiusi immerso solo nelle note di un musicista nella città rumorosa per eccellenza; potrà addentrarsi nei luoghi dell’arte contemporanea seguendo però un percorso di negozi fittizi. Potrà vivere tutti e sedici tour accompagnato dall’App che riproduce gli archivi multimediali corrispondenti ad ogni itinerario.

Estaciòn XV, Stazione XV, è la mostra che pone l’accento su una inesistente stazione della Via Crucis, una “fermata” in San Pietro in Montorio. Ma potrebbe essere anche il nome di una immaginaria stazione spaziale su Roma, in cui artisti e ricercatori fluttuano nell’orbita di una ricerca estetica che, oggi, si contestualizza nella drammaticità della crisi economica europea cui sono coinvolte anche Spagna e Italia. Crisi che, purtroppo, coinvolge duramente anche il mondo dell’arte e della cultura.


SETTIMANA PARAGUAYANA

 

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Dal 27 al 31 maggio l’Ambasciata della Repubblica del Paraguay presso la Santa Sede organizza “La Settimana Paraguayana. Il paradiso in Paraguay: le Missioni Gesuite del Paraguay. La Città di Dio nella Città Terrena. La Terra senza male”, con il patrocinio della Pontificia Accademia per l’America Latina, la Reale Accademia di Spagna e il Meeting di Rimini. Con il contributo speciale di: Reason that, Oracle, Centro culturale di Roma, Instituto Tomás Moro de la Universidad Católica de Asunción.

 

In questo contesto verrà esposta la mostra: “Le riduzioni gesuite del Paraguay: un’affascinante avventura che dura nel tempo”, presentata per la prima volta al Meeting nel 2009.

 

Un calendario ricco di eventi che vedrà la partecipazione di grandi personalità.

 

Rimini, 16 maggio 2013 – «Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di contribuire all’organizzazione di questo importante evento culturale con la mostra dedicata alle Riduzioni del Paraguay, presentata per la prima volta al Meeting nel 2009. Un’esperienza, quella descritta dalla Mostra, che si sviluppa in uno spazio di circa 150 anni, dalla fine del 1500 alla metà del 1700, con una storia ricchissima, in cui la vita di persone famose, dalla vita avventurosa (si pensi al padre Antonio Ruiz de Montoya o al padre Antonio Sepp, definito “il genio delle riduzioni”) si intreccia a quella di umili indios guaranì.

Proprio da questo incontro tra gli indios guaranì e il cristianesimo vissuto nella sua interezza, è nata un’esperienza assolutamente unica, originale, diversa. Un’esperienza che solo il cristianesimo poteva originare”. Come ha scritto padre Aleksandr Men, sacerdote ortodosso, assassinato nel 1990: “Il punto di forza del cristianesimo consiste proprio nel non negare nulla, nell’affermazione, nell’ampiezza, nella pienezza d’orizzonte che afferma tutto”. Così i padri gesuiti, giunti dall’Europa desiderando la gloria di Cristo, come recita il loro motto: “Ad maiorem Dei gloriam”, sono stati capaci di creare, nell’incontro con gli indios guaraníes, nomadi alla ricerca della “Tierra sin mal”, la terra senza male, una realtà sociale, economica, civile che ancora oggi desta stupore». 

Così la Presidente della Fondazione Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, Emilia Guarnieri, presenta l’iniziativa della Settimana Paraguayana.

 

L’inaugurazione della mostra Le riduzioni gesuite del Paraguay: un’affascinante avventura che dura nel tempo, sarà l’apertura di una settimana ricca di eventi nel contesto della Reale Accademia di Spagna a Roma. Un evento organizzato in occasione dell’Anno della fede, del Bicentenario della proclamazione della Repubblica del Paraguay, del 25° anniversario della Canonizzazione di San Roque González de Santa Cruz e il 25° anniversario della visita di Beato Giovanni Paolo II. La mostra racconta dei padri gesuiti che, giunti dall’Europa desiderando la gloria di Cristo, sono stati capaci di creare, nell’incontro con gli indios guaraníes, nomadi alla ricerca della terra senza male, una realtà sociale, economica, civile che ancora oggi desta stupore.

 

Il calendario degli eventi prevede:

 

Lunedì 27 maggio dalle ore 18 Apertura con discorso inaugurale di Cardinale Marc Ouellet, Prefetto Congregazione dei Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina.

A seguire si terrà una conferenza sulle missioni Gesuite in Paraguay presentata da Padre Aldo Trento della Fondazione San Raffaele di Asunciòn in Paraguay.

 

In seguito momento musicale di arpa paraguayana con la arpista Daniela Lorenz e inaugurazione della mostra.

 

Martedì 28 maggio ore 18.00

Presentazione di Guzmán Carriquiry, Segretario Pontificia Commissione per l’America Latina. Conferenza di Padre Fidel González, Professore di Storia della Chiesa presso la Pontificia Università Gregoriana e Pontificia Università Urbaniana, sulla figura di San Roque González de Santa Cruz, primo santo paraguayano.

 

Giovedì 30 maggio ore 18.00

Spettacolo teatrale “José Gaspar. La soledad del Poder”, di Hernan Jaeggi. Una riflessione sul potere umano basata sulla vita dell’avvocato paraguayano José Gaspar Rodriguez de Francia, Dittatore Perpetuo della Repubblica del Paraguay.

 

Tutti gli eventi saranno realizzati nella cornice della Reale Accademia di Spagna a Roma in Piazza San Pietro in Montorio 3. La mostra sarà aperta al pubblico da lunedì 27 a venerdì 31 maggio 2013 dalle 10.00 alle 21.00. Entrata libera e gratuita.

 SCARICA IL PROGRAMMA: semana paraguay

 

Dove e quando:

Sala Mostre, chiostro e sala conferenze

Accademia Reale di Spagna a Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3. 00153 Roma

 

Inaugurazione 27 maggio dalle ore 18

Mostra dal 27 al 31 maggio

Orario mostra:

 tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19

Ingresso Libero.

 

www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


GRAN KAN* RACCONTI D’ARTISTA PER VIAGGIATORI

Mostra dal 15 al 23 maggio

INAUGURAZIONE 15 MAGGIO ORE 21.

IN SEGUITO DRINK + MUSICA

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A cura di Federica Forti – in collaborazione con qwatz (residenza per artisti a Roma), con il sostegno della Embajada de España en Italia e dell’associazione culturale Ars Gratia Artis – il progetto propone un dialogo tra le sale ottocentesche della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e tre artisti contemporanei messi a confronto sul tema del viaggio.

Ispirato al dialogo tra Marco Polo e Kublai Kan*, che intramezza i racconti de Le città invisibili di Italo Calvino, il fulcro del progetto fa perno sulle città di Roma, Venezia e Firenze, principali mete del Grand Tour, colte nelle soggettive visioni di tre artisti contemporanei. Nati da un progetto di residenza svolta proprio in questi tre luoghi, i tre video di Chapela, Sala e Varela dialogano con i temi e le scelte stilistiche dei tre quadri di Cremona, Induno e Fragiacomo esposti nella collezione permanente del museo, realizzando una riflessione puntuale sul senso del viaggio culturale contemporaneo.

La tela di Tranquillo Cremona, Marco Polo davanti al Gran Khan dei Tartari del 1863 (sala 6), dialoga con l’opera Fake! di Pelayo Varela in cui l’artista spagnolo riflette sulla comunità cinese che risiede nella periferia di Firenze. Pietro Fragiacomo con Squeri a san Baseggio del 1886 (sala 4) è associato a Venezia di Emilio Chapela, un lavoro dell’artista messicano sull’immagine di Venezia consumata in modo bulimico dal turismo di massa. Infine La Trasteverina uccisa da una bomba del 1850 di Gerolamo Induno (sala 5) viene associata al video Poetica de la fuga dello spagnolo Avelino Sala, una riflessione sulla guerra vista ora in chiave risorgimentale ora in chiave antifascista attraverso la città di Roma.

 Dal 15 al 23 maggio la Real Academia de España en Roma, dove Avelino Sala nel 2010 e Pelayo Varela nel 2011 sono stati borsisti, ospita altri lavori complementari dei tre artisti contemporanei in mostra alla GNAM.
INFO
Gran Kan*
a cura di Federica Forti in collaborazione con qwatz

Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma
15 maggio | 23 giugno 2013
Opening mercoledì 15 maggio ore 17.00

Real Academia de España en Roma
15 | 23 maggio 2013
Opening mercoledì 15 maggio ore 21.00

Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea
coordinamento interno Linda Sorrenti
sede
viale delle Belle Arti,131
ingresso per diversamente abili: via Gramsci, 73
orari di apertura:
martedì – domenica 8.30 -19.30 (la biglietteria chiude alle 18.45)
biglietteria:
+ 39 0632298221
www.gnam.beniculturali.it
Ufficio Stampa Gnam
+39 0632298328
s-gnam.uffstampa@beniculturali.it
Real Academia de España en Roma
Sala Mostre
Accademia Reale di Spagna a Roma.
Piazza San Pietro in Montorio 3. 00153 Roma
Ingresso Libero.
Orario: tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19
tel.
(0039) 06 58332721 /22
Fax
(0039) 06 5818049

GLI ARTISTI IN MOSTRA:

Emilio Chapela

Città del Messico (1978. Vive a lavora tra Berlino, Città del Messico e New York

http://www.emiliochapela.com

Artista dalla formazione legata alle scienze matematiche e alle scienze della comunicazione, Chapela lega la sua ricerca artistica allo studio dei sistemi di comunicazione contemporanei, dai criteri legati al mondo della pubblicità al mezzo Internet relativo ai sistemi ed ai meccanismi di fruizione dello stesso. Da queste premesse trae risultati di studio che archivia in video, libri o quadri. Tra le mostre recenti dell’artista si segnalano le personali nel 2012 “Ein Ungerhueurliches Beispiel von Sozialismus” a Berlino presso V.F.K.U. Rosa-Luxemburg-Platz, “No me dispares, dispara al mensajero” presso Zacatecas in México e “La Guerra de las Termitas” alla galleria 11×7 di Buenos Aires in Argentina. Del 2011 la mostra “A measure for some things” presso Henrique Faria Fine Arts di new York e “Ask Google” presso la Saw Gallery di Ottawa, in Canada. Del 2010 “Made in Italy” la mostra prima mostra personale italiana presso la galleria Galica di Milano. Del 2008 il progetto “According to Google” esposto presso la galleria EDS GALERIA a Città del Mexico. Nel 2010 l’artista ha viaggiato tra Berlino e Venezia per motivi di studio e ricerca e da quella residenza è nato il progetto “Badauds vénitiens” che è stato ultimato nel 2013. Tra le residenze dell’artista si segnala la sua presenza presso l’ISCP International Student Curatorial Program di New York nel 2007.

Emilio Chapela è un artista che lavora sulla natura dei media e l’effetto di questi sulla società. Una formazione in scienze matematiche ed in comunicazione influenzano la sua ricerca artistica incentrata sul mezzo Internet monitorato dall’artista come universo da cui trarre enciclopedie inconsapevoli del fruitore date dalla somma dei criteri di ricerca del singolo utente che diventa summa di criteri comuni di ricerca. Il lavoro del 2008 According to Google è composto da quaranta volumi enciclopedici con immagini estratte da Internet attraverso il motore di ricerca Google. Ogni volume afferisce ad un concetto come “bellezza”, “capitalismo” o “arte” e sfogliandolo è possibile ripercorrere le immagini più ricorrenti date dalla quantità di visualizzazione effettuate dai fruitori. Seguendo lo stesso criterio Chapela ha realizzato il video Badauds vénitiens realizzato a seguito di un soggiorno in città, ma utilizzando esclusivamente immagini estratte da Google-immagini che ci restituiscono un’idea tangibile della città come meta di un turismo bulimico e cieco rispetto alla ricerca dei dettagli che ancora conservano l’identità della città lagunare. Venezia città cartolina per eccellenza, città unica al mondo in cui turisti da tutte le parti confluiscono per trovare ciò che già conoscevano prima di mettersi in viaggio: la laguna, piazza San Marco, il Ponte di Rialto e le altre icone storico artistiche della città.

Avelino Sala

Gijon (1972). Vive e lavora tra Barcellona e New York

http://www.avelinosala.es

Attivo anche come curatore e critico d’arte impegnato nello studio della realtà contemporanea colta tra memorie del passato e contingenze politiche ed economiche del presente, Avelino Sala si forma come storico dell’arte e parallelamente sviluppa la sua ricerca artistica avvalendosi principalmente del linguaggio legato al video e al disegno. Il lavoro di Avelino Sala è stato recentemente presentato in mostre come “Funeral Pyre” nel 2012 presso il museo Matadero di Madrid e “Distopia: RIGHT NOW!” presso il Museo del Marmo di Carrara, “Cacotopia” nel 2011 presso il Centre Dart Le Lait Grahulet in Francia, “Block House” alla Galeria Raquel Ponce di Madrid (2011), “Patria o muerte!” presso la Real Academia de España en Roma (2010). Ha partecipato alla X Bienal de la Habana e alla Bienal de Praga nel 2008. Attualmente prepara la mostra GRAN KAN presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e l’Accademia di Spagna a Roma; inoltre l’artista è stato recentemente invitato alla Trienal de Alentejo in Portogallo e alla XI Bienal del la Habana. Tra le sue prossime mostre si segnalano i progetti presso le gallerie Ethan Cohen e White Box di New York, il National Center for Contemporary Arts de Moscú NCCA (2013), incentrato sulla sua produzione video e quella presso il Museo de Pumapungo de Cuenca, in Ecuador. Tra le residenze si segnalano nel 2010 il soggiorno di studio presso l’Accademia di Spagna a Roma dove ha realizzato anche il progetto “Poetica de la fuga” e nel 2011 presso il La Lait space di Toulouse in Francia. La prossima residenza di Avelino Sala si terrà presso l’istituzione I.S.C.P, International Student Curatorial Program di New York.

Il lavoro di Avelino Sala (1972, Gijon, vive e lavora tra New York e Barcellona) è ambientato nel comune di Fara Sabina, nella provincia di Rieti, a nord di Roma. Prodotto site specific nel 2010 per la rassegna Venti Eventi durante la residenza dell’artista come borsista presso la Real Academia de España en Roma. Questa zona, toccata nel 1867 dalla Campagna garibaldina dell’Agro Romano per la liberazione di Roma, fu anche lo stesso luogo da cui passarono le truppe fasciste in ritirata verso nord dopo l’arrivo degli Alleati ed il poeta Ezra Pound in fuga dalla capitale. E’ all’episodio fascista che si riferisce il lavoro di Avelino Sala. Uno degli inni suonati durante la marcia su Roma è stato riscritto per essere suonato dalla fine all’inizio – al contrario- e sottolinea l’inutilità della guerra colta nel momento della fuga. La composizione classica di questa inquadratura fissa acquista un valore sospeso nel tempo, assoluto e l’immagine bucolica della ragazza che suona seduta tra gli ulivi, elegante e innocente, ricorda alcune figure allegoriche di sapore iconografico rinascimentale.

Pelayo Varela

Oviedo (1969. Vive e lavora tra Madrid e Xàbia).

http://www.pelayovarela.es

Attivo come artista dal 1985, Pelayo Varela crea nel 1995 il Centro d’Arte “Ego”, un progetto che trasforma un mobile ad ante in un luogo deputato all’esposizione itinerante di opere d’arte contemporanea di vari artisti. “Ego” è stato presentato in spazi come il Blue Art Space di San Antonio (USA), il Museo de Bellas Artes di Oviedo e Cruce a Madrid. Il lavoro di Varela è stato presentato in diverse esposizioni internazionali in Spagna, Francia, Portogallo, Regno Unito, Italia, Messico, Ecuador e Australia. Nel 2003 ha ricevuto il “Premio Caja Madrid Generación 2003″. Durante il 2010 l’artista ha soggiornato a Firenze dove ha avuto origine il progetto “Fake!. Tra le residenze nelle quali è stato invitato si segnalano MediaLab a Madrid e la Real Academia de España en Roma. Attualmente sta preparando alcune mostre tra cui si segnalano GRAN KAN presso la Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e l’Accademia di Spagna a Roma, oltre alle mostre presso la Fundación Tàpies di Barcellona ed il White Box di NY.

Il primo nucleo del video di Pelayo Varela (Oviedo 1969, vive e lavora a Madrid) è nato nel 2010 a Firenze, in piazza Duomo, dove tra i venditori ambulanti, ve ne sono alcuni, cinesi che realizzano scritte per i turisti mutuate dalla grafica degli ideogrammi rivisitata in forme figurative di tipo zoomorfo e vegetale. Si tratta di uno dei casi in cui un’antica tradizione, come quella della grafia per la cultura cinese, viene piegata a necessità commerciali. Ciò contro cui si è battuto l’artista cinese Ai Weiwei, l’impoverimento della cultura cinese, in quest’opera evidenzia la contraddizione tra l’iperbolico mito dell’artista contemporaneo come icona indiscussa e universalmente condivisa da leggi di mercato che conciliano le differenze culturali tra Oriente e Occidente. L’artista ha chiesto a uno di questi venditori di scrivere per lui i nomi di alcuni dei più influenti artisti occidentali secondo la statistica di Artfact: Beuys, Bourgeois, Nauman, Lewitt, Picasso, Ruscha, Sherman, Warhol. Fake! È una riflessione sul mercato dell’arte contemporanea, ma anche l’incontro tra arte e artigianato alla luce di un mondo globalizzato.

Federica Forti collabora con le principali testate di settore, come Exibart (dal 2009 al 2011) e Artribune (dal 2011 ad oggi), con recensioni di rassegne e fiere d’arte italiane e internazionali. Dopo la laurea in Museologia presso l’Università di Lettere e Filosofia di Firenze nel 2006, approfondisce i suoi studi sull’arte spagnola e latino-americana presso la Universidad de Arte di Siviglia e nel 2009 consegue la specializzazione in Museologia. Attualmente lavora come curatrice tra Roma e Carrara dove si occupa del programma DATABASE


Immagine

MOSTRA ISLEART

ISLEART DAL 3 APRILE AL 8 MAGGIO

INGRESSO LIBERO

INAUGURAZIONE 3 APRILE ORE 19

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A cura di Gudi Moragues

 Promossa da Institut d’Estudis Baleàrics

Organizzata da  Institut d’Estudis Baleàrics e Real Academia de España en Roma.

 

La mostra ISLEART- ILLART vuole mostrare l’influenza della natura i dell’ambiente sulla creazione. I linguaggi utilizzati dagli artisti che la compongono evidenziano discorsi individuali sensitivi e divergenti, pero che, in modo innegabile, entrano in relazione con l’ambiente, la materia e la luce, costruendo processi interni in cui implicano la loro potente e a volte rigorosa iconografia personale. È in questo modo che artisti come Erwin Bechtold, Ñaco Fabré, Robert Ferrer i Martorell, Pep Llambías e Guillem Nadal –nati o particolarmente vincolati alle Isole Baleari– rispondono al progetto di questa mostra.
Tutti, nel trascorso delle loro traiettorie creative, hanno sviluppato tematiche e concetti sia personali sia radicati nella nostra realtà culturale, rendendo palesi le loro impronte significativamente rilevanti nell’ambito della plastica contemporanea.
Le Isole Baleari possiedono un marcato carattere di micro-mondo, considerato che l’isolano, forzato a un’autarchia relativa, ha sempre cercato di trovare in ognuna delle isole che compongono l’arcipelago le risorse necessarie per crearvi un piccolo universo proprio. È importante sottolineare il numeroso gruppo di notevoli artisti che, soprattutto durante il XX secolo, decisero di ormeggiare su queste isole che si schiudono in mezzo al mare luminoso, culla del Mediterraneo, portando a termine creazioni e linguaggi d’una magnificenza e personalità assolute.
Spesso le Isole Baleari sono state viste come il paradiso della pintura grazie alle straordinarie condizioni che vi propiziano la creatività. Durante il primo terzo del XX secolo, la sua proiezione internazionale e il trionfo di nuove correnti plastiche accentuarono ancora di più questo carattere.

Gli artisti venuti da altri cantoni che prestarono attenzione alla chiamata di queste nuove tendenze scoprirono le possibilità che offriva il paesaggio mediterraneo, che permetteva la sintesi di una scenografia nella quale si potevano combinare la misura dei classici e il colore dionisiaco di questo microcosmo, e non esitarono a radicarvisi, dando vita a una nutrita comunità pittorica che impulsò il fruttifero e rivoluzionario movimento culturale dell’epoca.
Una delle chiavi del suo innegabile fascino è l’aspetto di mosaico che palesa il nostro paesaggio. Un ambiente cantato e raccontato da artisti e poeti che, durante ogni tempo, si sono sentiti soggiogati dalla sua luce differente e mutevole che li ha stimolati e incitati fino a plasmare e codificare i suoi vibranti effetti e affetti.
Erwin Bechtold (Colonia, 1925) è uno dei veri artisti della plastica contemporanea grazie al suo contributo al mondo delle arti e alla sua grande capacità creativa, oltre che per la proiezione dei suoi lavori a livello internazionale.
La biografia spiega come inizialmente la sua traiettoria fu marcata dalla tradizione familiare, come figlio e pronipote di grandi impresari, pero la sua inquietudine creativa gli indicò successivamente nuovi traguardi da raggiungere. A Parigi continuerà la sua evoluzione artistica, dove lavorerà con Fernand Léger. Nel 1954 visiterà Ibiza, dopo essere passato per Barcellona, dove entrerà in contatto con il Gruppo Dau al Set, e per Madrid, dove entrerà in relazione con i componenti di El Paso. Tornerà in Germania, però nel 1958 s’insedierà definitivamente nell’isola bianca, senza interrompere mai i contatti con il mondo dell’arte internazionale; questa circostanza gli ha permesso d’instaurare, a partire dal proprio spazio fatto di pace, un dialogo perseverante con le tendenze più avanguardiste. Poco dopo il suo arrivo a Ibiza, formerà parte del Gruppo 59, in una delle epoche più algide della storia culturale e artistica della più grande delle isole Pitiuse.
Le opere di Bechtold corrispondenti alla tappa informalista (1957-1961) segnano i caratteri importanti della sua evoluzione creativa –vincolata alla prolungata permanenza a Berlino – e riflettono la sua grande personalità ed estrema sensibilità.
Il suo è un esercizio di poetica personale, nel quale l’artista si batte nel confronto. Utilizza il colore, le trame e lo spazio con deliberata arbitrarietà. Il suo linguaggio ponderato ed individualista incita, indica, offre, suggerisce…, dove la forma trova la perfetta ubiquità. Con sobrietà e saggezza divide gli spazi, marca i contrasti, definisce gli equilibri, assembla le superfici e sfuma la luce fino a reinventarla.

Ñaco Fabré (Palma, 1965) è uno dei nostri artisti di più solida traiettoria professionale e, per meriti propri, accademico della Reial Acadèmia de Belles Arts di Sant Sebastià di Palma. Nella pura astrazione lirica, l’insieme della sua opera incide nel sottile linguaggio di gesti e calligrafie, così come nella riflessiva preoccupazione per preservare il paesaggio e la natura. Della sua traiettoria, bisogna evidenziare la maniera e la forma, il concetto preclaro e la straordinaria cadenza del ritmo pittorico, così come la capacità di sopprimere tutto ciò che potrebbe risultare superfluo; questo metodo sintetico gli garantisce la lodevole fedeltà al proprio lavoro. Le sue creazioni sono esercizi codificati dalla memoria, sui quali disegna echi di vivenze per poter assumere con la sua personale nomina la sfocata complessità universale.
Lo sviluppo delle opere di Ñaco Fabré è il calcolo della contestualizzazione d’un linguaggio stabilito mediante un compatto ideogramma. Così, la sua ideologia fa riferimento a un organigramma composto dall’assemblaggio d’elementi stimolanti e attitudini cognitive che costituiscono le basi della sua rilevante essenza umanista.

Robert Ferrer i Martorell (Valencia, 1979). Se consideriamo la traiettoria di Robert Ferrer i Martorell, possiamo notare come la luce e il suo trattamento hanno rappresentato sempre un fattore essenziale per lo sviluppo della sua inquietudine creativa, prodotta a partire dal punto di vista dell’astrazione e delle tendenze minimaliste. Nei suoi piani, fecondati da un lavoro coerente e costruito con un metodo concettualmente specifico, prende in considerazione le relazioni delle idee tra di loro, così come la capacità di entrare in connessione con altre o di rifiutare certi tipi di unioni. In questo modo, l’artista realizza un’opera fatta di centri e di cerchi, di sfere e di spazi giratori, d’orbite e d’energia e, in modo particolare, di concentrata e potente luminosità.
In un mondo in cui trionfa la rapidità, Robert Ferrer i Martorell indaga accuratamente le azioni davvero importanti per l’essere umano, e si assicura che le emozioni, la luce e i suoni interni affiorino all’esterno. Così, esplora i cammini dell’immaginazione razionale, tesi tra il lirismo e la potenza vitale. Robert Ferrer i Martorell possiede la predisposizione e la virtù efficace di modellare o di produrre un effetto. Pensa, codifica, e alla fine distribuisce, in forma tanto radicale quanto amorosa, lo spazio nel quale installare migliaia di scintille catalizzatrici di luci e ombre. Il suo alfabeto è purista, di liturgia misteriosa e sensitiva, modulato da silenti spazi di tempo nei quali oscillano forme senza peso nate dalla realtà che, lanciate in forma geometrica, proporzionano un universo poeticamente astratto.
Luce plastica, luce reale, la luce sulla luce… in definitiva, luce che inonda il nostro mondo così spesso oscuro, non tanto in sé stesso quanto dentro di noi. Luce e colore, vita e atmosfera; chiarezza compositiva e criptografia formale… si fondono in un tutto magico.

Guillem Nadal_ illes V ed5_2009          erxin bechtold_Volumen rot_ 2008

Pep Llambías (Alaró, 1954). Durante il trascorso degli anni, Pep Llambías ha materializzato un discorso analitico e razionale nel quale prendono forma la più oggettiva, e allo stesso tempo, soggettiva di tutte le forme della realtà: il linguaggio, con un tacito omaggio alla sua struttura, visto che si tratta del fattore che determina il modo di pensare della comunità dei parlanti e che definisce il modo di percepire questa realtà e di interagirvi.
Le sue creazioni non sono una mera cronaca di fatti preteriti; anzi al contrario, l’artista costruisce costantemente un modello vitale e la sua evoluzione depurativa, quasi ascetica, palesa una crescita personale sommamente rappresentativa. Utilizza l’abecedario per formulare un linguaggio proprio, e dalla A alla Z, incide sull’inizio e sul finale cosmici dell’essere umano, cavallo di battaglia di tutta l’umanità.
Disegna con precisione il concetto. Grandi teste di agnelli silenziosi, muti osservatori di un mondo estraneo; superlative e bellissime rose, con cuori di neon; diafane superfici, dove il taglierino ha reciso parole dall’anima; tronchi d’alberi che, come se fossero una colonna vertebrale, sorreggono il peso emozionale, coronati da parole di contenuto simbolico.
In modo sensibilmente studiato, Pep Llambías crea una ferma scuderia di poesie visuali, e mette in scena le immagini di una narrativa assolutamente lirica nella quale intervengono due elementi fondamentali: la natura e il sentimento che, insieme alla parola, sono i motivi dei suoi codici, di quei codici processati durante anni di coerente bagaglio creativo, sottomesso a una tenace e costante indagine.

Guillem Nadal (Sant Llorenç, 1957). Ognuna delle attente manifestazioni plastiche dell’estensa traiettoria professionale di Guillem Nadal conferma il suo interessante contributo al mondo dell’arte. Nel suo lavoro, domina un teorema essenziale formato dal rigore pittorico e dal discorso intorno al viaggio individuale che realizza l’essere umano, di fronte ai principi fondamentali d’ordine e caos, materia e spirito, principio e finale… nell’incessante ricerca del proprio posto in un territorio sempre sconosciuto. Attraverso le sedimentate estensioni monocromatiche che esprimono il viscerale gesto dell’azione, Guillem Nadal racconta il suo paesaggio di mappe, terre, acque, cammini, traversate, o isole. Queste isole amate e nello stesso tempo dolorose, pietra di paragone a cui sempre ritorna l’isolano. Le isole di Guillem Nadal non sono geografiche, non si trovano negli oceani né nell’immaginazione, ma sono il soggetto di quei desiderati nuovi mondi in cui trovare spazi di serenità.
Mappe tracciate nella storia delle memorie sorgono dalle superfici dissodate. La preoccupazione per l’uomo e la terra è il messaggio che l’artista ci ha trasmesso attraverso la sua coerente traiettoria creativa. Chiostri, incognite, memorie, fossili, organismi in via di sviluppo, o processi di fattore ambientale, operativi o meno, secondo la loro incidenza, sugli esseri vivi. Questi fattori, che possono essere mutevoli e vengono rappresentati con diversa intensità nello spazio e nel tempo, sono l’interessante esercizio introspettivo dell’opera in cui riscontriamo una radicata espressione del sentimento.

naco fabre_ sin titulo 2011pep llambias_vida 2011Robert ferrer Martorell_ seri estacions 2010

Gli artisti che compongono IsleART approfondiscono, in modo rigoroso, nei campi dei moderni sistemi creativi e analitici delle relazioni. Guidano la pura manifestazione luminosa verso l’interiorizzazione visuale e il loro lavoro ci rimanda alla massima di Russell: “Ogni volta che qualcuno sentiva il desiderio d’intossicarsi celestialmente ricorreva alla musica. Però il colore e l’arte sono capaci tanto quanto la musica di procurare le maggiori estasi e piaceri”.


AUGUSTE RODIN. L’INFERNO DI DANTE

MOSTRA

DAL 29 GENNAIO AL 4 MARZO.

INAUGURAZIONE 29 GENNAIO ORE 19. INGRESSO LIBERO

Invito_mostra Auguste Rodin

La Real Academia de España a Roma  (Piazza San Pietro in Montorio, 3) inaugura il 29 gennaio nelle proprie sale la mostra dello scultore francese “Auguste Rodin. L’inferno di Dante”.

L’esposizione presenta l’importante opera grafica, quasi sconosciuta, dello scultore Auguste Rodin (1840- 1917), che fu stampata nel 1897 dalla Maison Goupil, pioniere  delle nuove tecniche di riproduzione dell’ immagine e della diffusione delle opere artistiche. Questa mostra ha un interesse doppio non solo perche ci permette di ammirare lo straordinario potenziale grafico dell’opera di Rodin, bensì anche l’inizio delle nuove forme di democratizzare l’arte attraverso la moltiplicazione e commercializzazione intrapresa dalla Goupil and Cia con un ampio e diversificato programma editoriale.

Questo “monumento alla bibliofilia” fu anche denominato l’album Fenaille, in quanto ottenne il patrocinio di Maurice Fenaille, membro dell’Academie des beaux-arts di Francia, nonché grande collezionista e mecenate. Grazie a Lui, possiamo osservare i disegni che erano andati perduti di Rodin, perche furono realizzati come stampe grazie alla nuova tecnica della fotoincisione. Qui si mostrano le prove “bon a tirer”, alcune con le annotazioni originali dello stesso Rodin, poiché il procedimento dell’intera edizione fu seguita molto da vicino dallo stesso artista.

Questi Disegni Neri di Rodin, sono ispirati all’Inferno di Dante Alighieri, e furono realizzati mentre lavorava nella sua famosa e non conclusa opera “ le Porte dell’inferno” (1880-1917), e benché non si tratti degli studi diretti per questo grande complesso di sculture, ne hanno la stessa  ispirazione. Le 129 stampe vengono suddivise in tre gruppi: 82 appartengono all’inferno, 31 al limbo, e le altre 16 sono studi che seppur  non riguardano l’opera di Dante, condividono lo stesso argomento d’ispirazione biblica ed evocazione delle opere di Michelangelo.

Le dissacranti tecniche grafiche di Rodin evocano le opere di Goya, di Rembrandt, ma anche i disegni di Victor Hugo, molto  conosciuti dallo scultore, poiché il suo rappresentante George Petit organizzò nel 1888 una mostra a Parigi sugli enigmatici disegni dello scrittore, dove lo schizzo d’inchiostro diventa protagonista.

La Casa Goupil, fu fondata nel 1850 a Parigi da Adolphe Goupil (1806-1893) e riuscì ad avere  uffici a Londra, Bruxelles, The Hage, Berlino, Vienna,  New York e persino in Australia. Questa mostra è stata ceduta dal Museo d’Aquitaine a Bordaux, sotto la cui tutela si trova la Collezione Goupil provvista d’una straordinaria ricchezza grafica.

AUGUSTE RODIN. L’INFERNO DI DANTE
Mostra delle stampe di Auguste Rodin
dalle collezioni del Musèe Goupil a Bordeaux

Periodo mostra: 29 gennaio-4 marzo
Inaugurazione: 29 gennaio ore 19
Organizzata da: Accademia Reale di Spagna

Scarica l’Omaggio a Auguste  Rodin di Octave Mirbeau : Omaggio a auguste rodin

 

 

 

 

 

 

 

 

 


ORO SPIRITO E NATURA DI UN TERRITORIO DI PEDRO RUIZ

DAL 5 DICEMBRE AL 15 GENNAIO

MOSTRA PITTURA. INAUGURAZIONE 5 DICEMBRE ORE 19.

ORGANIZZATA DALL’AMBASCIATA DI COLOMBIA E L’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. 

“Oro, spirito e natura di un territorio”, del pittore colombiano Pedro Ruiz. Trentatré quadri di piccolo formato con cui Ruiz, alla sua prima esposizione in Italia, racconta le tanti componenti di un territorio che volta quotidianamente le spalle alla violenza e ci rimanda all’ “oro” della nostra natura più profonda. Un percorso cui contribuiscono la musica, l’illuminazione, l’organizzazione dello spazio e persino la pittura delle pareti della sala che ospita i lavori.

 L’esposizione – visibile fino al 15 gennaio 2013 con ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 20 – è organizzata dall’Ambasciata di Colombia in Italia e dalla Reale Accademia di Spagna.

Formatosi alla Scuola nazionale delle belle arti di Parigi, Pedro Ruiz, ha portato i suoi lavori in rinomati musei in Colombia, Messico e Spagna, ed esposto in prestigiose gallerie in Colombia come negli Stati Uniti. Tra i riconoscimenti a lui assegnati vanno ricordati la “Mención de honor Salón Nacional de Artistas de Colombia” e “l’Ordre des Artes et des Lettres” del governo francese.

 Molti i luoghi che hanno ospitato in precedenza l’installazione “Oro”: tra i tanti, si segnalano il “Museo de arte moderno” di Bogotà, il “Claustro de Santo Domingo” di Cartagena de las Indias, l’Ateneo di Madrid. La rassegna è stata anche scelta per rappresentare la Colombia al Forum economico mondiale tenutosi nel 2010 a Cartagena de las Indias.

BIO DI PEDRO RUIZ

 Pedro Ruiz è nato a Bogotà. Ha studiato presso la scuola di Belle Arti di Parigi tra il 1979 e il 1983 dove ha lavorato con la pittura ed è stato membro dell’ “Atelier 17″, conoscendo le teorie del suo fondatore, maestro Stanley William Hayter e sviluppando il suo linguaggio come incisore.

 Tornato a Bogotá, ha lavorato presso l’agenzia pubblicitaria McCann Erickson come direttore d’arte e i suoi lavori hanno ricevuto riconoscimenti a livello nazionale. In seguito deciderà però di ritirarsi per dedicarsi esclusivamente alla sua arte alternandosi tra i dipinti ed i lavori di illustrazione, disegno di scenografie e costumi e di opere di carattere multidisciplinare come “La Biblioteca Naturale” dove 35 artisti sono stati invitati oltre a intellettuali e scienziati del Paese a confrontare le loro conoscenze e le loro competenze. Sempre nel 2000 ha formato il gruppo Nadieøpina con il quale svolge attività di ricerca e progetti collettivi di carattere sperimentale in spazi alternativi di Bogotà.

 Nel 2010 il governo francese gli ha conferito l’Ordine delle Arti e delle Lettere nel grado di Cavaliere, un premio onorario concesso dal Ministero della Cultura e della Comunicazione francese.

 Riceve la menzione d’onore al Salone Nazionale degli Artisti della Colombia nel 1988. Le sue mostre personali includono lavori per gallerie ubicate negli Stati Uniti e in Colombia, mostre personali al Museo d’Arte Moderna di Bogotà, Museo d’Arte Moderna di Cartagena, Sala delle esposizioni nel Chiostro Santo Domingo a Cartagena.

 Le sue opere “Spostamenti”, “Love is in the Air” e “Oro, Spirito e natura di un territorio” vogliono, in un processo di molteplici esposizioni, trasformare il loro carattere individuale e diventano installazioni ed eventi interattivi che affrontano in forma più ampia problemi come il traffico di droga e gli spostamenti forzati in Colombia.

 Per saperne di più sull’autore: www.pedroruiz.org

O R O. Spirito e natura di un territorio

 Mostra di Pedro Ruiz

Periodo mostra: 5 dicembre- 15 gennaio

Inaugurazione: 5 dicembre ore 19

Organizzata da: Ambasciata di Colombia/ Accademia Reale di Spagna

Promossa da: Ambasciata di Colombia.


LAVORO IN CORSO. MOSTRA BORSISTI 2012_2013

SALA MOSTRE.

DAL 23 AL 30 NOVEMBRE

INAUGURAZIONE 23 NOVEMBRE ORE 19. INGRESSO LIBERO

A CURA DI JOSÉ LUIS CORAZÓN ARDURA

Le expò di arte moderna sono caratteristiche perlopiù per essere la presentazione di un lavoro realizzato per un determinato periodo di tempo da un artista. Nel caso di LAVORO IN CORSO siamo di fronte ad un progetto espositivo che faccia conoscere il lavoro dei borsisti, che momentaneamente e per il corso di quest’anno, occupano gli studi dell’Academia Reale di Spagna a Roma.

Un insieme di varie tecniche e specialità artistiche che vanno dalla pittura alla fotografia, al cinema o al fumetto, alle arti sceniche, alla musica o all’architettura, toccando altre discipline come il restauro, la museologia o l’estetica.

Partendo dalla mostra di qualcosa di inconcluso, LAVORO IN CORSO si presenta come una riflessione sullo spazio della propria opera d’arte, inteso come concetto o come oggetto in divenire, attraverso lo sviluppo di una idea che trasmette la possibile capacità delle arti per far riflettere su sé stessa nel contesto sociale attuale.

Capire il senso che ha l’arte nella società attuale è anche prova del fatto che il suo spazio deve essere visto non come qualcosa di chiuso in sé stesso, ma come prova della sua apertura, sempre più vicini al momento creativo quasi ad un passo dalla realizzazione finale.  Testo di Jose Luis Corazón Ardura

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L’ACCADEMIA REALE DI SPAGNA ADERISCE ROMAART2NIGHTS

Dal 28 al 30 settembre 2012 avrà luogo la terza edizione di Roma Art 2Nights, a cui l’Accademia Reale di Spagna aderisce con l’apertura in orario interrotto dalle 10 alle 21 della mostra Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano di José Manuel Ballester. Il lungo weekend d’arte contemporanea capitolino promosso da Untitled Association.
Dopo il successo conseguito con le due precedenti edizioni della manifestazione, Roma Art 2Nights conferma la sua formula di largo coinvolgimento, per inaugurare la stagione espositiva autunnale della Capitale con un programma ricco di mostre e appuntamenti ideati per l’occasione da Untitled e con il contributo di gallerie, fondazioni e musei della città.

più info su: www.art2nightsroma.org


SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO

WORK. FOTOGRAFIA FESTIVAL INTERNAZIONALE DI ROMA. IX EDIZIONE

SPAZI NASCOSTI. IL LAVORO DEL RINASCIMENTO ITALIANO DI JOSÉ MANUEL BALLESTER

MOSTRA DI FOTOGRAFIA. DAL 27 SETTEMBRE AL 30 OTTOBRE.

Inaugurazione 27 settembre ore 19.

José Manuel Ballester, premio nazionale di fotografia 2010, presenta la mostra “Spazi Nascosti. Il lavoro del Rinascimento italiano”. Presso la sede dell’Accademia Reale di Spagna a Roma, un’occasione per rileggere il rinascimento italiano grazie ad una scelta delle opere di Botticelli, Fra Angelico, Guido Reni, Leonardo da Vinci , ecc trasformate da Jose Manuel Ballester che ci svela gli spazi nascosti.

Attraverso una serie di opere significative della storia dell’arte, Spazi nascosti. Il lavoro del Rinascimento Italiano scompone il lavoro dell’artista durante questo periodo. Un artista nuovo che si forma nelle botteghe in cui la produzione del lavoro è totalmente specializzata e suddivisa  tra maestro, assistenti e apprendisti, con una organizzazione tal da influire sul risultato dell’opera stessa.

Più liberi dei loro predecessori gotici ma altrettanto sottomessi ad una serie di regole compositive, in cui l’uomo e le sue attività, si spostano verso il centro della composizione pittorica come una sorta di affermazione dell’idea dell’individuo unico e del suo realismo; lasciando la cornice di tutto questo come un palcoscenico relegato ad un piano secondario, frutto del lavoro di assistenti e di apprendisti, ossia i futuri maestri.

Con l’intervento di José Manuel Ballester, le opere sono spogliate dell’ attività umana, i personaggi e il loro lavoro spariscono, per cui  si denuda inoltre l’idea rinascimentale della raffigurazione umana, personaggi riconoscibili per la loro attività e il loro status sociale.

Lo spazio che avvolgeva il tema principale riappare, non è più nascosto: è lo spazio che risulta dall’assenza della “fatica” umana. Questo esercizio di svuotamento consente una lettura nuova del mestiere del pittore rinascimentale, dei classici: una dissezione della loro opera, derubata dal loro protagonista sia nella bottega dell’artista che nel lavoro spirituale, che ci permette di confrontare e di avvicinarci all’osservazione off the record della cornice dove si svolgono queste scene e che si palesa come il nuovo protagonista.

Gli elementi principali che raccontano le storie contenute in ogni quadro sono spariti, per cui diventano rilevanti altri aspetti. Da una parte, le immagini trasformate possono dar luogo a  varie interpretazioni da parte dello spettatore, dall’altra possono suggerire un confronto con le opere di artisti successivi, mettendo in risalto le loro intime connessioni. Questo esercizio lascia percepire la creazione come un grande ruscello che scorre attraverso il tempo e nutre e agisce sulla sua evoluzione.

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Hanno scritto sulla mostra:  

http://www.artribune.com/2012/10/quel-che-resta-del-quadro-le-sottrazioni-di-ballester/ 

JOSÉ MANUEL BALLESTER. Biografia

Nasce a Madrid nel 1960. Laureato in Belle Arti presso l’Università Complutense di Madrid. Ha partecipato in varie edizioni delle principali ferie d’arte: ARCO a Madrid, Art FORUM a Berlino, PARIS PHOTO E FIAC a Paris, ARMORY SHOW a New York, CIGE a  Beijing, e ART CHICAGO. Ballester lavora con gallerie d’arte di Toronto, New York, Sao Paulo, Parigi, Berlino, Pechino e in Spagna. Ha vinto importanti e numerosi premi, tra cui: premio nazionale di fotografia nel 2010, premio di Cultura 2008 nella disciplina di Fotografia  della regione di Madrid, Premio Nazionale d’incisione nel 1998, organizzato dalla Calcografia Nazionale.

Le sue opere fanno parte  dei più importanti musei: Museo Nazionale Arte Contemporanea Reina Sofia di Madrid, Museo Marugame d’Arte Contemporanea spagnola in Giappone, IVAM di Valencia, Museo di Arte di Miami e Cisneros Fontanals Art Foundation di Miami, Central Academy of FineArts di Pechino, Patio Herreriano di Valladolid, 21 Century Museum di Kentucky, tra tanti altri.

 Per saperne di più: www.josemanuelballester.com

Il Festival.

In occasione della XI edizione di FOTOGRAFIA, il Festival Internazionale di Roma coinvolge nuovamente l’intera Città e la sua rete di spazi pubblici e privati, con i quali da anni dialoga, costruendo un vero e proprio circuito a Roma dedicato alla fotografia contemporanea, con esposizioni inerenti al tema di quest’anno: il “lavoro”. Festival Internazionale di Roma arriva al 2012 con un progetto che ne conferma la crescita di prestigio ed il respiro internazionale, promuovendo la fotografia contemporanea nelle sue diverse forme e linguaggi e valorizzando i talenti emergenti con un interesse sempre più concreto per le produzioni originali. Il tema indagato dalla XI edizione sarà il “lavoro”, parola chiave della storia della fotografia e di questi ultimi anni, reinterpretato mediante una grande attenzione alle differenze e ai cambiamenti dei linguaggi della fotografia e del lavoro contemporaneo. Il Festival, nella sua nuova versione MACRO, sceglie quindi un tema classico della fotografia documentaristica del Novecento e lo rilancia, con un ritorno alla centralità dell’uomo, facendo sua una sfida che coinvolga nuovi linguaggi e nuove narrazioni in fotografia.


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