Just another WordPress.com site

Articoli con tag “accademia

Concerto Plural Ensemble

CONCERTI NEL CHIOSTRO.

1 giugno. ore 20.30

Con Il secondo concerto nel chiostro della Real Academia de España si da inizio ai concerti di musica contemporanea proposti da  Aurelio Edler Copes e Iñaki Estrada.

Con il titolo “Compositori già borsisti dell’Accademia di Spagna”, Il repertorio della programmazione dimostrano rigorosamente l’alto livello musicale che si è dato appuntamento tra gli ex borsisti di questa istituzione, è un ulteriore contributo al  contesto musicale contemporaneo che si pretende ripercorrere durante i quattro appuntamenti del ciclo musicale.

BIO DEGLI ARTISTI

ALBERTO ROSADO

Alberto Rosado Carabias (Salamanca, 1970) studia a Salamanca, Budapest, Amsterdam e Alcalá con J.Colom, P.Nagy, J.Wijn, F.Rados, L.Chiantore, J.Ponce e J.J.P.Torrecillas. Il suo interesse per la musica contemporanea sarà presente durante tutto la sua vita professionale ma è nel 1999 quando la sua attività si proietta verso la musica attuale entrando a formare parte del Plural Ensemble dove prende contatto con direttori come F.Panisello, Z.Nagy, J.R.Encinar, J.P.Dessy, D.Kawka, P.Rundel o M.Foster e inizia una stretta collaborazione con numerosi compositori spagnoli ed europei. Ha eseguito  recitals nelle principali città europee come (Madrid, Londra, Parigi, Berlino, Lisbona o Roma), in America (New York, Città del messico, Caracas o Santiado del Cile) e Giappone. Si è esibito come solista con alcune delle più importanti orchestre europee dirette da J.Pons, R.Frübeck de Burgos, A.Tamayo, J.L.Temes, A.Posada, P.Halffter, C.Riazuelo, P.Greenberg, S.Serrate e D.Murgu. Ha inciso con Verso, Col Legno e NAXOS con le  opere di Ligeti, Messiaen, Takemitsu, Cage, Camarero, Panisello e Del Puerto. Recentemente ha inciso l’opera completa per pianoforte e due pianoforti di Cristóbal Halffter e José Manuel López López. Insegna musica da camera e pianoforte contemporaneo ed è coordinatore del Laboratorio di Musica Contemporanea del Conservatorio Superior de Música de Salamanca. www.albertorosado.com

“Nelle interpretazioni del pianista Alberto Rosado vi sono rigore e la sensibilità che non si trovano facilmente e ancor meno sommate nello stesso artista.

José Luis GARCÍA DEL BUSTO. “El Cultural” di ABC.

“Sono  pochi como lui dotati per il repertorio d’oggi”

Luis SUÑÉN. El País.

MICHAL DMOCHOWSKI

Nato a Varsavia nel 1977. Inizia i suoi studi di violoncello con i professori Tadusz Mazur e Andrzej Zielinski, e con Kazimierz Michalik presso l’Accademia di Música Fryderyk Chopin di Varsavia, ottenendo il titolo superior di violoncello. Nel 1998 entra nella Scuola Superior de Música Reina Sofía dove riceve una borsa di studio per ampliare i suoi studi di violoncello  con i maestri Frans Helmerson e Natalia Shakovskaya.  Nel 2000 riceve  dalla Regina di Spagna il titolo come migliore alunno della Cattedra di Violoncello.  Durante I suoi studi riceve classi magistrali da maestri come  Janos Starker, Natalia Gutman, Boris Pergamenschikov, Bernard Greenhouse, Milos Sadlo, Tobias Kuhne, Walter Levin, Hatto Beyerle, Ralph Gottoni, Alexander Bonduriansky, Imre Rohman ecc. Ottiene premi nazionali e internazionali come il Kazierz Wilkomirski a Poznan, il Concorso Internazionale di Violoncello “Ludvig van Beethoven” s Hradec n. Moravici,  Giovani Violoncellisti All-Poland a Elblag, il Concorso Internazionale di Violoncello a Liezen, il Concorso Internazionale di Musica da Camera a Lodz o il Concorso Internazionale di Violoncello “Witold Lutoslawski” a Varsavia . Realizza numerosi recitals in Spagna, Polonia, Portogallo, Belgio Olanda,Lituania, Francia, Italia, Grecia, Germania, Korea, Cina e Stati Uniti condividendo I scenari con artisti celebri come Gerard Caussé, Zakhar Bron, Paul Meyer, Radovan Vlatkovic, Alfredo Manzana , Teresa Berganza, José Maria Gallardo del Rey,Jose Maria Fliorencio,Enrique  Garcia Asencio , Lukasz Borowicz,Jerzy Salwarowski i Piotr Wijatkowski. Realizza inoltre concerti come solista accompagnato da orchestre sinfoniche  come Filarmonica di Lublin, Filarmonica di Czestochowa, Filarmonica di Bydgoszcz,Filarmonica di Jenenia Gora, Filarmonica Nacional de Santo Domingo, Camerata la Mancha, Orchestra da Camera  Andres Segovia, Filarmonica  di  Malaga  (Spagna), Polonia e República Dominicana. Incide per Radio Nacional de España,Televisione Lituana, Radio Televisione Polacca . Si esibisce nell’Auditorio Nacional de Madrid, Teatro Real de Madrid, Auditorio de Zaragoza, Teatro Liceo de Barcelona, Filarmonica di Varsavia Filarmonica di Lublin, Filarmonica di Czestochowa, la Filarmonica di Bydgoszcz, l’Opera Comica di Parigi, Auditorium di Roma, il Teatro Cuyas de Las Palmas, la Fundación Juan March,  l’Academia de Bellas Artes de San Fernando, il Palacio de los Festivales en Santander, il Teatro Nacional de Santo Domingo, il Teatro Polis a Pechino, la Filarmonica di Burgos, Auditorio Rioja Forum di Logrono ecc. Attualmente alterna l’attività concertistica con l’attivittà pedagogica: è professore di violoncello e musica da camera press oil Conservatorio Professionale di Musica “Jacinto Guerrero” di Toledo dal 2000  e assistente professore presso la Cattedra di Violoncello nella  Escuela Superior de Música Reina Sofía a Madrid dal  2001. Incide dischi nel (1999 e 2002). Nel dicembre del  2004 incide  insieme al pianista Graham Jackson per la casa DUX in Polonia con le opera dei seguenti compositori: W.Szalonek, J.Bauer, A.Tansman, Sig.Stojowski .  A breve uscirà il disco per la casa discografica Deutsche Grammophone con il gruppo Maestranza. Dal 2009 è solista del famoso Octeto Iberico.

ALFREDO GARCIA SERRANO

 Nato a León nel 1971. Inizia i suoi studi musicali a Salamanca, con la Prof.ssa Consolación Muñoz, continua a Madrid con il Prof. Francisco Martín, con il famoso  pedagogo Antonio Arias  e, nel RCSMM con l’ insigne Cattedratico e concertino della ONE Prof. Víctor Martín. Ottenendo il premio d’Onore di Fine Corso di Violino. Nel 1993 vince il  Premio Nazionale di Violino Paolo Sarasate. Nel 1998 è Primo Classificato nel Concorso Nazionale di violino “Città di Soria”. Borsista del  Ministerio de Educación e della Fondazione Fulbright, ottiene il  Performer Diploma e un  Master of Violin  presso la Jakob’s School of Music (Indiana University, USA) Negli anni 1996 e 2000  è lì  che studia con il mondialmente conosciuto pedagogo Mauricio Fuks, essendo professore assistente nella sua classe durante quattro anni. Prende lezioni dai Maestri Pedro León, J.L. García Asensio, Lorand Fenyves, G. Sebok, J. Starker, J. Dunham (Cuarteto Cleveland), Alan de Verich, E. Bitteti  e da molti altri grandi musicisti di fama mondiale. I suoi alunni oggi sono nelle migliori orchestre della Spagna e nelle  più prestigiose Scuole ed Università di Musica. Attualmente è professore presso il Conservatorio Professionale di Musica “Amaniel”. Realizza numerosi corsi di formazione permanente ed è regolarmente invitato ai corsi di violino e musica da camera in Spagna.  Assistant Professor nel corso estivo di Mozarteum di Salzburgo. Ha un intensa attività concertistica  sia come solista che come membro integrante di diversi gruppi da camera. Concertino della OS del Infantado di Guadalajara e Concertino dell’Orchestra da Camera SIC, diretta dal Maestro Sebastián Mariné. Membro fondatore del quartetto “Areteia”. Si è esibito in tutta la Spagna, in Austria, Giappone, Stati Uniti e in Italia.   Collabora con Sebastián Mariné, Graham Jackson, Alberto Rosado, Daniel del Pino, Gerardo López Laguna, Mariana Gurkova, Michal Dmochowski, Pedro Carbajosa,  Vadim Glazkov, Elena Aguado, Fabián Panisello. Interpreta diverse volte i 24 Capricci di Paganini in un unica sessione. Ha appena inciso un CD con la casa discografica Verso nel quale interpreta le 6 Sonatas per violino solo di Eugene Ysaye. Prossimamente uscirà il suo primo e secondo volume sul Metodo per Violino. I suoi concerti sono interpretati con il violino “Dorna”, costruito appositamente per lui dal gran Maestro Luthier J.M. Lozano.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Ingresso libero fino esaurimento posti

www.raer.it


CONCERTI NEL CHIOSTRO 2011. Ciclo di concerti dell’Accademia Reale di Spagna

 CONCIERTOS EN EL CLAUSTRO. CICLO DE MUSICA REAL ACADEMIA DE ESPAÑA  EN ROMA.

Un’altro anno ancora, l’Accademia si prepara a presentare al pubblico un interessante ciclo di concerti nel chiostro del XVI secolo, decorato con gli affreschi del Pomarancio sulla vita di San Francesco. Lo spazio è bello e la sonorità eccellente. Questo anno, una parte importante dei concerti sarà dedicata alla musica contemporanea (il concerto di Jazz di giovedì prossimo appartiene senz’altro a questo capitolo), rendendo in questo modo omaggio agli importanti compositori che sono stati i nostri borsisti. I concerti dei giorni 1, 10, 16 e 25 sono stati organizzati con la generosa collaborazione dei compositori Iñaki Estrada (borsista di composizione musicale 2008-2009) e Aurelio Edler (che finirà presto il suo lavoro di composizione). Direttore dell’Accademia Reale di Spagna. D. Enrique Panes

Tutti i concerti sono a ingresso libero nel chiostro dell’Accademia.

Tutti i concerti iniziano alle ore 20.30.

CICLO MUSICA NEL CHIOSTRO 2011.

CHIOSTRO ACCADEMIA REALE DI SPAGNA.  Alle ore 20.30.

Scarica il programma Musica nel chiostro: conciertos en el claustro 2011 programa

 PRIMO CONCERTO:

26 MAGGIO 2011. ore 20.30

TRIO CHAKATAGA JAZZ

CHAKATAGA TRIO

 

 Jean Jack Tarradellas Escoude. Percussione e voce.

Nato a barcellona nel 1984. Suona diversi istrumenti ed e voce di Moncho (gitano del bolero) durante il suo giro di concerti in Latinoamerica nel 2006. Ha lavorato con Sicus,Som la Rumba,Chipen,Patriarcas,Chipimaya, Albert Pla (per l’album di 1992 “No solo de rumba vive el hombre”. Nell’attualità suona la precussione di Rumba Vella, Rumbamazigha e Achilifunk Band

Miguel Serna. Basso

1983, Vitoria (Alava)

Inizia suoi studi di musica presso il Conservatorio di Alicante, nel cui studia chitarra classica. Fa parte di diversi progetti come: Chakataga, Amanda Jayne, Marc Mena Quartet, Dácil Sexy Sextet, Dodó, Nou Nonet Nonitz e coordinatore della big band “Big Banana Reunion”. Anche ha lavorato come musico di studio per alcune case discografiche come Whatabout Music, dove lavora con musicisti come Melou, Leslie Herpbert, Dave Bianchi o Sam de Siena. Ha registrato pure il disco di Gabriel Amargant con Fresh Sound.

Iván Santaeularia. Pianoforte

 1975, Terrasa (Barcellona). Vincitore del primo premio di Jazz di Fuenlabrada nel 2008. Lavora con il giro dei concerti 2007/2008 di Santiago Auserón e la Orquestra taller de musics in spagna. Nell 2007-2008 insieme a Cris Juanico e la OJO registr 2 dischi per l’omaggio a Tete Montoliu presso il Palazzo della Musica di Barcellona.

Nel 2010 lavora insieme a Peret come pianista per i suoi concerti.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Ingresso libero fino esaurimento posti

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


PRESENTAZIONE LIBRO. TODO VALLE-INCLÁN EN ROMA (1933-1936)

TODO VALLE-INCLÁN EN ROMA (1933-1936)

Edición, anotación, índices y facsímiles

Sala Conferenze. Lunedi 4 aprile ore 18.30

Presentazione a Roma del libro sulla tappa di Valle-Inclán nella capitale. A cura del gruppo d’investigazione Valle-Inclán presso L’Università di Santiago de Compostela, condotto dalla Prof.ssa Margarita Santos Zas e composto da: Francisca Martínez, Carmen Vilchez Ruíz, Catalina Míguez Vilas, Cristina Villarmea, Sandra Domínguez y Rosario Mascato.

Tutto l’evento si svolgerà in lingua spagnola e sarà seguito dalla lettura di testi del Valle-Inclán come “Rosa de Zoroastro” tra altre poesie a cura di Pedro Villora.

 Un equipo de siete autoras del Grupo de Investigación Valle-Inclán de la USC, dirigido por la profª Santos Zas, recupera alrededor de 300 documentos, procedentes del archivo del Ministerio de Asuntos Exteriores y de la Academia de Bellas Artes de España en Roma, que corresponden a la etapa de Valle-Inclán como Director de la misma (1933-1936).

El libro consta de dos volúmenes, el primero –soporte papel- contiene la transcripción y anotación meticulosa de los textos originales, muchos de puño y letra de Valle-Inclán, sobre los asuntos concernientes a dicha Institución. Los casi 300 documentos aquí reunidos son testimonio del itinerario de los últimos años del autor gallego: desde su polémica elección como Director hasta los varios intentos de cesarlo por parte del Ministerio; desde su vida cotidiana en Roma con sus hijos hasta la evolución de su quebrantada salud; desde su inicial entusiasmo hasta el desencanto final… Las páginas de este libro permiten recorrer la ingente tarea, poco reconocida, llevada a cabo por el escritor al frente de la Academia romana, sus proyectos reformistas, que chocaron con una maquinaria admistrativa lenta y reacia a los cambios o sus conflictos con los pensionados, que trascendieron a la prensa de su tiempo, también recogida en este volumen: un centenar de entrevistas, artículos, noticias…, que permiten seguir los ecos del periplo romano de Valle-Inclán en los periódicos. Cada documento remite, en un sostenido diálogo intertextual, a todos aquellos que tratan un mismo asunto, mediante un sistema transversal de referencias internas. No son, pues, páginas impersonales sino llenas de vida, una etapa de la biografía del escritor que se recorta sobre el telón de fondo de la II República. La obra se completa con dos índices: uno, onomástico, que incluye las biografias de todos los nombres en él consignados; otro, de organismos e instituciones con las oportunas explicaciones históricas y artísticas. Se añaden dos apéndices: la recepción crítica del estreno de Los cuernos de Don Frilolera en Roma (1934) y 12 nuevas cartas, respectivamente. Un CD –volumen 2- contiene una selección de 144 imágenes digitales de los documentos transcritos o citados: cartas, memorias, oficios, informes autógrafos, y asimismo facturas, presupuestos o fotografías de la Academia… Fascinante documento gráfico de aquellos tres años que Valle-Inclán, Director da Academia de Roma, intentó devolver a aquel Centro “el prestigio perdido”. Todo Valle-Inclán en Roma (1933-1936) ha merecido el «Premio Valle-Inclán» 2008, de la Deputación de Pontevedra y el Concello de Vilanova de Arousa.

Curriculum de las autoras.

 Las autoras de esta monografía, Margarita Santos Zas, Francisca Martínez, Carmen Vilchez Ruíz, Catalina Míguez Vilas, Cristina Villarmea, Sandra Domínguez y Rosario Mascato, forman parte del Grupo de Investigación Valle-Inclán de la USC, dirigido por Margarita Santos Zas. En su haber figuran las ediciones facsímiles de las revistas compostelanas Café con Gotas (Premio Nacional de Ediciones Universitarias 1999) y La Joven Galicia (2002), la sistemática colaboración desde 2001 en el Anuario Valle-Inclán / ALEC (Premio de la ADE 2006), en el que todas han publicado artículos y reseñas, además del estudio monográfico, firmado por Santos Zas, Dominguez Carreiro y Mascato Rey, Valle-Inclán, Director de la Academia de Roma (2005), origen del libro Todo Valle-Inclán en Roma. Como integrantes del Grupo han organizado o participado en congresos internacionales, ciclos de conferencias, seminarios y exposiciones dedicados a Valle-Inclán. El proyecto más ambicioso del Grupo de Investigación es la publicación en ediciones facsimilares del «Legado manuscrito» del escritor, actualmente depositado en USC.

Licenciadas en Filología Hispanica, todas combinan la docencia de la literatura española en diversos centros de enseñanza, y la investigación, con atención preferente a Valle-Inclán. Francisca Martínez es Secretaria técnica de la Cátedra Valle-Inclán de la USC y responsable del Departamento de Gestión Cultural de la Fundación Gonzalo Torrente Ballester; su investigación se orienta hacia la crítica textual, y su tesis doctoral se ocupa del manuscrito de La Cabeza del Bautista; ha comisariado la exposición “Valle-Inclán, obra ilustrada”. Carmen Vílchez Ruiz es Investigadora en Formación de la USC y realizó estancias de investigación en Temple University y Saint Andrews-Escocia (2009), es autora de diversos artículos sobre La Lámpara Maravillosa, cuya edición crítica es objeto de su tesis doctoral. Catalina Míguez Vilas, profesora titular de IES, se doctoró Cum Laude en Filología Hispánica con una tesis sobre Las acotaciones escénicas en la obra dramática en prosa de Valle-Inclán (2001) y es autora, asimismo de la monografía Valle-Inclán y la novela popular: La cara de Dios (1998). Cristina Villarmea, profesora titular de IES y de español en el Athenée Royal de Mons-Bélgica (2007), ha publicado una biografía sobre Valle-Inclán. Poeta, narrador e dramaturgo (2001), y estudia las relaciones entre el escritor y el mundo editorial, objeto de su tesis doctoral. Sandra Domínguez Carreiro, profesora titular de IES, lo fue también de español en la Universidad de Boulder-Colorado, su investigación se orienta hacia la prensa de los siglos XIX y XX, sobre la que ha publicado el libro, La Joven Galicia (1860). Una revista compostelana (2008); su tesis doctoral –de próxima lectura- versa sobre la revista satírico-ilustrada El Gran Bufón. Rosario Mascato Rey, Investigadora contratada de la USC, de la que también ha sido profesora, al igual que de Cursos Internacionales de la USC y lectora en Saint Andrews (Escocia), ha publicado diversos artículos sobre la poesía de Valle-Inclán, a la que dedica su tesis doctoral.

Margarita Santos Zas, Directora del Grupo, se doctoró en 1989 con Premio Extraordinario con una tesis, publicada en 1993, bajo el título Tradicionalismo y literatura en Valle-Inclán  (1889-1910). Es Profª Titular de Literatura Española en la USC. Directora desde 1994 de Proyectos de Investigación subvencionados, dedicados al estudio de la obra valleinclaniana; responsable de la Cátedra Valle-Inclán; y editora de la revista Anuario Valle-Inclán / ALEC (Society of Spanish and Spanish-American Studies). Ha publicado monografías, ediciones, prólogos y cerca de un centenar de artículos en revistas especializadas y ha coordinado varios monográficos, el último (2011) dedicado a la recepción del teatro de Valle-Inclán fuera de España. Ha organizado y dirigido congresos internacionales, ciclos de conferencias, seminarios y exposiciones dedicados a Valle-Inclán. Y, como profesora invitada, ha impartido cursos, seminarios y conferencias en universidades europeas y americanas. Seleccionada como una de las 8 investigadoras más destacadas de la USC, en Humanidades, figura asimismo entre las investigadoras más cualificadas de las tres universidades gallegas.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. 4 Aprile, ore 18.30

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387          

Ingresso libero fino esaurimento posti


L’arte dell’ospitalità II. Il Simbolo. Anna Scalfi, Avelino Sala e Teresa Margolles

CICLO DI PERFORMANCES L’ARTE  DELL’OSPITALITA’

(II) Il Simbolo

25 Marzo dalle 18.30.  Tempietto del Bramante e Accademia Reale di Spagna.

Se nel primo appuntamento de L’arte dell’ospitalità dedicato alla pratica video il protagonista era il Dono, in questo secondo appuntamento sarà il Simbolo. Già nell’antica Grecia quando lo straniero, lo sconosciuto era ricevuto in una casa e guadagnava la fiducia della famiglia, gli veniva consegnata la metà di una moneta che al suo ritorno avrebbe perfettamente combaciato con la metà conservata dai suoi anfitrioni. Questa moneta era chiamata simbolo. E’ importante ricordare che sia l’ospitalità che l’ostilità hanno la stessa radice etimologica.

La stessa arte che spesso ci conduce in luoghi ostili, è in grado di convertirci in ospiti. La costituzione di straniero e di sconosciuto, qualcuno di cui non sappiamo nulla sino a quando non parla, indica che il mondo dell’arte ci riceve in un modo simile ad un addio, una festa che ha una data di scadenza. Nella ‘ricetta’ di un’opera d’arte, l’ospitalità non consiste semplicemente nelle attività di dormire e riposare: trasformati in ospiti, siamo coscienti di questa dualità, dove l’ospitalità è anche un conflitto. Se colui che riceve (ospes) è riconosciuto anche come ostile (hostis), l’ospitalità diventa solo un rifugio.

Tuttavia continuiamo ad aspettare e a vigilare, con ostilità e con l’ansia di riconoscerci in noi stessi e negli altri e scoprirci al tempo stesso diversi, imparando a guardare e a essere osservati, esponendoci, in questo gioco che è la vita e forse trovare quello che Fredric Jameson chiama “il momento utopico”, la ricerca che ci sostiene, senza mai metterci in crisi, perchè il futuro o sarà il nostro o non sarà tale. E quello che conta non sono i risultati ma il percorso, il fare, la ricerca, il vivere, la condivisione.

Le tre performance presentate in diversi luoghi della Reale Accademia di Spagna a Roma saranno Liturgia breve, dell’artista italiana Anna Scalfi Eghenter, un’installazione che ripercorre il perimetro dello spazio progettato dal Bramante
attraverso il gesto di un ginnasta;Cuarenta Cuerpos dell’artista messicana Teresa Margolles che ricorda i decessi / caduti e le vittime durante la difesa del Gianicolo del 1849 quando la Reale Accademia di Spagna di Roma diventò un ospedale e infine il lavoro Larvatus Prodeo di Avelino Sala, un tributo alla resistenza mascherata, un territorio che ospita l’abito inteso come ultimo strato.

Insieme, le tre opere propongono un esercizio di strana connessione, dove ospitalità e distacco non permetteranno di sapere in anticipo cosa accadrà. Bisognerá, quindi, stare attenti e comportarsi come invitati cortesi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

GLI ARTISTI

Anna Scalfi. Anna Scalfi Eghenter (1965) concepisce l’arte come frame sovversivo dei confini dell’agire concesso. L’intero processo organizzativo dei suoi progetti rientra in una prospettiva analitica dei meccanismi di negoziazione tra arte e società civile. Artista indipendente, interviene con progetti site-specific in grado di innescare dinamiche partecipative oltre l’ambito strettamente artistico. Attualmente porta avanti il progetto “From inside (I like the system)”, un programma di PhD al the Essex Business School. La sua ricerca riflette una formazione interdisciplinare all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), l’Accademia d’Arte Drammatica S. D’Amico (Roma), la Facoltà di Sociologia a Trento. Suoi lavori sono stati presentati alla Fondazione Pistoletto a Biella (2010), Fondazione Galleria Civica di Trento (2009), Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a Torino (2008), MART-Museum of Modern and Contemporary Art a Rovereto (2007), così come a Manifesta7-Parallel Events (2008).
Per saperne di più: www.annascalfi.com

Avelino Sala. E’ artista, direttore della pubblicazione Sublime arte + cultura contemporanea e co-direttore del gruppo curatoriale Commission. Il suo lavoro l’ha portato a essere uno degli artisti più importanti del panorama odierno, interrogando la realtà culturale e sociale da una prospettiva tardo romantica. La propria opera è stata presentata in varie esposizioni collettive nazionali e internazionali, tra le quali spiccano: Virgil de Voldere gallery, New York (Hostil 2009), Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia (Reencontres Internacionales, 2009), X Biennale dell’Avana, (Comunicacionismos, 2009), A Foundation, Londra (Off the Street, 2009), Insert Coin, Spanish young Art, October Contemporary, (Hong Kong 2009) o Tina B, Biennale di Praga, (Small Reevolutions 2008) o The promised Land (Chelsea Art Museum, 2008). E ‘stato borsista della Real Academia di Spagna in Roma.

Per saperne di più: http://www.avelinosala.es/  oppure  http://avelinosala.wordpress.com/

Teresa Margolles. Nata a Culiacán/Sinaloa nel 1963, dove ha studiato arte alla Dirección de Fomento a la Cultura Regional del Estado de Sinaloa (DIFOCUR) e scienze della comunicazione alla Universidad Nacional Autónoma de México, ed è stata insignita al Servicio Médico Forense della laurea in medicina forenseNel 1990 ha fondato insieme a Arturo Ángulo Gallardo, Juan Luis García Zavaleta e Carlos López Orozco il gruppo SEMEFO – ´Servicio Médico Forense´, relativo al servizio medico forense. All’inizio il gruppo era attivo come Gruppo musicale di Death Metal Rock e di performance underground, successivamente si è spostato nella scena artistica con la prima mostra nel 1993. Il numero dei partecipanti è fluttuante. L’artista ha ricevuto molti premi, incluso il primo premio al Salón de Plástica Sinaloense nel 1996); nel 2000 un premio con acquisizione alla competizione Cuerpo y Fruta all’Ambasciata francese di Città del Messico, nel 2001 una menzione d’onore alla Northwest Biennale di Culiacán e un premio alla 7 Biennale di Cuenca in Ecuador. Con il gruppo SEMEFO ha vinto un premio alla Biennale di Monterrey nel 1999, l’anno in cui ha preso parte al programma di scambi di residenza tra il Messico e la Colombia. Teresa Margolles, solo membro del gruppo a lavorare e a mostrare il suo lavoro in maniera autonoma, vive a Città del Messico.


Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes

Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes. 24 marzo – 24 aprile

SALA MOSTRE. Inaugurazione Giovedi 24 marzo. Ore 19.

Parlano sì, le sculture. Non solo: a Roma, quelle antiche erano solitamente denominate dai cristiani “statue parlanti” e consideravano tali figure pagane l’opera del demonio, provviste di poteri demoniaci e, fondamentalmente, del potere della parola. Una molto speciale, anch’essa romana, parla e scrive, difatti. Mi riferisco a quella del Pasquino, sicuramente diabolica, situata molto vicino a Piazza Navona. Statua parlante per eccellenza, vaga nelle forme e nel soggetto, quasi cancellata nel volto e frammentata nelle forme, il torso ruotato, una tradizione leggendaria e popolare degli inizi del XVI secolo dice che si tratta dei resti deteriorati, deformati forse dal passare del tempo, della scultura di un umile e ironico sarto, mentre studi più recenti e affinati affermano che si tratta della figura di Menelao che sostiene il corpo di Patroclo. E’ probabile, ma è la prima e popolare identità del sarto quella che ci interessa adesso, perché fu il suo non apparire capolavoro, l’essere frammento impreciso, quasi cancellato, di un personaggio volgare, per nulla eroico, ciò che trasformò Pasquino nella statua parlante più celebre di Roma; e non parlava solamente lei stessa, ma si faceva eco, parlando per altri, delle critiche ironiche e amare dei romani di fronte al potere e ai potenti, i quali, come lo stesso Pasquino diceva di se stesso e che nel 1550 Antonio Lafreri registrò in una famosa stampa, faceva tremare nonostante apparisse come una figura volgare: “Io no sono (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani / ma sono quel famosísimo Pasquino che tremar faccio i Ssignor più soprano…”.  

            Così, col volto perso e un po’ ironico, anche se nulla è sicuro, il gruppo del Pasquino iniziò a parlare e non ha più smesso, come i misteriosi volti delle sculture di Bordes, teatro di facce e passioni o viceversa. E’ che Juan è solito mettere in scena le sue sculture e lì parlano fra di loro e per chi voglia ascoltare o leggere. Non solo: in certe occasioni, nei fusti delle sue sculture o sotto le teste-capitelli delle sue opere ci sono solitamente testi o nomi, alla maniera dei pasquini che circondano la statua romana. C’è del teatro nei volti e le facce creano e provocano una scena, e anche uno scenario, come gli idoli sopra le colonne della sala del Campidoglio. Voglio dire che, se non fosse eccessivo da parte mia, mi piacerebbe affermare che tali sculture e gruppi di statue e volti, raggruppati come in una scena teatrale, teatro esse stesse, stanno ordinando o reclamando uno spazio architettonico, un progetto immaginario. Non per niente anche Juan è architetto e come architetto si è confrontato innumerevoli volte coi racconti e le contaminazioni ibride e storiche, espressive e teoriche, che tra scultura e architettura esistono e sono esistite; le ha anche fatte scendere dai loro piedistalli per farle passeggiare, recitare o parlare in spazi pubblici e urbani, trasformando la città in teatro la cui scena è occupata dalle sue opere, dando notizia di ciò che non si può dire con presenze inquietanti. Lo ha fatto il Canaletto, portando a terra i cavalli di San Marco in un memorabile dipinto e, soprattutto, Rodin. Dopo, quasi tutti.

            In ogni caso, si può dire che le sue teste e i suoi torsi, raggruppati in serie tematiche e disposti su fusti, alcuni scritti, parlanti, costituiscono una specie di inesauribile trattato di ordine architettonico, antropomorfico, sculture essi stessi, che stabiliscono rapporti teatrali e scenografici tra di loro, reclamando e costruendo architetture che possono risultare effimere, o magari è quella la loro maggiore qualità, che si tratti dello spazio del laboratorio o della galleria, della collezione o della città. Spesso lo stesso Bordes le ha fotografate (un’altra delle sue passioni) così nel suo laboratorio, inteso come laboratorio teatrale, provando ogni scena di un’opera che continua a farsi, a dirsi, a scriversi. Gioco teatrale ed effimero, illuminato a volte in maniera drammatica, con luci di fuochi e marcati contrasti tra le fiamme, opere, silenzi e oscurità, come sarebbe avvenuto con una fotografia delle sue cabezas de pasión (1987-1988). Ma sono molte le fotografie delle sue opere nel laboratorio ad avere tale particolare condizione di prove teatrali delle quali l’artista è un solitario e privilegiato spettatore. Di fatto, il laboratorio, come la casa dell’artista, è sempre un autoritratto. E’ là, quando le sculture e gli ordini occupano lo spazio, quando entrano in scena, il luogo nel quale reclamano un luogo, l’architettura. Disciplina, quest’ultima, cui non si può mai prescindere nel caso del Bordes scultore, sia per quanto riguarda i suoi interventi su edifici concreti, come quelli disegnati con Óscar Tusquets, o negli impliciti omaggi e riflessioni che hanno realizzato alcune delle sue opere di e con l’architettura, a partire da una serie di strani obelischi (1978), passando per la rappresentazione allegorica della figura dell’architetto (1983) o la riflessione su Juan Caramuel e la sua architettura retta e obliqua (1984) sino alle narrative e ai pezzi eccezionali di un arciere con piramide (1982); dalla sua affascinante moglie in forma metaforica di colonna unita a un obelisco (1982) alle cariatidi per un mobilio (1983) sino alla rappresentazione musicata dell’allegoria dell’architettura e del giovane architetto (1988) che danza intorno alla colonna spezzata come se la rovina fosse l’origine stessa di un progetto, senza dimenticare la composizione più drammatica dedicata alla costruzione, intreccio di impalcature che supportano l’attività dei costruttori, anche se ricordano pure, per la loro vuotezza e ortogonalità, le scenografie per balletto di un Adolphe Appia. Se del Pasquino Gian Lorenzo Bernini arrivò a dire, con sorpresa e irritazione di chi lo ascoltava, che era la scultura più bella che conosceva (di fatto l’attribuiva a Fidia), dicendo che “mutilato e rovinato com’è, il resto della bellezza che ha di per sé è percepita solo da chi ne capisce di disegno”; dal canto suo, Bordes ha scritto (come chi di disegno ne sa) dei suoi volti-pelli-acconciature-ritratti-maschere, che sono di per se stessi teatro e si muovono come se stessero in scena, raggruppandosi nei modi più svariati, elenco e collezione di comportamenti, emozioni e passioni che “i tormenti interiori screpolano la superficie della maschera. Solchi di angustia, striature di ingenuità, finissime smagliature di un insieme che somma ansie a deliri: è il disegno laborioso di un tempo personale che lascia una scia di ricordi”. Il volto e la pelle delle sue sculture come teatro, ossia un’opera che è teatro nel teatro, come esiste il quadro dentro al quadro, e che Bernini a suo tempo già mise in azione col tempo che ammirava il Pasquino. Ma la cosa più affascinante del capoverso di Juan, pubblicato nel suo già menzionato e minuto Libro de Fisonomía, è che la propria precisione e la bellezza è una specie di trappola nella quale tutti, inevitabilmente, dobbiamo cadere, perché lo scultore non solo è un privilegiato spettatore e creatore della propria opera e delle bozze previe nel laboratorio, ma che oltretutto scrive circa la sua opera prima che chiunque altro possa farlo, guidandoci con anticipo, confondendoci tra fumi, fiamme e luci, spazi drammatici o festivi, tra i suoi idoli di una sala immaginaria che è il proprio laboratorio, Roma, la sua ragnatela.

Magari non c’entra niente, ma poco più di un anno fa ci incontrammo fortuitamente nel suo laboratorio di sogni, nella sua casa immaginaria di artista, a Roma. Una coincidenza in più fra le tante dopo lunghi anni di amicizia e di incontri fortuiti. Lì mi fotografò per caso insieme al Pasquino e anche di fronte alla porta dell’Accademia dei Virtuosi nel Pantheon, con una edizione di Vitruvio tra le mani, mentre guardavamo le parole che s’erano dette sull’architettura nel XVI secolo e delle quali Claudio Tolomei si lamentava del fatto che “se ne vanno in fumo”. Durante la notte, furtivamente, feci mio un piccolo frammento di marmo verde del piano dell’altare della Cappella Raimondi, opera del Bernini, a San pietro in Montorio. E’ ancora con me. Se avesse conosciuto questa piccola storia, non so cosa avrebbe scritto Lombroso.

Capitò già, in senso metaforico o reale, a Italo Calvino quando, in Se una sera d’inverno un viaggiatore (1979), scriveva: “Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso”. Autore e spettatore allo stesso tempo, Calvino scrive con difficoltà perché ciò che la sua scrittura dice e fa non gli lascia vedere ciò che scrive, pur sapendolo con anticipo, provocando coscientemente la situazione: le figure e le forme create dalle sue parole occupano lo spazio della scrittura, delle parole, e l’autore si confronta con esse, con ciò che scrive e mentre le scrive, le pensa mentre le crea, riflette sulla propria riflessione, scrive sul proprio scrivere, ascolta ciò che le parole dicono. Come succede a Juan Bordes e alle sue sculture, che si esprimono e parlano.

Delfin Rodriguez  (Catedratico di Storia dell’Arte presso l’Università Complutense di Madrid)

Questo slideshow richiede JavaScript.

JUAN BORDES CABALLERO 

Nato a  Las Palmas di Gran Canaria, Architetto presso ETS d’Architettura di Madrid. Appassionato per la scultura, la sua tesi di dottorato sarà: La scultura come elemento di composizione dell’edificio. Dal 2006 Accademico presso l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando e dal 2010 Delegato della Calcografia Nazionale presso l’ Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando. Borsista dell’Accademia Reale di Spagna. Ha realizzato mostre personali e collettive in diversi paesi come la Spagna, Stati Uniti, Venezuela, Cuba o Francia. I suoi progetti di scultura monumentale si possono ammirare a Washington, Las Palmas di Gran Canaria, Bordeaux, Tenerife, Barcellona, Madrid, ecc.

Le sue opere formano parte di collezioni pubbliche e private, tra cui: Artium, Vitoria, Col.lecciò March. Art Espanyol Contemporani. Palma de Mallorca, Centro Atlántico d’Arte Moderno. Las Palmas di Gran Canaria, Museo d’Arte Contemporaneo di Caracas. Venezuela, Museo d’Arte Contemporaneo, Siviglia, Biblioteca Nazionale. Madrid, Collezione Renfe. Madrid, Collezione Mapfre. Madrid, Collezione Fenosa, Università di Valencia, Collezione d’ Arte Contemporaneo di Castilla-La Mancha, Museo Popolare d’ Arte Contemporaneo, Villafamés, Castellón, Associazione Canaria degli amici dell’ Arte Contemporanea, Santa Cruz di Tenerife, Ordine degli  Architetti di Las Palmas di Gran Canaria

Per saperne di più www.juanbordes.com

 

Piazza San Pietro in Montorio 3

00153 Roma

Inaugurazione 24 marzo Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 


Mostra-istallazione. Gitanos de Papel

 
Mostra-Istallazione. Gitanos de Papel di Rogelio López Cuenca ed Elo Vega.
Dal 26 Febbraio al 11 Marzo. Mostra nel chiostro dell’Accademia di Spagna.
Proiezione video e presentazione catalogo.

INAUGURAZIONE. SABATO 26 FEBBRAIO ORE 17

 

 

 

  
 
 

A Cura di Viviana Luccisano Dentro del programma  PLAY GIOCHI DI RUOLO. Progetto in collaborazione con l’istituto Europeo di Design Roma. PLAY-Giochi di ruolo ha lavorato per generare spunti di riflessione sul rapporto dell’io con l’alterità, sull’esistenza di spazi mutevoli, per cercare di dimostrare che la differenza non deve esser intesa come un limite invalicabile, ma come un momento in cui avviene un attraversamento. In PLAY-GIOCHI DI RUOLO gli allievi curatori hanno selezionato 16 opere video che sarranno proiettate nella hall del MACRO-Museo d’Arte Contemporanea Roma, nella sua sede di Via Nizza. L’evento prevede poi diverse sedi espositive sul territorio romano: il Museo Pietro Canonica, all’interno del quale verrà ospitata una colletiva di artisti internazionali; diversi Istituti di Cultura e Ambasciate straniere presenti sul territorio, all’interno delle quali artisti delle diverse nazionalità sono stati invitati a sviluppare un proprio lavoro (Museo delle Mura, Ambasciata del Brasile, Real Academia de España en Roma, Accademia di Romania) e la Galleria Extraspazio che svolge da tempo un programma espositivo con artisti dell’area africana. La scelta di operare all’interno degli istituti di cultura stranieri di Roma è in linea con il tema della mostraevneto. Gli istituti in questione, infatti, sono una realtà prestigiosa della città di Roma, grazie alla loro molteplici attività volte a tentare un avvicinamento tra culture differenti.
 

GITANOS DE PAPEL.

 
 
 

 “Come è possibile che gli zingari, parte essenziale dell’ Europa( 8-10 milioni di persone,
costituiscono la principale minoria etnica del continente, la loro musica e la loro cultura hanno impregnato paesi interi ) ancora causino disgusto e paura?”
                                                                                                                                                                           Joan M.Oleaque

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Rogelio López Cuenca (Nerja, 1959)

 

Fondatore negli anni 80, del gruppo di artisti attivisti “Agustín Parejo School”, noto per il suo lavoro di critica dello quotidiano, sua opera e sin da suoi origini  segnata di un forte carattere politico, nel cui s’istalla attraverso il sottile e agevole uso del linguaggio e il possesso d’immagini quotidiane o dei media, costruendo una critica dell’ambiente, che mai dimentica sua ironia e poetica.

Perciò suo lavoro, avvinando elementi e procedimenti pressi sia della letteratura  sia delle arte plastiche e la pubblicità, significa l’utilizzo delle tecniche che vanno dalla pittura, poesia, video fino agli interventi sui spazi pubblici.

Dal 1988 ha lavorato in mostre presentate in gallerie e musei della Spagna, Portogallo, Svezia, Francia, Italia, Germania,Regno Unito, l’Irlanda, Russia, Olanda, Belgio, Grecia, Austria, Cipro, Svizzera, Sudafrica, Messico, Colombia, Venezuela, Brasile, Canada, Cuba, e gli Stati Uniti.

Alcune opere sue appartengono a collezioni pubbliche e private come: L’istituto Valenciano di Arte Moderno, Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, Museo Nacional – Centro de Arte Reina Sofía, Biblioteca Nacional de España, Museo de Arte Contemporáneo de Barcelona, Museo Nacional de Cuba, Colection Fonds Nationals d’Art Contemporain, Colección Fundación La Caixa, Colección Banco de España, ecc.

Dal 1991realizza interventi in spazi pubblici in città di tutto il mondo:  Porto, Rotterdam, Copenhagen, Upsala, Messico, Lima, Houston, Barcellona, Madrid, Basel, Salonica, Nicosia, Siviglia o Roma…

Ha  fatto corsi e conferenze come realtore e rivvolto ai diversi scuole delle faccoltà di Belle Arti delle università tra cui: Barcellona, Bogotá, Girona, Siviglia, Cuenca, Valenzia, Roma-Sapienza, País Vasco e South Florida; nel Centro Andaluz de Arte Contemporáneo, il Centro de Cultura Contemporánea di Barcellona, la Quinzena d’Art de Montesquiu, Arteleku, Instituto de Estética y Teoría de las Artes, di Madrid, e la Catedra d’Arte del comportamento dell’ Havana.

Ha pubblicato collaborazioni in pubblicazioni specializzate e non., ad esempio: RARO, Sub Rosa, Chain, Atlántica, Alphabet City, Julliet, Boundaries 2, Opening, Le Monde Diplomatique, El Europeo, Exit, El Observador, Revista de Occidente, Diario 16 , Elle Decoración.

Ha ricevuto le borse Pablo Ruiz Picasso della Fondazione Picasso nel 1991. Nel 1995 è stato borsista presso l’Accademia Reale di Spagna a Roma, e nel 1999 la borsa d’arte della Fondazione Marcelino Botin.

Ha vinto diversi premi: Iniciarte a la Actividad Artística (Junta de Andalucía, 2008); Francisco de Goya (Villa de Madrid, 2002; El Público (Canal Sur Radiotelevisión, 2001); premio Andalucía di Arti Plastiche, 1992 e il premio El Ojo Critico – Artes Plásticas (Radio Nacional de España) 1992.

Ha lavorato nelle biennale d’arte di: Arte Contemporanea di Johannesburgo (1994), Manifesta 1, a Rotterdam (1996), Lima (2002), Sao Paulo (2002) e Istambul (2003).

 
Elo Vega

 

 

Videoartista. Laureata in Belle Arti per l’Università di Castilla-La Mancha a Cuenca. Suo lavoro vuole esprimere, da una prospettiva critica, assunti sociali e politici, di diversità di genero, ambientali e di analisi culturale attraverso la praxis artistica dalla fotografia, il video o l’arte sulla rete web.

Ha vinto diverse borse di scambio universitario con l´Ecole Regional de Beaux Arts di Nantes (Francia), Faccoltà di Filosofía e Lettere presso la Benemérita Universidad di Puebla (Messico), Faccoltà di Filosofía e Lettere presso UABC, Universidad Autónoma de Baja California, Tijuana (Messico), Università di Belle Arti di Granada, e nel  Programma degli Studi di Genero presso UNAM, Universidad Nacional Autónoma de México.

Ha partecipato in varie mostre individuali e colletive, tra cui:

 

ATOPIA. Arte y ciudad en el siglo XXI, CCCB. Barcelona.

Artestaçäo , Casino Cine Vídeo. Rio Grande do Sul, Brasil.

Gitanos de papel, Sala Cajasol. Jerez de la Frontera.

Miel y Maíz. Galeria Railowsky, bienal de fotografía. MuVIM.

Festival Francés. Le Printemps des Poètes, Nuevo León, México.

Art-Futura, Parque de las Ciencias. Granada.

Tablas, Facultad de Bellas Artes Cuenca.

Geografías del Desorden, Universidad de Valencia, Cabildo de Fuerteventura y Centro de Historia (Zaragoza).

Digital work about home. Gallery of the Liebling Center for film. Hampshire College Amherst. Massachussets. EEUU.

MULTIMEDIEPOESI, Copenhagen´s Internacional Poetry.Festival.

 

Videografia                                                                                                                                                                    

 

Historia de dos ciudades x 2010  (con Rogelio López Cuenca)

Caudal/Capital x 2009

Reservas Líricas x 2008

WALLS x 2008 (con Rogelio López Cuenca e Rafael Marchante)

Welcome to LE x  2006

Cultura y Simulacro x 2004

Del sentido práctico x 2004

Dejar la piel x 2003

www.tripitool.net

 

 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Chiostro/Sala Mostre. 26 Febbraio, ore 17.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387           

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


Reading-Lectura poetica. Poetas en torno a Antonio Gamoneda.Homenaje a lo visionario.

READING-LECTURA POETICA. 24 FEBRERO/ 24 FEBBRAIO. SALA CONFERENZE DALLE 18.30.

Ingresso Libero fino esaurimento posti.

POETAS EN TORNO A ANTONIO GAMONEDA. HOMENAJE A LO VISIONARIO.

POETI IN TORNO AD ANTONIO GAMONEDA. OMAGGIO ALLO VISIONARIO.

La Real Academia de España en Roma, presenta esta importante cita con la poesía contemporánea española, que traerá a Roma una importante representación de lo mejor de la poesía actual en letras hispánicas. Los autores: Antonio Gamoneda (Premio Cervantes 2006 *), Juan Carlos Mestre (Premio Nacional de Poesía 2009), Miguel Ángel Curiel, Guadalupe Grande, Víctor Gómez Ferrer, Rafael Saravia, Cecilia Quílez y José Ángel García; participarán y leerán ellos mismos fragmentos de sus obras. Una cita para conocer la poesía española con mayúsculas.

L’Accademia Reale di Spagna a Roma è lieta di presentare questo importante appuntamento con la poesia contemporanea spagnola. Gli autori: Antonio Gamoneda (Premio Cervantes 2006 *), Juan Carlos Mestre (Premio Nazionale di Poesia 2009), Miguel Ángel Curiel, Guadalupe Grande, Victor Gómez Ferrer, Rafael Saravia, Cecilia Quílez y José Ángel García, parteciperano e leggerano loro stessi sue opere. Un puntata imprescindibile per conoscere la poesia spagnola più importante nell’attualità.

*Premio Cervantes: Il Premio Cervantes è il premio letterario più importante della lingua spagnola nel mondo. E’ stato istituito nel 1974 ed è attribuito ogni anno dal Ministero di Cultura spagnolo per onorare un autore di opere letterarie in lingua spagnola  il cui contributo sia stato particolarmente rilevante per la cultura ispanica. Alcuni vincitori di questo premio sono: Octavio Paz, Jorge Luis Borges, Miguel Delibes, Camilo José Cela, Antonio Gamoneda, Mario Vargas Llosa e tanti altri.

CURRICULUM DEGLI AUTORI PARTECIPANTI/ CURRICULUM DE LOS PARTICIPANTES

 

 

 Antonio Gamoneda. Poeta  español nacido en Oviedo en 1931. Desde muy temprana edad reside en la ciudad de León, donde se crió y vive. Es una figura emblemática de la literatura europea. Su obra, de una fuerza excepcional, ha sido reconocida  tardíamente como una de las grandes voces de la poesía española actual. 
Aunque cronológicamente podría pertenecer a la generación de los cincuenta, su obra ha permanecido aislada  de cualquier  tendencia poética.
Doctor Honoris Causa
por la Universidad de León, ha recibido entre otros, el Premio Castilla y León de las Letras en 1985, el Premio Nacional de Poesía en 1988  por «Edad», el Premio Leteo en el 2001, el premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana XV Edición por el conjunto de su obra, y el Premio Cervantes en 2006. Además fue nominado al Premio Europa 1993 por su «Libro del frío».
Parte de su obra está contenida en los siguientes volúmenes: «Sublevación inmóvil» 1960, «Descripción de la mentira» en 1977  y 1986, «León de las miradas» 1979 y 1990, «Blues castellano» 1982, «Lápidas» 1986, «Edad» 1988, «Libro del frío» 1992, «Libro de los venenos» 1995, «¿Tú?» 1998, «Sólo luz» 2000, «Cecilia» 2004, «Extravío en la luz» 2009 o «Un armario lleno de sombra» 2009. Actualmente trabaja en su poemario «Canción errónea», inédito aún.

Antonio Gamoneda. Nato ad Oviedo nel 1931. Sin da giovane risiede nella cittadina di León, dove vive. E’ una figura rilevante della letteratura europea. Le sue opere, dotate di una forza eccezionale,  sono state riconosciute molto tardivamente come una delle grandi voci della poesia spagnola attuale. 
Sebbene cronologicamente possa appartenere alla generazione dei cinquanta, la sua opera è rimasta al di fuori di qualsiasi tendenza poetica.
Doctor Honoris Causa  Università di León, ha ricevuto numerosi premi, come il Premio Castilla y León de las Letras en 1985, il Premio Nacional de Poesía nel 1988 , il Premio Leteo nel 2001, il premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana XV Edición e il Premio Cervantes nel 2006. Inoltre è stato nominato Premio Europa 1993 per il suo libro «Libro del frío».
Parte  della sua opera è contenuta nei seguenti volumi: «Sublevación inmóvil» 1960, «Descripción de la mentira» nel 1977  e nel 1986, «León de las miradas» 1979 e 1990, «Blues castellano» 1982, «Lápidas» 1986, «Edad» 1988, «Libro del frío» 1992, «Libro de los venenos» 1995, «¿Tú?» 1998, «Sólo luz» 2000, «Cecilia» 2004, «Extravío en la luz» 2009 o «Un armario lleno de sombra» 2009. Adesso  sta lavorando sul poemario «Canción errónea», ancora inèdito.

 

Juan Carlos Mestre. (Villafranca del Bierzo, León, 1957), poeta y artista visual, es autor de los poemarios Siete poemas escritos junto a la lluvia (1982), La visita de Safo (1983), Antífona del Otoño en el Valle del Bierzo (Premio Adonais, 1985), Las páginas del fuego (1987), La poesía ha caído en desgracia (Premio Jaime Gil de Biedma, 1992) y La tumba de Keats (Premio Jaén de Poesía, 1999), libro este último escrito durante su estancia como becario de la Academia de España en Roma. Su obra poética entre 1982 y 2007 ha sido recogida en la antología Las estrellas para quien las trabaja (2007). En el 2008 publica La casa Roja, libro con el caul le conceden el Premio Nacional de Poesía 2009. Ha realizado las antologías sobre la obra poética de Rafael Pérez Estrada, La palabra destino (2001), y La visión comunicable (2001) de Rosamel del Valle, además de la edición comentada de la novela de Enrique Gil y Carrasco, El señor de Bembibre (2004); asimismo, es autor de El universo está en la noche (2006), libro de versiones sobre mitos y leyendas mesoamericanas. En el ámbito de las artes plásticas ha expuesto su obra gráfica y pictórica en galerías de España, EE.UU., Europa y Latinoamérica. También ha editado numerosos libros de artista, como el Cuaderno de Roma (2005), versión gráfica de La tumba de Keats, y acompañado con sus grabados  poemas de Antonio Gamoneda, Diego Valverde, Miguel Ángel Muñoz Sanjuán, Gonzalo Rojas, Jorge Riechmann. Su colaboración con otros creadores y músicos como Amancio Prada, Luis Delgado o José Zárate, ha sido recogida en varias grabaciones discográficas. 

Juan Carlos Mestre. Nato a Villafranca del Bierzo, León, 1957, poeta e artista visivo, autore di:  Siete poemas escritos junto a la lluvia (1982), La visita de Safo (1983), Antífona del Otoño en el Valle del Bierzo (Premio Adonais, 1985), Las páginas del fuego (1987), La poesía ha caído en desgracia (Premio Jaime Gil di Biedma, 1992) e La tumba de Keats (Premio Jaén di Poesia, 1999), libro, quest’ultimo, scritto durante il suo soggiorno come borsista in questa Real Academia de España.  Le sue opere del periodo tra il 1982 e il 2007, sono state raccolte nell’antologia Las estrellas para quien las trabaja (2007). Nel 2008 pubblica La casa Roja, libro con il quale ottiene il  Premio Nazionale di Poesia 2009. Realizza le antologie sull’opera poetica di Rafael Pérez Estrada, La palabra destino (2001), e La visión comunicable (2001) di Rosamel del Valle, come anche l’edizione commentata del racconto di Enrique Gil y Carrasco, El señor de Bembibre (2004); inoltre, è autore di El universo está en la noche (2006), libro su versioni dei miti e legende mesoamericane.  Nell’ambito delle arti plastiche ha esposto la  sua opera grafica e pittorica in diverse gallerie in Spagna, Stati Uniti, Europa e America Latina. Ha pubblicato numerosi libri di artista, come el Cuaderno de Roma (2005), versione grafica della Tomba di Keats, accompagnando le sue incisioni con versi di Antonio Gamoneda, Diego Valverde, Miguel Ángel Muñoz Sanjuán, Gonzalo Rojas, Jorge Riechmann. La sua collaborazione con artisti e musicisti come como Amancio Prada, Luis Delgado o José Zárate, è raccolta in diverse incisioni discografiche.  

 

Rafael Saravia. Poeta, editor y fotógrafo. Nace en Málaga en 1978 pero vive en León desde muy temprana edad. Fundador del Club Cultural Leteo y Ediciones Leteo, en su labor de gestor cultural ha traído a su ciudad a escritores de la talla de Antonio Gamoneda, Gonzalo Rojas, Fernando Arrabal, Martin Amis, Houellebecq, Adonis, Amelie Nothomb, Paul Auster o Vila-Matas además de multitud de jóvenes poetas. En el ámbito literario, ha colaborado con diversas publicaciones nacionales e internacionales (Ágora, Cuadernos Hispanoamericanos, Turia, Nayagua, The Children´s book of american birds, Entrelíneas, Punto de Partida –UNAM-, etc) así como en recitales (España, Portugal, Brasil, Italia, etc) y páginas web. Tiene publicado el libro de poemas “Pequeñas conversaciones” (Leteo, 2001; Amargord, 2009) y “Desprovisto de Esencias” (Renacimiento, 2008) –Finalista del Premio Internacional de Poesía Eugenio de Nora-. Participa en las antologías “Novilunio” (1998), “Petit Comité” (2003), “Antología del beso, poesía última española” (2009) y “A Pablo Guerrero, en este ahora” (Ed. El Páramo, 2010). Suya es la edición y el prólogo del libro “El río de los amigos, escritura y diálogo en torno a Gamoneda” (Calambur, 2009). En el ámbito fotográfico ha desarrollado tres exposiciones individuales “Nos queda la memoria” exposición en torno a los atentados del 11M en Madrid para el Ayto. de León, en el Varsovia “Ramblas” sobre la cultura de calle de Barcelona y “Contrastes” una mirada sobre las clases sociales de la India para la Junta de Castilla y León. También otras cuatro colectivas “No tan mayor”, “Arrabalescos”, “Aleteos del camino” y “Estupor y Temblores” ésta última junto al premio nacional Chema Madoz entre otros. Actualmente trabaja como bibliotecario.

Rafael Saravia. Poeta,  editore e fotografo. Nato a Malaga nel 1978. Sin dalla infanzia abita a Leon. Fondatore del Circolo culturale Leteo e Leteo edizioni. Suo lavoro come gestore culturale ha premesso di portare alla sua città notti scrittori come Antonio Gamoneda, Gonzalo Rojas, Fernando Arrabal, Martin Amis, Houellebecq, Adonis, Amelie Nothomb, Paul Auster o Vila-Matas, cosi come tanti altri. Nel piano della letteratura ha collaborato con varie pubblicazioni nazionali e internazionali (Ágora, Cuadernos Hispanoamericanos, Turia, Nayagua, The Children´s book of american birds, Entrelíneas, Punto de Partida –UNAM-), reading poetici in Brasile, Spagna, Portogallo, Italia, ecc. e pagine web. Ha pubblicato il libro di poesia: “Pequeñas conversaciones” (Leteo, 2001; Amargord, 2009) e “Desprovisto de Esencias” (Renacimiento, 2008) con cui è stato finalista del premio Internazionale Eugenio de Nora. Partecipa nelle antologie: “Novilunio” (1998), “Petit Comité” (2003), “Antología del beso, poesía última española” (2009) e “A Pablo Guerrero, en este ahora” (Ed. El Páramo, 2010). La edizione e il prologo del libro“El río de los amigos, escritura y diálogo en torno a Gamoneda” (Calambur, 2009) e opera sua. Sua carriera come fotografo si può riassumere in torno a tre mostre individuali: “Nos queda la memoria” mostra sugli attentati di Madrid presso il comune di Leon, “Ramblas” sulla cultura di strada di Barcellona presentata in Polonia e “Contrastes” uno sguardo sui classi sociali dell’india organizzata per la regione di Castilla y Leon. Anche ha lavorato in mostre collettive:  “No tan mayor”, “Arrabalescos”, “Aleteos del camino” e “Estupor y Temblores”.

 

Guadalupe Grande. Nació en Madrid en 1965. Es licenciada en Antropología Social. Ha publicado los libros de poesía El libro de Lilit, (Renacimiento, Premio Rafael Alberti 1995), La llave de niebla (2003), Mapas de cera (2006 y 2009),  Hotel para erizos (2010) y Métier de crhysalide (antología en traducción de Drothèe Suarez y Juliette Gheerbrant, 2010).   Como crítico literario, ha colaborado en diversos diarios y revistas culturales, como El Mundo, El Independiente, Cuadernos Hispanoamericanos, El Urogallo, Reseña, etcétera. En el año 2008 obtuvo la Beca Valle Inclán para la creación literaria en la Academia de España en Roma.

Guadalupe Grande. Nata a Madrid nel 1965. Laureata in Antropologia sociale. Ha pubblicato i libri di poesia:  El libro de Lilit, (Renacimiento, Premio Rafael Alberti 1995), La llave de niebla (2003), Mapas de cera (2006 y 2009),  Hotel para erizos (2010) e Métier de crhysalide (antologia con la traduzione di  Drothèe Suarez e Juliette Gheerbrant, 2010). Ha collaborato come critica letteraria in varie riviste e giornali : l Mundo, El Independiente, Cuadernos Hispanoamericanos, El Urogallo, Reseña, ecc. Nel 2008 ha vinto la residenza presso l’Accademia di Spagna a Roma con la Borsa Valle Inclan di letteratura.

 

Cecilia Quílez Lucas. Algeciras (Cádiz). Tiene publicados cuatro libros de poemas: La posada del dragón (Ed. Huerga & Fierro) Un mal ácido (Ed. Torremozas. Mención especial del  Premio Villa de Madrid de Poesía “Francisco de Quevedo”), El cuarto día (Ed. Calambur) y Vísteme de largo (Ed. Calambur) Estos títulos han obtenido críticas favorables en El Cultural, ABC de las Letras, Diarios de Ávila, Navarra, Granada, Cádiz, Málaga y León, Revista Leer, Mercurio y  República de Letras entre otros. Ha colaborado en el programa de radio Onda Sur y coordinado y dirigido exposiciones de pintura y escultura para instituciones de arte y en los catálogos de éstas. Tiene varios relatos y artículos publicados en diversas revistas y publicaciones (Álbum de las Letras, La Cultura de Madrid, Microfisuras, Punto de las Artes, Diario el Mundo, Ágora, Revista de Museología, El invisible anillo, The Children‘s Book of American Birds, O‘Escritor, etc.) e igualmente en webs literarias. También ha participado como ponente en diferentes jornadas sobre literatura y realizado recitales y conferencias nacionales e internacionales, programas de televisión y radio. Ha sido incluida en las antologías “Entre el clavel y la rosa” (Ed. Espasa Calpe), “Madrid Capital” (Ed. Sial), “Madrid: una ciudad muchas voces“ (Ed.Arteidea),“Fuga de la Nada“  (Bohodón Ediciones), “El río de los amigos” (Ed. Calambur), “Poetas a orillas de Machado“ (Abada Editores, 2.010) y “Mujeres en su tinta“ (Ed. Atemporia & UNAM). Muchos de sus poemas han sido traducidos al inglés, italiano,  portugués, árabe y holandés.

Cecilia Quílez Lucas. Algeciras (Cadice). Ha pubblicato quattro libri di poesie: La posada del dragón (Ed. Huerga & Fierro) Un mal ácido (Ed. Torremozas. Menzione speciale Premio Villa de Madrid de Poesía “Francisco de Quevedo”), El cuarto día (Ed. Calambur) y Vísteme de largo (Ed. Calambur). Questi titoli hanno ottenuto critiche favorevole in diversi giornali:  El Cultural, ABC de las Letras,giornali di Ávila, Navarra, Granada, Cádiz, Málaga y León, Revista Leer, Mercurio e República de Letras, tra altri. Ha collaborato in programmi di radio come Onda Sur e ha gestito mostre di pittura e scultura per istituti d’arte e nei cataloghi pubblicati per esse.  Ha pubblicato articoli in varie riviste e pubblicazioni ((Álbum de las Letras, La Cultura de Madrid, Microfisuras, Punto de las Artes, Diario el Mundo, Ágora, Revista de Museología, El invisible anillo, The Children‘s Book of American Birds, O‘Escritor, etc.) cosi come in pagine web. Ha partecipato come relatrice in convegni e giornate di letteratura, in reading poetici e conferenze nazionali e internazionali, ha intervenuto in programmi di televisione e radio. Sua opera è stata inclusa in antologie: “Entre el clavel y la rosa” (Ed. Espasa Calpe), “Madrid Capital” (Ed. Sial), “Madrid: una ciudad muchas voces“ (Ed.Arteidea),“Fuga de la Nada“  (Bohodón Ediciones), “El río de los amigos” (Ed. Calambur), “Poetas a orillas de Machado“ (Abada Editores, 2.010) e “Mujeres en su tinta“ (Ed. Atemporia & UNAM). Molte delle sue poesie sono state tradotte al inglese, italiano, portoghese, arabo e olandese.

 

José Ángel García. Nacido en Madrid (1948) pero afincado en Cuenca desde 1974, José Ángel García ha aunado la práctica profesional del periodismo (sobre todo en la información radiofónica – en RNE – pero también en la prensa escrita y en televisión) con una  trayectoria literaria mayoritariamente expresada en el campo de la poesía con títulos como  “Cuatro cosas de mi gato y otras más” (1977), “Cuenca como un largo trago de ansias compartido” (1977), “Cómico en faena en lona de palabras” (1982), “Borrador de tránsitos” (1994), “Ritmos de luz y sombra” (1996), “El día que todas las mujeres del mundo me desearon” (2000), “Poemas para un jardín” (2003) , “Sólo pájaros en vuelo” (2004), “Itinerarios” (2008), Plan de vuelo (2009) o Llámalo viaje (Antología) (2009). En su haber hay también, no obstante, obras de narrativa como “El regreso y otras historias de la Ciudad Encantada” (1999) y publicaciones en que periodismo y literatura se dan la mano, sea en volúmenes de autoría compartida como “Semana Santa de Cuenca” (1977), “Cuenca, cosas y gentes” (1979), “Del alegato a la fiesta” (1979) , “La ciudad de la luz y del aire” (2002) o “José Luis Coll: in memoriam” (2007) o en trabajos en solitario como “Insistiendo en la excelencia” (2006) centrado en la figura del pintor y escultor Gustavo Torner. Habría que recordar asimismo sus incursiones en el terreno de la poesía experimental  con la exposición  POEMAS  (Cuenca, 1978) con Pedro Cerrillo y Francisco Javier Page, su participación en la MUESTRA INTERNACIONAL DE POESÍA EN CASTILLA LA MANCHA (1983) o su instalación DICES TÚ QUE DIGO YO en la Galería Jamete de Cuenca (2008) junto a Silvia Garrote y Arturo García Blanco. Coordinador del suplemento EL DÍA CULTURAL para los periódicos del grupo EL DÍA, su labor como articulista ha tenido especial reflejo en la antología “Cien columnas” (2005) en unión de sus compañeros del grupo “Columna Cinco”. Cabría también hablar de algún trabajo como letrista o de sus incursiones en el campo del guión cinematográfico. Premio Castilla La Mancha de  Periodismo Radiofónico (1987), tiene en su haber galardones poéticos como el “Fray Luis de León” (1982) o el “Eladio Cabañero” (1994) y es Académico de número y actual Director de la Real Academia Conquense de Artes y Letras. 

José Ángel García. Nato a Madrid nel 1948 ha la residenza a Cuenca dal 1974. Jose Angel Garcia ha saputo unire il suo lavoro come giornalista professionale (innanzitutto nel campo radiofonico in Radio Nacional de Espana) con la sua carriera letteraria rivolta specialmente sulla poesia con opere come: “Cuatro cosas de mi gato y otras más” (1977), “Cuenca como un largo trago de ansias compartido” (1977), “Cómico en faena en lona de palabras” (1982), “Borrador de tránsitos” (1994), “Ritmos de luz y sombra” (1996), “El día que todas las mujeres del mundo me desearon” (2000), “Poemas para un jardín” (2003) , “Sólo pájaros en vuelo” (2004), “Itinerarios” (2008), Plan de vuelo (2009) o Llámalo viaje (Antología) (2009). Comunque, e autore pure di romanzi come: “El regreso y otras historias de la Ciudad Encantada” (1999) e pubblicazioni dove mette insieme le sue conoscenze di giornalismo e letteratura sia in lavori coletivi “Semana Santa de Cuenca” (1977), “Cuenca, cosas y gentes” (1979), “Del alegato a la fiesta” (1979) , “La ciudad de la luz y del aire” (2002) o “José Luis Coll: in memoriam” (2007) sia in lavori individuali “Insistiendo en la excelencia” (2006). Bisognerebbe ricordare il suo approccio alla poesia sperimentale con la partecipazione alla mostra “Poemas” (Cuenca, 1978), la partecipazione alla mostra internazionale di poesia in Castilla la Mancha (1983) o l’istallazione “dices tu que yo digo” presso la galleria Jamete di Cuenca (2008) insieme a Silvia Garrote eArturo García Blanco . E’ coordinatore del supplemento culturale “El dia cultural” per i giornali del gruppo El DIA, il suo lavoro come scrittore d’articoli si riassume nell’antologia “cien columnas” (2005) insieme ai suoi colleghi del gruppo “Columna Cinco”. Ha vinto il premio Castilla La Mancha di giornalismo Radiofonico  (1987), il premio di poesia  “Fray Luis de León” (1982) o il premio “Eladio Cabañero” (1994). Fa parte dell’Accademia Spagnola di lettere e nell’attualità è direttore della Accademia reale di arti e lettere di Cuenca. 

 

Víktor Gómez.  Madrid 1967. Reside en Valencia. Ha publicado Los Barrios Invisibles (Biblioteca virtual MLRS), En tiempos de gran orfandad (Ed.Zahorí, 2009),  Incompleto (Ed. 4 de agosto, 2010), Huérfanos aún (Ed. Baile del Sol) y Detrás de la casa en ruinas (Ed. Amargord, 2010). Participa en los libros colectivos Pazlestina (Ed. El viejo topo) y El río de los amigos. Escritura y diálogos en torno a Antonio Gamoneda (Ed. Calambur). Colaboraciones en las revistas Lunas Rojas, The children’s Book of American Birds, La Hamaca de Lona, Adios, MLRS, En sentido figurado y La salamandra ebria. Agitador cultural  y co-fundador de la Asociación Poética Caudal. Colabora con la Fundación Inquietudes en la sección de publicaciones y es voluntario en la ONG El Casal de la Pau.

Víktor Gómez. Nato a Madrid 1967. Risiede a Valenza. Ha pubblicato Los Barrios Invisibles (Biblioteca virtual MLRS), En tiempos de gran orfandad (Ed.Zahorí, 2009),  Incompleto (Ed. 4 del agosto, 2010), Huérfanos aún (Ed. Baile del Sol)  e Detrás de la casa en ruinas (Ed. Amargord, 2010). Partecipa ai libri colletivi  Pazlestina (Ed. El viejo topo) e  El río de los amigos. Scritti e dialoghi intorno a Antonio Gamoneda (Ed. Calambur). Collabora con le riviste Lunas Rojas, The children’s Book of American Birds, La Hamaca de Lona, Adios, MLRS, En sentido figurado e La salamandra ebria. Sempre mosso da grande fermento culturale  e co-fondatore della Associazione Poetica Caudale. Collabora con la Fondazione Inquietudini nella sezione delle publicación ed è voluntario nella  ONG El Casal de la Pau.

 

Miguel Ángel Curiel. Miguel Ángel Curiel nace el 31 de marzo de 1966 en Korbach, Alemania, en el seno de una familia del Norte de Extremadura. A la edad de un año se traslada a Talavera (Toledo) ciudad a la que el poeta quedará vinculado para siempre. En la actualidad vive en la ciudad de Lugo. Miguel Ángel Curiel ha sido becario de la Academia de España en Roma, beca valle Inclán entre los años 2009 y 2010. Es durante ese periodo en el que escribe el libro de fragmentos “Luminarias” y el libro de poemas “La oscuridad”. Como grabador ha realizado exposiciones de linóleos y aguafuertes en la Galeria Arcana de Vilagarcia de Arosa y en la Academia de España en Roma. Es el autor de los libros de poesía

“El verano”, accesit del premio Adonais 2000, colección Rialp Madrid, “Un libro difícil” Premio Esquio de poesía 2004, colección Esquío, Ferrol. “Por efecto de las aguas” Premio San Juan de la Cruz, Ávila, 2007, colección Adonais, Rialp, Madrid. “Diario de la luz” premio de poesía ciudad de Mérida, 2008, DVD, Barcelona.

 Miguel Ángel Curiel. Nato a Korbach in  Germania nel 1966, in seno ad una famiglia del Nord dell’Extremadura, all’età di un anno la famiglia si trasferiste a Talavera (Toledo) città nella quale egli rimarrà molto legato. Attualmente vive nella città di Lugo nel Nord ovest della Spagna. Miguel Ángel Curiel è stato borsista della Real Academia de España in Roma, con la borsa di Studio “Valle Inclán” nell’anno accademico  2009 -2010. Ed è durante questo periodo che scrive il libro  “Luminarias” e  il libro di poemi “La oscuridad”. Come incisore ha realizzato  numerose mostre su linoleum e acqueforti nella Galleria Arcana di Vilagarcia de Arosa e nella  Real Academia de España en Roma.

Autore dei libri di poesia come “El verano”, accesit del premio Adonais 2000, collezione Rialp Madrid, “Un libro difícil” Premio Esquio di poesia 2004, collezione Esquío, Ferrol. “Por efecto de las aguas” Premio San Juan de la Cruz, Ávila, 2007, collezione Adonais, Rialp, Madrid. “Diario de la luz” premio di poesia città di Merida, 2008, DVD, Barcellona.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. 24 Febbraio, ore 18.30

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

Ingresso libero fino esaurimento posti

 


MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea

16 FEBBRAIO- 15 MARZO. SALA MOSTRE

INAUGURAZIONE . MERCOLEDI 16 FEBBRAIO ORE 19.

MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea.

Il colletivo NOPHOTO ha rivisitato la Spagna contemporanea, è giunto in quel luogo intimo per percorrerlo, abitarlo, camminarvi e popolarlo.

“Aquì y Ahora” / “Qui e Adesso” è un progetto collettivo, composto da tredici interpretazioni personali dei temi, antichi e moderni, che definiscono la Spagna contemporanea: immigrazione,  turismo, acqua, territorio, gente, abitazioni, matrimoni, memoria familiare,  moto, tori, religione e bar.

Il progetto è stato già esposto nell’Hubei Museum nella città di Wuhan in Cina nel settembre 2008.

 

 

I FOTOGRAFI:

CARLOS LUJÁN (1975, Valenza, Spagna)

Carlos Luján ha studiato Immagine e Suono, e in seguito Fotografia, alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2002 e il Nuovo Talento Fnac della Fotografia 2004. Ha ottenuto borse di studio dal Collegio di Spagna a Parigi e dall’Art Visual. Collabora abitualmente con riviste nazionali e internazionali (GEO, Marie Claire, El País Semanal, Financial Times, ecc). Fra le tante mostre realizzate, ricordiamo quelle all’Accademia di Belle Arti di Madrid, all’Istituto Cervantes di Parigi, al Rencontres de Arles e all’ARCO (Stand del Ministero della Cultura).

I suoi progetti personali toccano sempre tematiche di attualità di diversi ambiti sociali.

 «TARDE DE TOROS»

 Durante il Medioevo, la corrida a cavallo era un passatempo aristocratico. Tale passatempo fu chiamato «suerte de cañas». Intorno al XVIII secolo, tale tradizione venne abbandonata e la gente del popolo inventò la corrida a piedi. Francisco Romero fu la figura chiave che gettò le basi e le regole di questo nuovo sport. Per gli appassionati, le corride coi tori sono, naturalmente, ben più che uno sport, per non parlare –è ovvio- della sfida che il confronto tra uomo e bestia presuppone. Alle cinque del pomeriggio, tre «matadores», i loro aiutanti e i «picadores» entrano  nell’arena al ritmo del paso doble. A partire da questo momento, tutto ciò che avverrà sarà sacro…

CARLOS SANVA (1978, Madrid, Spagna)

Carlos Sanva si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid). Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2006 ed è stato selezionato al concorso di fotografia Purificación García 2007. Ha realizzato mostre a Madrid, al Canal de Isabel II, al Circolo delle Belle Arti e al Festival PhotoImagen Guatemalteco. La sua opera è presente nelle collezioni Atrium, al Ministero della Cultura e nella Comunità di Madrid.

I suoi progetti personali riguardano la certezza del fatto che il mondo è molto strano e sono delineati da una profonda ironia che mette in discussione determinati codici sociali.

 «49 cc»

E’ un progetto che mette in rapporto i concetti praticamente inscindibili di ciclomotore e adolescenza nella Penisola Iberica. Il ciclomotore (quasi una moto) è il sistema di trasporto minimo motorizzato omologato dalle attuali normative di traffico. Allo stesso modo, l’adolescente (quasi un adulto) nel proprio transito verso la maturità, comincia a essere riconosciuto dal resto della società come un’unità sociale indipendente. Il ciclomotore sottolinea la vicinanza dell’entrata nell’età adulta, espande le possibilità di spostamento –permettendo al giovane di allontanarsi autonomamente dall’epicentro familiare-, agisce da catalizzatore delle relazioni sociali –generando una sensazione di appartenenza a un gruppo concreto- e ridefinisce lo spazio pubbico in un contesto relazionale spontaneo ed esclusivo del gruppo.

EVA SALA (1974, Madrid, Spagna)

Eva Sala si è laureata in Pubblicità e Pubbliche Relazioni all’Università Complutense di Madrid. Ha seguito corsi fotografici all’IMEFE di Madrid. Collabora con l’Area di Pubblicazione e Produzioni Audiovisive del Circolo delle Belle Arti di Madrid. Ha ottenuto la borsa di studio del Seminario di Fotogiornalismo di Albarracín (Teruel, Spagna). Collabora abitualmentea con riviste come Minerva, Marie Claire, Elle, Mía, El Duende, Ronda Iberia… Ha realizzato proiezioni per PHotoEspaña, Sevilla Foto ed Encuentro Fotográfico de México, e mostre nella Reale Società Fotografica di Madrid. La sua opera è presente nella Galleria di Fotografia Contemporanea Luzdia (Madrid) e parzialmente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano il rapporto del corpo umano con la natura, come pure gli equilibri e le tensioni che possono crearsi tra di essi. Negli oggetti fotografati ricerca storie intime che quest’ultimi evocano.

 «LITANIA »

1. Preghiera cristiana che si fa invocando Gesù Cristo, la Madonna o i Santi come mediatori, enumerandoli in maniera ordinata.

2. Processione che si svolge comunemente per una preghiera collettiva cantando le litanie. La Settimana Santa è la festività cristiana che si celebra per ricordare la Passione e la morte di Cristo. Sono famose le processioni, nelle quali gruppi di persone camminano sollenemente e lentamente portando con loro immagini collegate alla Passione di Cristo. Particolarmente popolari sono le celebrazioni in Andalusia. Queste immagini furono prese dalla città di Granada. Le mogli appartenenti alle confraternite partecipano alle sfilate vestite interamente di nero e si coprono le testa e le spalle con una mantellina, un drappo merlettato nero. Nelle mani portano un rosario, un insieme di grani che si utilizza per pregare in maniera ordinata

IÑAKI DOMINGO (1978, Madrid, Spagna)

Iñaki Domingo sì è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid), E’ stato finalista al Descubrimientos PHotoEspaña 2002, menzionato al Premio KLM Paul Huf Award 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam, e borsista alla Joop Swart Masterclass. Collabora abitualmente per vari media, case editirici, agenzie pubblicitarie e istituzioni. Ha realizzato mostre allo Injuve, al Madrid Abierto e a Łódź Fotofestival di Polonia. I suoi progetti personali indagano l’uso della fotografia come chiave di volta per l’introspezione, e in essi utilizza il loro proprio contesto per toccare concetti diversi rapportati alla fragilità dell’esistenza contemporanea. 

«VÍA DE LA CRUZ» 

Sin dall’infanzia, la casa di Via de la Cruz, a Maiorca, era il luogo nel quale la mia famiglia passava le vacanze estive. Era uno spazio, fisico e mentale, che ci permetteva di mettere da parte le preoccupazioni del resto dell’anno e di dedicarci alle cose semplici della vita: prendere il sole, ridere, condividere i pasti, farci il bagno, camminare insieme, riposare… L’estate scorsa dovemmo vendere la casa. Queste immagini sono il frutto dell’ultimo viaggio che feci in quel posto, assieme alle mie sorelle. Lo spazio non era rilevante di per sé, bensì tutti i ricordi che in esso si trovavano: la memoria della mia infanzia, della quale sono erede.

JONÁS BEL (1978, Madrid, Spagna)

Jonás Bel si è laureato in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid) e si è diplomato in Soggetto e Regia di Cinedocumentario all’Istituto del Cine-NIC di Madrid. Ha svolto studi di Fotografia Professionale e Digitale all’EFTI (Madrid). E’ autore e produttore televisivo per trasmissioni sportive e collabora abitualmente per le produzioni Zeppelin TV, Guadiana Produzioni e Vector-3. E’ stato finalista al concorco fotografico di Purificación García 2003. Ha svolto, fra le tante, proiezioni al Sevilla Foto, PHotoEspaña y GetxoPhoto, e mostre all’ARCO 2004, al Matadero Madrid e nella KGalería di Lisbona.

 I suoi progetti personali sono incentrati sul quotidiano, e in essi ricerca, sottoforma di documentario, punti di raccordo tra la fotografia e il video.

«EL PALENTINO»

 La Spagna è piena di bar, nello specifico uno ogni 134 abitanti, il doppio della media dell’Unione Europea. La vita degli spagnoli gira attorno ai bar. C’è sempre un bar nelle vicinanze nel quale mangiare qualcosa, prendere un caffé dopo aver mangiato o un drink durante la notte. Tutte le mattine la gente va a prendere il caffé a El Palentino. Nulla di strano, è una cosa che si fa tutti i giorni in un tipico bar di Madrid. Il posto non racchiude nulla di particolare, ma da anni mi piazzo di fronte a esso allo stesso modo in cui uno scrittore affronta un foglio bianco, vedendolo come una superficie sulla quale riversare le mie inquietudini e proiettare la tematica del lavoro: il tram tram, ciò che solitamente viene omesso nel discorso storiografico documentale, il rumore di fondo.

JORQUERA (1972, Porriño, Pontevedra, Spagna)

Ingegnere Agronomo laureato all’università Politecnica (Madrid), ha lavorato con Luis Asín e nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto per due anni, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (fra tutti, Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola). Ha ottenuto le borse FotoPres 2007 y Ángel de Fotografía 2007. Ha realizzato mostre all’Escaparate di San Pedro (Madrid) e al Festival FotoNoviembre (Tenerife). Nell’anno 2002 lavora sulla Cina e nel 2008 centra il suo progetto nella città di Wuhan. I suoi progetti personali riguardano l’esperienza soggettiva, la notte e il difficile rapporto con universi nell’attimo di scomparire o mutare. Si definisce un editore di progetti impossibili sottoforma di libri unici come Cuaderno Número Cero, Cuaderno de China e Tao.

«METRO DE MADRID»

 Il compito è semplice: fotografare quelli che entrano nella stazione della metro di Legazpi di Madrid. Dallo stesso punto, sulle scale d’entrata, ogni giorno tra le sette e le otto di mattina. E anche registrare i suoni, i loro commenti, i passi che scendono le scale, il clic della macchina fotografica… Con l’intento di unire immagini e suoni in una proiezione.

JUAN MILLÁS (1975, Madrid, Spagna)

Juan Millás si laurea in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid). E’ stato menzionato al Premio KLM Paul Huf 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam. Ha ottenuto una borsa di studio grazie al Fotomuseum di Winterthur (Svizzer) come fotografo partecipe di Plat(t)form 08 e rappresentato dall’agenzia italiana Grazia Neri di Milano. Ha realizzato mostre all’Istituto Valencia d´Art Modern (IVAM), alla Fundación Astroc di Madrid, al Centro Cultural Conde Duque di Madrid, nelle gallerie delle varie sedi della Fnac in Spagna e nella Galleria Oliva Arauna di Madrid. La propria opera è presente nelle collezioni dell’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM), in quelle del Patrimonio Artistico dell’Università Autonoma di Madrid, nella Fondazione dei Trasporti su Rotaia Spagnoli e in altre collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la casualità, ciò che è disordinato e la possibilità di tracciare sentieri di senso attraverso la narrazione fotografica.

EDUARDO NAVE (1976, Valenza, Spagna)

Eduardo Nave ha studiato Fotografia alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto vari premi ed è risultato finalista in altrettanti altri (su tutti, il Premio Fujifilm Euro Press Photo Awards 2004, FotoNoviembre e Purificación García). Ha ricevuto borse di studio dalla Scuola Nazionale di Fotografia di Arles (Francia), dal Collegio Spagnolo a Parigi, dalla Fondazione Marcelino Botín e la Casa di Velázquez. Ha realizzato mostre alle fiere di ARCO, Maco, Rencontres de Arles, Paris Photo, Dfoto (San Sebastián) e Photo London, come pure nell’Istituto Cervantes di Parigi e nel Centro Culturale Conde Duque, a Madrid. La sua opera è presente nella Galleria Estiarte, e fa parte delle collezioni del Ministero della Cultura, della Famiglia Cartier-Bresson, del Congresso dei Deputati, della Fondazione Ordoñéz-Falcón, del Banco di Sabadell e di quelle del Municipio di Madrid, di Tenerife, Alcobendas e di collezioni private.

I propri progetti personali riguardano luoghi dove sono avvenuti eventi rilevanti e la possibilità che gli spazi serbino ricordi di ciò che vi avvenne.

«PENÍNSULA»

 «Attendevo con allegra emozione tutto ciò che avrei potuto trovare o scoprire durante la passeggiata». La passeggiata. Robert Walser.

 «Península» è un viaggio intrapreso da due fotografi, concepito come una lunga passeggiata dal mar Mediterraneo fino all’oceano Atlantico. Il progetto non ha alcuna finalità da un punto vista etnografico o antropologico, né pretende di documentare aspetti della geografia fisica di un territorio. La dimensione che entrambi i fotografi hanno voluto esplorare è l’orizzonte dei fenomeni britannici, di ciò che succede per caso: una forma di casualità le cui leggi ignoriamo, per dirla alla Borges, come l’ultimo dei paesaggi non cartografato. Con tale intenzone sono usciti a passeggiare attraverso la Penisola, per dissolversi e perdersi nell’osservazione degli oggetti, fotografare le cose viste e annotare, sempre (come se questo svelasse l’arcano), la latitudine e la longitudine delle manifestazioni che il caso ha disposto lungo il proprio cammino.

JUAN SANTOS (1968, Cáceres, Spagna)

Laureato in Ingegneria informatica all’Università di Valladolid, Juan Santos ha ricevuto il Premio Culturas 2008 (Premi per il Dialogo Interculturale) dal Ministero della Cultura. E’ stato selezionato per Descubrimientos di  PhotoEspaña 2002 e 2003. Ha pubblicato in El País Semanal, Público e Newsweek. Ha realizzato mostre in festival come FotoNoviembre,  PHotoEspaña e GetxoPhoto, come pure nelle sale del Cuartel del Conde Duque, il Circolo delle Belle Arti e il Canale di Isabella II, a Madrid. Ha anche svolto interventi in strada a partire dalla fotografia («La noche de las palabras», a Gijón, 2005; «Palabras Cruzadas», in PhotoEspaña 2005, a Madrid e «Palabras que guardan abismos», in GetxoPhoto 2007, a Getxo).

I suoi progetti personali riguardano la comunicazione e i segni, e trattano i vari livelli concettuali e le possibilità di lettura delle immagini.

«NATURALEZA MUERTA»

Il paesaggio frapposto: la semplice aggiunta di un’icona così poderosa come una croce nel punto chilometrico segna il tutto in maniera tale che la nostra percezione circa questo spazio naturale cambia immediatamente, producendo un’interruzione nel paesaggio dovuto a un fatto tragico o alla rappresentazione di quest’ultimo.

 

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

JUAN VALBUENA (1973, Madrid, Spagna)

Laureato in Fisica Teorica alla UAM (Madrid), Juan Valbuena coordina l’iniziativa “Proyecta”, è professore del seminario «La fotografía como proyecto personal» e dirige la casa editrice Phree. E’ stato commissario di mostre della sessione di proiezioni «Naturaleza» (PHotoEspaña 2006) ed editore fotografico del 7° numero della rivista Ojo de Pez. Ha ricevuto il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2001, il premio tedesco Lead Award 2008, la borsa FotoPres della Fundació La Caixa 2001, la borsa  Generación de CajaMadrid 2002, la borsa-soggiorno nella Galleria Atelier di Visu (Marsiglia, Francia) ed è stato nominato per il  World Press Photo Masterclass 2004. Ha realizzato mostre in PHotoEspaña 2008, all’Istituto Cervantes di Madrid e di Beirut, all’Escaparate de San Pedro, nel Centro Culturale della Fondazione La Caixa di Barcelona, nel Museo di Storia di Valenza, nel Festival des Itinéraires de Photographes Voyageurs di Bordeaux e nella Pinacoteca Provinciale di Bari, in Italia.

I suoi personali progetti riguardano il territorio, il viaggio e la memoria e sono contaminati da altre discipline come la stampa, il video e la letteratura.

  «MADRE»

Una (ri)costruzione dell’album familiare dello stesso fotografo che racconta, tra le righe, la storia della Spagna e la storia della fotografia attraverso la vita della madre: l’infanzia in un ambiente rurale; gli sforzi per diventare maestra; l’emigrazione, insieme alla sua nuova famiglia, a Madrid; il lavoro di più di 25 anni in un prestigioso collegio elitario e l’attuale ritorno al paese ogni fine settimana per prendersi cura dei nonni materni.

MATÍAS COSTA (1973, Buenos Aires, Argentina)

Giornalista all’Università Complutense (Madrid),  Matías Costa ha ricevuto il Premio World Press Photo in due occasioni, il Premio Leica Ville di Vevey, il Premio Unicef e il Descubrimientos PHotoEspaña 1998. E’ stato borsista per la Fondation Hachette, la Fundació La Caixa, il Ministero della Cultura e per la Joop Swart Masterclass. Ha fatto parte dell’Agence VU a Parígi e di Panos Pictures a Londres. Collabora abitualmente con: il New York Times, Geo, La Repubblica, Newsweek e Time Magazine. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña, per la Biennale di Mosca, per Visa pour l’Image, per l’Arco e per Rencontres de Arles, come pure per la Leica Gallery, per la Casa Encendida, per il Centro de la Imagen de México e per il Sorlandets Museum, in Norvegia. La propria opera è presente nelle collezioni del Minstero della Cultura, nella Comunità di Madrid, al Rotterdam Photographic Institute, al Museo della Fotografia di Mosca e in collezioni private.

I suoi progetti personali riguardano la ricostruzione personale, in seguito alla perdita e alla ricerca dell’identità della geografia e della storia.

 «EXTRAÑOS»

«Extraños» è un progetto fotografico che documenta l’arrivo dell’immigrazione clandestina in Europa. L’autore ha lavorato a questa serie per quattro anni in Spagna, Italia e Francia, riunendo un ampio materiale fotografico sulle frontiere di tali paesi, dove si producono le tensioni territoriali che conosciamo come il fenomeno dell’immigrazione.

MARTA SOUL (1973, Madrid, Spagna)

Marta Soul ha realizzato studi di Fotografia e Disegno e ha ricevuto premi e menzioni come quelli della Real Sociedad Fotográfica (2003), quello dell’Injuve (2003), quello di Purificación García (2004 e 2006) e quello del Certamen Unicaja de Fotografía (2007). Ha ricevuto borse di studio da: Consejería de las Artes de la Comunidad de Madrid (2005), Obra Social La Caixa FotoPres 07 e Madrid Procesos Redes de AVAM (2007); ha anche ricevuto la borsa di studio creativa di Iniciarte 2008, della Junta de Andalucía. Ha realizzato mostre presso il Canal de Isabel II, il Cuartel del Conde Duque, il Círculo de Bellas Artes e l’Arco, a Madrid, al CaixaForum di Barcellona, al Bienal de Fotonoviembre (Tenerife), al Łódź Fotofestival di Polonia e al Fotomuseum Winterthur (Svizzera). La sua opera è rappresentata dalla Galería Visor de Valencia.

 I suoi progetti personali riflettono sull’interazione tra l’immagine e la realtà, nel senso della loro reciproca influenza, partendo da ruoli consolidati di identità, sessualità e apparenza all’interno della società attuale.

 «NUEVAS FAMILIAS»

 La familia continua a essere il nucleo di base dello sviluppo vitale. Un tema sempre al centro del dibattito politico, a partire dal modello traidizionale di fronte ai cambi che, senza dubbio, avvengono in qualsiasi società in via di sviluppo. In questa serie di foto, si vuole semplicemente documentare la presenza di diversi tipi di famiglie in un quartiere di Madrid, Legazpi, in piena trasformazione urbanistica. Così facendo, troviamo dalla coppia senza figli a quella che ne ha già tre, che è già considerata una famiglia numerosa. La fotografa ha scelto un modo di ritrarli ispirato al ritratto del diciannovesimo secolo, nel quale la famiglia posava in maniera sobria e altiva allontanandosi dalla naturalità, per riflettere una certa rispettabilità e un certo status. Con lievi variazioni che traducono la realtà attuale, come il fatto di posare tutti nelle proprie abitazioni e non in uno studio, o il cambio della posizione della donna, che non compare più necessariamente seduta col bebé in braccio.

 PACO GÓMEZ  (1971, Madrid, Spagna)

Laureato in Ingegneria Civile presso la UPM (Madrid), Paco Gómez ha lavorato per otto anni nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola, fra tutti). Ha ricevuto il Premio CajaMadrid 1999, il Premio Injuve 2001 e il premio al fotografo rivelazione PHotoEspaña 2002 e ha ricevuto una borsa di studio dalla Kafka Society (Praga, 2003). Collabora abitualmente con El País Semanal, Vanity Fair, Rolling Stone, Matador, El Semanal, Calle 20 e Público. Ha realizzato mostre nella Sala Amadis (Madrid), nella Galería Esther Montoriol (Barcelona), al Festival Fotofo (Bratislava), all’AVA Gallery (Madrid) e al Palacio de Sástago (EXPO de Zaragoza 2008). Ha svolto mansioni di commissariato e di disegno espositivo per l’Instituto Cervantes, per il Matadero di Madrid e per la sede dell’UNESCO di Parigi, ecc. Fa parte di AgeFotostock e di PhotoGalería, e la sua opera è presente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la creazione di mondi paralleli attraverso i sogni, la ricerca documentaria e la finzione con parvenza di realtà.

«MARES DE INTERIOR»

Dominare e maneggiare l’acqua è sempre stata una necessità dell’uomo. La Spagna, per via della sua situazione geografica, è un paese arido; all’arrivo delle piogge, l’acqua trattenuta dalle grandi dighe calma la sete. L’imprescindibile lavoro dell’ingegneria civile è associata alla distruzione del paesaggio. Tuttavia genera paesaggi di grande bellezza, preserva zone vergini dall’azione umana e avvicina l’utopia del mare all’interno della Penisola.

TANIT PLANA (1975, Barcellona, Spagna)

Laureata in Comunicazione Audiovisiva all’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona) e menzionata in PHotoEspaña 2006 per Prótesis, miglior libro fotografico, Tanit Plana ha ricevuto anche il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2002, la borsa di studio FotoPres 2001, la borsa di arti plastiche della Ciutat d’Olot 2004 ed è stata nominata al Joop Swart Masterclass 2004. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña 2003, al Festival Terre d’Images 2004 (Biarritz), alla Primavera Fotográfica di Barcellona nel 2002 e nel 2004, e all’interno del Festival Publicitario di Cannes. E’ stata commissario e membro del comitato organizzatore del Festival Scan 2008 (Tarragona). Collabora abitualmente con agenzie pubblicitarie ed è professoressa di Espressione Fotografica al corso di laurea in Pubblicità, dell’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona), al Trinity College (Barcellona) e nel Master in Pubblicità della Escuela Elisava (Barcellona).

 I suoi progetti personali riguardano l’umano, con particolare interesse verso i rapporti familiari e i vincoli e i bisogni affettivi tra le persone.

 «ESPOSAS»

 «Esposas» è un progetto che vuole dare voce all’esperienza femminile del matrimonio. Nasce come risposta a un momento di commozione personale, nel quale l’autrice prende coscienza, attraverso la propria esperienza di vita, che essere una donna sposata non ha niente a che vedere con le fantasie elaborate fino al giorno del matrimonio. Nasce anche la necessità di condividere, attraverso la fotografia, tale inquietudine e di cercare risposte in altre donne con maggiore esperienza rispetto a lei.

L’obiettivo del progetto è di plasmare, con una serie di ritratti, ciò che a livello emozionale si è trasformato nel lasso di tempo tra il giorno del matrimonio e oggi. Per portarlo a compimento, propone a varie donne sposate di svolgere un rituale che ha, come nodo centrale, il vestito da promessa sposa. Egli vede questo indumento come un feticcio nel quale si materializzano tutte le fantasie culturali e personali che hanno (e hanno ereditato) le donne rispetto al matrimonio.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione 16 Febbraio Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 

 



Concerto di Pianoforte di Alfonso Gomez. Ponti spazio-temporali

SABATO 12 Febbraio. Ore 19. SALA CONFERENZE.

Ponti Spazio-temporali. Concierto di Pianoforte di Alfonso Gomez. Concerto di musica classica e contemporanea, in anteprima del ciclo di musica contemporanea dell’Accademia Reale di Spagna.     – Ingresso Gratuito fino esaurimento posti-

Critiche & Commenti sulla stampa

“Vielfarbigkeit, lichte Fülle. Wer hier (Klavierkonzert N. 3, Sz. 119 von B. Bartók) analytisch Strenges erwartet hatte, mochte überrascht sein, von dem fast romantischen Ansatz, den Gómez unterstützte mit gut dosiertem Rubato und einer Gelassenheit, die seinem Spiel selbst bei größter Kraftentfaltung Anmut und Souveränität ließ.”

Badische Zeitung

 

 “El recital del excelente pianista Alfonso Gómez resultó francamente magistral. Planteó todas y cada una de sus interpretaciones con una entrega, vigor y musicalidad extremas. Dueño de una técnica apabullante que le permite afrontar obras de una dificultad extrema, Gómez dejó constancia de su clase con una pulsación precisa y un manejo del pedal excepcional que dotaron a sus interpretaciones de una claridad, una fuerza y una sensibilidad desbordantes.”

El Mundo

 

“Una sonoridad exquisita.”

El Correo

 

 “El pianista Alfonso Gómez causó una impresión soberbia. Dúctil y exacto en su ejecución y siempre generoso en la expresividad, diseñó un concierto en el que otorgó a cada obra el carácter más adecuado para su comprensión.”

El Diario Vasco

 

 “An Leidenschaft kaum zu übertreffen”

Badische Zeitung

  ALFONSO GOMEZ. CURRICULUM.

  Nato a Vitoria- Gasteiz nel 1978. Uno dei  migliori pianisti della sua   generazione con una grande carriera internazionale. Ha ricevuto 11 premi in concorsi nazionali e internazionali, da cui i più importanti sono:

“J. Françaix” (París), “Ciudad de Guernika”, “Alter Musici” (Cartagena) y “Gerardo Diego” (Soria), “Erasmus Kamermuziekprijs 1999” (Rotterdam).

Ha celebrato numerosi concerti in Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Germania, Italia, Ucrania, Stati Uniti, Messico, Corea del sud, e Taiwan. Ha lavorato come interprete solista nelle orchestre di:

”Filarmónica de Frankfurt (Oder)”, “Euro-Asian Philharmonic”, “Orquesta Sinfónica Europea”, “Rotterdam Young Philharmonic”, “Orkest van Utrecht”, “Orquesta de Cámara Aita Donostia”, “Musikhochschule Orchester Freiburg” e “Gyeonggi Philharmonic”. Sotto la direzione di nomi prestigiosi come: Roy Goodman, Jurjen Hempel, Nanse Gum, Juan José Mena, J. Kaell o Scott Sandmeier, tra altri.

Oggi e interprete pianista del ensemble di musica contemporanea Sinkro (Vitoria-Gasteiz) e ha collaborato molto con gli ensemble Krater, Chronophonie y Musikfabrik. Nell’attualità abita a Freiburg (Germania). Per saperne di più www.alfonsogomez.de

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. 12 Febbraio, ore 19

Ufficio Stampa:  339 1834504 / 339 1290387

 Ingresso Gratuito fino esaurimento posti.


PROIEZIONE FILM. Lo Sguardo di Ouka Leele- La Mirada de Ouka Leele

LO SGUARDO DI OUKA LEELE. Venerdi 11 Febbraio. Ore 19.

SALA CONFERENZE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. Dopo la proiezione del film ci sarà l’incontro con Il regista (Rafael Gordon), l’artista (Ouka Leele) e il promotore (Manuel Romero). – V.O. sensa sottotitoli.-

Lo sguardo di OUKA LEELE

 Sinossi

 Le riprese sono durate cinque anni. Un documento unico del lavoro creativo dell’artista più rappresentativa della propria generazione. Pittrice (nel film realizza un murales di 240 m) e fotografa di icone, che riflettono quanto di umano è racchiuso nello spirito.

Vita e pensiero di un artista essenziale, creatrice nel corso di tre decadi di un’opera riconosciuta a livello internazionale e meritevole del Premio Nacional de Fotografía.

Lo Sguardo di Ouka Leele è la storia di come si sviluppa la creatività di un genio, la propria passione e la propria lotta nel pensiero, nella pittura e nella fotografia.

L’arte e l’esistenza, uniti dallo sforzo, dal talento e dalla bellezza di un’autrice in eterna lotta.

SCHEDA ARTISTICA

OUKA LEELE

SCHEDA TECNICA

 SOGGETTO E REGIA RAFAEL GORDON

 PRODUZIONE RAFAEL GORDON

 FOTOGRAFIA E RIPRESE JULIO MADURGA

 MUSICHE JORGE MAGAZ

 EVA GANCEDO

 TESTO CANZONE RICARDO FRANCO

 “UN’ISOLA DESERTA”

 INTERPRETE INMA SERRANO

 MONTAGGIO IÑIGO MADURGA

 SUONO JOSÉ LUIS VAZQUEZ

 PRODUTTORE ESECUTIVO SERGIO GARCÍA DE LEANIZ

PEDRO SASTRE

 NEGATIVO EASTMANCOLOR

SISTEMA SONORO DTS STEREO

 DURATA 117 MINUTI

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Lo sguardo di OUKA LEELE

 Da bambino (avrò avuto quattordici anni) vidi alla cineteca itinerante, probabilmente in quella che oggi è la discoteca Pachá, un ciclo di film documentari girati da Robert J. Flaherty. Rimasi scioccato vedendo “Nanuk l’Eschimese” e “Gli uomini di Aran”: fu come se avessi visto per la prima volta un film. Nanuk, dall’inizio alla fine, costruiva un igloo con costanza, fermezza, determinazione (la stessa costanza e determinazione con la quale Ouka Leele realizza il murales di 240 m2 ne “Lo sguardo di Ouka Leele”). Quello che voglio dire è che il cinema non è un artificioso tentativo di fare arte. Il cinema è vita in movimento. Se la vita che mostra il movimento emana spirito e sentire doloroso, avremo un’opera d’arte di per se stessa, senza trucchi preconcepiti.

Il cineasta deve essere neutrale di fronte alla realtà osservata.

Siamo debitori di Dreyer, Chaplin, De Sica, Ford,  Buñuel, Vigo e di altre due dozzine di registi, Saura, Melville,  Aki Kaurismáki y Jim Jarmusch compresi. In tutti loro, l’umano e l’esistenza fluiscono e convivono in una gloriosa umanità e grandezza.

Parallelamente a questi grandi creatori di immagini, l’opera di Ouka Leele ricerca l’inafferrabile dell’essenzialità, gli dà forma e lo umanizza. Penso che la sua opera grafica sia l’essenza stessa del cinema. Le sue immagini sintetizzano in un solo fotogramma tutta una possibilità cinematografica. Foto come “Il Bacio” sono icone del loro tempo.

Fu nel 1987 che pensai per la prima volta di realizzare un lungometraggio su Bárbara Allende Gil de Biedma. Quando vidi la memorabile mostra antologica che realizzò nel Museo Spagnolo di Arte Contemporanea, l’artista aveva solamente trent’anni. Giudicai, visionandone l’opera, che ci trovavamo di fronte a un genio e ho potuto comprovarlo nel corso delle ultime due decadi.

Col passare degli anni do sempre più valore alla persistenza del tempo, congelato nei fotogrammi che formano un film. Nel film, tutto il pensiero di Ouka Leele ruota, immutabile, attorno al tempo. Passato, presente e futuro in un solo istante. Sono un testimone vivente di oltre cinquant’anni di cinema. Ho compiuto più anni io di quanti ne abbiano compiuti, da vivi, Humphrey Bogart o Gary Cooper, eppure eccoli là, eternamente poderosi e autentici nei film dove recitarono. Dico ciò per il semplice fatto che ho realizzato “Lo Sguardo di Ouka Leele” pensando non solo nel presente, ma anche nel futuro. Volevo che Ouka Leele si mostrasse così com’è: giovane, creativa, addolorata dal sentire della vita, ma anche solitaria e, soprattutto, lavoratrice incessante e infaticabile. Mi piacerebbe che il futuro raccogliesse intatto il profilo di un artista del suo tempo, che è riuscita con tenacia e individualismo a vincere non solo la malattia, ma il segno del proprio tempo, il conformismo artistico.

Nel giro di alcune decadi, dovunque mi trovi, quando vedremo Ouka Leele presentare il film di fronte a persone che ancora devono nascere, sarò felice al pensiero che, vedendola nelle immagini di “Lo Sguardo di Ouka Leele”, tutto avrà senso: la sua vita, il mio lavoro di realizzazione del film e la ragione ultima del cinema: essere documento e testimone vivo ed eterno della nostra evanescente esistenza.

Rafael Gordon

 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. Venerdi 11 febbraio. Ore 19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 Ingresso libero fino esaurimento posti.


Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 216 follower