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Articoli con tag “Alberto Baraya

BOTANICA, AFTER HUMBOLDT. MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONE

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

BOTANICA, AFTER HUMBOLDT a cura di Rosa Olivares

MOSTRA DI FOTOGRAFIA E INCISIONI dal 20 gennaio al 26 febbraio

Inaugurazione 20 gennaio ore 19. Ingresso Libero.

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Lo studio delle piante e dei fiori, delle famiglie e delle specie vegetali è ciò che si definisce Botanica. Una scienza il cui studio si è sviluppato dalla Grecia classica a oggi, passando per il XVII e XVIII secolo, con le Spedizioni Scientifiche, quando si esplora il mondo cercando, analizzando e catalogando la fauna e la flora di ogni angolo della superficie terrestre.
La nascita della fotografia è stata essenziale per l’evoluzione della scienza botanica. La maniera di approcciarsi alla riproduzione della natura botanica è stata molto eterogenea, ma la si potrebbe dividere in due grandi blocchi: realte e artificiale. Per alcuni fotografi, le piante e i fiori sono quella parte della natura, di un paesaggio visto in primo piano, più vicina e con la quale poter lavorare. Per altri è un territorio aperto alla manipolazione genetica, all’inganno, all’usurpazione, perché tra verità e menzogna c’è pochissima differenza, e quella poca che c’è viene totalmente cancellata dalla fotografia.

La storia contemporanea della rappresentazione botanica della fotografia si basa essenzialmente sullo studio delle piante vere, delle piante finte e delle piante artificiali. Il comportamento di ogni fotografo di fronte a questi tre blocchi è ciò che riempie di sfumature e di soggettività questa piccola storia contemporanea. I sei artisti che fanno parte di questa “spedizione/esposizione” sono un esempio di ognuna di queste modalità di osservazione della natura.

BIO DEI FOTOGRAFI

Manel Armengol

Badalona, 1949.

Con uno sguardo classico e un approccio minuzioso e rispettoso verso la tradizione del ritratto e della natura morta, dando così vita a un misto dei due generi, l’Herbarium di Manel Armengol ci riconcilia con quella natura che continua ad esistere nonostante i mutamenti di percezione sviluppati dalle arti visive. Le sue immagini ci mettono in contatto con quella realtà che ignoriamo. Un impostazione visiva che implica il ritorno alla natura, osservando le piante in primo piano, isolandole dal loro contesto naturale, realizzando una sorta di ritratti di individualità botaniche. Di nuovo il bianco e nero, di nuovo il rispetto per la natura in una fotografia che, di attuale, ha il modo di approcciarsi alla pianta e, di classico, il rispetto per la manipolazione formale e l’impostazione globale.

 Alberto Baraya

Bogotá, 1968.

Fedele alla tradizione colombiana dei ricercatori botanici, questo Herbario de plantas artificiales non solo ricrea il contenuto tradizionale degli erbari classici, ma anche il modo di metterli insieme, di compilarli. I fiori non sono finti, ma neanche veri, esistono davvero ma non appartengono al mondo naturale. Si trovano nelle nostre case, fanno parte del nostro paesaggio immediato: sono artificiali. La natura della plastica industriale ripete le forme della natura vera e il tassonomista ripete il metodo di studio. Baraya torna alla lamina di colore, all’immaginaria incisione, stavolta trasformata in fotografia. Torniamo al passato per balzare nel presente con una teoria, una ricerca, una ri-creazione naturalista di quelle piante e fiori che vivono negli atrii degli edifici, negli aeroporti, negli studi dei medici. Tutte quelle piante che vivono dove le piante vere non possono vivere.

Joan Fontcuberta

Barcelona, 1955.

La serie Herbarium di Joan Fontcuberta segna uno spartiacque nella rappresentazione di un mondo vegetale che sorge dalla mente dell’uomo, dall’imitazione ironica, quasi cinica, di una natura impossibile da conoscere e da classificare. Un mondo vegetale ricreato a immagine e somiglianza di se stesso, piccoli personaggi inesistenti che imitano sia nella forma che nel nome una natura vera, per quanto comunque ignorata da tutti noi. L’atteggiamento postmoderno, definitivo negli anni ’80, dà vita a un lavoro che si trasforma in un riferimento obbligato nella storia della fotografia contemporanea: uno sguardo inizialmente birichino e perverso che in seguito si fa specchio impossibile nel quale si riflette il mondo naturale e quella percezione iconica che trasforma il reale in finzione e la finzione in norma.

 Juan Carlos Martínez

Campanario, Badajoz, 1978.

La serie Expedición Spermopsida espone il ruolo testimoniale delle piante, ricorrendo allo storico immaginario della spedizione per cercare, trovare e analizzare le piante caratteristiche di luoghi concreti. Tra i confini della realtà e dell’ironia, del serio e del faceto, si pone speciale attenzione all’identificazione e allo studio delle specie vegetali esistenti nei parchi e nei giardini cui le coppiette riparano per i loro furtivi incontri sessuali. Le caratteristiche e la salute di queste specie variano a seconda del posto e degli effetti del passaggio dell’uomo nel loro habitat. Incontri in mezzo alla natura, inevitabilmente brevi, ma che potenziano le fantasie e il ritorno a un constesto bucolico che fomenta l’edonismo dei corpi. Per l’artista, l’approccio attraverso lo studio della botanica è una scusa perfetta per andare oltre ciò che vediamo ed esplorare indagando un tema che porta con sé aspetti etici e morali. Un processo diverso, anche se permane l’idea delle piante come testimoni delle nostre spericolate vite.

Rafael Navarro

Zaragoza, 1940.

Viviamo circondati da piante, naturali o artificiali, di plastica, di tela, con linfa o secche. Sono testimoni della nostra solitudine, delle nostre esperienze. Restano in disparte, come semplici oggetti, come elementi decorativi. Riempiono le nostre case, mute, aliene a qualsiasi sentimento. Semplicemente, stanno là. Questo è il modo in cui Rafael Navarro circoscrive la propria esistenza nella serie Testigos. Il bianco e nero, il colore del silenzio, delinea alcune immagini frammentate, parziali, che a volte rasentano l’astrazione, che non offrono la pianta nella sua totalità ma in alcuni primi piani che non possono racchiudere più di qualche foglia, facendone risaltare le nervature, il tessuto della loro pelle. Si tratta di un approccio dei sensi, lirico. Navarro non ci parla di catalogazioni né di metodologie, ma di sentimenti, di corpi, di sensazioni. Non si discute della realtà o dell’artificialità della pianta; quest’ultima è assurta a soggetto individualizzato: qualcuno o qualcosa che fa parte, più che del nostro paesaggio, delle nostre vite.

Juan Urrios

Barcelona, 1962.

La serie Verdes va direttamente all’essenziale, alla definizione della pianta attraverso un vocabolario alieno alla botanica. Sintetizza l’essenza delle piante in una sola parola che ci rimanda alla sua frescura, all’aspetto, all’interiorità, al succo che scorre nei loro corpi: verde. In questo caso, si tratta di fotografie con una luce tale che il verde risulti ancora più intenso, centrale, protagonista. All’immaginario verde non corrispondono solo le piante, ma Urrios gioca con la definizione, col cliché e, di nuovo, con l’ironia di ciò che è e di ciò che sembra essere. Tessuti differenti, come in un museo della scienza, per riunificare il vegetale con l’artificiale, il reale col falso, ma in questo caso non lo fa con tutto il corpo della pianta, con la sua definizione o identità, ma con un approccio a un ADN impossibile e visivo. Ciò che senza essere esclusivo delle piante e dei fiori è davvero permanente in tutte loro, un colore caratteristico e definitivo.

SCARICA IL COMUNICATO STAMPA: CS Botanica.After Humboldt

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Mostre. 20 gennaio, ore 19.00

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


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