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MOSTRA CAPRICCIO ROMANO DI BENEDETTA TAGLIABUE E JACINT TODO

CAPRICCIO ROMANO DI BENEDETTA TAGLIABUE E JACINT TODO.

PROMOSSA DA EMBT E  INSTITUTO RAMON LLULL E CON IL PATROCINIO DI HP HEWLETT PACKARD E GRAN MELIA VILLA AGRIPPINA LUXURY URBAN RESORT.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. DAL 10 MAGGIO AL 10 GIUGNO.

INAUGURAZIONE 10 MAGGIO ORE 20. Conterà con la presenza di Benedetta Tagliabue, Jacint Todo e Alex Susanna.

Ingresso Libero.

Capriccio Romano, è un’esposizione che nasce dalla collaborazione artistica tra l’architetta italiana Benedetta Tagliabue, responsabile dello studio Miralles Tagliabue EMBT di Barcellona, e l’ artista catalano Jacint Todó che già in precedenza avevano lavorato diverse volte insieme. Proprio per questo l’esposizione che verrà ospitata dall’Accademia di Spagna a Roma si propone come un nuovo dialogo tra le opere di entrambi. Attraverso differenti istallazioni che occuperanno la sala delle mostre dell’Accademia l’emblematico Tempietto del Bramante si presenta come  una reinterpretazione, costruita a partire da frammenti e capricciosi giochi di prospettive, di diverse architetture e spazi romani. Tra gli spazi romani che saranno rappresentati come in un libro Pop-up a scala umana si contano diversi luoghi emblematici della città eterna: i mercati Traianei, i Fori Imperiali, La Scala Regia del Vaticano, o la prospettiva del Borromini a Palazzo Spada tra gli altri. Un’esposizione che riunisce cioè in pochi metri autentici capricci architettonici di Roma guidati dal Tempietto di Bramante , primo monumento paradigmatico del Rinascimento.

Attraverso questi collages fotografici tridimensionali di Tagliabue insieme con i dipinti di Todó si raggiunge la fusione tra il plastico e l’architettonico, che da come risultato una nuova visione dello spazio architettonico e del paesaggio contenuti nello spazio espositivo.

ELOGIO DEL CAPRICCIO

Alla difesa di questo genere musicale e pittorico tanto in voga nel secolo XVIII, il tandem formato dall’architetta Benedetta Tagliabue e dall’artista catalano Jacint Todó si è formato per offrire al pubblico dell’Accademia di Spagna un “Capriccio romano” rispettando tutte le regole:

Un capriccio che gioca con le prospettive.

Un capriccio che fonde plastica ed architettura. 

Un capriccio che sorprende lo spettatore nel suo percorso tanto labirintico come persuasivo. 

Diciamo che Tagliabue mette lo spartito, Todó le note e  tutti e due insieme danno vita ad una musica che li trascende:  si ispirano e deliziano nella città di accoglienza, si divertono in maniera tanto appassionata e allo stesso tempo irriverente – ah il Chiosco di San Pietro totalmente decostruito e contemporaneamente onnipresente -, per cedere alla fine la parola all’architetto Enric Miralles che da più in là l’appari con alcuni collages fotografici prodotti in situ !Come dicevamo, un “capriccio” leggero, rapido, virtuoso, intenso, fantasioso, libero e vivo: un gioco molto serio, quello che ci propongono Tagliabue e Todó nell’ Accademia di Spagna di Roma.

Alex Susanna- direttore aggiunto dell’ Istituto Ramón Llull.

BIO DEGLI ARTISTI.

BENEDETTA TAGLIABUE

Benedetta Tagliabue è una riconosciuta architetta italiana stabilitasi a Barcelona da ormai venti anni. Nata  a Milano, copletò i suoi studi di architettura a Venezia e a New York. Nel 1991 cominciò la sua collaborazione con Enric Miralles con il quale fondò lo studio Miralles Tagliabue EMBT nel 1994.

Con il suo progetto per il Padiglione Spagnolo nella  Expo Mundial de Shanghai 2010ricevette il prestigioso premio RIBA.

Tra i suoi lavori troviamo il Parlamento Scozzese che oggi è uno degli edifici più visitati della Scozia, il Parco di Diagonal Mar, l Mercato e Quartiere di Santa Caterina a Barcellona etc… Ora dirige lo studio EMBT, la cui opera è stata esposta al MOMA, al l Centro Pompidou e in molte altre esposizioni monografiche in tutto il mondo. Ha ricevuto la Borza Internazionale della RIBA per il suo particolare contributo all’architettura (2009) e il titolo di Dottore Honoris Causa in Arte all’ Universidad Napier (2004).

 

JACINT TODÓ

Barcelona, 1951. Si considera autoditatta e amplia le sue conoscenze di arte nella scuola Escola Massana, Escola Eina e nel  Centre D’activitats Artístiques Xavier Corberó. Può vantare un’ampia traiettoria di esposizioni individuali e collettive a Barcelona, Madrid, Palma, Lleida ,Girona. Ha realizzato murales per l’Institut Químic di Sarrià e per la Escola Ginebró. Collabora come illustratore per la stampa scritta per El Observador, La Vanguardia, e diverse case editrici. Come disegnatore di parti in  ceramica si distinguono la Font del bacallà del Mercat de Santa Caterina (Barcellona), portata a termine con lo Studio Miralles Tagliabue, e il progetto La casa de l’artista assieme a Enric Miralles. La sua ultima esposizione ebbe luogo nel 2010 nel Museo Agbar de les Aigüen.  Acune sue opere, infine si trovano anche nella collezione Banc de Sabadell, nei Fons d’Art Contemporàni del Consell di Mallorca e nella Collezione Ernesto Ventós.

 

MIRALLES TAGLIABUE EMBT

Miralles Tagliabue EMBT ha la sua sede principale a Barcellona e una succursale a Shanghai.

Miralles Tagliabue EMBT può intendersi come crogiolo di idee  e punto di incontro di tradizione e innovazione poichè ogni progetto elaborato all’interno dello studio implica una storia e allo stesso tempo una nuova opportunità di apprendimento. Osserva, senza dubbio, una messa a fuoco aperta piena di esplorazione e di sperimentazione. Anche se conserva sempre un alto livello di pensiero concettuale. Inoltre, lo studio riflette la convinzione di poter cambiare  l’ecosistema mediante l’osservazione e il rispetto dei luoghi della loro storia e della loro cultura. Il lavoro del EMBT include vari edifici emblematici e spazi pubblici della città di Barcellona: la torre di Gas Natural, il Mercato di Santa Caterina, il Parco di Diagonal Mar. Include anche una serie di progetti di alto profilo in altre città come il Parlamento Europeo di Scozia ad Edimburgo, il Municipio di Utrecht e la Scuola di Musica di Amburgo.

Oggi, sotto la direzione di Benedetta, EMBT lavora non solamente in ambito architettonico ma anche in quello paesaggistico, urbanistico, o ancora nell’ambito del recupero e del disegno , provando a preservare lo spirito della tradizione degli studi di architettura spagnoli e italiani.

Lo studio ha partecipato a numerose esposizioni come la  Biennale di Venezia (2002, 2004 y 2006) e la Biennale di São Paulo (2003). In queste occasioni EMBT offrì l’opportunità non solo di conoscere la propria architettura a anche le sue relazioni con altre discipline inerenti al paesaggio, l’urbanistica e la moda.

EMBT ha vinto molti premi internazionali: RIBA Stirling Premio al Mejor Edificio, Premio Rietveld en 2001, Premio de Honor de la Sociedad Americana de Arquitectos Paisajistas en 2005, Premio Nacional de Catalunya en el año 2001, Premio FAD de Arquitectura en 2004, BDA Hamburgo Architektur Preis en 2002, Premio Ciutat de Barcelona en 2009, y el Premio de la Bienal de Arquitectura Española en 2005.

Attualmente lo studio lavora al progetto del porto di Amburgo e a un museo dedicato ad un pittore cinese a Neijiang, e  ha recentemente vinto il concorso per la realizzazione del novo Campus dell’Università  Fudan dell’ Escuela de Administración en Shanghai.

CAPRICCIO ROMANO

Organizzata da:

Real Academia de Espana en Roma

Miralles Tagliabue EMBT

 

Patrocinata da:

Real Academia de España en Roma

Institut Ramon Llull.

Gran Melia Villa Agrippina. Luxury Urban Resort Roma:    www.granmeliarome.com

HP Hewlett-Packard

Artisti:

Bendetta Tagliabue / Miralles Tagliabue EMBT

Jacint Todò.

Curatore:

EMBT

Coordinamento:

Miralles Tagliabue EMBT: Katrina Varian / Alessandra Pirovano

Real Academia de Espana en Roma: Arturo Escudero / Laura Limón.


MOSTRA WORK IN PROGRESS

WORK IN PROGRESS.

SALA MOSTRE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA

MOSTRA DEL LAVORO IN CORSO DEI BORSISTI DELL’ACCADEMIA dal 5 marzo al 11 marzo 2012

Inaugurazione 5 marzo ore 19. Ingresso Libero.

I borsisti dell’accademia di Spagna presentano i “lavori in corso” dei loro progetti artistici. Esposizione dei “lavori in corso” dei 18 giovani borsisti ospitati nell’ex convento in cima al Gianicolo. Le opere in progress segnano l’evoluzione momentanea e non ancora finale dei progetti grazie ai quali gli artisti spagnoli in mostra hanno vinto la borsa di studio in Italia. La mostra occupa l’intero perimetro della sala mostre dell’Accademia per una fruizione a 360 gradi delle opere, che spaziano dalla scultura alla fotografia, dalle arti plastiche alla musica ed alla letteratura.

Partecipano:

 Irma Álvarez, Ruth Morán Méndez, Sonia Navarro, Arturo Reboiras, Belén Rodríguez (arti plastiche), Paula Anta, Jorge Yeregui (fotografia), Diana García Roy (scultura), Raúl Del Valle, Ana María Jiménez Jiménez, (architettura) Sergio Martín (museologia), Fernando Buide, Manuel Alejandro Contreras Vázquez (Musica), Efraín Rodríguez Santana (letteratura),Fefa Noia (arti sceniche) e Laura Bisotti (Giovani Artisti Italiani- incisione).

 Arild Suárez Stenberg e Jaime Blanco Aparicio anche fanno parte della promozione.

 

Bio dei partecipanti e progetti in mostra:

FEFA NOIA. ARTE SCENICHE

Tutte le strade portano a Roma: Analisi del fenomeno della violenza subita, le sue manifestazioni e conseguenze nel presente, ambito di ricerca scenica, in riferimento alla forma di teatro documentale e della Psicogeografia. Prende come punto di partenza il concetto di violenza, disegna la mappa di Roma mediante una drammaturgia di quei episodi, dei confronti che si sono delineati nella città dalla sua origine fino al presente. Successivamente restituisce una forma scenica a detto materiale, rapportandolo con i luoghi della città dove avvengono con il fine che spazi e accadimenti si retro-alimentino. E per completare, si cerca un criterio di ognuno di questi interventi che permetta di percepire questo lavoro da una prospettiva differente da quella immediata.

FERNANDO BUIDE. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Lo studio dell’opera vocale di diversi compositori italiani, soprattutto di Giacinto Scelsi, la cui fondazione si trova a Roma, serve di impulso per il lavoro compositivo finale del progetto. Questa composizione tratta di un monodramma per soprano e piccolo gruppo strumentale basato nel testo dello scrittore Efraín Rodríguez (borsista di letteratura) sul mito di Elettra.

RAÚL DEL VALLE. ARCHITETTURA.

Raccolta di disegni realizzati a Roma durante il periodo di soggiorno. Con questi disegni si cerca di riflettere le impressioni che, in relazione con la luce e la costruzione dello spazio architettonico, scaturiscono dai diversi luoghi visitati. La ricerca si  basa sull’opera di  Borromini, con lo scopo di scoprire i collegamenti che senz’altro esistono tra questo architetto del XVII sec. e l’architettura contemporanea. Anche se estesa a qualsiasi spazio romano o barocco che rappresenti queste connessioni, in un analisi che comprende, dal rapporto dell’edificio con la città fino al rapporto della luce con la materia nei spazi, e più precisamente, nell’analisi dei meccanismi spaziali utilizzati per consegnare  una omogeneità ad un insieme di elementi indipendenti, trasformare l’ordine della struttura e per tanto, le qualità dello spazio architettonico

MANUEL CONTRERAS VÁZQUEZ. COMPOSIZIONE MUSICALE.

Il progetto “Ha Lugar” evidenzia il rapporto tra composizione musicale e “luogo”. Basato nell’osservazione di un luogo caratteristico della città dove è situato il progetto: il Pantheon di  Roma, opera essenziale dell’architettura antica.  Detta osservazione permetterà inferire alcune domande e decisioni che potrebbero risiedere nella genesi del lavoro architettonico. La conversione di queste decisioni, domande e risposte dall’ambito architettonico a quello compositivo andrà a costruire una connessione non figurativa e dalla  profonda astrazione. Le composizioni così ottenute metteranno in gioco dette conclusioni attraverso diverse configurazioni strumentali: un trio (clarinetto, violino, pianoforte), un opera orchestrale e un brano per flauto solo. Il progetto si costituirà in una specie di metodologia di analisi e interazione tra differenti discipline e modalità di stimolo sensoriale.

PAULA ANTA. FOTOGRAFIA.

 Il Viaggio, la Natura e l’Artificialità unite alle strutture create dall’uomo, la Storia, il Paesaggio sono temi che configurano il cambiamento delle mie opere.
Giardini Botanici, (bolle immaginarie della borghesia positivista del XIX sec), botteghe di vegetazioni in plastica in Corea, timide piante nel centro di un ufficio a Francoforte, farfalle (unità di incertezze) riprodotte in maniera controllata nei lastrici solari nei quartieri marginali di Lima, antiche rotte orientali (cartografie dimenticate) che uniscono punti geografici tra oriente e occidente, circondano un vuoto, o un cammino, nel quale io viaggio

 BELÉN RODRÍGUEZ GONZÁLEZ. ARTE PLASTICHE.

Plastica, rappresenta il recente interesse dell’artista verso il disordine, all’inaspettato, il caso. Ispirata dall’idealismo del movimento della Bauhaus – la fusione dell’arte, l’artigianato, giocattoli e funzionalità, l’artista Rodríguez  reagisce  verso alcuni piccoli pezzi di plastica, trovati sulla spiaggia, rendendo un’espressione artistica all’estetica casuale delle conseguenze osservate in fenomeni naturali.

LAURA BISOTTI. INCISIONE.

La proposta che sto sviluppando nasce da uno stato di osservazione attiva in cui il mio sguardo sulla città di Roma si unisce all’azione quotidiana di salire sulla torre dell’Accademia in cui risiedo e scattare una fotografia. Osservazione oggettiva e memoria di un gesto ripetuto e silenzioso sono lo spunto da cui prenderà forma un’installazione, a parete, di piccole carte: stampe realizzate con le tecniche tradizionali dell’incisione su zinco.

 

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DIANA GARCÍA ROY. SCULTURA.

L’opera della scultrice sorge dalle diverse percezioni dello spazio lungo il percorso interiore di una architettura. Formata da ricerche di circuiti nascosti, di vuoti in movimento, da connessioni segrete. Spazi di mistero che traduce in sculture in bronzo. Giochi di emozione per lo spettatore  che li contempla. Il lavoro che sta realizzando a Roma parte da Villa Adriana. Le sculture saranno realizzate in cera, come processo preliminare prima di essere fuse in bronzo.

SERGIO MARTÍN. RESTAURO ARCHITETTONICO.

 Il progetto che Sergio Martín sta sviluppando durante il soggiorno a Roma è inquadrato nella sua tesi dottorale (Universidad Autónoma de Madrid). Lo scopo è quello di raccogliere quanta più informazione possibile sulle tabernae, spazi dedicati al commercio in piccola scala nell’antica Roma. Per portare avanti ciò si rende necessario lo studio di diverse fonti: archeologico, letterario, iconografico… in questo momento sta studiando la documentazione iconografica e cioè rappresentazioni delle tabernae nei rilievi di epoca romana.

ANA MARÍA JIMÉNEZ JIMÉNEZ. ARCHITETTURA.

Ricerca sullo studio dell’architettura dei conventi francescani nell’Italia centrale. Valutazione critica dei conventi in chiave architettonica e urbana, sviluppo di diverse analisi o approssimazioni architettoniche ad ognuno dei modelli studiati e raccolta di  adeguata documentazione, soprattutto grafica. Questo lavoro potrebbe permettere la individuazione delle invarianti architettonici, tipologici, ecc contemporaneamente apporterà una maggiore conoscenza per una migliore diagnosi per la conservazione, consolidamento, riabilitazioni o possibili interventi futuri.

EFRAÍN RODRÍGUEZ SANTANA. LETTERATURA.

“Mis rollos Académicos I Parte. Plátanos Machos Verdes”. la banana é il dono che fa parte dell’istallazione progettata dallo scrittore, in modo che diventa un punto di riferimento verso l’universo caraibico e verso il mondo cubano in particolare. Con la sua istallazione si scoprono i testi di Dramática 1, nascosti in piccoli rottoli che ci mostrano i passi del progetto di Efraín Rodríguez.

ARTURO REBOIRAS. ARTI PLASTICHE.

Lungo tutto il mio percorso artistico, vi è sempre stato il riferimento all’architettura e all’urbanismo, un interesse dell’architettura e delle città sempre presente e visibile nelle mie opere; partendo dalle costruzioni industriali e continuando con l’architettura e con lo spazio urbano come una geometria di frammenti che si sovrappongono, fronteggiando le cose in un campo di interferenze e discontinuità che configura il mio immaginario. Il mio lavoro è caratterizzato da un attività interdisciplinare, nel quale interviene la fotografia, la scultura, l’intervento nello spazio urbano,… ma il più delle volte, è dalla pittura dove nasce il germe dei miei progetti, sperimentando nel mio studio con differenti tecniche e materiali che raccolgo durante i miei viaggi, fotografie, e ritrovamenti occasionali del quotidiano, tutto ciò  mi suggerisce nuove  forme  da includere alle mie composizioni.  E’ un processo  che si evolve continuamente arrivando fino alla scultura, con istallazioni e interventi nello spazio pubblico.

SONIA NAVARRO. ARTI PLASTICHE.

L’idea dei modelli è sempre stata presente come punto di partenza unendo le mie opere all’universo femminile e acquisendo mille forme all’interno di un linguaggio pittorico che si serve della tessitura come elemento principale di espressione. Questo discorso non è estraneo alla dialettica di genere e all’uso che queste hanno intessuto come utensile formale legato a un passato di sottomissione domestica.

IRMA ÁLVAREZ. ARTI PLASTICHE.

il lavoro di Irma Laviada è incentrato in una pratica che pretende plasmare un dialogo con gli elementi strutturali della pittura. L’artista concepisce la sua metodologia e processo creativo come un interrelazione fra discipline; come la fotografía, il disegno, il video o la costruzione tridimensionale  che intervengono per dare vita a opere diverse; una forma di sfuggire al telaio per trasferire la materia plastica a diversi supporti visuali.

Il lavoro si divide in gruppi di pezzi che fanno riferimento ad un idea di sequenza, di serialità, pezzi la cui finalità è quella di allungare i limiti della tela nelle quali raccoglie preoccupazioni e riflessioni sull’esplorazione dello spazio pittorico. La messa in scena, nella quale ogni elemento è soggetto all’altro e la tensione tra opera e spazio diventano imprescindibili per configurare un cammino di andata e ritorno fra la pittura che possiede un linguaggio scultorico e la scultura che possiede linguaggio pittorico.

RUTH MORÁN MÉNDEZ. ARTI PLASTICHE.

Il lavoro di Ruth Morán `un invito ad entrare in uno spazio non limite interiore. Concepisce l’espressione pittorica come un viaggio, come una riflessione sul nostro posto nel mondo e l’esistenza. Il quadro `un gioco cumulativo come un palinsesto , un labirinto di strade, una geografia sconosciuta, onde e profondi echi, trame, maglie nebulose, che disegnano i tratti delle cosa che abita. Il disegno acquista una maggiore importanza nelle sue opere con il carattere organico e di trasmissione dell’inconscio. Con il disegno scopre e ricerca nelle forme, presenze grafiche, accumulazioni di energie interdipendenti, suoni ed espansioni.

JORGE YEREGUI. FOTOGRAFIA.

Architetto laureato presso L’Università di Siviglia  (2003), dove ottiene  la Laurea di  Estudios Avanzados (2010). Nell’attualità lavora contemporaneamente nella produzione artistica e nell’attività docente presso la scuola d’Architettura di malaga e partecipa in vari progetti di ricerca sull’urbanesimo. Le sue proposte sono state esposte in Spagna e all’estero, e da sottolineare sua recente partecipazione alla VII biennale Iberoamericana de Arquitectura e Urbanismo tenutosi a Medellin (Colombia). Sua opera fa parte d’importanti collezioni pubbliche e private.

Scarica le didascalie degli artisti in mostra: Didascalie Wip2012

Scarica il comunicato stampa: Comunicato Stampa Work in Progress 2012

Real Academia de España Roma

Piazza San Pietro in Montorio 3

tel: 06.5812806

Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 21

Ingresso gratuito.

http://www.raer.it

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


Mostra Arte Contemporanea. Paralelo 40-41.

Dal 3 fino il 23 maggio. PARALELO 40 – 41.

A cura di Magda Bellotti.

Paloma Peláez, Rosell Meseguer, Antonio Rojas, Santiago Mayo, Ángeles Agrela, Juan del Junco, Alfredo Igualador e Jorge Cano. 

Inaugurazione 3 maggio ore 19. Sala Mostre

Paralelo 40/41 è quella linea invisibile che, all’interno del globo terrestre, corrisponde alla posizione geografica di Roma e di Madrid. Una buona scusa per attribuire questo titolo a una mostra che tende a stabilire un numero ancora maggiore di legami tra le due città e le due comunità artistiche.

Per questa occasione Magda e Antonio Bellotti hanno selezionato otto artisti della galleria, quattro dei quali ex borsisti dell’Academia (Paloma Peláez, Rosell Meseguer, Antonio Rojas e Santiago Mayo) e quattro invece più giovani (Ángeles Agrela, Juan del Junco, Alfredo Igualador e Jorge Cano).

Ognuno degli artisti selezionati lavora con mezzi tecnici differenti, ma alla fine del processo creativo, anche se con risultati tecnicamente diversi, appare ed emerge un unico filo conduttore. L’identità, la memoria, la natura, l’esclusione sociale sono alcuni dei temi affrontati nell’opera dei partecipanti alla mostra.

GLI ARTISTI.

ÁNGELES AGRELA. Úbeda, Jaén, 1966

Exposiciones individuales (selección)

2011 La profundidad de la piel. Galería Magda Bellotti, Madrid

2010 Slangenmens The Glorie, Oosterbeek, Holanda

3ª Lección de Anatomía. Estudio Ammeba, Atenas, Grecia

2009 Lección de Anatomía, Galería Manuel Ojeda, Las Palmas de Gran Canaria

ART JAEN. Galería Manuel Ojeda, Jaén

2008 Superculto. Museo Barjola, Gijón

2007 Entrevista. Galería Magda Bellotti, Madrid, España

La Elegida. Galeríe d´Art des Lycées dela Borde Basse, Castres, Francia.

Contorsionistas. Galería Magda Bellotti, Madrid

2005 Los héroes. Galería Magda Bellotti, Madrid

2004 La elegida. Adhoc, Murcia

2002 Sudor y Lágrimas. Galería Magda Bellotti, Madrid

2001 Salto al vacío. Zona Emergente del Centro Andaluz de Arte

Contemporáneo, Sevilla

2000 Camuflaje. Galería Espacio Mínimo, Murcia

 

JUAN DEL JUNCO. Jerez dela Frontera, Cádiz, 1972

Exposiciones individuales (selección)

2011 Juan del Junco: Taxonomías. Sala Puerta Nueva.

Premio Pilar Citoler. Córdoba

2010 Pinturas y otras obsesiones. Galería Alfredo Viñas, Málaga

2009 El Sueño del Ornitólogo III: El Cuaderno de Campo.

G alería Magda Bellotti, Madrid

F estival OFF de PhotoEspaña ‘09

2008 El naturalista y lo habitado: trazas, huellas y el artificio

del artista. Sala Cajasol Sevilla, Sala Cajasol, Jerez

El sueño del ornitólogo II (del Phylloscopus sibilatrix ala Oxiura

jamaicensis). Centro Andaluz de Arte Contemporáneo. Sevilla

El sueño del ornitólogo. Sala siglo XXI, Museo de Huelva

2007 Haciéndome el Sueco II (Lejos del Paraiso).

G alería Deposito 14 . Madrid. Festival OFF de PhotoEspaña 07

2006 Haciéndome el Sueco. Sala de eStar, Sevilla

2005 El viaje solitario. Galería Deposito 14. Madrid

Es un mundo extraño. Galería Cavecanem. Sevilla

2003 Sociabilly. Centro de Arte UNICEF, Sevilla

2001La Patrulla RCHF01. Galería Cavecanem, Sevilla (RCHF)

 

JORGE CANO. Madrid, España, 1973

Exposiciones individuales (selección)

2006 Paint it Black. GaleríaMagda Bellotti,Madrid

2004 Ida y vuelta. Cruce, Madrid

Exposiciones colectivas (selección)

2010 Fracasso. Sala de Arte Joven dela Comunidadde Madrid

Crucero II. Galería Magda Bellotti, Algeciras

2008 Stand Off ’08. Galería Magda Bellotti, Madrid

Mostra Internacional Unión Fenosa. Certamen Internacional

de Arte Contemporáneo. A Coruña.

2007 PLATA I. Galería Magda Bellotti, Madrid

ARCO’07. Galería Magda Bellotti, Madrid

ARTESANTANDER ’07. Galería Magda Bellotti. Santander 2006

ARCO’06. Galería Magda Bellotti, Madrid

2005 S alón del carbón, CNT,La Carbonería, Sevilla

Homenaje a Sandra Rodríguez. Cruce, Madrid

Bañistas. Palacio del Marqués de Albaicín, Noja, Cantabria

2003 La guerra. Exposición colectiva, Cruce, Madrid

2002 Sobre cruces. Proyecto con Gianni Ferraro parala Fundación Municipal

de Cultura de Valladolid

 

ALFREDO IGUALADOR. Madrid, España, 1971

Exposiciones individuales (selección)

2010 Cada vez no llego más lejos que la anterior, Asociación CRUCE, Madrid

Itinerarios. Galeria Magda Bellotti, Madrid

2006 La tierra baldía. Galería Magda Bellotti, Madrid

2005 Calle Betis. Galería Rafael Ortiz, Sevilla

2004 Stormy Weather. Galería Alejandro Sales, Barcelona

2003 El Interior en Obras. Galería Magda Bellotti, Madrid

2001 Asociación Cruce, Madrid

Exposiciones colectivas (selección)

2010 Espacio Atlántico Vigo´10, Vigo.

2009 ARTESANTANDER´09, Santander

ARCO´09. Galería Magda Bellotti, Madrid

2008 Stand Off ’08. Galería Magda Bellotti, Madrid

Mostra Internacional Unión Fenosa. Certamen Internacional

de Arte Contemporáneo. A Coruña.

2007 ARCO’07. Galería Magda Bellotti. Madrid

2004 Artissima 04. Galería Lindig in Palludetto. Turín, Italia

2002La Guerra. AsociaciónCultural CRUCE

 

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SANTIAGO MAYO. A Coruña, España, 1965

2001 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales (selección)

2010 La muerte, la locura… el miedo. Galería Magda Bellotti, Madrid

2009 Tinterías. Cruce, Madrid

2007La Naval, Cartagena, Murcia

2006 Sin Título. Galería Magda Bellotti, Madrid

2003 Galería La escalera, Cuenca

G alería T 20, Murcia

2002 Galería Marisa Marimón, Orense

La cabaña del monje. Galería Magda Bellotti, Madrid

2001 Espai 13, Fundació Joan Miró, Barcelona

Museo Barjola, Gijón, Asturias

Itinerarios 93-2000. Academia de España e Instituto Cervantes, Roma

2000 Galería Amasté, Bilbao.

S ala de exposiciones dela Universidadde Málaga, Málaga

1999 Centro Galego de Arte Contemporánea, Santiago de Compostela

G alería Magda Bellotti, Algeciras

 

PALOMA PELÁEZ. Zamora, España, 1958

1988/89 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales(selección)

2010 Caprichos (a Nabokov y el ardor) Galería Magda Bellotti, Madrid

2009 Caprichos (a Nabokov y el ardor). Galería Marisa Marimón, Orense

2007 Doble movimiento descendente. Galería Magda Bellotti, Madrid

2006 Geometrías y ornamento. Galería Milagros Delicado, Cádiz

2005 Manofacturas. Galería Magda Bellotti, Madrid

2004 Jardiniére. Galería Altair, Palma de Mallorca

2003 Galería Carmen dela Calle. Jerezdela Frontera, Cádiz

2002 Flores rotas. Galería Magda Bellotti, Madrid

1999 Galería Viviana Grandi, Bruselas

1997 Cien noches.David Beitzel Gallery,New York

1993 Sueños son. Carla Stellweg Gallery, New York

Exposiciones colectivas (selección)

2001 Roma, Nuevos Caminos dela Pintura. Exp.de los becarios dela Academia

de España en Roma (1977-1990)

 

ROSELL MESEGUER. Orihuela, España, 1976

2005 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales(selección)

2010 Ovni Archive, Intermediae Matadero, Procesos de Archivo, Madrid

Manifesta 8, Espacio AV, Murcia

L´Arxiù. Batería de Cenizas… Festival de fotografía Nice

to meet you, Emergent LLeida

OVNI Archive. Galería Magda Bellotti-Photoespaña 2010 Madrid

2009 Demande de consultation. Galería Magda Bellotti, Madrid

2008 Tránsitos del Mediterráneo al Pacífico. Jardín Botánico.

U niversidad Complutense de Madrid

Demande de Consultation. FestivalLa Marde Músicas 08-Francia,

Cartagena

2007 Una película de piel XIII. Galería Marisa Marimón, Orense

Batería de Cenizas. Metodología de la defensa II Centro de arte

Contemporáneo Matucana 100 y C. C. España, Santiago de Chile

2006 Galería Change & Partner, Roma

Batería de Cenizas. Metodología de la defensa, Galería

Change & Partner, Roma

2005 Batería de Cenizas. Metodología de la defensa, Sala de la

Muralla Bizantina, Cartagena

2004 Centro de Arte Joven dela Comunidadde Madrid, Avda. de América

2003 Fundación Antonio Pérez, Cuenca

2000 Centro Cívico Cultural San Martín dela Vega, Madrid

 

ANTONIO ROJAS. Tarifa, España, 1962

1993/94 Beca dela Real Academiade España en Roma

Exposiciones individuales (selección)

2010 Frontera de Sombra. E-8 Galería, Madrid

En las Dos Orillas del Estrecho. Sala Rivadavia. Cádiz

2009 En las Dos Orillas del Estrecho. Fundación Dos Orillas. Kursaal, Algeciras

2008 Galería Bach Quatre, Barcelona

2007 Galería Juan Manuel Lumbreras, Bilbao

2006 Galería Milagros Delicado, Cádiz

2005 Voz de Atrás. Galería Alfredo Viñas, Málaga.

G alería Magda Bellotti, Madrid

2004 Horizonte y Memoria. Galería Juan Manuel Lumbreras, Bilbao

2003 Galería My name´s LolitaArt,Valencia

2001 Galeria My name´s LolitaArt,Madrid

2002 Galería Bach Quatre, Barcelona

2000 Galería Milagros L. Delicado, El Puerto de Santa María, Cádiz

1999 Galería Sibonye, Santander

La mirada oblicua. Centro Cultural del Conde Duque, Madrid

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 00153 Roma

Tel: (0039) 06 581 28 06

Fax: (0039) 06 581 80 49

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com


Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes

Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes. 24 marzo – 24 aprile

SALA MOSTRE. Inaugurazione Giovedi 24 marzo. Ore 19.

Parlano sì, le sculture. Non solo: a Roma, quelle antiche erano solitamente denominate dai cristiani “statue parlanti” e consideravano tali figure pagane l’opera del demonio, provviste di poteri demoniaci e, fondamentalmente, del potere della parola. Una molto speciale, anch’essa romana, parla e scrive, difatti. Mi riferisco a quella del Pasquino, sicuramente diabolica, situata molto vicino a Piazza Navona. Statua parlante per eccellenza, vaga nelle forme e nel soggetto, quasi cancellata nel volto e frammentata nelle forme, il torso ruotato, una tradizione leggendaria e popolare degli inizi del XVI secolo dice che si tratta dei resti deteriorati, deformati forse dal passare del tempo, della scultura di un umile e ironico sarto, mentre studi più recenti e affinati affermano che si tratta della figura di Menelao che sostiene il corpo di Patroclo. E’ probabile, ma è la prima e popolare identità del sarto quella che ci interessa adesso, perché fu il suo non apparire capolavoro, l’essere frammento impreciso, quasi cancellato, di un personaggio volgare, per nulla eroico, ciò che trasformò Pasquino nella statua parlante più celebre di Roma; e non parlava solamente lei stessa, ma si faceva eco, parlando per altri, delle critiche ironiche e amare dei romani di fronte al potere e ai potenti, i quali, come lo stesso Pasquino diceva di se stesso e che nel 1550 Antonio Lafreri registrò in una famosa stampa, faceva tremare nonostante apparisse come una figura volgare: “Io no sono (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani / ma sono quel famosísimo Pasquino che tremar faccio i Ssignor più soprano…”.  

            Così, col volto perso e un po’ ironico, anche se nulla è sicuro, il gruppo del Pasquino iniziò a parlare e non ha più smesso, come i misteriosi volti delle sculture di Bordes, teatro di facce e passioni o viceversa. E’ che Juan è solito mettere in scena le sue sculture e lì parlano fra di loro e per chi voglia ascoltare o leggere. Non solo: in certe occasioni, nei fusti delle sue sculture o sotto le teste-capitelli delle sue opere ci sono solitamente testi o nomi, alla maniera dei pasquini che circondano la statua romana. C’è del teatro nei volti e le facce creano e provocano una scena, e anche uno scenario, come gli idoli sopra le colonne della sala del Campidoglio. Voglio dire che, se non fosse eccessivo da parte mia, mi piacerebbe affermare che tali sculture e gruppi di statue e volti, raggruppati come in una scena teatrale, teatro esse stesse, stanno ordinando o reclamando uno spazio architettonico, un progetto immaginario. Non per niente anche Juan è architetto e come architetto si è confrontato innumerevoli volte coi racconti e le contaminazioni ibride e storiche, espressive e teoriche, che tra scultura e architettura esistono e sono esistite; le ha anche fatte scendere dai loro piedistalli per farle passeggiare, recitare o parlare in spazi pubblici e urbani, trasformando la città in teatro la cui scena è occupata dalle sue opere, dando notizia di ciò che non si può dire con presenze inquietanti. Lo ha fatto il Canaletto, portando a terra i cavalli di San Marco in un memorabile dipinto e, soprattutto, Rodin. Dopo, quasi tutti.

            In ogni caso, si può dire che le sue teste e i suoi torsi, raggruppati in serie tematiche e disposti su fusti, alcuni scritti, parlanti, costituiscono una specie di inesauribile trattato di ordine architettonico, antropomorfico, sculture essi stessi, che stabiliscono rapporti teatrali e scenografici tra di loro, reclamando e costruendo architetture che possono risultare effimere, o magari è quella la loro maggiore qualità, che si tratti dello spazio del laboratorio o della galleria, della collezione o della città. Spesso lo stesso Bordes le ha fotografate (un’altra delle sue passioni) così nel suo laboratorio, inteso come laboratorio teatrale, provando ogni scena di un’opera che continua a farsi, a dirsi, a scriversi. Gioco teatrale ed effimero, illuminato a volte in maniera drammatica, con luci di fuochi e marcati contrasti tra le fiamme, opere, silenzi e oscurità, come sarebbe avvenuto con una fotografia delle sue cabezas de pasión (1987-1988). Ma sono molte le fotografie delle sue opere nel laboratorio ad avere tale particolare condizione di prove teatrali delle quali l’artista è un solitario e privilegiato spettatore. Di fatto, il laboratorio, come la casa dell’artista, è sempre un autoritratto. E’ là, quando le sculture e gli ordini occupano lo spazio, quando entrano in scena, il luogo nel quale reclamano un luogo, l’architettura. Disciplina, quest’ultima, cui non si può mai prescindere nel caso del Bordes scultore, sia per quanto riguarda i suoi interventi su edifici concreti, come quelli disegnati con Óscar Tusquets, o negli impliciti omaggi e riflessioni che hanno realizzato alcune delle sue opere di e con l’architettura, a partire da una serie di strani obelischi (1978), passando per la rappresentazione allegorica della figura dell’architetto (1983) o la riflessione su Juan Caramuel e la sua architettura retta e obliqua (1984) sino alle narrative e ai pezzi eccezionali di un arciere con piramide (1982); dalla sua affascinante moglie in forma metaforica di colonna unita a un obelisco (1982) alle cariatidi per un mobilio (1983) sino alla rappresentazione musicata dell’allegoria dell’architettura e del giovane architetto (1988) che danza intorno alla colonna spezzata come se la rovina fosse l’origine stessa di un progetto, senza dimenticare la composizione più drammatica dedicata alla costruzione, intreccio di impalcature che supportano l’attività dei costruttori, anche se ricordano pure, per la loro vuotezza e ortogonalità, le scenografie per balletto di un Adolphe Appia. Se del Pasquino Gian Lorenzo Bernini arrivò a dire, con sorpresa e irritazione di chi lo ascoltava, che era la scultura più bella che conosceva (di fatto l’attribuiva a Fidia), dicendo che “mutilato e rovinato com’è, il resto della bellezza che ha di per sé è percepita solo da chi ne capisce di disegno”; dal canto suo, Bordes ha scritto (come chi di disegno ne sa) dei suoi volti-pelli-acconciature-ritratti-maschere, che sono di per se stessi teatro e si muovono come se stessero in scena, raggruppandosi nei modi più svariati, elenco e collezione di comportamenti, emozioni e passioni che “i tormenti interiori screpolano la superficie della maschera. Solchi di angustia, striature di ingenuità, finissime smagliature di un insieme che somma ansie a deliri: è il disegno laborioso di un tempo personale che lascia una scia di ricordi”. Il volto e la pelle delle sue sculture come teatro, ossia un’opera che è teatro nel teatro, come esiste il quadro dentro al quadro, e che Bernini a suo tempo già mise in azione col tempo che ammirava il Pasquino. Ma la cosa più affascinante del capoverso di Juan, pubblicato nel suo già menzionato e minuto Libro de Fisonomía, è che la propria precisione e la bellezza è una specie di trappola nella quale tutti, inevitabilmente, dobbiamo cadere, perché lo scultore non solo è un privilegiato spettatore e creatore della propria opera e delle bozze previe nel laboratorio, ma che oltretutto scrive circa la sua opera prima che chiunque altro possa farlo, guidandoci con anticipo, confondendoci tra fumi, fiamme e luci, spazi drammatici o festivi, tra i suoi idoli di una sala immaginaria che è il proprio laboratorio, Roma, la sua ragnatela.

Magari non c’entra niente, ma poco più di un anno fa ci incontrammo fortuitamente nel suo laboratorio di sogni, nella sua casa immaginaria di artista, a Roma. Una coincidenza in più fra le tante dopo lunghi anni di amicizia e di incontri fortuiti. Lì mi fotografò per caso insieme al Pasquino e anche di fronte alla porta dell’Accademia dei Virtuosi nel Pantheon, con una edizione di Vitruvio tra le mani, mentre guardavamo le parole che s’erano dette sull’architettura nel XVI secolo e delle quali Claudio Tolomei si lamentava del fatto che “se ne vanno in fumo”. Durante la notte, furtivamente, feci mio un piccolo frammento di marmo verde del piano dell’altare della Cappella Raimondi, opera del Bernini, a San pietro in Montorio. E’ ancora con me. Se avesse conosciuto questa piccola storia, non so cosa avrebbe scritto Lombroso.

Capitò già, in senso metaforico o reale, a Italo Calvino quando, in Se una sera d’inverno un viaggiatore (1979), scriveva: “Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso”. Autore e spettatore allo stesso tempo, Calvino scrive con difficoltà perché ciò che la sua scrittura dice e fa non gli lascia vedere ciò che scrive, pur sapendolo con anticipo, provocando coscientemente la situazione: le figure e le forme create dalle sue parole occupano lo spazio della scrittura, delle parole, e l’autore si confronta con esse, con ciò che scrive e mentre le scrive, le pensa mentre le crea, riflette sulla propria riflessione, scrive sul proprio scrivere, ascolta ciò che le parole dicono. Come succede a Juan Bordes e alle sue sculture, che si esprimono e parlano.

Delfin Rodriguez  (Catedratico di Storia dell’Arte presso l’Università Complutense di Madrid)

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JUAN BORDES CABALLERO 

Nato a  Las Palmas di Gran Canaria, Architetto presso ETS d’Architettura di Madrid. Appassionato per la scultura, la sua tesi di dottorato sarà: La scultura come elemento di composizione dell’edificio. Dal 2006 Accademico presso l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando e dal 2010 Delegato della Calcografia Nazionale presso l’ Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando. Borsista dell’Accademia Reale di Spagna. Ha realizzato mostre personali e collettive in diversi paesi come la Spagna, Stati Uniti, Venezuela, Cuba o Francia. I suoi progetti di scultura monumentale si possono ammirare a Washington, Las Palmas di Gran Canaria, Bordeaux, Tenerife, Barcellona, Madrid, ecc.

Le sue opere formano parte di collezioni pubbliche e private, tra cui: Artium, Vitoria, Col.lecciò March. Art Espanyol Contemporani. Palma de Mallorca, Centro Atlántico d’Arte Moderno. Las Palmas di Gran Canaria, Museo d’Arte Contemporaneo di Caracas. Venezuela, Museo d’Arte Contemporaneo, Siviglia, Biblioteca Nazionale. Madrid, Collezione Renfe. Madrid, Collezione Mapfre. Madrid, Collezione Fenosa, Università di Valencia, Collezione d’ Arte Contemporaneo di Castilla-La Mancha, Museo Popolare d’ Arte Contemporaneo, Villafamés, Castellón, Associazione Canaria degli amici dell’ Arte Contemporanea, Santa Cruz di Tenerife, Ordine degli  Architetti di Las Palmas di Gran Canaria

Per saperne di più www.juanbordes.com

 

Piazza San Pietro in Montorio 3

00153 Roma

Inaugurazione 24 marzo Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 


MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea

16 FEBBRAIO- 15 MARZO. SALA MOSTRE

INAUGURAZIONE . MERCOLEDI 16 FEBBRAIO ORE 19.

MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea.

Il colletivo NOPHOTO ha rivisitato la Spagna contemporanea, è giunto in quel luogo intimo per percorrerlo, abitarlo, camminarvi e popolarlo.

“Aquì y Ahora” / “Qui e Adesso” è un progetto collettivo, composto da tredici interpretazioni personali dei temi, antichi e moderni, che definiscono la Spagna contemporanea: immigrazione,  turismo, acqua, territorio, gente, abitazioni, matrimoni, memoria familiare,  moto, tori, religione e bar.

Il progetto è stato già esposto nell’Hubei Museum nella città di Wuhan in Cina nel settembre 2008.

 

 

I FOTOGRAFI:

CARLOS LUJÁN (1975, Valenza, Spagna)

Carlos Luján ha studiato Immagine e Suono, e in seguito Fotografia, alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2002 e il Nuovo Talento Fnac della Fotografia 2004. Ha ottenuto borse di studio dal Collegio di Spagna a Parigi e dall’Art Visual. Collabora abitualmente con riviste nazionali e internazionali (GEO, Marie Claire, El País Semanal, Financial Times, ecc). Fra le tante mostre realizzate, ricordiamo quelle all’Accademia di Belle Arti di Madrid, all’Istituto Cervantes di Parigi, al Rencontres de Arles e all’ARCO (Stand del Ministero della Cultura).

I suoi progetti personali toccano sempre tematiche di attualità di diversi ambiti sociali.

 «TARDE DE TOROS»

 Durante il Medioevo, la corrida a cavallo era un passatempo aristocratico. Tale passatempo fu chiamato «suerte de cañas». Intorno al XVIII secolo, tale tradizione venne abbandonata e la gente del popolo inventò la corrida a piedi. Francisco Romero fu la figura chiave che gettò le basi e le regole di questo nuovo sport. Per gli appassionati, le corride coi tori sono, naturalmente, ben più che uno sport, per non parlare –è ovvio- della sfida che il confronto tra uomo e bestia presuppone. Alle cinque del pomeriggio, tre «matadores», i loro aiutanti e i «picadores» entrano  nell’arena al ritmo del paso doble. A partire da questo momento, tutto ciò che avverrà sarà sacro…

CARLOS SANVA (1978, Madrid, Spagna)

Carlos Sanva si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid). Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2006 ed è stato selezionato al concorso di fotografia Purificación García 2007. Ha realizzato mostre a Madrid, al Canal de Isabel II, al Circolo delle Belle Arti e al Festival PhotoImagen Guatemalteco. La sua opera è presente nelle collezioni Atrium, al Ministero della Cultura e nella Comunità di Madrid.

I suoi progetti personali riguardano la certezza del fatto che il mondo è molto strano e sono delineati da una profonda ironia che mette in discussione determinati codici sociali.

 «49 cc»

E’ un progetto che mette in rapporto i concetti praticamente inscindibili di ciclomotore e adolescenza nella Penisola Iberica. Il ciclomotore (quasi una moto) è il sistema di trasporto minimo motorizzato omologato dalle attuali normative di traffico. Allo stesso modo, l’adolescente (quasi un adulto) nel proprio transito verso la maturità, comincia a essere riconosciuto dal resto della società come un’unità sociale indipendente. Il ciclomotore sottolinea la vicinanza dell’entrata nell’età adulta, espande le possibilità di spostamento –permettendo al giovane di allontanarsi autonomamente dall’epicentro familiare-, agisce da catalizzatore delle relazioni sociali –generando una sensazione di appartenenza a un gruppo concreto- e ridefinisce lo spazio pubbico in un contesto relazionale spontaneo ed esclusivo del gruppo.

EVA SALA (1974, Madrid, Spagna)

Eva Sala si è laureata in Pubblicità e Pubbliche Relazioni all’Università Complutense di Madrid. Ha seguito corsi fotografici all’IMEFE di Madrid. Collabora con l’Area di Pubblicazione e Produzioni Audiovisive del Circolo delle Belle Arti di Madrid. Ha ottenuto la borsa di studio del Seminario di Fotogiornalismo di Albarracín (Teruel, Spagna). Collabora abitualmentea con riviste come Minerva, Marie Claire, Elle, Mía, El Duende, Ronda Iberia… Ha realizzato proiezioni per PHotoEspaña, Sevilla Foto ed Encuentro Fotográfico de México, e mostre nella Reale Società Fotografica di Madrid. La sua opera è presente nella Galleria di Fotografia Contemporanea Luzdia (Madrid) e parzialmente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano il rapporto del corpo umano con la natura, come pure gli equilibri e le tensioni che possono crearsi tra di essi. Negli oggetti fotografati ricerca storie intime che quest’ultimi evocano.

 «LITANIA »

1. Preghiera cristiana che si fa invocando Gesù Cristo, la Madonna o i Santi come mediatori, enumerandoli in maniera ordinata.

2. Processione che si svolge comunemente per una preghiera collettiva cantando le litanie. La Settimana Santa è la festività cristiana che si celebra per ricordare la Passione e la morte di Cristo. Sono famose le processioni, nelle quali gruppi di persone camminano sollenemente e lentamente portando con loro immagini collegate alla Passione di Cristo. Particolarmente popolari sono le celebrazioni in Andalusia. Queste immagini furono prese dalla città di Granada. Le mogli appartenenti alle confraternite partecipano alle sfilate vestite interamente di nero e si coprono le testa e le spalle con una mantellina, un drappo merlettato nero. Nelle mani portano un rosario, un insieme di grani che si utilizza per pregare in maniera ordinata

IÑAKI DOMINGO (1978, Madrid, Spagna)

Iñaki Domingo sì è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid), E’ stato finalista al Descubrimientos PHotoEspaña 2002, menzionato al Premio KLM Paul Huf Award 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam, e borsista alla Joop Swart Masterclass. Collabora abitualmente per vari media, case editirici, agenzie pubblicitarie e istituzioni. Ha realizzato mostre allo Injuve, al Madrid Abierto e a Łódź Fotofestival di Polonia. I suoi progetti personali indagano l’uso della fotografia come chiave di volta per l’introspezione, e in essi utilizza il loro proprio contesto per toccare concetti diversi rapportati alla fragilità dell’esistenza contemporanea. 

«VÍA DE LA CRUZ» 

Sin dall’infanzia, la casa di Via de la Cruz, a Maiorca, era il luogo nel quale la mia famiglia passava le vacanze estive. Era uno spazio, fisico e mentale, che ci permetteva di mettere da parte le preoccupazioni del resto dell’anno e di dedicarci alle cose semplici della vita: prendere il sole, ridere, condividere i pasti, farci il bagno, camminare insieme, riposare… L’estate scorsa dovemmo vendere la casa. Queste immagini sono il frutto dell’ultimo viaggio che feci in quel posto, assieme alle mie sorelle. Lo spazio non era rilevante di per sé, bensì tutti i ricordi che in esso si trovavano: la memoria della mia infanzia, della quale sono erede.

JONÁS BEL (1978, Madrid, Spagna)

Jonás Bel si è laureato in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid) e si è diplomato in Soggetto e Regia di Cinedocumentario all’Istituto del Cine-NIC di Madrid. Ha svolto studi di Fotografia Professionale e Digitale all’EFTI (Madrid). E’ autore e produttore televisivo per trasmissioni sportive e collabora abitualmente per le produzioni Zeppelin TV, Guadiana Produzioni e Vector-3. E’ stato finalista al concorco fotografico di Purificación García 2003. Ha svolto, fra le tante, proiezioni al Sevilla Foto, PHotoEspaña y GetxoPhoto, e mostre all’ARCO 2004, al Matadero Madrid e nella KGalería di Lisbona.

 I suoi progetti personali sono incentrati sul quotidiano, e in essi ricerca, sottoforma di documentario, punti di raccordo tra la fotografia e il video.

«EL PALENTINO»

 La Spagna è piena di bar, nello specifico uno ogni 134 abitanti, il doppio della media dell’Unione Europea. La vita degli spagnoli gira attorno ai bar. C’è sempre un bar nelle vicinanze nel quale mangiare qualcosa, prendere un caffé dopo aver mangiato o un drink durante la notte. Tutte le mattine la gente va a prendere il caffé a El Palentino. Nulla di strano, è una cosa che si fa tutti i giorni in un tipico bar di Madrid. Il posto non racchiude nulla di particolare, ma da anni mi piazzo di fronte a esso allo stesso modo in cui uno scrittore affronta un foglio bianco, vedendolo come una superficie sulla quale riversare le mie inquietudini e proiettare la tematica del lavoro: il tram tram, ciò che solitamente viene omesso nel discorso storiografico documentale, il rumore di fondo.

JORQUERA (1972, Porriño, Pontevedra, Spagna)

Ingegnere Agronomo laureato all’università Politecnica (Madrid), ha lavorato con Luis Asín e nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto per due anni, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (fra tutti, Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola). Ha ottenuto le borse FotoPres 2007 y Ángel de Fotografía 2007. Ha realizzato mostre all’Escaparate di San Pedro (Madrid) e al Festival FotoNoviembre (Tenerife). Nell’anno 2002 lavora sulla Cina e nel 2008 centra il suo progetto nella città di Wuhan. I suoi progetti personali riguardano l’esperienza soggettiva, la notte e il difficile rapporto con universi nell’attimo di scomparire o mutare. Si definisce un editore di progetti impossibili sottoforma di libri unici come Cuaderno Número Cero, Cuaderno de China e Tao.

«METRO DE MADRID»

 Il compito è semplice: fotografare quelli che entrano nella stazione della metro di Legazpi di Madrid. Dallo stesso punto, sulle scale d’entrata, ogni giorno tra le sette e le otto di mattina. E anche registrare i suoni, i loro commenti, i passi che scendono le scale, il clic della macchina fotografica… Con l’intento di unire immagini e suoni in una proiezione.

JUAN MILLÁS (1975, Madrid, Spagna)

Juan Millás si laurea in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid). E’ stato menzionato al Premio KLM Paul Huf 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam. Ha ottenuto una borsa di studio grazie al Fotomuseum di Winterthur (Svizzer) come fotografo partecipe di Plat(t)form 08 e rappresentato dall’agenzia italiana Grazia Neri di Milano. Ha realizzato mostre all’Istituto Valencia d´Art Modern (IVAM), alla Fundación Astroc di Madrid, al Centro Cultural Conde Duque di Madrid, nelle gallerie delle varie sedi della Fnac in Spagna e nella Galleria Oliva Arauna di Madrid. La propria opera è presente nelle collezioni dell’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM), in quelle del Patrimonio Artistico dell’Università Autonoma di Madrid, nella Fondazione dei Trasporti su Rotaia Spagnoli e in altre collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la casualità, ciò che è disordinato e la possibilità di tracciare sentieri di senso attraverso la narrazione fotografica.

EDUARDO NAVE (1976, Valenza, Spagna)

Eduardo Nave ha studiato Fotografia alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto vari premi ed è risultato finalista in altrettanti altri (su tutti, il Premio Fujifilm Euro Press Photo Awards 2004, FotoNoviembre e Purificación García). Ha ricevuto borse di studio dalla Scuola Nazionale di Fotografia di Arles (Francia), dal Collegio Spagnolo a Parigi, dalla Fondazione Marcelino Botín e la Casa di Velázquez. Ha realizzato mostre alle fiere di ARCO, Maco, Rencontres de Arles, Paris Photo, Dfoto (San Sebastián) e Photo London, come pure nell’Istituto Cervantes di Parigi e nel Centro Culturale Conde Duque, a Madrid. La sua opera è presente nella Galleria Estiarte, e fa parte delle collezioni del Ministero della Cultura, della Famiglia Cartier-Bresson, del Congresso dei Deputati, della Fondazione Ordoñéz-Falcón, del Banco di Sabadell e di quelle del Municipio di Madrid, di Tenerife, Alcobendas e di collezioni private.

I propri progetti personali riguardano luoghi dove sono avvenuti eventi rilevanti e la possibilità che gli spazi serbino ricordi di ciò che vi avvenne.

«PENÍNSULA»

 «Attendevo con allegra emozione tutto ciò che avrei potuto trovare o scoprire durante la passeggiata». La passeggiata. Robert Walser.

 «Península» è un viaggio intrapreso da due fotografi, concepito come una lunga passeggiata dal mar Mediterraneo fino all’oceano Atlantico. Il progetto non ha alcuna finalità da un punto vista etnografico o antropologico, né pretende di documentare aspetti della geografia fisica di un territorio. La dimensione che entrambi i fotografi hanno voluto esplorare è l’orizzonte dei fenomeni britannici, di ciò che succede per caso: una forma di casualità le cui leggi ignoriamo, per dirla alla Borges, come l’ultimo dei paesaggi non cartografato. Con tale intenzone sono usciti a passeggiare attraverso la Penisola, per dissolversi e perdersi nell’osservazione degli oggetti, fotografare le cose viste e annotare, sempre (come se questo svelasse l’arcano), la latitudine e la longitudine delle manifestazioni che il caso ha disposto lungo il proprio cammino.

JUAN SANTOS (1968, Cáceres, Spagna)

Laureato in Ingegneria informatica all’Università di Valladolid, Juan Santos ha ricevuto il Premio Culturas 2008 (Premi per il Dialogo Interculturale) dal Ministero della Cultura. E’ stato selezionato per Descubrimientos di  PhotoEspaña 2002 e 2003. Ha pubblicato in El País Semanal, Público e Newsweek. Ha realizzato mostre in festival come FotoNoviembre,  PHotoEspaña e GetxoPhoto, come pure nelle sale del Cuartel del Conde Duque, il Circolo delle Belle Arti e il Canale di Isabella II, a Madrid. Ha anche svolto interventi in strada a partire dalla fotografia («La noche de las palabras», a Gijón, 2005; «Palabras Cruzadas», in PhotoEspaña 2005, a Madrid e «Palabras que guardan abismos», in GetxoPhoto 2007, a Getxo).

I suoi progetti personali riguardano la comunicazione e i segni, e trattano i vari livelli concettuali e le possibilità di lettura delle immagini.

«NATURALEZA MUERTA»

Il paesaggio frapposto: la semplice aggiunta di un’icona così poderosa come una croce nel punto chilometrico segna il tutto in maniera tale che la nostra percezione circa questo spazio naturale cambia immediatamente, producendo un’interruzione nel paesaggio dovuto a un fatto tragico o alla rappresentazione di quest’ultimo.

 

 

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JUAN VALBUENA (1973, Madrid, Spagna)

Laureato in Fisica Teorica alla UAM (Madrid), Juan Valbuena coordina l’iniziativa “Proyecta”, è professore del seminario «La fotografía como proyecto personal» e dirige la casa editrice Phree. E’ stato commissario di mostre della sessione di proiezioni «Naturaleza» (PHotoEspaña 2006) ed editore fotografico del 7° numero della rivista Ojo de Pez. Ha ricevuto il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2001, il premio tedesco Lead Award 2008, la borsa FotoPres della Fundació La Caixa 2001, la borsa  Generación de CajaMadrid 2002, la borsa-soggiorno nella Galleria Atelier di Visu (Marsiglia, Francia) ed è stato nominato per il  World Press Photo Masterclass 2004. Ha realizzato mostre in PHotoEspaña 2008, all’Istituto Cervantes di Madrid e di Beirut, all’Escaparate de San Pedro, nel Centro Culturale della Fondazione La Caixa di Barcelona, nel Museo di Storia di Valenza, nel Festival des Itinéraires de Photographes Voyageurs di Bordeaux e nella Pinacoteca Provinciale di Bari, in Italia.

I suoi personali progetti riguardano il territorio, il viaggio e la memoria e sono contaminati da altre discipline come la stampa, il video e la letteratura.

  «MADRE»

Una (ri)costruzione dell’album familiare dello stesso fotografo che racconta, tra le righe, la storia della Spagna e la storia della fotografia attraverso la vita della madre: l’infanzia in un ambiente rurale; gli sforzi per diventare maestra; l’emigrazione, insieme alla sua nuova famiglia, a Madrid; il lavoro di più di 25 anni in un prestigioso collegio elitario e l’attuale ritorno al paese ogni fine settimana per prendersi cura dei nonni materni.

MATÍAS COSTA (1973, Buenos Aires, Argentina)

Giornalista all’Università Complutense (Madrid),  Matías Costa ha ricevuto il Premio World Press Photo in due occasioni, il Premio Leica Ville di Vevey, il Premio Unicef e il Descubrimientos PHotoEspaña 1998. E’ stato borsista per la Fondation Hachette, la Fundació La Caixa, il Ministero della Cultura e per la Joop Swart Masterclass. Ha fatto parte dell’Agence VU a Parígi e di Panos Pictures a Londres. Collabora abitualmente con: il New York Times, Geo, La Repubblica, Newsweek e Time Magazine. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña, per la Biennale di Mosca, per Visa pour l’Image, per l’Arco e per Rencontres de Arles, come pure per la Leica Gallery, per la Casa Encendida, per il Centro de la Imagen de México e per il Sorlandets Museum, in Norvegia. La propria opera è presente nelle collezioni del Minstero della Cultura, nella Comunità di Madrid, al Rotterdam Photographic Institute, al Museo della Fotografia di Mosca e in collezioni private.

I suoi progetti personali riguardano la ricostruzione personale, in seguito alla perdita e alla ricerca dell’identità della geografia e della storia.

 «EXTRAÑOS»

«Extraños» è un progetto fotografico che documenta l’arrivo dell’immigrazione clandestina in Europa. L’autore ha lavorato a questa serie per quattro anni in Spagna, Italia e Francia, riunendo un ampio materiale fotografico sulle frontiere di tali paesi, dove si producono le tensioni territoriali che conosciamo come il fenomeno dell’immigrazione.

MARTA SOUL (1973, Madrid, Spagna)

Marta Soul ha realizzato studi di Fotografia e Disegno e ha ricevuto premi e menzioni come quelli della Real Sociedad Fotográfica (2003), quello dell’Injuve (2003), quello di Purificación García (2004 e 2006) e quello del Certamen Unicaja de Fotografía (2007). Ha ricevuto borse di studio da: Consejería de las Artes de la Comunidad de Madrid (2005), Obra Social La Caixa FotoPres 07 e Madrid Procesos Redes de AVAM (2007); ha anche ricevuto la borsa di studio creativa di Iniciarte 2008, della Junta de Andalucía. Ha realizzato mostre presso il Canal de Isabel II, il Cuartel del Conde Duque, il Círculo de Bellas Artes e l’Arco, a Madrid, al CaixaForum di Barcellona, al Bienal de Fotonoviembre (Tenerife), al Łódź Fotofestival di Polonia e al Fotomuseum Winterthur (Svizzera). La sua opera è rappresentata dalla Galería Visor de Valencia.

 I suoi progetti personali riflettono sull’interazione tra l’immagine e la realtà, nel senso della loro reciproca influenza, partendo da ruoli consolidati di identità, sessualità e apparenza all’interno della società attuale.

 «NUEVAS FAMILIAS»

 La familia continua a essere il nucleo di base dello sviluppo vitale. Un tema sempre al centro del dibattito politico, a partire dal modello traidizionale di fronte ai cambi che, senza dubbio, avvengono in qualsiasi società in via di sviluppo. In questa serie di foto, si vuole semplicemente documentare la presenza di diversi tipi di famiglie in un quartiere di Madrid, Legazpi, in piena trasformazione urbanistica. Così facendo, troviamo dalla coppia senza figli a quella che ne ha già tre, che è già considerata una famiglia numerosa. La fotografa ha scelto un modo di ritrarli ispirato al ritratto del diciannovesimo secolo, nel quale la famiglia posava in maniera sobria e altiva allontanandosi dalla naturalità, per riflettere una certa rispettabilità e un certo status. Con lievi variazioni che traducono la realtà attuale, come il fatto di posare tutti nelle proprie abitazioni e non in uno studio, o il cambio della posizione della donna, che non compare più necessariamente seduta col bebé in braccio.

 PACO GÓMEZ  (1971, Madrid, Spagna)

Laureato in Ingegneria Civile presso la UPM (Madrid), Paco Gómez ha lavorato per otto anni nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola, fra tutti). Ha ricevuto il Premio CajaMadrid 1999, il Premio Injuve 2001 e il premio al fotografo rivelazione PHotoEspaña 2002 e ha ricevuto una borsa di studio dalla Kafka Society (Praga, 2003). Collabora abitualmente con El País Semanal, Vanity Fair, Rolling Stone, Matador, El Semanal, Calle 20 e Público. Ha realizzato mostre nella Sala Amadis (Madrid), nella Galería Esther Montoriol (Barcelona), al Festival Fotofo (Bratislava), all’AVA Gallery (Madrid) e al Palacio de Sástago (EXPO de Zaragoza 2008). Ha svolto mansioni di commissariato e di disegno espositivo per l’Instituto Cervantes, per il Matadero di Madrid e per la sede dell’UNESCO di Parigi, ecc. Fa parte di AgeFotostock e di PhotoGalería, e la sua opera è presente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la creazione di mondi paralleli attraverso i sogni, la ricerca documentaria e la finzione con parvenza di realtà.

«MARES DE INTERIOR»

Dominare e maneggiare l’acqua è sempre stata una necessità dell’uomo. La Spagna, per via della sua situazione geografica, è un paese arido; all’arrivo delle piogge, l’acqua trattenuta dalle grandi dighe calma la sete. L’imprescindibile lavoro dell’ingegneria civile è associata alla distruzione del paesaggio. Tuttavia genera paesaggi di grande bellezza, preserva zone vergini dall’azione umana e avvicina l’utopia del mare all’interno della Penisola.

TANIT PLANA (1975, Barcellona, Spagna)

Laureata in Comunicazione Audiovisiva all’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona) e menzionata in PHotoEspaña 2006 per Prótesis, miglior libro fotografico, Tanit Plana ha ricevuto anche il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2002, la borsa di studio FotoPres 2001, la borsa di arti plastiche della Ciutat d’Olot 2004 ed è stata nominata al Joop Swart Masterclass 2004. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña 2003, al Festival Terre d’Images 2004 (Biarritz), alla Primavera Fotográfica di Barcellona nel 2002 e nel 2004, e all’interno del Festival Publicitario di Cannes. E’ stata commissario e membro del comitato organizzatore del Festival Scan 2008 (Tarragona). Collabora abitualmente con agenzie pubblicitarie ed è professoressa di Espressione Fotografica al corso di laurea in Pubblicità, dell’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona), al Trinity College (Barcellona) e nel Master in Pubblicità della Escuela Elisava (Barcellona).

 I suoi progetti personali riguardano l’umano, con particolare interesse verso i rapporti familiari e i vincoli e i bisogni affettivi tra le persone.

 «ESPOSAS»

 «Esposas» è un progetto che vuole dare voce all’esperienza femminile del matrimonio. Nasce come risposta a un momento di commozione personale, nel quale l’autrice prende coscienza, attraverso la propria esperienza di vita, che essere una donna sposata non ha niente a che vedere con le fantasie elaborate fino al giorno del matrimonio. Nasce anche la necessità di condividere, attraverso la fotografia, tale inquietudine e di cercare risposte in altre donne con maggiore esperienza rispetto a lei.

L’obiettivo del progetto è di plasmare, con una serie di ritratti, ciò che a livello emozionale si è trasformato nel lasso di tempo tra il giorno del matrimonio e oggi. Per portarlo a compimento, propone a varie donne sposate di svolgere un rituale che ha, come nodo centrale, il vestito da promessa sposa. Egli vede questo indumento come un feticcio nel quale si materializzano tutte le fantasie culturali e personali che hanno (e hanno ereditato) le donne rispetto al matrimonio.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione 16 Febbraio Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 

 



JAE: Giovani Architetti della Spagna. MOSTRA ARCHITETTURA

MERCOLEDI  12 gennaio – LUNEDI 31 gennaio. ARCHITETTURA

INAUGURAZIONE 12 GENNAIO / ORE 19 / SALA MOSTRE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3

 

La Mostra “Jóvenes Arquitectos de España. Una ventana a lo ignorado” patrocinata per il Ministerio de la Vivienda e con la collaborazione di AECID (Agenzia Spagnola per lo Sviluppo e la Cooperazione). A Cura degli architetti Jesús M.Aparicio e Jesús Donaire la mostra c’è stata presentata a New York, Parigi, Brussels, Madrid o Stoccolma.

È nata come un concorso pubblico aperto a tutta l’architettura giovane spagnola. Durante la prima fase si sono presentati oltre 700 progetti, da cui sono stati scelti più di 60, per una giuria internazionale di prestigiosi architetti e critici dell’architettura.Ci sono progetti originari di tutta la Spagna che rappresentano una eccezionale selezione di qualità del lavoro realizzato per la  nuova generazione d’architetti spagnoli.

Con questa mostra si pretende aprire una finestra al lavoro dei nostri giovani architetti, che si fondamenta nel rigore e la preocupazione dell’ambiente culturale o naturale dove si svolgono i suoi progetti.

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Elenco degli architetti selezionati per la mostra:

 

aceboXalonso: Victoria Acebo y Ángel Alonso

Asier Acuriola Barrio y Amaya El Busto Sáenz

Pedro Pablo Arroyo Alba

Arroyo + Pemjeam arquitectos: Carmen Rodríguez Arroyo y Rodrigo Pemjean Muñoz

César Azcarate Gómez

Carlos Ballesteros Alarcón

Julio Barreno Gutiérrez

José Luis Bezos Alonso

Jacobo Bouzada Jaureguízar

Pedro Bustamante Aguilar y Javier Camacho Diéz

CadavalSolà Morales: Eduardo Cadaval y Clara Sola‐Morales

Pilar Calderón y Marc Folch

Amaia Casado e Ibón Salaberria + Alejandro Mitxelena

Casanova + Hernández Arquitectos: Helena Casanova García y Jesús Hernández Mayor

Izaskun Chinchilla Arquitectos: Izaskun Chinchilla Moreno

CH+QS Arquitectos: Jose María de Churtichaga y Cayetana de la Quadra‐Salcedo

Francisco Cifuentes Utrero

Creus e Carrasco arquitectos: Juan José Creus Andrade y Covadonga Carrasco López

dataAE: Claudi Aguiló Arán, Martí Sanz Ausás y Albert Domingo Ollé

Manuel de Lara Ruiz

Raúl del Valle González y Artemio Fochs Navarro

Alexis López Acosta y Xavier Iván Díaz Martín

DMGarquitectura: Daniel Díaz Font y Belén Martin‐Granizo López

dosmasunoarquitectos: Ignacio Borrego, Néstor Montenegro y Lina Toro

Ensamble Estudio: Antón García Abril

José Miguel Esteban Matilla

Lucas Galán Lubascher y Roberto Fernández Castro

Héctor Fernández Elorza

Enrique FernandezVivancos González

Arturo Franco Díaz

Iñaki Garai Zabala

Estudi GRV Arquitectes: Cristina Gastón Guirao, Isidre Roca Burés y Xavier Vidal Manzano

Miguel Guitart Vilches y Loreto Martínez Marta

H Arquitectes: David Lorente Ibáñez, Joseph Ricart Ulldemolins, Xavier Ros Majó y Roger Tudor Galí

HidalgoHartmann: Jordi Hidalgo Tané

José María Hurtado de Mendoza y María Hurtado de Mendoza

ICA arquitectura: Iñaqui Carnicero Alonso‐Colmenares, Alejandro Virseda Aizpun e Ignacio Vila Almazán

Andrés Jaque Arquitectos: Andrés Jaque Ovejero

José Luis León Rubio

llps arquitectos: Juan Llorente Orejas, Eduardo Pérez Gómez y Miguel Ángel Sánchez García

ACTA: Francisco Javier López Rivera y Ramón Pico Valimaña

José Antonio Lozano García

BGM arquitectos: Fernando Mora Martín

Moisés Royo Márquez y Paola Morales Orantes

Alberto Morell Sixto

Carmen Moreno Álvarez

Alejandro Muñoz Miranda

Manuel Ocaña del Valle

Felipe Palomino González

Peñín Arquitectos: Pablo Peñín Llobell y Alberto Peñín Llobell

Javier PerezHerreras y José Vicente Valdenebro García

Carlos Pesqueira Calvo y María del Val Vázquez Sequeiros

Picadode Blas Arquitectos: Ruben Picado Fernández y María José de Blas Gutiérrez de la Vega

PO2 Arquitectos: Marcos Parga e Idoida Otegui

QVE Arquitectos: José María García del Monte y Ana María Montiel Jiménez

Alberto Rubio Yuste

SabinBlanco arquitectos: Patricia Sabín y Enrique M. Blanco

José María Sánchez

Suárez Santas Arquitectos: Asier Santas Torres y Luís Suárez Mansilla

Luis Úrculo Cámara

Elisa Valero Ramos

WilkSalinas Architekten y Thomas Freiwald: Gilbert Wilk y Ana Salinas Mata + Thomas Freiwald

 

 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE.

Orario  (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387


MOSTRA ZOO. FUTURE PERSPECTIVES. IX FESTIVAL INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA DI ROMA

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VENERDI 24- DOMENICA 3 ottobre. FOTOGRAFIA

SALA MOSTRE.

Piazza San Pietro in Montorio, 3.

 

L’Accademia di Spagna partecipa, assieme a l’Accademia Americana, l’Accademia di Francia e L’IILA, al Festival Internazionale di Fotografia di Roma con la mostra di  fotografia: “ ZOO”  di  Carlos Albalá & Ignasi López, discorso delle rovine del futuro e la frammentazione.  

“Nelle immagini che ci propongono Carlos Abalá e Ignasi López accade qualcosa di simile nella dimensione statica propria della fotografia. Ci mettono di fronte a delle rovine, però sembra che il tempo che apparteneva a quelle rovine, a quegli spazi, ora non vi corrisponda. Qualcosa non funziona. Non sono rovine veramente antiche come il Partenone o il Colosseo, ma nemmeno sono le false rovine o le rovine ricostruite come il palazzo cretese di Knossos, né le rovine dell’ozio kitsch dei parchi tematici che danno vita  alle civilizzazioni maya o egizie nel Levante spagnolo o a Orlando con antichità di cartapesta.”

                     

 “Osservando queste fotografie abbiamo la sensazione di trovarci di fronte a qualcosa di mostruoso nel senso letterale del termine (mostruoso è tutto ciò che non appartiene al proprio ordine naturale). In effetti sembra che il tempo presente si dovrebbe mostrare con altra naturalezza, che non dovrebbe produrre in modo naturale spazi come questi, spazi deteriorati o distrutti, propri di un tempo passato. Invece sì. Queste fotografie generano una mitologia del presente allo stesso modo in cui le antiche mitologie descrivevano paesaggi e creature impossibili, o la fantascienza di serie B esplorava quei sottomondi dalla prospettiva della finzione letteraria o cinematografica, e affondano nella stessa categoria degli zoo umani che tanto sorprendevano le società del diciannovesimo secolo: la meraviglia esotica, l’uomo a due teste che non può assomigliare ad altro che a sé stesso, la stranezza dell’elemento unico di cui non esiste copia o paragone”

Augustín Fernández Mallo

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE

orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387 

Per saperne di più: 

www.periurbanos.com

periurbanos@gmail.com


MOSTRA DI VICTORIA CANO “EL PODER DE LA HUELLA”

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LUNEDI 11 ottobre – DOMENICA 7 novembre. PITTURA-VIDEOARTE-ISTALLAZIONE

INAUGURAZIONE 11 OTTOBRE / ORE 19 / SALA MOSTRE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3.

Presso L’Accademia di Spagna si presenta questa mostra di pittura, videoarte, istallazione, della  artista Victoria Cano. Un viaggio nella energia delle impronte dove l’artista ci invita a giocare, sperimentare, e volare con la natura come sfondo:

CANTO PER UNA MOSTRA

 Din, dan,

Din, don,

Din, din, dan, dan, din, don,

Si odon le campane dell’orologio.

 

Din, din, dan, dan,

Din, din, don,

Suonan campane tra cupole e pini in fiore

come pennellate che scappan dalla tavolozza del pittore

e lascian al lor passaggio una scia d’emozione.

 

Vieni, vieni, vieni

vieni a dondolarti ancora una volta

sull’altalena che si muove senza sosta.

Dove la notte e il dì ruotan a loro posta.

 

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E tra bisbigli di uccelli

sopra colonne col nido

il tempo è energia che scorre

lasciando sul cammino labirinti di colore

capaci di trasformar il fiore di zagara in frutti dorati

la vite e l’ulivo in frutti verdi cangianti

e neri di liquido celestial.

Su alte terre sorge la verde quercia e il rosso papavero

da acque azzurre, profili riflessi e sorgenti che solcan belle

architetture.

 

Vieni, vieni, vieni

Vieni a ondeggiare e a volare

non smetter di dondolarti sul pendolo del tempo

vola e continua a sognare,

cammina nel labirinto delle tue orme lasciate.

Victoria Cano

CURRICULUM VICTORIA CANO PEREZ

Alcalá La Real (Jaén, España). Dottorato in Belle Arti (1988) e docente ordinario (1989) presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università Politecnica di Valencia. Vincitrice del concorso bandito dal Ministero degli Affari Esteri spagnolo per un pensionato artistico presso la Accademia di Spagna a Roma (1982-1983). Direttrice della Cátedra de Empresa Metrovalencia en Bellas Artes (2007). Vicedirettrice alla Cultura del Dipartimento di disegno della Facoltà di Belle Arti (2008).

Ha ricevuto diversi premi, tra i più importanti nel 1980 il Primer Accésit Nacional de Grabado en Ribarroja del Turia (Valencia). Nel 1981 Primo Premio Fondazione Roig (Incisione) Valencia e nel 1986 il XXVIII Premio Senyera di Incisione Comune di Valencia. Diploma e medaglia Olimpica a Pechino 2008 nelle ’” Olympic Fine Arts”. Premio Internazionale Cevisama 2010 alla carriera.

 Vive e lavora a Valencia (Spagna) dal 1978 e il suo impegno artistico si incentra sul tema dell’energia, degli adduttori di vento, dei fluidi, delle transizioni, ecc.. Ha intitolato le sue serie pittoriche “Horizonte de Sucesos” (Orizzonte di avvenimenti), “Dialogo de Sucesos” (Dialogo di avvenimenti) in cui il polittico e la luce esprimono diversi livelli di comunicazione. Dialoghi tra immagini, impronte e metafore, lì dove uomo e natura sono allo stesso tempo materia nell’ infinito atto di divenire. Altre serie sono “Preposiciones de Energía” (Preposizioni di Energia), “Entre líneas” (Tra le righe), “El color de la huella” (Il colore dell’impronta) e “El perfil humano” (Il profilo umano) in cui il colore, la consistenza e la linea esprimono una natura antropomorfica.

Tra le mostre individuali si ricordano quelle celebrate a Valencia, Galería Nave 10  (1989, 90, 91, 92, 93 e 2004). A Roma De Florio Arte (1985). Priugli agli Scalzi (Venezia). Galleria San Placido (Catania). Galleria Novart (Madrid). A Montevideo (Uruguay), Museo Torres García, (1996). Nel 1998 Galleria Ciovasso (Milano). Arte delle Musse, De´Florio Arte (Roma). Galleria Rettori Tribio (Trieste). La Galleria  (Pordenone). Nel 1999, Museo de la Ciudad di Valencia e Consiglio Provinciale di Jaén. 2002 Palau de la Música. Valencia. Hotel Central Park. Roma. ICAV e Palacio de Colomina. Università CEU San Pablo (2004). 2005 Metro Colón di Valencia. 2006 Università di Jaén.

Ha collaborato come pittrice-scenografa, con la Compagnia teatrale italiana di Luisa Mariani in progetti come la Ley de la Selva di Elvira Lindo e Siete Puertas en el Espacio (2001), Land Art, organizzato dal comune di Roma (1999).

Partecipa a diverse Fiere Internazionali grazie alla realizzazione di numerose esposizioni collettive, tra cui ricordiamo come ultima quella del Olympic Fine Arts Beijing 2008, celebrata in occasione dei Giochi Olimpici di Pechino 2008.

            Le sue opere fanno parte delle collezioni delle seguenti istituzioni: Comune di Valencia. Calcografia Nazionale di Roma. Fundación Renau (Valencia). Centro Romano della Grafica (Roma). Reale Accademia delle Belle Arti di Spagna a Roma. Museo della Stampa di Urbino. Ministero degli Affari Esteri spagnolo (Madrid). Cassa di Risparmio di Segorbe (Valencia). Collezione della Caja Rural de Torrent (Valencia). Fondi di Arte Contemporanea della U. P. V. e Universidad de México. Ambasciata spagnola di Harare. Museo Torres García, Montevideo (Uruguay). Cortes Valencianas (Valencia). Museo Vaticano. Hotel Central Park di Roma. Palau de la Música (Valencia). Università CEU San Pablo, ICAV. Consiglio provinciale di Jaén, Metro Valencia, Università di Jaén e Museo delle Belle Arti commemorativo delle Olimpiadi di Pechino 2008.

“Victoria Cano si è sempre preoccupata in modo sincero -com’è risaputo tra coloro i quali hanno seguito gli ingranaggi del suo itinerario artistico- circa il ruolo irrinunciabile e le trasformazioni più accurate e particolari del “mondo dell’energia”. Potremmo dire che questa tematica si sia trasformata, da tempo, nell’autentico leitmotiv dell’insieme più palesemente paradigmatico della propria azione artistica.

            Infatti, se anche è stato possibile, in realtà, inquadrare ognuna delle serie dei suoi lavori in epoche differenti, attorno ad alcuni dei diversi versanti di tali metamorfosi energetiche -che tanto l’attraggono e la preoccupano-, non per questo le sue esperienze nell’ambito dell’incisione, della pittura, dei libri-oggetto, delle installazioni o delle sculture hanno smesso di aprirsi, con spiccata versatilità, verso proposte condivise, come intrecciando i propri sforzi, di volta in volta, per affrontare insieme e in maniera differenziata alcuni degli stessi fili conduttori.

            I riferimenti all’energia, alla luce, all’acqua, al mondo tecnologico o all’universo organico, il ricorso alle forze della natura e alla loro potenza vulcanica o al miracolo dell’azione clorofilica, sono stati il sostrato di molte delle sue metafore e di un buon numero delle sue immagini analogiche, elaborando in tal modo -a volte con sottigliezza poetica, altre con spiccata violenza- tutto un repertorio simbolico, in grado di tradurre visivamente, nelle proprie opere, pensieri e timori, desideri e speranze.”

“Il chiostro dell’Accademia Spagnola delle Belle Arti in Roma è invaso da uno stormo di uccelli alfabetizzati con sfondi cromatici e forme turgide. O, per meglio dire, sono i libri dell’artista a sorvolare lo spazio del chiostro, dandoci il benvenuto romano dalla storia delle parole congelate nelle loro pagine”

            In realtà, di fronte al visitatore, coi legami impiegati tra “el poder de la huella” e “las metamorfosis de la energia”, le quattro sale dell’Accademia vivono -di per sé- stagioni dell’anno diverse. Parlano anche, dalla preponderante distinzione dei colori (gialli, rossi, azzurri e verdi), di tematiche duttilmente diversificate: Architetture e Nature, Profili e Identità.

            Abbiamo tutto un vasto repertorio di fantasia. Dipinti e libri. 80 quadri e 84 libri. Quattro sale e un chiostro. Paesaggi urbani e paesaggi antropologici si intrecciano allo sguardo. Labirinti e mutazioni si dispiegano di fronte alla silente riflessione”.

Román de la Calle . Presidente della Reale Accademia delle Belle Arti di San Carlos 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE. ORE 19

Orario  (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387 

Per saperne di più: http://www.vcano.com/

                                       http://vcano.blogs.upv.es


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