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Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes

Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes. 24 marzo – 24 aprile

SALA MOSTRE. Inaugurazione Giovedi 24 marzo. Ore 19.

Parlano sì, le sculture. Non solo: a Roma, quelle antiche erano solitamente denominate dai cristiani “statue parlanti” e consideravano tali figure pagane l’opera del demonio, provviste di poteri demoniaci e, fondamentalmente, del potere della parola. Una molto speciale, anch’essa romana, parla e scrive, difatti. Mi riferisco a quella del Pasquino, sicuramente diabolica, situata molto vicino a Piazza Navona. Statua parlante per eccellenza, vaga nelle forme e nel soggetto, quasi cancellata nel volto e frammentata nelle forme, il torso ruotato, una tradizione leggendaria e popolare degli inizi del XVI secolo dice che si tratta dei resti deteriorati, deformati forse dal passare del tempo, della scultura di un umile e ironico sarto, mentre studi più recenti e affinati affermano che si tratta della figura di Menelao che sostiene il corpo di Patroclo. E’ probabile, ma è la prima e popolare identità del sarto quella che ci interessa adesso, perché fu il suo non apparire capolavoro, l’essere frammento impreciso, quasi cancellato, di un personaggio volgare, per nulla eroico, ciò che trasformò Pasquino nella statua parlante più celebre di Roma; e non parlava solamente lei stessa, ma si faceva eco, parlando per altri, delle critiche ironiche e amare dei romani di fronte al potere e ai potenti, i quali, come lo stesso Pasquino diceva di se stesso e che nel 1550 Antonio Lafreri registrò in una famosa stampa, faceva tremare nonostante apparisse come una figura volgare: “Io no sono (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani / ma sono quel famosísimo Pasquino che tremar faccio i Ssignor più soprano…”.  

            Così, col volto perso e un po’ ironico, anche se nulla è sicuro, il gruppo del Pasquino iniziò a parlare e non ha più smesso, come i misteriosi volti delle sculture di Bordes, teatro di facce e passioni o viceversa. E’ che Juan è solito mettere in scena le sue sculture e lì parlano fra di loro e per chi voglia ascoltare o leggere. Non solo: in certe occasioni, nei fusti delle sue sculture o sotto le teste-capitelli delle sue opere ci sono solitamente testi o nomi, alla maniera dei pasquini che circondano la statua romana. C’è del teatro nei volti e le facce creano e provocano una scena, e anche uno scenario, come gli idoli sopra le colonne della sala del Campidoglio. Voglio dire che, se non fosse eccessivo da parte mia, mi piacerebbe affermare che tali sculture e gruppi di statue e volti, raggruppati come in una scena teatrale, teatro esse stesse, stanno ordinando o reclamando uno spazio architettonico, un progetto immaginario. Non per niente anche Juan è architetto e come architetto si è confrontato innumerevoli volte coi racconti e le contaminazioni ibride e storiche, espressive e teoriche, che tra scultura e architettura esistono e sono esistite; le ha anche fatte scendere dai loro piedistalli per farle passeggiare, recitare o parlare in spazi pubblici e urbani, trasformando la città in teatro la cui scena è occupata dalle sue opere, dando notizia di ciò che non si può dire con presenze inquietanti. Lo ha fatto il Canaletto, portando a terra i cavalli di San Marco in un memorabile dipinto e, soprattutto, Rodin. Dopo, quasi tutti.

            In ogni caso, si può dire che le sue teste e i suoi torsi, raggruppati in serie tematiche e disposti su fusti, alcuni scritti, parlanti, costituiscono una specie di inesauribile trattato di ordine architettonico, antropomorfico, sculture essi stessi, che stabiliscono rapporti teatrali e scenografici tra di loro, reclamando e costruendo architetture che possono risultare effimere, o magari è quella la loro maggiore qualità, che si tratti dello spazio del laboratorio o della galleria, della collezione o della città. Spesso lo stesso Bordes le ha fotografate (un’altra delle sue passioni) così nel suo laboratorio, inteso come laboratorio teatrale, provando ogni scena di un’opera che continua a farsi, a dirsi, a scriversi. Gioco teatrale ed effimero, illuminato a volte in maniera drammatica, con luci di fuochi e marcati contrasti tra le fiamme, opere, silenzi e oscurità, come sarebbe avvenuto con una fotografia delle sue cabezas de pasión (1987-1988). Ma sono molte le fotografie delle sue opere nel laboratorio ad avere tale particolare condizione di prove teatrali delle quali l’artista è un solitario e privilegiato spettatore. Di fatto, il laboratorio, come la casa dell’artista, è sempre un autoritratto. E’ là, quando le sculture e gli ordini occupano lo spazio, quando entrano in scena, il luogo nel quale reclamano un luogo, l’architettura. Disciplina, quest’ultima, cui non si può mai prescindere nel caso del Bordes scultore, sia per quanto riguarda i suoi interventi su edifici concreti, come quelli disegnati con Óscar Tusquets, o negli impliciti omaggi e riflessioni che hanno realizzato alcune delle sue opere di e con l’architettura, a partire da una serie di strani obelischi (1978), passando per la rappresentazione allegorica della figura dell’architetto (1983) o la riflessione su Juan Caramuel e la sua architettura retta e obliqua (1984) sino alle narrative e ai pezzi eccezionali di un arciere con piramide (1982); dalla sua affascinante moglie in forma metaforica di colonna unita a un obelisco (1982) alle cariatidi per un mobilio (1983) sino alla rappresentazione musicata dell’allegoria dell’architettura e del giovane architetto (1988) che danza intorno alla colonna spezzata come se la rovina fosse l’origine stessa di un progetto, senza dimenticare la composizione più drammatica dedicata alla costruzione, intreccio di impalcature che supportano l’attività dei costruttori, anche se ricordano pure, per la loro vuotezza e ortogonalità, le scenografie per balletto di un Adolphe Appia. Se del Pasquino Gian Lorenzo Bernini arrivò a dire, con sorpresa e irritazione di chi lo ascoltava, che era la scultura più bella che conosceva (di fatto l’attribuiva a Fidia), dicendo che “mutilato e rovinato com’è, il resto della bellezza che ha di per sé è percepita solo da chi ne capisce di disegno”; dal canto suo, Bordes ha scritto (come chi di disegno ne sa) dei suoi volti-pelli-acconciature-ritratti-maschere, che sono di per se stessi teatro e si muovono come se stessero in scena, raggruppandosi nei modi più svariati, elenco e collezione di comportamenti, emozioni e passioni che “i tormenti interiori screpolano la superficie della maschera. Solchi di angustia, striature di ingenuità, finissime smagliature di un insieme che somma ansie a deliri: è il disegno laborioso di un tempo personale che lascia una scia di ricordi”. Il volto e la pelle delle sue sculture come teatro, ossia un’opera che è teatro nel teatro, come esiste il quadro dentro al quadro, e che Bernini a suo tempo già mise in azione col tempo che ammirava il Pasquino. Ma la cosa più affascinante del capoverso di Juan, pubblicato nel suo già menzionato e minuto Libro de Fisonomía, è che la propria precisione e la bellezza è una specie di trappola nella quale tutti, inevitabilmente, dobbiamo cadere, perché lo scultore non solo è un privilegiato spettatore e creatore della propria opera e delle bozze previe nel laboratorio, ma che oltretutto scrive circa la sua opera prima che chiunque altro possa farlo, guidandoci con anticipo, confondendoci tra fumi, fiamme e luci, spazi drammatici o festivi, tra i suoi idoli di una sala immaginaria che è il proprio laboratorio, Roma, la sua ragnatela.

Magari non c’entra niente, ma poco più di un anno fa ci incontrammo fortuitamente nel suo laboratorio di sogni, nella sua casa immaginaria di artista, a Roma. Una coincidenza in più fra le tante dopo lunghi anni di amicizia e di incontri fortuiti. Lì mi fotografò per caso insieme al Pasquino e anche di fronte alla porta dell’Accademia dei Virtuosi nel Pantheon, con una edizione di Vitruvio tra le mani, mentre guardavamo le parole che s’erano dette sull’architettura nel XVI secolo e delle quali Claudio Tolomei si lamentava del fatto che “se ne vanno in fumo”. Durante la notte, furtivamente, feci mio un piccolo frammento di marmo verde del piano dell’altare della Cappella Raimondi, opera del Bernini, a San pietro in Montorio. E’ ancora con me. Se avesse conosciuto questa piccola storia, non so cosa avrebbe scritto Lombroso.

Capitò già, in senso metaforico o reale, a Italo Calvino quando, in Se una sera d’inverno un viaggiatore (1979), scriveva: “Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso”. Autore e spettatore allo stesso tempo, Calvino scrive con difficoltà perché ciò che la sua scrittura dice e fa non gli lascia vedere ciò che scrive, pur sapendolo con anticipo, provocando coscientemente la situazione: le figure e le forme create dalle sue parole occupano lo spazio della scrittura, delle parole, e l’autore si confronta con esse, con ciò che scrive e mentre le scrive, le pensa mentre le crea, riflette sulla propria riflessione, scrive sul proprio scrivere, ascolta ciò che le parole dicono. Come succede a Juan Bordes e alle sue sculture, che si esprimono e parlano.

Delfin Rodriguez  (Catedratico di Storia dell’Arte presso l’Università Complutense di Madrid)

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JUAN BORDES CABALLERO 

Nato a  Las Palmas di Gran Canaria, Architetto presso ETS d’Architettura di Madrid. Appassionato per la scultura, la sua tesi di dottorato sarà: La scultura come elemento di composizione dell’edificio. Dal 2006 Accademico presso l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando e dal 2010 Delegato della Calcografia Nazionale presso l’ Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando. Borsista dell’Accademia Reale di Spagna. Ha realizzato mostre personali e collettive in diversi paesi come la Spagna, Stati Uniti, Venezuela, Cuba o Francia. I suoi progetti di scultura monumentale si possono ammirare a Washington, Las Palmas di Gran Canaria, Bordeaux, Tenerife, Barcellona, Madrid, ecc.

Le sue opere formano parte di collezioni pubbliche e private, tra cui: Artium, Vitoria, Col.lecciò March. Art Espanyol Contemporani. Palma de Mallorca, Centro Atlántico d’Arte Moderno. Las Palmas di Gran Canaria, Museo d’Arte Contemporaneo di Caracas. Venezuela, Museo d’Arte Contemporaneo, Siviglia, Biblioteca Nazionale. Madrid, Collezione Renfe. Madrid, Collezione Mapfre. Madrid, Collezione Fenosa, Università di Valencia, Collezione d’ Arte Contemporaneo di Castilla-La Mancha, Museo Popolare d’ Arte Contemporaneo, Villafamés, Castellón, Associazione Canaria degli amici dell’ Arte Contemporanea, Santa Cruz di Tenerife, Ordine degli  Architetti di Las Palmas di Gran Canaria

Per saperne di più www.juanbordes.com

 

Piazza San Pietro in Montorio 3

00153 Roma

Inaugurazione 24 marzo Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 


Reading-Lectura poetica. Poetas en torno a Antonio Gamoneda.Homenaje a lo visionario.

READING-LECTURA POETICA. 24 FEBRERO/ 24 FEBBRAIO. SALA CONFERENZE DALLE 18.30.

Ingresso Libero fino esaurimento posti.

POETAS EN TORNO A ANTONIO GAMONEDA. HOMENAJE A LO VISIONARIO.

POETI IN TORNO AD ANTONIO GAMONEDA. OMAGGIO ALLO VISIONARIO.

La Real Academia de España en Roma, presenta esta importante cita con la poesía contemporánea española, que traerá a Roma una importante representación de lo mejor de la poesía actual en letras hispánicas. Los autores: Antonio Gamoneda (Premio Cervantes 2006 *), Juan Carlos Mestre (Premio Nacional de Poesía 2009), Miguel Ángel Curiel, Guadalupe Grande, Víctor Gómez Ferrer, Rafael Saravia, Cecilia Quílez y José Ángel García; participarán y leerán ellos mismos fragmentos de sus obras. Una cita para conocer la poesía española con mayúsculas.

L’Accademia Reale di Spagna a Roma è lieta di presentare questo importante appuntamento con la poesia contemporanea spagnola. Gli autori: Antonio Gamoneda (Premio Cervantes 2006 *), Juan Carlos Mestre (Premio Nazionale di Poesia 2009), Miguel Ángel Curiel, Guadalupe Grande, Victor Gómez Ferrer, Rafael Saravia, Cecilia Quílez y José Ángel García, parteciperano e leggerano loro stessi sue opere. Un puntata imprescindibile per conoscere la poesia spagnola più importante nell’attualità.

*Premio Cervantes: Il Premio Cervantes è il premio letterario più importante della lingua spagnola nel mondo. E’ stato istituito nel 1974 ed è attribuito ogni anno dal Ministero di Cultura spagnolo per onorare un autore di opere letterarie in lingua spagnola  il cui contributo sia stato particolarmente rilevante per la cultura ispanica. Alcuni vincitori di questo premio sono: Octavio Paz, Jorge Luis Borges, Miguel Delibes, Camilo José Cela, Antonio Gamoneda, Mario Vargas Llosa e tanti altri.

CURRICULUM DEGLI AUTORI PARTECIPANTI/ CURRICULUM DE LOS PARTICIPANTES

 

 

 Antonio Gamoneda. Poeta  español nacido en Oviedo en 1931. Desde muy temprana edad reside en la ciudad de León, donde se crió y vive. Es una figura emblemática de la literatura europea. Su obra, de una fuerza excepcional, ha sido reconocida  tardíamente como una de las grandes voces de la poesía española actual. 
Aunque cronológicamente podría pertenecer a la generación de los cincuenta, su obra ha permanecido aislada  de cualquier  tendencia poética.
Doctor Honoris Causa
por la Universidad de León, ha recibido entre otros, el Premio Castilla y León de las Letras en 1985, el Premio Nacional de Poesía en 1988  por «Edad», el Premio Leteo en el 2001, el premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana XV Edición por el conjunto de su obra, y el Premio Cervantes en 2006. Además fue nominado al Premio Europa 1993 por su «Libro del frío».
Parte de su obra está contenida en los siguientes volúmenes: «Sublevación inmóvil» 1960, «Descripción de la mentira» en 1977  y 1986, «León de las miradas» 1979 y 1990, «Blues castellano» 1982, «Lápidas» 1986, «Edad» 1988, «Libro del frío» 1992, «Libro de los venenos» 1995, «¿Tú?» 1998, «Sólo luz» 2000, «Cecilia» 2004, «Extravío en la luz» 2009 o «Un armario lleno de sombra» 2009. Actualmente trabaja en su poemario «Canción errónea», inédito aún.

Antonio Gamoneda. Nato ad Oviedo nel 1931. Sin da giovane risiede nella cittadina di León, dove vive. E’ una figura rilevante della letteratura europea. Le sue opere, dotate di una forza eccezionale,  sono state riconosciute molto tardivamente come una delle grandi voci della poesia spagnola attuale. 
Sebbene cronologicamente possa appartenere alla generazione dei cinquanta, la sua opera è rimasta al di fuori di qualsiasi tendenza poetica.
Doctor Honoris Causa  Università di León, ha ricevuto numerosi premi, come il Premio Castilla y León de las Letras en 1985, il Premio Nacional de Poesía nel 1988 , il Premio Leteo nel 2001, il premio Reina Sofía de Poesía Iberoamericana XV Edición e il Premio Cervantes nel 2006. Inoltre è stato nominato Premio Europa 1993 per il suo libro «Libro del frío».
Parte  della sua opera è contenuta nei seguenti volumi: «Sublevación inmóvil» 1960, «Descripción de la mentira» nel 1977  e nel 1986, «León de las miradas» 1979 e 1990, «Blues castellano» 1982, «Lápidas» 1986, «Edad» 1988, «Libro del frío» 1992, «Libro de los venenos» 1995, «¿Tú?» 1998, «Sólo luz» 2000, «Cecilia» 2004, «Extravío en la luz» 2009 o «Un armario lleno de sombra» 2009. Adesso  sta lavorando sul poemario «Canción errónea», ancora inèdito.

 

Juan Carlos Mestre. (Villafranca del Bierzo, León, 1957), poeta y artista visual, es autor de los poemarios Siete poemas escritos junto a la lluvia (1982), La visita de Safo (1983), Antífona del Otoño en el Valle del Bierzo (Premio Adonais, 1985), Las páginas del fuego (1987), La poesía ha caído en desgracia (Premio Jaime Gil de Biedma, 1992) y La tumba de Keats (Premio Jaén de Poesía, 1999), libro este último escrito durante su estancia como becario de la Academia de España en Roma. Su obra poética entre 1982 y 2007 ha sido recogida en la antología Las estrellas para quien las trabaja (2007). En el 2008 publica La casa Roja, libro con el caul le conceden el Premio Nacional de Poesía 2009. Ha realizado las antologías sobre la obra poética de Rafael Pérez Estrada, La palabra destino (2001), y La visión comunicable (2001) de Rosamel del Valle, además de la edición comentada de la novela de Enrique Gil y Carrasco, El señor de Bembibre (2004); asimismo, es autor de El universo está en la noche (2006), libro de versiones sobre mitos y leyendas mesoamericanas. En el ámbito de las artes plásticas ha expuesto su obra gráfica y pictórica en galerías de España, EE.UU., Europa y Latinoamérica. También ha editado numerosos libros de artista, como el Cuaderno de Roma (2005), versión gráfica de La tumba de Keats, y acompañado con sus grabados  poemas de Antonio Gamoneda, Diego Valverde, Miguel Ángel Muñoz Sanjuán, Gonzalo Rojas, Jorge Riechmann. Su colaboración con otros creadores y músicos como Amancio Prada, Luis Delgado o José Zárate, ha sido recogida en varias grabaciones discográficas. 

Juan Carlos Mestre. Nato a Villafranca del Bierzo, León, 1957, poeta e artista visivo, autore di:  Siete poemas escritos junto a la lluvia (1982), La visita de Safo (1983), Antífona del Otoño en el Valle del Bierzo (Premio Adonais, 1985), Las páginas del fuego (1987), La poesía ha caído en desgracia (Premio Jaime Gil di Biedma, 1992) e La tumba de Keats (Premio Jaén di Poesia, 1999), libro, quest’ultimo, scritto durante il suo soggiorno come borsista in questa Real Academia de España.  Le sue opere del periodo tra il 1982 e il 2007, sono state raccolte nell’antologia Las estrellas para quien las trabaja (2007). Nel 2008 pubblica La casa Roja, libro con il quale ottiene il  Premio Nazionale di Poesia 2009. Realizza le antologie sull’opera poetica di Rafael Pérez Estrada, La palabra destino (2001), e La visión comunicable (2001) di Rosamel del Valle, come anche l’edizione commentata del racconto di Enrique Gil y Carrasco, El señor de Bembibre (2004); inoltre, è autore di El universo está en la noche (2006), libro su versioni dei miti e legende mesoamericane.  Nell’ambito delle arti plastiche ha esposto la  sua opera grafica e pittorica in diverse gallerie in Spagna, Stati Uniti, Europa e America Latina. Ha pubblicato numerosi libri di artista, come el Cuaderno de Roma (2005), versione grafica della Tomba di Keats, accompagnando le sue incisioni con versi di Antonio Gamoneda, Diego Valverde, Miguel Ángel Muñoz Sanjuán, Gonzalo Rojas, Jorge Riechmann. La sua collaborazione con artisti e musicisti come como Amancio Prada, Luis Delgado o José Zárate, è raccolta in diverse incisioni discografiche.  

 

Rafael Saravia. Poeta, editor y fotógrafo. Nace en Málaga en 1978 pero vive en León desde muy temprana edad. Fundador del Club Cultural Leteo y Ediciones Leteo, en su labor de gestor cultural ha traído a su ciudad a escritores de la talla de Antonio Gamoneda, Gonzalo Rojas, Fernando Arrabal, Martin Amis, Houellebecq, Adonis, Amelie Nothomb, Paul Auster o Vila-Matas además de multitud de jóvenes poetas. En el ámbito literario, ha colaborado con diversas publicaciones nacionales e internacionales (Ágora, Cuadernos Hispanoamericanos, Turia, Nayagua, The Children´s book of american birds, Entrelíneas, Punto de Partida –UNAM-, etc) así como en recitales (España, Portugal, Brasil, Italia, etc) y páginas web. Tiene publicado el libro de poemas “Pequeñas conversaciones” (Leteo, 2001; Amargord, 2009) y “Desprovisto de Esencias” (Renacimiento, 2008) –Finalista del Premio Internacional de Poesía Eugenio de Nora-. Participa en las antologías “Novilunio” (1998), “Petit Comité” (2003), “Antología del beso, poesía última española” (2009) y “A Pablo Guerrero, en este ahora” (Ed. El Páramo, 2010). Suya es la edición y el prólogo del libro “El río de los amigos, escritura y diálogo en torno a Gamoneda” (Calambur, 2009). En el ámbito fotográfico ha desarrollado tres exposiciones individuales “Nos queda la memoria” exposición en torno a los atentados del 11M en Madrid para el Ayto. de León, en el Varsovia “Ramblas” sobre la cultura de calle de Barcelona y “Contrastes” una mirada sobre las clases sociales de la India para la Junta de Castilla y León. También otras cuatro colectivas “No tan mayor”, “Arrabalescos”, “Aleteos del camino” y “Estupor y Temblores” ésta última junto al premio nacional Chema Madoz entre otros. Actualmente trabaja como bibliotecario.

Rafael Saravia. Poeta,  editore e fotografo. Nato a Malaga nel 1978. Sin dalla infanzia abita a Leon. Fondatore del Circolo culturale Leteo e Leteo edizioni. Suo lavoro come gestore culturale ha premesso di portare alla sua città notti scrittori come Antonio Gamoneda, Gonzalo Rojas, Fernando Arrabal, Martin Amis, Houellebecq, Adonis, Amelie Nothomb, Paul Auster o Vila-Matas, cosi come tanti altri. Nel piano della letteratura ha collaborato con varie pubblicazioni nazionali e internazionali (Ágora, Cuadernos Hispanoamericanos, Turia, Nayagua, The Children´s book of american birds, Entrelíneas, Punto de Partida –UNAM-), reading poetici in Brasile, Spagna, Portogallo, Italia, ecc. e pagine web. Ha pubblicato il libro di poesia: “Pequeñas conversaciones” (Leteo, 2001; Amargord, 2009) e “Desprovisto de Esencias” (Renacimiento, 2008) con cui è stato finalista del premio Internazionale Eugenio de Nora. Partecipa nelle antologie: “Novilunio” (1998), “Petit Comité” (2003), “Antología del beso, poesía última española” (2009) e “A Pablo Guerrero, en este ahora” (Ed. El Páramo, 2010). La edizione e il prologo del libro“El río de los amigos, escritura y diálogo en torno a Gamoneda” (Calambur, 2009) e opera sua. Sua carriera come fotografo si può riassumere in torno a tre mostre individuali: “Nos queda la memoria” mostra sugli attentati di Madrid presso il comune di Leon, “Ramblas” sulla cultura di strada di Barcellona presentata in Polonia e “Contrastes” uno sguardo sui classi sociali dell’india organizzata per la regione di Castilla y Leon. Anche ha lavorato in mostre collettive:  “No tan mayor”, “Arrabalescos”, “Aleteos del camino” e “Estupor y Temblores”.

 

Guadalupe Grande. Nació en Madrid en 1965. Es licenciada en Antropología Social. Ha publicado los libros de poesía El libro de Lilit, (Renacimiento, Premio Rafael Alberti 1995), La llave de niebla (2003), Mapas de cera (2006 y 2009),  Hotel para erizos (2010) y Métier de crhysalide (antología en traducción de Drothèe Suarez y Juliette Gheerbrant, 2010).   Como crítico literario, ha colaborado en diversos diarios y revistas culturales, como El Mundo, El Independiente, Cuadernos Hispanoamericanos, El Urogallo, Reseña, etcétera. En el año 2008 obtuvo la Beca Valle Inclán para la creación literaria en la Academia de España en Roma.

Guadalupe Grande. Nata a Madrid nel 1965. Laureata in Antropologia sociale. Ha pubblicato i libri di poesia:  El libro de Lilit, (Renacimiento, Premio Rafael Alberti 1995), La llave de niebla (2003), Mapas de cera (2006 y 2009),  Hotel para erizos (2010) e Métier de crhysalide (antologia con la traduzione di  Drothèe Suarez e Juliette Gheerbrant, 2010). Ha collaborato come critica letteraria in varie riviste e giornali : l Mundo, El Independiente, Cuadernos Hispanoamericanos, El Urogallo, Reseña, ecc. Nel 2008 ha vinto la residenza presso l’Accademia di Spagna a Roma con la Borsa Valle Inclan di letteratura.

 

Cecilia Quílez Lucas. Algeciras (Cádiz). Tiene publicados cuatro libros de poemas: La posada del dragón (Ed. Huerga & Fierro) Un mal ácido (Ed. Torremozas. Mención especial del  Premio Villa de Madrid de Poesía “Francisco de Quevedo”), El cuarto día (Ed. Calambur) y Vísteme de largo (Ed. Calambur) Estos títulos han obtenido críticas favorables en El Cultural, ABC de las Letras, Diarios de Ávila, Navarra, Granada, Cádiz, Málaga y León, Revista Leer, Mercurio y  República de Letras entre otros. Ha colaborado en el programa de radio Onda Sur y coordinado y dirigido exposiciones de pintura y escultura para instituciones de arte y en los catálogos de éstas. Tiene varios relatos y artículos publicados en diversas revistas y publicaciones (Álbum de las Letras, La Cultura de Madrid, Microfisuras, Punto de las Artes, Diario el Mundo, Ágora, Revista de Museología, El invisible anillo, The Children‘s Book of American Birds, O‘Escritor, etc.) e igualmente en webs literarias. También ha participado como ponente en diferentes jornadas sobre literatura y realizado recitales y conferencias nacionales e internacionales, programas de televisión y radio. Ha sido incluida en las antologías “Entre el clavel y la rosa” (Ed. Espasa Calpe), “Madrid Capital” (Ed. Sial), “Madrid: una ciudad muchas voces“ (Ed.Arteidea),“Fuga de la Nada“  (Bohodón Ediciones), “El río de los amigos” (Ed. Calambur), “Poetas a orillas de Machado“ (Abada Editores, 2.010) y “Mujeres en su tinta“ (Ed. Atemporia & UNAM). Muchos de sus poemas han sido traducidos al inglés, italiano,  portugués, árabe y holandés.

Cecilia Quílez Lucas. Algeciras (Cadice). Ha pubblicato quattro libri di poesie: La posada del dragón (Ed. Huerga & Fierro) Un mal ácido (Ed. Torremozas. Menzione speciale Premio Villa de Madrid de Poesía “Francisco de Quevedo”), El cuarto día (Ed. Calambur) y Vísteme de largo (Ed. Calambur). Questi titoli hanno ottenuto critiche favorevole in diversi giornali:  El Cultural, ABC de las Letras,giornali di Ávila, Navarra, Granada, Cádiz, Málaga y León, Revista Leer, Mercurio e República de Letras, tra altri. Ha collaborato in programmi di radio come Onda Sur e ha gestito mostre di pittura e scultura per istituti d’arte e nei cataloghi pubblicati per esse.  Ha pubblicato articoli in varie riviste e pubblicazioni ((Álbum de las Letras, La Cultura de Madrid, Microfisuras, Punto de las Artes, Diario el Mundo, Ágora, Revista de Museología, El invisible anillo, The Children‘s Book of American Birds, O‘Escritor, etc.) cosi come in pagine web. Ha partecipato come relatrice in convegni e giornate di letteratura, in reading poetici e conferenze nazionali e internazionali, ha intervenuto in programmi di televisione e radio. Sua opera è stata inclusa in antologie: “Entre el clavel y la rosa” (Ed. Espasa Calpe), “Madrid Capital” (Ed. Sial), “Madrid: una ciudad muchas voces“ (Ed.Arteidea),“Fuga de la Nada“  (Bohodón Ediciones), “El río de los amigos” (Ed. Calambur), “Poetas a orillas de Machado“ (Abada Editores, 2.010) e “Mujeres en su tinta“ (Ed. Atemporia & UNAM). Molte delle sue poesie sono state tradotte al inglese, italiano, portoghese, arabo e olandese.

 

José Ángel García. Nacido en Madrid (1948) pero afincado en Cuenca desde 1974, José Ángel García ha aunado la práctica profesional del periodismo (sobre todo en la información radiofónica – en RNE – pero también en la prensa escrita y en televisión) con una  trayectoria literaria mayoritariamente expresada en el campo de la poesía con títulos como  “Cuatro cosas de mi gato y otras más” (1977), “Cuenca como un largo trago de ansias compartido” (1977), “Cómico en faena en lona de palabras” (1982), “Borrador de tránsitos” (1994), “Ritmos de luz y sombra” (1996), “El día que todas las mujeres del mundo me desearon” (2000), “Poemas para un jardín” (2003) , “Sólo pájaros en vuelo” (2004), “Itinerarios” (2008), Plan de vuelo (2009) o Llámalo viaje (Antología) (2009). En su haber hay también, no obstante, obras de narrativa como “El regreso y otras historias de la Ciudad Encantada” (1999) y publicaciones en que periodismo y literatura se dan la mano, sea en volúmenes de autoría compartida como “Semana Santa de Cuenca” (1977), “Cuenca, cosas y gentes” (1979), “Del alegato a la fiesta” (1979) , “La ciudad de la luz y del aire” (2002) o “José Luis Coll: in memoriam” (2007) o en trabajos en solitario como “Insistiendo en la excelencia” (2006) centrado en la figura del pintor y escultor Gustavo Torner. Habría que recordar asimismo sus incursiones en el terreno de la poesía experimental  con la exposición  POEMAS  (Cuenca, 1978) con Pedro Cerrillo y Francisco Javier Page, su participación en la MUESTRA INTERNACIONAL DE POESÍA EN CASTILLA LA MANCHA (1983) o su instalación DICES TÚ QUE DIGO YO en la Galería Jamete de Cuenca (2008) junto a Silvia Garrote y Arturo García Blanco. Coordinador del suplemento EL DÍA CULTURAL para los periódicos del grupo EL DÍA, su labor como articulista ha tenido especial reflejo en la antología “Cien columnas” (2005) en unión de sus compañeros del grupo “Columna Cinco”. Cabría también hablar de algún trabajo como letrista o de sus incursiones en el campo del guión cinematográfico. Premio Castilla La Mancha de  Periodismo Radiofónico (1987), tiene en su haber galardones poéticos como el “Fray Luis de León” (1982) o el “Eladio Cabañero” (1994) y es Académico de número y actual Director de la Real Academia Conquense de Artes y Letras. 

José Ángel García. Nato a Madrid nel 1948 ha la residenza a Cuenca dal 1974. Jose Angel Garcia ha saputo unire il suo lavoro come giornalista professionale (innanzitutto nel campo radiofonico in Radio Nacional de Espana) con la sua carriera letteraria rivolta specialmente sulla poesia con opere come: “Cuatro cosas de mi gato y otras más” (1977), “Cuenca como un largo trago de ansias compartido” (1977), “Cómico en faena en lona de palabras” (1982), “Borrador de tránsitos” (1994), “Ritmos de luz y sombra” (1996), “El día que todas las mujeres del mundo me desearon” (2000), “Poemas para un jardín” (2003) , “Sólo pájaros en vuelo” (2004), “Itinerarios” (2008), Plan de vuelo (2009) o Llámalo viaje (Antología) (2009). Comunque, e autore pure di romanzi come: “El regreso y otras historias de la Ciudad Encantada” (1999) e pubblicazioni dove mette insieme le sue conoscenze di giornalismo e letteratura sia in lavori coletivi “Semana Santa de Cuenca” (1977), “Cuenca, cosas y gentes” (1979), “Del alegato a la fiesta” (1979) , “La ciudad de la luz y del aire” (2002) o “José Luis Coll: in memoriam” (2007) sia in lavori individuali “Insistiendo en la excelencia” (2006). Bisognerebbe ricordare il suo approccio alla poesia sperimentale con la partecipazione alla mostra “Poemas” (Cuenca, 1978), la partecipazione alla mostra internazionale di poesia in Castilla la Mancha (1983) o l’istallazione “dices tu que yo digo” presso la galleria Jamete di Cuenca (2008) insieme a Silvia Garrote eArturo García Blanco . E’ coordinatore del supplemento culturale “El dia cultural” per i giornali del gruppo El DIA, il suo lavoro come scrittore d’articoli si riassume nell’antologia “cien columnas” (2005) insieme ai suoi colleghi del gruppo “Columna Cinco”. Ha vinto il premio Castilla La Mancha di giornalismo Radiofonico  (1987), il premio di poesia  “Fray Luis de León” (1982) o il premio “Eladio Cabañero” (1994). Fa parte dell’Accademia Spagnola di lettere e nell’attualità è direttore della Accademia reale di arti e lettere di Cuenca. 

 

Víktor Gómez.  Madrid 1967. Reside en Valencia. Ha publicado Los Barrios Invisibles (Biblioteca virtual MLRS), En tiempos de gran orfandad (Ed.Zahorí, 2009),  Incompleto (Ed. 4 de agosto, 2010), Huérfanos aún (Ed. Baile del Sol) y Detrás de la casa en ruinas (Ed. Amargord, 2010). Participa en los libros colectivos Pazlestina (Ed. El viejo topo) y El río de los amigos. Escritura y diálogos en torno a Antonio Gamoneda (Ed. Calambur). Colaboraciones en las revistas Lunas Rojas, The children’s Book of American Birds, La Hamaca de Lona, Adios, MLRS, En sentido figurado y La salamandra ebria. Agitador cultural  y co-fundador de la Asociación Poética Caudal. Colabora con la Fundación Inquietudes en la sección de publicaciones y es voluntario en la ONG El Casal de la Pau.

Víktor Gómez. Nato a Madrid 1967. Risiede a Valenza. Ha pubblicato Los Barrios Invisibles (Biblioteca virtual MLRS), En tiempos de gran orfandad (Ed.Zahorí, 2009),  Incompleto (Ed. 4 del agosto, 2010), Huérfanos aún (Ed. Baile del Sol)  e Detrás de la casa en ruinas (Ed. Amargord, 2010). Partecipa ai libri colletivi  Pazlestina (Ed. El viejo topo) e  El río de los amigos. Scritti e dialoghi intorno a Antonio Gamoneda (Ed. Calambur). Collabora con le riviste Lunas Rojas, The children’s Book of American Birds, La Hamaca de Lona, Adios, MLRS, En sentido figurado e La salamandra ebria. Sempre mosso da grande fermento culturale  e co-fondatore della Associazione Poetica Caudale. Collabora con la Fondazione Inquietudini nella sezione delle publicación ed è voluntario nella  ONG El Casal de la Pau.

 

Miguel Ángel Curiel. Miguel Ángel Curiel nace el 31 de marzo de 1966 en Korbach, Alemania, en el seno de una familia del Norte de Extremadura. A la edad de un año se traslada a Talavera (Toledo) ciudad a la que el poeta quedará vinculado para siempre. En la actualidad vive en la ciudad de Lugo. Miguel Ángel Curiel ha sido becario de la Academia de España en Roma, beca valle Inclán entre los años 2009 y 2010. Es durante ese periodo en el que escribe el libro de fragmentos “Luminarias” y el libro de poemas “La oscuridad”. Como grabador ha realizado exposiciones de linóleos y aguafuertes en la Galeria Arcana de Vilagarcia de Arosa y en la Academia de España en Roma. Es el autor de los libros de poesía

“El verano”, accesit del premio Adonais 2000, colección Rialp Madrid, “Un libro difícil” Premio Esquio de poesía 2004, colección Esquío, Ferrol. “Por efecto de las aguas” Premio San Juan de la Cruz, Ávila, 2007, colección Adonais, Rialp, Madrid. “Diario de la luz” premio de poesía ciudad de Mérida, 2008, DVD, Barcelona.

 Miguel Ángel Curiel. Nato a Korbach in  Germania nel 1966, in seno ad una famiglia del Nord dell’Extremadura, all’età di un anno la famiglia si trasferiste a Talavera (Toledo) città nella quale egli rimarrà molto legato. Attualmente vive nella città di Lugo nel Nord ovest della Spagna. Miguel Ángel Curiel è stato borsista della Real Academia de España in Roma, con la borsa di Studio “Valle Inclán” nell’anno accademico  2009 -2010. Ed è durante questo periodo che scrive il libro  “Luminarias” e  il libro di poemi “La oscuridad”. Come incisore ha realizzato  numerose mostre su linoleum e acqueforti nella Galleria Arcana di Vilagarcia de Arosa e nella  Real Academia de España en Roma.

Autore dei libri di poesia come “El verano”, accesit del premio Adonais 2000, collezione Rialp Madrid, “Un libro difícil” Premio Esquio di poesia 2004, collezione Esquío, Ferrol. “Por efecto de las aguas” Premio San Juan de la Cruz, Ávila, 2007, collezione Adonais, Rialp, Madrid. “Diario de la luz” premio di poesia città di Merida, 2008, DVD, Barcellona.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. 24 Febbraio, ore 18.30

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

Ingresso libero fino esaurimento posti

 


MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea

16 FEBBRAIO- 15 MARZO. SALA MOSTRE

INAUGURAZIONE . MERCOLEDI 16 FEBBRAIO ORE 19.

MOSTRA FOTOGRAFIA. Qui e Adesso. Fotografia Documentale Spagna Contemporanea.

Il colletivo NOPHOTO ha rivisitato la Spagna contemporanea, è giunto in quel luogo intimo per percorrerlo, abitarlo, camminarvi e popolarlo.

“Aquì y Ahora” / “Qui e Adesso” è un progetto collettivo, composto da tredici interpretazioni personali dei temi, antichi e moderni, che definiscono la Spagna contemporanea: immigrazione,  turismo, acqua, territorio, gente, abitazioni, matrimoni, memoria familiare,  moto, tori, religione e bar.

Il progetto è stato già esposto nell’Hubei Museum nella città di Wuhan in Cina nel settembre 2008.

 

 

I FOTOGRAFI:

CARLOS LUJÁN (1975, Valenza, Spagna)

Carlos Luján ha studiato Immagine e Suono, e in seguito Fotografia, alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2002 e il Nuovo Talento Fnac della Fotografia 2004. Ha ottenuto borse di studio dal Collegio di Spagna a Parigi e dall’Art Visual. Collabora abitualmente con riviste nazionali e internazionali (GEO, Marie Claire, El País Semanal, Financial Times, ecc). Fra le tante mostre realizzate, ricordiamo quelle all’Accademia di Belle Arti di Madrid, all’Istituto Cervantes di Parigi, al Rencontres de Arles e all’ARCO (Stand del Ministero della Cultura).

I suoi progetti personali toccano sempre tematiche di attualità di diversi ambiti sociali.

 «TARDE DE TOROS»

 Durante il Medioevo, la corrida a cavallo era un passatempo aristocratico. Tale passatempo fu chiamato «suerte de cañas». Intorno al XVIII secolo, tale tradizione venne abbandonata e la gente del popolo inventò la corrida a piedi. Francisco Romero fu la figura chiave che gettò le basi e le regole di questo nuovo sport. Per gli appassionati, le corride coi tori sono, naturalmente, ben più che uno sport, per non parlare –è ovvio- della sfida che il confronto tra uomo e bestia presuppone. Alle cinque del pomeriggio, tre «matadores», i loro aiutanti e i «picadores» entrano  nell’arena al ritmo del paso doble. A partire da questo momento, tutto ciò che avverrà sarà sacro…

CARLOS SANVA (1978, Madrid, Spagna)

Carlos Sanva si è laureato in Scienze della Comunicazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid). Ha ricevuto il Premio Injuve alla Fotografia 2006 ed è stato selezionato al concorso di fotografia Purificación García 2007. Ha realizzato mostre a Madrid, al Canal de Isabel II, al Circolo delle Belle Arti e al Festival PhotoImagen Guatemalteco. La sua opera è presente nelle collezioni Atrium, al Ministero della Cultura e nella Comunità di Madrid.

I suoi progetti personali riguardano la certezza del fatto che il mondo è molto strano e sono delineati da una profonda ironia che mette in discussione determinati codici sociali.

 «49 cc»

E’ un progetto che mette in rapporto i concetti praticamente inscindibili di ciclomotore e adolescenza nella Penisola Iberica. Il ciclomotore (quasi una moto) è il sistema di trasporto minimo motorizzato omologato dalle attuali normative di traffico. Allo stesso modo, l’adolescente (quasi un adulto) nel proprio transito verso la maturità, comincia a essere riconosciuto dal resto della società come un’unità sociale indipendente. Il ciclomotore sottolinea la vicinanza dell’entrata nell’età adulta, espande le possibilità di spostamento –permettendo al giovane di allontanarsi autonomamente dall’epicentro familiare-, agisce da catalizzatore delle relazioni sociali –generando una sensazione di appartenenza a un gruppo concreto- e ridefinisce lo spazio pubbico in un contesto relazionale spontaneo ed esclusivo del gruppo.

EVA SALA (1974, Madrid, Spagna)

Eva Sala si è laureata in Pubblicità e Pubbliche Relazioni all’Università Complutense di Madrid. Ha seguito corsi fotografici all’IMEFE di Madrid. Collabora con l’Area di Pubblicazione e Produzioni Audiovisive del Circolo delle Belle Arti di Madrid. Ha ottenuto la borsa di studio del Seminario di Fotogiornalismo di Albarracín (Teruel, Spagna). Collabora abitualmentea con riviste come Minerva, Marie Claire, Elle, Mía, El Duende, Ronda Iberia… Ha realizzato proiezioni per PHotoEspaña, Sevilla Foto ed Encuentro Fotográfico de México, e mostre nella Reale Società Fotografica di Madrid. La sua opera è presente nella Galleria di Fotografia Contemporanea Luzdia (Madrid) e parzialmente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano il rapporto del corpo umano con la natura, come pure gli equilibri e le tensioni che possono crearsi tra di essi. Negli oggetti fotografati ricerca storie intime che quest’ultimi evocano.

 «LITANIA »

1. Preghiera cristiana che si fa invocando Gesù Cristo, la Madonna o i Santi come mediatori, enumerandoli in maniera ordinata.

2. Processione che si svolge comunemente per una preghiera collettiva cantando le litanie. La Settimana Santa è la festività cristiana che si celebra per ricordare la Passione e la morte di Cristo. Sono famose le processioni, nelle quali gruppi di persone camminano sollenemente e lentamente portando con loro immagini collegate alla Passione di Cristo. Particolarmente popolari sono le celebrazioni in Andalusia. Queste immagini furono prese dalla città di Granada. Le mogli appartenenti alle confraternite partecipano alle sfilate vestite interamente di nero e si coprono le testa e le spalle con una mantellina, un drappo merlettato nero. Nelle mani portano un rosario, un insieme di grani che si utilizza per pregare in maniera ordinata

IÑAKI DOMINGO (1978, Madrid, Spagna)

Iñaki Domingo sì è laureato in Scienze dell’Informazione all’Università Antonio de Nebrija (Madrid) e ha conseguito il master in Fotografia all’EFTI (Madrid), E’ stato finalista al Descubrimientos PHotoEspaña 2002, menzionato al Premio KLM Paul Huf Award 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam, e borsista alla Joop Swart Masterclass. Collabora abitualmente per vari media, case editirici, agenzie pubblicitarie e istituzioni. Ha realizzato mostre allo Injuve, al Madrid Abierto e a Łódź Fotofestival di Polonia. I suoi progetti personali indagano l’uso della fotografia come chiave di volta per l’introspezione, e in essi utilizza il loro proprio contesto per toccare concetti diversi rapportati alla fragilità dell’esistenza contemporanea. 

«VÍA DE LA CRUZ» 

Sin dall’infanzia, la casa di Via de la Cruz, a Maiorca, era il luogo nel quale la mia famiglia passava le vacanze estive. Era uno spazio, fisico e mentale, che ci permetteva di mettere da parte le preoccupazioni del resto dell’anno e di dedicarci alle cose semplici della vita: prendere il sole, ridere, condividere i pasti, farci il bagno, camminare insieme, riposare… L’estate scorsa dovemmo vendere la casa. Queste immagini sono il frutto dell’ultimo viaggio che feci in quel posto, assieme alle mie sorelle. Lo spazio non era rilevante di per sé, bensì tutti i ricordi che in esso si trovavano: la memoria della mia infanzia, della quale sono erede.

JONÁS BEL (1978, Madrid, Spagna)

Jonás Bel si è laureato in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid) e si è diplomato in Soggetto e Regia di Cinedocumentario all’Istituto del Cine-NIC di Madrid. Ha svolto studi di Fotografia Professionale e Digitale all’EFTI (Madrid). E’ autore e produttore televisivo per trasmissioni sportive e collabora abitualmente per le produzioni Zeppelin TV, Guadiana Produzioni e Vector-3. E’ stato finalista al concorco fotografico di Purificación García 2003. Ha svolto, fra le tante, proiezioni al Sevilla Foto, PHotoEspaña y GetxoPhoto, e mostre all’ARCO 2004, al Matadero Madrid e nella KGalería di Lisbona.

 I suoi progetti personali sono incentrati sul quotidiano, e in essi ricerca, sottoforma di documentario, punti di raccordo tra la fotografia e il video.

«EL PALENTINO»

 La Spagna è piena di bar, nello specifico uno ogni 134 abitanti, il doppio della media dell’Unione Europea. La vita degli spagnoli gira attorno ai bar. C’è sempre un bar nelle vicinanze nel quale mangiare qualcosa, prendere un caffé dopo aver mangiato o un drink durante la notte. Tutte le mattine la gente va a prendere il caffé a El Palentino. Nulla di strano, è una cosa che si fa tutti i giorni in un tipico bar di Madrid. Il posto non racchiude nulla di particolare, ma da anni mi piazzo di fronte a esso allo stesso modo in cui uno scrittore affronta un foglio bianco, vedendolo come una superficie sulla quale riversare le mie inquietudini e proiettare la tematica del lavoro: il tram tram, ciò che solitamente viene omesso nel discorso storiografico documentale, il rumore di fondo.

JORQUERA (1972, Porriño, Pontevedra, Spagna)

Ingegnere Agronomo laureato all’università Politecnica (Madrid), ha lavorato con Luis Asín e nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto per due anni, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (fra tutti, Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola). Ha ottenuto le borse FotoPres 2007 y Ángel de Fotografía 2007. Ha realizzato mostre all’Escaparate di San Pedro (Madrid) e al Festival FotoNoviembre (Tenerife). Nell’anno 2002 lavora sulla Cina e nel 2008 centra il suo progetto nella città di Wuhan. I suoi progetti personali riguardano l’esperienza soggettiva, la notte e il difficile rapporto con universi nell’attimo di scomparire o mutare. Si definisce un editore di progetti impossibili sottoforma di libri unici come Cuaderno Número Cero, Cuaderno de China e Tao.

«METRO DE MADRID»

 Il compito è semplice: fotografare quelli che entrano nella stazione della metro di Legazpi di Madrid. Dallo stesso punto, sulle scale d’entrata, ogni giorno tra le sette e le otto di mattina. E anche registrare i suoni, i loro commenti, i passi che scendono le scale, il clic della macchina fotografica… Con l’intento di unire immagini e suoni in una proiezione.

JUAN MILLÁS (1975, Madrid, Spagna)

Juan Millás si laurea in Storia dell’Arte alla UAM (Madrid). E’ stato menzionato al Premio KLM Paul Huf 2007 del FOAM Fotografiemuseum, ad Amsterdam. Ha ottenuto una borsa di studio grazie al Fotomuseum di Winterthur (Svizzer) come fotografo partecipe di Plat(t)form 08 e rappresentato dall’agenzia italiana Grazia Neri di Milano. Ha realizzato mostre all’Istituto Valencia d´Art Modern (IVAM), alla Fundación Astroc di Madrid, al Centro Cultural Conde Duque di Madrid, nelle gallerie delle varie sedi della Fnac in Spagna e nella Galleria Oliva Arauna di Madrid. La propria opera è presente nelle collezioni dell’Institut Valencià d’Art Modern (IVAM), in quelle del Patrimonio Artistico dell’Università Autonoma di Madrid, nella Fondazione dei Trasporti su Rotaia Spagnoli e in altre collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la casualità, ciò che è disordinato e la possibilità di tracciare sentieri di senso attraverso la narrazione fotografica.

EDUARDO NAVE (1976, Valenza, Spagna)

Eduardo Nave ha studiato Fotografia alla Scuola di Arti e Mestieri di Valenza. Ha ricevuto vari premi ed è risultato finalista in altrettanti altri (su tutti, il Premio Fujifilm Euro Press Photo Awards 2004, FotoNoviembre e Purificación García). Ha ricevuto borse di studio dalla Scuola Nazionale di Fotografia di Arles (Francia), dal Collegio Spagnolo a Parigi, dalla Fondazione Marcelino Botín e la Casa di Velázquez. Ha realizzato mostre alle fiere di ARCO, Maco, Rencontres de Arles, Paris Photo, Dfoto (San Sebastián) e Photo London, come pure nell’Istituto Cervantes di Parigi e nel Centro Culturale Conde Duque, a Madrid. La sua opera è presente nella Galleria Estiarte, e fa parte delle collezioni del Ministero della Cultura, della Famiglia Cartier-Bresson, del Congresso dei Deputati, della Fondazione Ordoñéz-Falcón, del Banco di Sabadell e di quelle del Municipio di Madrid, di Tenerife, Alcobendas e di collezioni private.

I propri progetti personali riguardano luoghi dove sono avvenuti eventi rilevanti e la possibilità che gli spazi serbino ricordi di ciò che vi avvenne.

«PENÍNSULA»

 «Attendevo con allegra emozione tutto ciò che avrei potuto trovare o scoprire durante la passeggiata». La passeggiata. Robert Walser.

 «Península» è un viaggio intrapreso da due fotografi, concepito come una lunga passeggiata dal mar Mediterraneo fino all’oceano Atlantico. Il progetto non ha alcuna finalità da un punto vista etnografico o antropologico, né pretende di documentare aspetti della geografia fisica di un territorio. La dimensione che entrambi i fotografi hanno voluto esplorare è l’orizzonte dei fenomeni britannici, di ciò che succede per caso: una forma di casualità le cui leggi ignoriamo, per dirla alla Borges, come l’ultimo dei paesaggi non cartografato. Con tale intenzone sono usciti a passeggiare attraverso la Penisola, per dissolversi e perdersi nell’osservazione degli oggetti, fotografare le cose viste e annotare, sempre (come se questo svelasse l’arcano), la latitudine e la longitudine delle manifestazioni che il caso ha disposto lungo il proprio cammino.

JUAN SANTOS (1968, Cáceres, Spagna)

Laureato in Ingegneria informatica all’Università di Valladolid, Juan Santos ha ricevuto il Premio Culturas 2008 (Premi per il Dialogo Interculturale) dal Ministero della Cultura. E’ stato selezionato per Descubrimientos di  PhotoEspaña 2002 e 2003. Ha pubblicato in El País Semanal, Público e Newsweek. Ha realizzato mostre in festival come FotoNoviembre,  PHotoEspaña e GetxoPhoto, come pure nelle sale del Cuartel del Conde Duque, il Circolo delle Belle Arti e il Canale di Isabella II, a Madrid. Ha anche svolto interventi in strada a partire dalla fotografia («La noche de las palabras», a Gijón, 2005; «Palabras Cruzadas», in PhotoEspaña 2005, a Madrid e «Palabras que guardan abismos», in GetxoPhoto 2007, a Getxo).

I suoi progetti personali riguardano la comunicazione e i segni, e trattano i vari livelli concettuali e le possibilità di lettura delle immagini.

«NATURALEZA MUERTA»

Il paesaggio frapposto: la semplice aggiunta di un’icona così poderosa come una croce nel punto chilometrico segna il tutto in maniera tale che la nostra percezione circa questo spazio naturale cambia immediatamente, producendo un’interruzione nel paesaggio dovuto a un fatto tragico o alla rappresentazione di quest’ultimo.

 

 

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JUAN VALBUENA (1973, Madrid, Spagna)

Laureato in Fisica Teorica alla UAM (Madrid), Juan Valbuena coordina l’iniziativa “Proyecta”, è professore del seminario «La fotografía como proyecto personal» e dirige la casa editrice Phree. E’ stato commissario di mostre della sessione di proiezioni «Naturaleza» (PHotoEspaña 2006) ed editore fotografico del 7° numero della rivista Ojo de Pez. Ha ricevuto il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2001, il premio tedesco Lead Award 2008, la borsa FotoPres della Fundació La Caixa 2001, la borsa  Generación de CajaMadrid 2002, la borsa-soggiorno nella Galleria Atelier di Visu (Marsiglia, Francia) ed è stato nominato per il  World Press Photo Masterclass 2004. Ha realizzato mostre in PHotoEspaña 2008, all’Istituto Cervantes di Madrid e di Beirut, all’Escaparate de San Pedro, nel Centro Culturale della Fondazione La Caixa di Barcelona, nel Museo di Storia di Valenza, nel Festival des Itinéraires de Photographes Voyageurs di Bordeaux e nella Pinacoteca Provinciale di Bari, in Italia.

I suoi personali progetti riguardano il territorio, il viaggio e la memoria e sono contaminati da altre discipline come la stampa, il video e la letteratura.

  «MADRE»

Una (ri)costruzione dell’album familiare dello stesso fotografo che racconta, tra le righe, la storia della Spagna e la storia della fotografia attraverso la vita della madre: l’infanzia in un ambiente rurale; gli sforzi per diventare maestra; l’emigrazione, insieme alla sua nuova famiglia, a Madrid; il lavoro di più di 25 anni in un prestigioso collegio elitario e l’attuale ritorno al paese ogni fine settimana per prendersi cura dei nonni materni.

MATÍAS COSTA (1973, Buenos Aires, Argentina)

Giornalista all’Università Complutense (Madrid),  Matías Costa ha ricevuto il Premio World Press Photo in due occasioni, il Premio Leica Ville di Vevey, il Premio Unicef e il Descubrimientos PHotoEspaña 1998. E’ stato borsista per la Fondation Hachette, la Fundació La Caixa, il Ministero della Cultura e per la Joop Swart Masterclass. Ha fatto parte dell’Agence VU a Parígi e di Panos Pictures a Londres. Collabora abitualmente con: il New York Times, Geo, La Repubblica, Newsweek e Time Magazine. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña, per la Biennale di Mosca, per Visa pour l’Image, per l’Arco e per Rencontres de Arles, come pure per la Leica Gallery, per la Casa Encendida, per il Centro de la Imagen de México e per il Sorlandets Museum, in Norvegia. La propria opera è presente nelle collezioni del Minstero della Cultura, nella Comunità di Madrid, al Rotterdam Photographic Institute, al Museo della Fotografia di Mosca e in collezioni private.

I suoi progetti personali riguardano la ricostruzione personale, in seguito alla perdita e alla ricerca dell’identità della geografia e della storia.

 «EXTRAÑOS»

«Extraños» è un progetto fotografico che documenta l’arrivo dell’immigrazione clandestina in Europa. L’autore ha lavorato a questa serie per quattro anni in Spagna, Italia e Francia, riunendo un ampio materiale fotografico sulle frontiere di tali paesi, dove si producono le tensioni territoriali che conosciamo come il fenomeno dell’immigrazione.

MARTA SOUL (1973, Madrid, Spagna)

Marta Soul ha realizzato studi di Fotografia e Disegno e ha ricevuto premi e menzioni come quelli della Real Sociedad Fotográfica (2003), quello dell’Injuve (2003), quello di Purificación García (2004 e 2006) e quello del Certamen Unicaja de Fotografía (2007). Ha ricevuto borse di studio da: Consejería de las Artes de la Comunidad de Madrid (2005), Obra Social La Caixa FotoPres 07 e Madrid Procesos Redes de AVAM (2007); ha anche ricevuto la borsa di studio creativa di Iniciarte 2008, della Junta de Andalucía. Ha realizzato mostre presso il Canal de Isabel II, il Cuartel del Conde Duque, il Círculo de Bellas Artes e l’Arco, a Madrid, al CaixaForum di Barcellona, al Bienal de Fotonoviembre (Tenerife), al Łódź Fotofestival di Polonia e al Fotomuseum Winterthur (Svizzera). La sua opera è rappresentata dalla Galería Visor de Valencia.

 I suoi progetti personali riflettono sull’interazione tra l’immagine e la realtà, nel senso della loro reciproca influenza, partendo da ruoli consolidati di identità, sessualità e apparenza all’interno della società attuale.

 «NUEVAS FAMILIAS»

 La familia continua a essere il nucleo di base dello sviluppo vitale. Un tema sempre al centro del dibattito politico, a partire dal modello traidizionale di fronte ai cambi che, senza dubbio, avvengono in qualsiasi società in via di sviluppo. In questa serie di foto, si vuole semplicemente documentare la presenza di diversi tipi di famiglie in un quartiere di Madrid, Legazpi, in piena trasformazione urbanistica. Così facendo, troviamo dalla coppia senza figli a quella che ne ha già tre, che è già considerata una famiglia numerosa. La fotografa ha scelto un modo di ritrarli ispirato al ritratto del diciannovesimo secolo, nel quale la famiglia posava in maniera sobria e altiva allontanandosi dalla naturalità, per riflettere una certa rispettabilità e un certo status. Con lievi variazioni che traducono la realtà attuale, come il fatto di posare tutti nelle proprie abitazioni e non in uno studio, o il cambio della posizione della donna, che non compare più necessariamente seduta col bebé in braccio.

 PACO GÓMEZ  (1971, Madrid, Spagna)

Laureato in Ingegneria Civile presso la UPM (Madrid), Paco Gómez ha lavorato per otto anni nel laboratorio di Juan Manuel Castro Prieto, sviluppando l’opera dei fotografi più prestigiosi (Ramón Masats, García Alix, Cristina García Rodero, Chema Madoz e Agustín Casasola, fra tutti). Ha ricevuto il Premio CajaMadrid 1999, il Premio Injuve 2001 e il premio al fotografo rivelazione PHotoEspaña 2002 e ha ricevuto una borsa di studio dalla Kafka Society (Praga, 2003). Collabora abitualmente con El País Semanal, Vanity Fair, Rolling Stone, Matador, El Semanal, Calle 20 e Público. Ha realizzato mostre nella Sala Amadis (Madrid), nella Galería Esther Montoriol (Barcelona), al Festival Fotofo (Bratislava), all’AVA Gallery (Madrid) e al Palacio de Sástago (EXPO de Zaragoza 2008). Ha svolto mansioni di commissariato e di disegno espositivo per l’Instituto Cervantes, per il Matadero di Madrid e per la sede dell’UNESCO di Parigi, ecc. Fa parte di AgeFotostock e di PhotoGalería, e la sua opera è presente in collezioni private.

 I suoi progetti personali riguardano la creazione di mondi paralleli attraverso i sogni, la ricerca documentaria e la finzione con parvenza di realtà.

«MARES DE INTERIOR»

Dominare e maneggiare l’acqua è sempre stata una necessità dell’uomo. La Spagna, per via della sua situazione geografica, è un paese arido; all’arrivo delle piogge, l’acqua trattenuta dalle grandi dighe calma la sete. L’imprescindibile lavoro dell’ingegneria civile è associata alla distruzione del paesaggio. Tuttavia genera paesaggi di grande bellezza, preserva zone vergini dall’azione umana e avvicina l’utopia del mare all’interno della Penisola.

TANIT PLANA (1975, Barcellona, Spagna)

Laureata in Comunicazione Audiovisiva all’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona) e menzionata in PHotoEspaña 2006 per Prótesis, miglior libro fotografico, Tanit Plana ha ricevuto anche il Premio Descubrimientos PHotoEspaña 2002, la borsa di studio FotoPres 2001, la borsa di arti plastiche della Ciutat d’Olot 2004 ed è stata nominata al Joop Swart Masterclass 2004. Ha realizzato mostre per PHotoEspaña 2003, al Festival Terre d’Images 2004 (Biarritz), alla Primavera Fotográfica di Barcellona nel 2002 e nel 2004, e all’interno del Festival Publicitario di Cannes. E’ stata commissario e membro del comitato organizzatore del Festival Scan 2008 (Tarragona). Collabora abitualmente con agenzie pubblicitarie ed è professoressa di Espressione Fotografica al corso di laurea in Pubblicità, dell’Universitat Pompeu Fabra (Barcellona), al Trinity College (Barcellona) e nel Master in Pubblicità della Escuela Elisava (Barcellona).

 I suoi progetti personali riguardano l’umano, con particolare interesse verso i rapporti familiari e i vincoli e i bisogni affettivi tra le persone.

 «ESPOSAS»

 «Esposas» è un progetto che vuole dare voce all’esperienza femminile del matrimonio. Nasce come risposta a un momento di commozione personale, nel quale l’autrice prende coscienza, attraverso la propria esperienza di vita, che essere una donna sposata non ha niente a che vedere con le fantasie elaborate fino al giorno del matrimonio. Nasce anche la necessità di condividere, attraverso la fotografia, tale inquietudine e di cercare risposte in altre donne con maggiore esperienza rispetto a lei.

L’obiettivo del progetto è di plasmare, con una serie di ritratti, ciò che a livello emozionale si è trasformato nel lasso di tempo tra il giorno del matrimonio e oggi. Per portarlo a compimento, propone a varie donne sposate di svolgere un rituale che ha, come nodo centrale, il vestito da promessa sposa. Egli vede questo indumento come un feticcio nel quale si materializzano tutte le fantasie culturali e personali che hanno (e hanno ereditato) le donne rispetto al matrimonio.

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione 16 Febbraio Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 

 



Concerto di Pianoforte di Alfonso Gomez. Ponti spazio-temporali

SABATO 12 Febbraio. Ore 19. SALA CONFERENZE.

Ponti Spazio-temporali. Concierto di Pianoforte di Alfonso Gomez. Concerto di musica classica e contemporanea, in anteprima del ciclo di musica contemporanea dell’Accademia Reale di Spagna.     – Ingresso Gratuito fino esaurimento posti-

Critiche & Commenti sulla stampa

“Vielfarbigkeit, lichte Fülle. Wer hier (Klavierkonzert N. 3, Sz. 119 von B. Bartók) analytisch Strenges erwartet hatte, mochte überrascht sein, von dem fast romantischen Ansatz, den Gómez unterstützte mit gut dosiertem Rubato und einer Gelassenheit, die seinem Spiel selbst bei größter Kraftentfaltung Anmut und Souveränität ließ.”

Badische Zeitung

 

 “El recital del excelente pianista Alfonso Gómez resultó francamente magistral. Planteó todas y cada una de sus interpretaciones con una entrega, vigor y musicalidad extremas. Dueño de una técnica apabullante que le permite afrontar obras de una dificultad extrema, Gómez dejó constancia de su clase con una pulsación precisa y un manejo del pedal excepcional que dotaron a sus interpretaciones de una claridad, una fuerza y una sensibilidad desbordantes.”

El Mundo

 

“Una sonoridad exquisita.”

El Correo

 

 “El pianista Alfonso Gómez causó una impresión soberbia. Dúctil y exacto en su ejecución y siempre generoso en la expresividad, diseñó un concierto en el que otorgó a cada obra el carácter más adecuado para su comprensión.”

El Diario Vasco

 

 “An Leidenschaft kaum zu übertreffen”

Badische Zeitung

  ALFONSO GOMEZ. CURRICULUM.

  Nato a Vitoria- Gasteiz nel 1978. Uno dei  migliori pianisti della sua   generazione con una grande carriera internazionale. Ha ricevuto 11 premi in concorsi nazionali e internazionali, da cui i più importanti sono:

“J. Françaix” (París), “Ciudad de Guernika”, “Alter Musici” (Cartagena) y “Gerardo Diego” (Soria), “Erasmus Kamermuziekprijs 1999” (Rotterdam).

Ha celebrato numerosi concerti in Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Austria, Germania, Italia, Ucrania, Stati Uniti, Messico, Corea del sud, e Taiwan. Ha lavorato come interprete solista nelle orchestre di:

”Filarmónica de Frankfurt (Oder)”, “Euro-Asian Philharmonic”, “Orquesta Sinfónica Europea”, “Rotterdam Young Philharmonic”, “Orkest van Utrecht”, “Orquesta de Cámara Aita Donostia”, “Musikhochschule Orchester Freiburg” e “Gyeonggi Philharmonic”. Sotto la direzione di nomi prestigiosi come: Roy Goodman, Jurjen Hempel, Nanse Gum, Juan José Mena, J. Kaell o Scott Sandmeier, tra altri.

Oggi e interprete pianista del ensemble di musica contemporanea Sinkro (Vitoria-Gasteiz) e ha collaborato molto con gli ensemble Krater, Chronophonie y Musikfabrik. Nell’attualità abita a Freiburg (Germania). Per saperne di più www.alfonsogomez.de

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. 12 Febbraio, ore 19

Ufficio Stampa:  339 1834504 / 339 1290387

 Ingresso Gratuito fino esaurimento posti.


PROIEZIONE FILM. Lo Sguardo di Ouka Leele- La Mirada de Ouka Leele

LO SGUARDO DI OUKA LEELE. Venerdi 11 Febbraio. Ore 19.

SALA CONFERENZE ACCADEMIA REALE DI SPAGNA A ROMA. Dopo la proiezione del film ci sarà l’incontro con Il regista (Rafael Gordon), l’artista (Ouka Leele) e il promotore (Manuel Romero). – V.O. sensa sottotitoli.-

Lo sguardo di OUKA LEELE

 Sinossi

 Le riprese sono durate cinque anni. Un documento unico del lavoro creativo dell’artista più rappresentativa della propria generazione. Pittrice (nel film realizza un murales di 240 m) e fotografa di icone, che riflettono quanto di umano è racchiuso nello spirito.

Vita e pensiero di un artista essenziale, creatrice nel corso di tre decadi di un’opera riconosciuta a livello internazionale e meritevole del Premio Nacional de Fotografía.

Lo Sguardo di Ouka Leele è la storia di come si sviluppa la creatività di un genio, la propria passione e la propria lotta nel pensiero, nella pittura e nella fotografia.

L’arte e l’esistenza, uniti dallo sforzo, dal talento e dalla bellezza di un’autrice in eterna lotta.

SCHEDA ARTISTICA

OUKA LEELE

SCHEDA TECNICA

 SOGGETTO E REGIA RAFAEL GORDON

 PRODUZIONE RAFAEL GORDON

 FOTOGRAFIA E RIPRESE JULIO MADURGA

 MUSICHE JORGE MAGAZ

 EVA GANCEDO

 TESTO CANZONE RICARDO FRANCO

 “UN’ISOLA DESERTA”

 INTERPRETE INMA SERRANO

 MONTAGGIO IÑIGO MADURGA

 SUONO JOSÉ LUIS VAZQUEZ

 PRODUTTORE ESECUTIVO SERGIO GARCÍA DE LEANIZ

PEDRO SASTRE

 NEGATIVO EASTMANCOLOR

SISTEMA SONORO DTS STEREO

 DURATA 117 MINUTI

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Lo sguardo di OUKA LEELE

 Da bambino (avrò avuto quattordici anni) vidi alla cineteca itinerante, probabilmente in quella che oggi è la discoteca Pachá, un ciclo di film documentari girati da Robert J. Flaherty. Rimasi scioccato vedendo “Nanuk l’Eschimese” e “Gli uomini di Aran”: fu come se avessi visto per la prima volta un film. Nanuk, dall’inizio alla fine, costruiva un igloo con costanza, fermezza, determinazione (la stessa costanza e determinazione con la quale Ouka Leele realizza il murales di 240 m2 ne “Lo sguardo di Ouka Leele”). Quello che voglio dire è che il cinema non è un artificioso tentativo di fare arte. Il cinema è vita in movimento. Se la vita che mostra il movimento emana spirito e sentire doloroso, avremo un’opera d’arte di per se stessa, senza trucchi preconcepiti.

Il cineasta deve essere neutrale di fronte alla realtà osservata.

Siamo debitori di Dreyer, Chaplin, De Sica, Ford,  Buñuel, Vigo e di altre due dozzine di registi, Saura, Melville,  Aki Kaurismáki y Jim Jarmusch compresi. In tutti loro, l’umano e l’esistenza fluiscono e convivono in una gloriosa umanità e grandezza.

Parallelamente a questi grandi creatori di immagini, l’opera di Ouka Leele ricerca l’inafferrabile dell’essenzialità, gli dà forma e lo umanizza. Penso che la sua opera grafica sia l’essenza stessa del cinema. Le sue immagini sintetizzano in un solo fotogramma tutta una possibilità cinematografica. Foto come “Il Bacio” sono icone del loro tempo.

Fu nel 1987 che pensai per la prima volta di realizzare un lungometraggio su Bárbara Allende Gil de Biedma. Quando vidi la memorabile mostra antologica che realizzò nel Museo Spagnolo di Arte Contemporanea, l’artista aveva solamente trent’anni. Giudicai, visionandone l’opera, che ci trovavamo di fronte a un genio e ho potuto comprovarlo nel corso delle ultime due decadi.

Col passare degli anni do sempre più valore alla persistenza del tempo, congelato nei fotogrammi che formano un film. Nel film, tutto il pensiero di Ouka Leele ruota, immutabile, attorno al tempo. Passato, presente e futuro in un solo istante. Sono un testimone vivente di oltre cinquant’anni di cinema. Ho compiuto più anni io di quanti ne abbiano compiuti, da vivi, Humphrey Bogart o Gary Cooper, eppure eccoli là, eternamente poderosi e autentici nei film dove recitarono. Dico ciò per il semplice fatto che ho realizzato “Lo Sguardo di Ouka Leele” pensando non solo nel presente, ma anche nel futuro. Volevo che Ouka Leele si mostrasse così com’è: giovane, creativa, addolorata dal sentire della vita, ma anche solitaria e, soprattutto, lavoratrice incessante e infaticabile. Mi piacerebbe che il futuro raccogliesse intatto il profilo di un artista del suo tempo, che è riuscita con tenacia e individualismo a vincere non solo la malattia, ma il segno del proprio tempo, il conformismo artistico.

Nel giro di alcune decadi, dovunque mi trovi, quando vedremo Ouka Leele presentare il film di fronte a persone che ancora devono nascere, sarò felice al pensiero che, vedendola nelle immagini di “Lo Sguardo di Ouka Leele”, tutto avrà senso: la sua vita, il mio lavoro di realizzazione del film e la ragione ultima del cinema: essere documento e testimone vivo ed eterno della nostra evanescente esistenza.

Rafael Gordon

 

Real Academia de España en Roma.

Piazza San Pietro in Montorio 3.

Inaugurazione Sala Conferenze. Venerdi 11 febbraio. Ore 19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 Ingresso libero fino esaurimento posti.


MOSTRA. Work in Progress 2011

4- 10 Febbraio 2011.

INAUGURAZIONE 4 FEBBRAIO/ ORE 19/ SALA MOSTRE

I borsisti dell’Accademia di Spagna ci mostrano lo sviluppo dei suoi progetti artistici e di investigazione  a Roma.

Aurelio Edler Copes (MUSICA E MUSICOLOGIA), Julio Galeote Carrascosa (FOTOGRAFIA),  Patricio Cabrera Rodríguez (ARTI PLASTICHE), Bruno González Mesa (LETTERATURA), Guillermo Mora Pérez (ARTI PLASTICHE), Pedro Manuel Víllora Gallardo(ARTI SCENICHE), Ana Carmen Lavin Berdonces (MUSEOLOGIA), Carlos García Fernández(ARCHITETTURA), Ignacio González Panicello (RESTAURO PATRIMONIO ARCHITETTONICO), Mª Asunción León Alvarado (ARTI SCENICHE), Pelayo Varela Álvarez(ARTI PLASTICHE), Andrea Jaurrieta Bariain (CINEMA), Clara González Ortega (FOTOGRAFIA), María Diez Ibargoitia(TEORIA, ANALISI E CRITICA DELLE BELLE ARTI), Ángel Masip Soriano(ARTI PLASTICHE).

Disegno grafico e fotografia: Julio Galeote / Carlos Garcia Fernandez

 


A ROMA DA ROMA. Il Viaggio di Studio degli Architetti:1900-1950

GIOVEDI  13 gennaio – VENERDI 14 gennaio. CONVEGNO INTERNAZIONALE ARCHITETTURA

APERTURA LAVORI 13 GENNAIO / ORE 15.30 / SALA CONFERENZE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3

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Seguendo la tradizione del “Grand Tour”, Roma continua ad essere la destinazione preferita per lo Studio e la ricerca degli architetti più  importanti delle diverse scuole d’Architettura europee. Roma era il posto in cui imparare il linguaggio classico; dove poter ricercare sui metodi di conservazione e dove poter conoscere la nuova architettura che si sviluppava in Italia in quel momento.  

Inoltre, è durante la prima metà del XX secolo, il momento, in cui si stabiliscono definitivamente a Roma le Accademie di Belle Arti d’un importante numero di Paesi europei, in conseguenza, la città diventerà un punto d’incontro delle varie tendenze architettoniche.

Perciò, Roma è, ponte e lezione verso l’Europa e l’America per i giovani architetti che residono nella città, e attrazione e punto di riferimento per quelli che la visitano.  

Sono queste le premesse a dibattere in questo incontro, attraverso l’approfondimento di ciò che significava Roma per lo Studio e lo sviluppo dell’architettura del XX secolo. Ulteriormente, si pretende fare l’analisi del viaggio di Studio d’altri architetti come ad esempio: Le Corbusier oppure Louis Kahn,  molto colpiti da questa esperienza nel suo modo di concepire e costruire l’architettura.

Programma:

CURRICULUM VITAE PARTECIPANTI:

CESARE DE SETA: insegna al Istituto Italiano di Scienze Umane di Firenze. Tra le sue opere, tradotte in diverse lingue: Architettura e città barocca (con A. Blunt, Guida, Napoli 1985); La città e le mura (con J. Le Goff, Laterza, Bari 1989); Napoli fra Rinascimento e Illuminismo (Electa, Milano 1990); L’Italia del Grand Tour. Da Montaigne a Goethe (Electa, Milano 1995); Le città europee dal XV al XX secolo (Rizzoli, Milano 1996); L’architettura della modernità tra crisi e rinascite (Bollati-Boringhieri, Torino 2002); Napoli tra Barocco e Neoclassico (Electa, Milano 2002) e Viale Belle Arti. Maestri e amici (Bompiani, Milano 2006).

JESUS APARICIO: Jesús Mª Aparicio Guisado (1960) Architetto. Borsista presso L’Accademia Reale di Spagna a Roma e vincitore della borsa Fulbright/ M.E.C. ,Professore titolare di Progetti architettonici presso la Scuola Tecnica Superiore di Architettura di Madrid. Sua vita professionale si svolge in tre versi architettonici: Progetti e costruzione, investigazione e docenza.

JOSE ANTONIO RAMOS ABENGÓZAR: Architetto ETSAM. 1994. Professore Titolare di Progetti Arquitettonici da 2009 presso Universidad Politécnica de Madrid. Premiato in varie occasioni possiamo accennare: Premio di Architettura Colegio Oficial de Arquitectos de Madrid. 1992, Primo Premio Concorso per la Sede Sociale di Santa Lucía S.A. 1999, Primo Premio Concorso Repsol. 2000, Primo Premio d’Architettura in Pietra. 2004, Premio Antologico d’Architettura Contemporanea a Castilla la Mancha, 2007,  Primo Premio Wallpaper 2009, Menzione speciale premio internazionale stazione marittima di Siracusa 2009.

LUIS MORENO MANSILLA: Dottore Architetto  E.T.S.A.M. Borsista presso l’Accademia Reale di Spagna (1983-1984), Ricercatore nel  1985 presso ArkitekturMuseet a Stoccolma . Sua tesi dottorale “Apuntes de viaje al interior del tiempo” (premio speciale dell’Universidad Politécnica de Madrid) c’è stata pubblicata per  Caja de Arquitectos. Professore titolare  E.T.S.A.M. , professore Invitato presso  EPFL (Lausanne, Svizzera), Harvard (Stati Uniti) , Princeton (Stati Uniti)e altre . Nel 1992 fondatore con Emilio Tuñón dello studio Mansilla+Tuñón, vincitore del  Premio Nazionale d’Architettura e il  Premio dell’ Unione Europea Mies van der Rohe Award.

PAOLO MARCONI. Pofessore Emerito di restauro dei Monumenti presso la facoltà di Architettura dell’Università Roma Tre. Laureato in Architettura nel 1958. Ha lavorato come professore in diverse Università italiane. Membro dell’Academia Nacional de Ciencias di Buenos Aires dal 1972, Accademico benemerito dell’Accademia di San Luca dal 1973, Medaille d’Argent de la Restauration de l’Academie d’Architecture di Parigi dal 1991. Tra i recenti Concorsi di progettazione di Restauro, ha vinto come Capogruppo: a Roma, il palazzo comunale di Sant’Ambrogio della Massima in Piazza Lovatelli, a Genazzano: il Castello Colonna. il Concorso di progettazione del Restauro della Basilica di Palladio a Vicenza; il Concorso di Progettazione del Restauro del Castello di Sant’Elmo a Napoli. Autore numerosi pubblicazioni sul restauro architettonico.

MAYA SEGARRA. Nata a Città del Messico. Laureata presso La Salle di Città del Messico. Vince la borsa di studio del Governo Italiano per Architectural Conservation Course ARC ’85 e Conservation Préventive dans les Musées ’85 nel ICCROM a Roma. Dal 2008 ricercatrice e professoressa di restauro di monumenti presso L’Università Roma 3. Membro di AICA, ICOMOS Messico, Associazione Nazionale Centri Storici Artistici, Comitato Scientifico dell’Associazione per il Recupero del Costruito e socia fondatrice di Do.Co.Mo.Mo Italia. Membro rappresentante del Messico presso International Scientific Committee on the Analysis and Restoration of Structures of Architectura Heritage del ICOMOS. Ha pubblicato numerosi saggi su architettura e restauro tra cui: Il Tevere e Roma. Storia di una simbiosi, (Gangemi, Roma 2004).

ANTONELLO ALICI: Architetto, PhD, ricercatore di Storia dell’Architettura presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona, insegna Storia dell’architettura contemporanea. I suoi ambiti prevalenti di ricerca sono l’architettura e la città tra Ottocento e Novecento nei paesi scandinavi e baltici, l’architettura e la città adriatica e l’architettura italiana tra le due guerre. Ha svolto numerosi periodi di studio e ricerca in Finlandia, presso il Museo dell’ Architettura finlandese e la Facoltà di Architettura di Helsinki, con la quale ha promosso fin dal 1990 seminari e laboratori sull’architettura e la città storica tra Baltico e Mediterraneo. Ha pubblicato diversi saggi il più recente dal titolo “From Pagano to Rogers. Continuità in Italian Architecture between 1930’s and 1950’s”, in T.Simons (ed.), Quo Vadis Architectura? Architectural Tendencies in the late 1930s, 1940s, and the early 1950s, The Nils Erik Wickberg Lectures 2005, Helsinki University of Technology, Department of Architecture, 2008. Nel 2010 ha pubblicato Contemporary architecture. Finland per la casa editrice 24 Ore Cultura.

JUAN CALATRAVA: Dottore in Storia dell’Arte e laureato in Scienze Giuridiche presso L’Unviersità di Granada. Professore Titolare di Storia dell’Architettura presso ETS dell’Università di Granada e direttore di questa scuola fino maggio 2010. Docenza in diversi studi di Master e Lauree in Spagna, Francia e Italia. Ricercatore e gestore di Progetti a Roma, Paris e Montreal. Ha pubblicato 9 libri e oltre 60 articoli e altri lavori scientifici come ad esempio: Piranesi : escritos sobre arquitectura y arqueología (1998), La teoría de la arquitectura y de las bellas artes en la Encyclopédie de Diderot y D’Alembert (1992), Jean-Jacques Rousseau et l’architecture (2003), Doblando el ángulo recto: siete ensayos sobre Le Corbusier (2009), Arquitectura y cultura contemporánea (2010), ecc. Commisario in diverse mostre a Madrid e Buenos Aires: Le Corbusier y la síntesis de las artes: El Poema del Ángulo Recto, Le Corbusier-Heidi Weber.

IÑAQUI CARNICERO

MARIA DÍEZ IBARGOITIA.

 


JAE: Giovani Architetti della Spagna. MOSTRA ARCHITETTURA

MERCOLEDI  12 gennaio – LUNEDI 31 gennaio. ARCHITETTURA

INAUGURAZIONE 12 GENNAIO / ORE 19 / SALA MOSTRE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3

 

La Mostra “Jóvenes Arquitectos de España. Una ventana a lo ignorado” patrocinata per il Ministerio de la Vivienda e con la collaborazione di AECID (Agenzia Spagnola per lo Sviluppo e la Cooperazione). A Cura degli architetti Jesús M.Aparicio e Jesús Donaire la mostra c’è stata presentata a New York, Parigi, Brussels, Madrid o Stoccolma.

È nata come un concorso pubblico aperto a tutta l’architettura giovane spagnola. Durante la prima fase si sono presentati oltre 700 progetti, da cui sono stati scelti più di 60, per una giuria internazionale di prestigiosi architetti e critici dell’architettura.Ci sono progetti originari di tutta la Spagna che rappresentano una eccezionale selezione di qualità del lavoro realizzato per la  nuova generazione d’architetti spagnoli.

Con questa mostra si pretende aprire una finestra al lavoro dei nostri giovani architetti, che si fondamenta nel rigore e la preocupazione dell’ambiente culturale o naturale dove si svolgono i suoi progetti.

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Elenco degli architetti selezionati per la mostra:

 

aceboXalonso: Victoria Acebo y Ángel Alonso

Asier Acuriola Barrio y Amaya El Busto Sáenz

Pedro Pablo Arroyo Alba

Arroyo + Pemjeam arquitectos: Carmen Rodríguez Arroyo y Rodrigo Pemjean Muñoz

César Azcarate Gómez

Carlos Ballesteros Alarcón

Julio Barreno Gutiérrez

José Luis Bezos Alonso

Jacobo Bouzada Jaureguízar

Pedro Bustamante Aguilar y Javier Camacho Diéz

CadavalSolà Morales: Eduardo Cadaval y Clara Sola‐Morales

Pilar Calderón y Marc Folch

Amaia Casado e Ibón Salaberria + Alejandro Mitxelena

Casanova + Hernández Arquitectos: Helena Casanova García y Jesús Hernández Mayor

Izaskun Chinchilla Arquitectos: Izaskun Chinchilla Moreno

CH+QS Arquitectos: Jose María de Churtichaga y Cayetana de la Quadra‐Salcedo

Francisco Cifuentes Utrero

Creus e Carrasco arquitectos: Juan José Creus Andrade y Covadonga Carrasco López

dataAE: Claudi Aguiló Arán, Martí Sanz Ausás y Albert Domingo Ollé

Manuel de Lara Ruiz

Raúl del Valle González y Artemio Fochs Navarro

Alexis López Acosta y Xavier Iván Díaz Martín

DMGarquitectura: Daniel Díaz Font y Belén Martin‐Granizo López

dosmasunoarquitectos: Ignacio Borrego, Néstor Montenegro y Lina Toro

Ensamble Estudio: Antón García Abril

José Miguel Esteban Matilla

Lucas Galán Lubascher y Roberto Fernández Castro

Héctor Fernández Elorza

Enrique FernandezVivancos González

Arturo Franco Díaz

Iñaki Garai Zabala

Estudi GRV Arquitectes: Cristina Gastón Guirao, Isidre Roca Burés y Xavier Vidal Manzano

Miguel Guitart Vilches y Loreto Martínez Marta

H Arquitectes: David Lorente Ibáñez, Joseph Ricart Ulldemolins, Xavier Ros Majó y Roger Tudor Galí

HidalgoHartmann: Jordi Hidalgo Tané

José María Hurtado de Mendoza y María Hurtado de Mendoza

ICA arquitectura: Iñaqui Carnicero Alonso‐Colmenares, Alejandro Virseda Aizpun e Ignacio Vila Almazán

Andrés Jaque Arquitectos: Andrés Jaque Ovejero

José Luis León Rubio

llps arquitectos: Juan Llorente Orejas, Eduardo Pérez Gómez y Miguel Ángel Sánchez García

ACTA: Francisco Javier López Rivera y Ramón Pico Valimaña

José Antonio Lozano García

BGM arquitectos: Fernando Mora Martín

Moisés Royo Márquez y Paola Morales Orantes

Alberto Morell Sixto

Carmen Moreno Álvarez

Alejandro Muñoz Miranda

Manuel Ocaña del Valle

Felipe Palomino González

Peñín Arquitectos: Pablo Peñín Llobell y Alberto Peñín Llobell

Javier PerezHerreras y José Vicente Valdenebro García

Carlos Pesqueira Calvo y María del Val Vázquez Sequeiros

Picadode Blas Arquitectos: Ruben Picado Fernández y María José de Blas Gutiérrez de la Vega

PO2 Arquitectos: Marcos Parga e Idoida Otegui

QVE Arquitectos: José María García del Monte y Ana María Montiel Jiménez

Alberto Rubio Yuste

SabinBlanco arquitectos: Patricia Sabín y Enrique M. Blanco

José María Sánchez

Suárez Santas Arquitectos: Asier Santas Torres y Luís Suárez Mansilla

Luis Úrculo Cámara

Elisa Valero Ramos

WilkSalinas Architekten y Thomas Freiwald: Gilbert Wilk y Ana Salinas Mata + Thomas Freiwald

 

 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE.

Orario  (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387


CONFERENZE MARQUES DE BRADOMIN. AUTORI SPAGNOLI DI LIBRI SU ROMA

4 NOVEMBRE. ORE 18.30. SALA CONFERENZE

Incontro: Autori Spagnoli di libri su Roma.

Paloma Gómez Borrero, Valentí Gómez i Oliver, e Rossend Domènech. Autori spagnoli, molto legati a Roma, dopo molti anni di residenza a Roma e un’accurata osservazione dei suoi aspetti più nascosti, offriranno un dibattito molto interessante partendo dei libri che hanno scritto sulla città:

  • Paloma Gómez Borrero. Los fantasmas de Roma
  • Valentí Gómez i Oliver. Roma, paseos por la eternidad. Historia(s) en singular
  • Rossend Domènech. Roma: passejar i civilitzar-se

  

 

 

 

 

 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

Tel: (0039) 06 581 28 06

Fax: (0039) 06 581 80 49

Uff.Stampa: 339 1834504 / 339 1290387

http://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 


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