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Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes

Mostra Scultura. CARA A CARA di Juan Bordes. 24 marzo – 24 aprile

SALA MOSTRE. Inaugurazione Giovedi 24 marzo. Ore 19.

Parlano sì, le sculture. Non solo: a Roma, quelle antiche erano solitamente denominate dai cristiani “statue parlanti” e consideravano tali figure pagane l’opera del demonio, provviste di poteri demoniaci e, fondamentalmente, del potere della parola. Una molto speciale, anch’essa romana, parla e scrive, difatti. Mi riferisco a quella del Pasquino, sicuramente diabolica, situata molto vicino a Piazza Navona. Statua parlante per eccellenza, vaga nelle forme e nel soggetto, quasi cancellata nel volto e frammentata nelle forme, il torso ruotato, una tradizione leggendaria e popolare degli inizi del XVI secolo dice che si tratta dei resti deteriorati, deformati forse dal passare del tempo, della scultura di un umile e ironico sarto, mentre studi più recenti e affinati affermano che si tratta della figura di Menelao che sostiene il corpo di Patroclo. E’ probabile, ma è la prima e popolare identità del sarto quella che ci interessa adesso, perché fu il suo non apparire capolavoro, l’essere frammento impreciso, quasi cancellato, di un personaggio volgare, per nulla eroico, ciò che trasformò Pasquino nella statua parlante più celebre di Roma; e non parlava solamente lei stessa, ma si faceva eco, parlando per altri, delle critiche ironiche e amare dei romani di fronte al potere e ai potenti, i quali, come lo stesso Pasquino diceva di se stesso e che nel 1550 Antonio Lafreri registrò in una famosa stampa, faceva tremare nonostante apparisse come una figura volgare: “Io no sono (come paio) un Babbuino stroppiato, senza piedi, et senza mani / ma sono quel famosísimo Pasquino che tremar faccio i Ssignor più soprano…”.  

            Così, col volto perso e un po’ ironico, anche se nulla è sicuro, il gruppo del Pasquino iniziò a parlare e non ha più smesso, come i misteriosi volti delle sculture di Bordes, teatro di facce e passioni o viceversa. E’ che Juan è solito mettere in scena le sue sculture e lì parlano fra di loro e per chi voglia ascoltare o leggere. Non solo: in certe occasioni, nei fusti delle sue sculture o sotto le teste-capitelli delle sue opere ci sono solitamente testi o nomi, alla maniera dei pasquini che circondano la statua romana. C’è del teatro nei volti e le facce creano e provocano una scena, e anche uno scenario, come gli idoli sopra le colonne della sala del Campidoglio. Voglio dire che, se non fosse eccessivo da parte mia, mi piacerebbe affermare che tali sculture e gruppi di statue e volti, raggruppati come in una scena teatrale, teatro esse stesse, stanno ordinando o reclamando uno spazio architettonico, un progetto immaginario. Non per niente anche Juan è architetto e come architetto si è confrontato innumerevoli volte coi racconti e le contaminazioni ibride e storiche, espressive e teoriche, che tra scultura e architettura esistono e sono esistite; le ha anche fatte scendere dai loro piedistalli per farle passeggiare, recitare o parlare in spazi pubblici e urbani, trasformando la città in teatro la cui scena è occupata dalle sue opere, dando notizia di ciò che non si può dire con presenze inquietanti. Lo ha fatto il Canaletto, portando a terra i cavalli di San Marco in un memorabile dipinto e, soprattutto, Rodin. Dopo, quasi tutti.

            In ogni caso, si può dire che le sue teste e i suoi torsi, raggruppati in serie tematiche e disposti su fusti, alcuni scritti, parlanti, costituiscono una specie di inesauribile trattato di ordine architettonico, antropomorfico, sculture essi stessi, che stabiliscono rapporti teatrali e scenografici tra di loro, reclamando e costruendo architetture che possono risultare effimere, o magari è quella la loro maggiore qualità, che si tratti dello spazio del laboratorio o della galleria, della collezione o della città. Spesso lo stesso Bordes le ha fotografate (un’altra delle sue passioni) così nel suo laboratorio, inteso come laboratorio teatrale, provando ogni scena di un’opera che continua a farsi, a dirsi, a scriversi. Gioco teatrale ed effimero, illuminato a volte in maniera drammatica, con luci di fuochi e marcati contrasti tra le fiamme, opere, silenzi e oscurità, come sarebbe avvenuto con una fotografia delle sue cabezas de pasión (1987-1988). Ma sono molte le fotografie delle sue opere nel laboratorio ad avere tale particolare condizione di prove teatrali delle quali l’artista è un solitario e privilegiato spettatore. Di fatto, il laboratorio, come la casa dell’artista, è sempre un autoritratto. E’ là, quando le sculture e gli ordini occupano lo spazio, quando entrano in scena, il luogo nel quale reclamano un luogo, l’architettura. Disciplina, quest’ultima, cui non si può mai prescindere nel caso del Bordes scultore, sia per quanto riguarda i suoi interventi su edifici concreti, come quelli disegnati con Óscar Tusquets, o negli impliciti omaggi e riflessioni che hanno realizzato alcune delle sue opere di e con l’architettura, a partire da una serie di strani obelischi (1978), passando per la rappresentazione allegorica della figura dell’architetto (1983) o la riflessione su Juan Caramuel e la sua architettura retta e obliqua (1984) sino alle narrative e ai pezzi eccezionali di un arciere con piramide (1982); dalla sua affascinante moglie in forma metaforica di colonna unita a un obelisco (1982) alle cariatidi per un mobilio (1983) sino alla rappresentazione musicata dell’allegoria dell’architettura e del giovane architetto (1988) che danza intorno alla colonna spezzata come se la rovina fosse l’origine stessa di un progetto, senza dimenticare la composizione più drammatica dedicata alla costruzione, intreccio di impalcature che supportano l’attività dei costruttori, anche se ricordano pure, per la loro vuotezza e ortogonalità, le scenografie per balletto di un Adolphe Appia. Se del Pasquino Gian Lorenzo Bernini arrivò a dire, con sorpresa e irritazione di chi lo ascoltava, che era la scultura più bella che conosceva (di fatto l’attribuiva a Fidia), dicendo che “mutilato e rovinato com’è, il resto della bellezza che ha di per sé è percepita solo da chi ne capisce di disegno”; dal canto suo, Bordes ha scritto (come chi di disegno ne sa) dei suoi volti-pelli-acconciature-ritratti-maschere, che sono di per se stessi teatro e si muovono come se stessero in scena, raggruppandosi nei modi più svariati, elenco e collezione di comportamenti, emozioni e passioni che “i tormenti interiori screpolano la superficie della maschera. Solchi di angustia, striature di ingenuità, finissime smagliature di un insieme che somma ansie a deliri: è il disegno laborioso di un tempo personale che lascia una scia di ricordi”. Il volto e la pelle delle sue sculture come teatro, ossia un’opera che è teatro nel teatro, come esiste il quadro dentro al quadro, e che Bernini a suo tempo già mise in azione col tempo che ammirava il Pasquino. Ma la cosa più affascinante del capoverso di Juan, pubblicato nel suo già menzionato e minuto Libro de Fisonomía, è che la propria precisione e la bellezza è una specie di trappola nella quale tutti, inevitabilmente, dobbiamo cadere, perché lo scultore non solo è un privilegiato spettatore e creatore della propria opera e delle bozze previe nel laboratorio, ma che oltretutto scrive circa la sua opera prima che chiunque altro possa farlo, guidandoci con anticipo, confondendoci tra fumi, fiamme e luci, spazi drammatici o festivi, tra i suoi idoli di una sala immaginaria che è il proprio laboratorio, Roma, la sua ragnatela.

Magari non c’entra niente, ma poco più di un anno fa ci incontrammo fortuitamente nel suo laboratorio di sogni, nella sua casa immaginaria di artista, a Roma. Una coincidenza in più fra le tante dopo lunghi anni di amicizia e di incontri fortuiti. Lì mi fotografò per caso insieme al Pasquino e anche di fronte alla porta dell’Accademia dei Virtuosi nel Pantheon, con una edizione di Vitruvio tra le mani, mentre guardavamo le parole che s’erano dette sull’architettura nel XVI secolo e delle quali Claudio Tolomei si lamentava del fatto che “se ne vanno in fumo”. Durante la notte, furtivamente, feci mio un piccolo frammento di marmo verde del piano dell’altare della Cappella Raimondi, opera del Bernini, a San pietro in Montorio. E’ ancora con me. Se avesse conosciuto questa piccola storia, non so cosa avrebbe scritto Lombroso.

Capitò già, in senso metaforico o reale, a Italo Calvino quando, in Se una sera d’inverno un viaggiatore (1979), scriveva: “Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte del primo capoverso”. Autore e spettatore allo stesso tempo, Calvino scrive con difficoltà perché ciò che la sua scrittura dice e fa non gli lascia vedere ciò che scrive, pur sapendolo con anticipo, provocando coscientemente la situazione: le figure e le forme create dalle sue parole occupano lo spazio della scrittura, delle parole, e l’autore si confronta con esse, con ciò che scrive e mentre le scrive, le pensa mentre le crea, riflette sulla propria riflessione, scrive sul proprio scrivere, ascolta ciò che le parole dicono. Come succede a Juan Bordes e alle sue sculture, che si esprimono e parlano.

Delfin Rodriguez  (Catedratico di Storia dell’Arte presso l’Università Complutense di Madrid)

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JUAN BORDES CABALLERO 

Nato a  Las Palmas di Gran Canaria, Architetto presso ETS d’Architettura di Madrid. Appassionato per la scultura, la sua tesi di dottorato sarà: La scultura come elemento di composizione dell’edificio. Dal 2006 Accademico presso l’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando e dal 2010 Delegato della Calcografia Nazionale presso l’ Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando. Borsista dell’Accademia Reale di Spagna. Ha realizzato mostre personali e collettive in diversi paesi come la Spagna, Stati Uniti, Venezuela, Cuba o Francia. I suoi progetti di scultura monumentale si possono ammirare a Washington, Las Palmas di Gran Canaria, Bordeaux, Tenerife, Barcellona, Madrid, ecc.

Le sue opere formano parte di collezioni pubbliche e private, tra cui: Artium, Vitoria, Col.lecciò March. Art Espanyol Contemporani. Palma de Mallorca, Centro Atlántico d’Arte Moderno. Las Palmas di Gran Canaria, Museo d’Arte Contemporaneo di Caracas. Venezuela, Museo d’Arte Contemporaneo, Siviglia, Biblioteca Nazionale. Madrid, Collezione Renfe. Madrid, Collezione Mapfre. Madrid, Collezione Fenosa, Università di Valencia, Collezione d’ Arte Contemporaneo di Castilla-La Mancha, Museo Popolare d’ Arte Contemporaneo, Villafamés, Castellón, Associazione Canaria degli amici dell’ Arte Contemporanea, Santa Cruz di Tenerife, Ordine degli  Architetti di Las Palmas di Gran Canaria

Per saperne di più www.juanbordes.com

 

Piazza San Pietro in Montorio 3

00153 Roma

Inaugurazione 24 marzo Sala Mostre ore 19

Orario (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

Ufficio Stampa 339 1834504 / 339 1290387

 https://accademiaspagnaroma.wordpress.com

 


MOSTRA. Work in Progress 2011

4- 10 Febbraio 2011.

INAUGURAZIONE 4 FEBBRAIO/ ORE 19/ SALA MOSTRE

I borsisti dell’Accademia di Spagna ci mostrano lo sviluppo dei suoi progetti artistici e di investigazione  a Roma.

Aurelio Edler Copes (MUSICA E MUSICOLOGIA), Julio Galeote Carrascosa (FOTOGRAFIA),  Patricio Cabrera Rodríguez (ARTI PLASTICHE), Bruno González Mesa (LETTERATURA), Guillermo Mora Pérez (ARTI PLASTICHE), Pedro Manuel Víllora Gallardo(ARTI SCENICHE), Ana Carmen Lavin Berdonces (MUSEOLOGIA), Carlos García Fernández(ARCHITETTURA), Ignacio González Panicello (RESTAURO PATRIMONIO ARCHITETTONICO), Mª Asunción León Alvarado (ARTI SCENICHE), Pelayo Varela Álvarez(ARTI PLASTICHE), Andrea Jaurrieta Bariain (CINEMA), Clara González Ortega (FOTOGRAFIA), María Diez Ibargoitia(TEORIA, ANALISI E CRITICA DELLE BELLE ARTI), Ángel Masip Soriano(ARTI PLASTICHE).

Disegno grafico e fotografia: Julio Galeote / Carlos Garcia Fernandez

 


JAE: Giovani Architetti della Spagna. MOSTRA ARCHITETTURA

MERCOLEDI  12 gennaio – LUNEDI 31 gennaio. ARCHITETTURA

INAUGURAZIONE 12 GENNAIO / ORE 19 / SALA MOSTRE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3

 

La Mostra “Jóvenes Arquitectos de España. Una ventana a lo ignorado” patrocinata per il Ministerio de la Vivienda e con la collaborazione di AECID (Agenzia Spagnola per lo Sviluppo e la Cooperazione). A Cura degli architetti Jesús M.Aparicio e Jesús Donaire la mostra c’è stata presentata a New York, Parigi, Brussels, Madrid o Stoccolma.

È nata come un concorso pubblico aperto a tutta l’architettura giovane spagnola. Durante la prima fase si sono presentati oltre 700 progetti, da cui sono stati scelti più di 60, per una giuria internazionale di prestigiosi architetti e critici dell’architettura.Ci sono progetti originari di tutta la Spagna che rappresentano una eccezionale selezione di qualità del lavoro realizzato per la  nuova generazione d’architetti spagnoli.

Con questa mostra si pretende aprire una finestra al lavoro dei nostri giovani architetti, che si fondamenta nel rigore e la preocupazione dell’ambiente culturale o naturale dove si svolgono i suoi progetti.

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Elenco degli architetti selezionati per la mostra:

 

aceboXalonso: Victoria Acebo y Ángel Alonso

Asier Acuriola Barrio y Amaya El Busto Sáenz

Pedro Pablo Arroyo Alba

Arroyo + Pemjeam arquitectos: Carmen Rodríguez Arroyo y Rodrigo Pemjean Muñoz

César Azcarate Gómez

Carlos Ballesteros Alarcón

Julio Barreno Gutiérrez

José Luis Bezos Alonso

Jacobo Bouzada Jaureguízar

Pedro Bustamante Aguilar y Javier Camacho Diéz

CadavalSolà Morales: Eduardo Cadaval y Clara Sola‐Morales

Pilar Calderón y Marc Folch

Amaia Casado e Ibón Salaberria + Alejandro Mitxelena

Casanova + Hernández Arquitectos: Helena Casanova García y Jesús Hernández Mayor

Izaskun Chinchilla Arquitectos: Izaskun Chinchilla Moreno

CH+QS Arquitectos: Jose María de Churtichaga y Cayetana de la Quadra‐Salcedo

Francisco Cifuentes Utrero

Creus e Carrasco arquitectos: Juan José Creus Andrade y Covadonga Carrasco López

dataAE: Claudi Aguiló Arán, Martí Sanz Ausás y Albert Domingo Ollé

Manuel de Lara Ruiz

Raúl del Valle González y Artemio Fochs Navarro

Alexis López Acosta y Xavier Iván Díaz Martín

DMGarquitectura: Daniel Díaz Font y Belén Martin‐Granizo López

dosmasunoarquitectos: Ignacio Borrego, Néstor Montenegro y Lina Toro

Ensamble Estudio: Antón García Abril

José Miguel Esteban Matilla

Lucas Galán Lubascher y Roberto Fernández Castro

Héctor Fernández Elorza

Enrique FernandezVivancos González

Arturo Franco Díaz

Iñaki Garai Zabala

Estudi GRV Arquitectes: Cristina Gastón Guirao, Isidre Roca Burés y Xavier Vidal Manzano

Miguel Guitart Vilches y Loreto Martínez Marta

H Arquitectes: David Lorente Ibáñez, Joseph Ricart Ulldemolins, Xavier Ros Majó y Roger Tudor Galí

HidalgoHartmann: Jordi Hidalgo Tané

José María Hurtado de Mendoza y María Hurtado de Mendoza

ICA arquitectura: Iñaqui Carnicero Alonso‐Colmenares, Alejandro Virseda Aizpun e Ignacio Vila Almazán

Andrés Jaque Arquitectos: Andrés Jaque Ovejero

José Luis León Rubio

llps arquitectos: Juan Llorente Orejas, Eduardo Pérez Gómez y Miguel Ángel Sánchez García

ACTA: Francisco Javier López Rivera y Ramón Pico Valimaña

José Antonio Lozano García

BGM arquitectos: Fernando Mora Martín

Moisés Royo Márquez y Paola Morales Orantes

Alberto Morell Sixto

Carmen Moreno Álvarez

Alejandro Muñoz Miranda

Manuel Ocaña del Valle

Felipe Palomino González

Peñín Arquitectos: Pablo Peñín Llobell y Alberto Peñín Llobell

Javier PerezHerreras y José Vicente Valdenebro García

Carlos Pesqueira Calvo y María del Val Vázquez Sequeiros

Picadode Blas Arquitectos: Ruben Picado Fernández y María José de Blas Gutiérrez de la Vega

PO2 Arquitectos: Marcos Parga e Idoida Otegui

QVE Arquitectos: José María García del Monte y Ana María Montiel Jiménez

Alberto Rubio Yuste

SabinBlanco arquitectos: Patricia Sabín y Enrique M. Blanco

José María Sánchez

Suárez Santas Arquitectos: Asier Santas Torres y Luís Suárez Mansilla

Luis Úrculo Cámara

Elisa Valero Ramos

WilkSalinas Architekten y Thomas Freiwald: Gilbert Wilk y Ana Salinas Mata + Thomas Freiwald

 

 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE.

Orario  (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387


MOSTRA DI VICTORIA CANO “EL PODER DE LA HUELLA”

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LUNEDI 11 ottobre – DOMENICA 7 novembre. PITTURA-VIDEOARTE-ISTALLAZIONE

INAUGURAZIONE 11 OTTOBRE / ORE 19 / SALA MOSTRE ACCADEMIA DI SPAGNA

Piazza San Pietro in Montorio, 3.

Presso L’Accademia di Spagna si presenta questa mostra di pittura, videoarte, istallazione, della  artista Victoria Cano. Un viaggio nella energia delle impronte dove l’artista ci invita a giocare, sperimentare, e volare con la natura come sfondo:

CANTO PER UNA MOSTRA

 Din, dan,

Din, don,

Din, din, dan, dan, din, don,

Si odon le campane dell’orologio.

 

Din, din, dan, dan,

Din, din, don,

Suonan campane tra cupole e pini in fiore

come pennellate che scappan dalla tavolozza del pittore

e lascian al lor passaggio una scia d’emozione.

 

Vieni, vieni, vieni

vieni a dondolarti ancora una volta

sull’altalena che si muove senza sosta.

Dove la notte e il dì ruotan a loro posta.

 

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E tra bisbigli di uccelli

sopra colonne col nido

il tempo è energia che scorre

lasciando sul cammino labirinti di colore

capaci di trasformar il fiore di zagara in frutti dorati

la vite e l’ulivo in frutti verdi cangianti

e neri di liquido celestial.

Su alte terre sorge la verde quercia e il rosso papavero

da acque azzurre, profili riflessi e sorgenti che solcan belle

architetture.

 

Vieni, vieni, vieni

Vieni a ondeggiare e a volare

non smetter di dondolarti sul pendolo del tempo

vola e continua a sognare,

cammina nel labirinto delle tue orme lasciate.

Victoria Cano

CURRICULUM VICTORIA CANO PEREZ

Alcalá La Real (Jaén, España). Dottorato in Belle Arti (1988) e docente ordinario (1989) presso la Facoltà di Belle Arti dell’Università Politecnica di Valencia. Vincitrice del concorso bandito dal Ministero degli Affari Esteri spagnolo per un pensionato artistico presso la Accademia di Spagna a Roma (1982-1983). Direttrice della Cátedra de Empresa Metrovalencia en Bellas Artes (2007). Vicedirettrice alla Cultura del Dipartimento di disegno della Facoltà di Belle Arti (2008).

Ha ricevuto diversi premi, tra i più importanti nel 1980 il Primer Accésit Nacional de Grabado en Ribarroja del Turia (Valencia). Nel 1981 Primo Premio Fondazione Roig (Incisione) Valencia e nel 1986 il XXVIII Premio Senyera di Incisione Comune di Valencia. Diploma e medaglia Olimpica a Pechino 2008 nelle ’” Olympic Fine Arts”. Premio Internazionale Cevisama 2010 alla carriera.

 Vive e lavora a Valencia (Spagna) dal 1978 e il suo impegno artistico si incentra sul tema dell’energia, degli adduttori di vento, dei fluidi, delle transizioni, ecc.. Ha intitolato le sue serie pittoriche “Horizonte de Sucesos” (Orizzonte di avvenimenti), “Dialogo de Sucesos” (Dialogo di avvenimenti) in cui il polittico e la luce esprimono diversi livelli di comunicazione. Dialoghi tra immagini, impronte e metafore, lì dove uomo e natura sono allo stesso tempo materia nell’ infinito atto di divenire. Altre serie sono “Preposiciones de Energía” (Preposizioni di Energia), “Entre líneas” (Tra le righe), “El color de la huella” (Il colore dell’impronta) e “El perfil humano” (Il profilo umano) in cui il colore, la consistenza e la linea esprimono una natura antropomorfica.

Tra le mostre individuali si ricordano quelle celebrate a Valencia, Galería Nave 10  (1989, 90, 91, 92, 93 e 2004). A Roma De Florio Arte (1985). Priugli agli Scalzi (Venezia). Galleria San Placido (Catania). Galleria Novart (Madrid). A Montevideo (Uruguay), Museo Torres García, (1996). Nel 1998 Galleria Ciovasso (Milano). Arte delle Musse, De´Florio Arte (Roma). Galleria Rettori Tribio (Trieste). La Galleria  (Pordenone). Nel 1999, Museo de la Ciudad di Valencia e Consiglio Provinciale di Jaén. 2002 Palau de la Música. Valencia. Hotel Central Park. Roma. ICAV e Palacio de Colomina. Università CEU San Pablo (2004). 2005 Metro Colón di Valencia. 2006 Università di Jaén.

Ha collaborato come pittrice-scenografa, con la Compagnia teatrale italiana di Luisa Mariani in progetti come la Ley de la Selva di Elvira Lindo e Siete Puertas en el Espacio (2001), Land Art, organizzato dal comune di Roma (1999).

Partecipa a diverse Fiere Internazionali grazie alla realizzazione di numerose esposizioni collettive, tra cui ricordiamo come ultima quella del Olympic Fine Arts Beijing 2008, celebrata in occasione dei Giochi Olimpici di Pechino 2008.

            Le sue opere fanno parte delle collezioni delle seguenti istituzioni: Comune di Valencia. Calcografia Nazionale di Roma. Fundación Renau (Valencia). Centro Romano della Grafica (Roma). Reale Accademia delle Belle Arti di Spagna a Roma. Museo della Stampa di Urbino. Ministero degli Affari Esteri spagnolo (Madrid). Cassa di Risparmio di Segorbe (Valencia). Collezione della Caja Rural de Torrent (Valencia). Fondi di Arte Contemporanea della U. P. V. e Universidad de México. Ambasciata spagnola di Harare. Museo Torres García, Montevideo (Uruguay). Cortes Valencianas (Valencia). Museo Vaticano. Hotel Central Park di Roma. Palau de la Música (Valencia). Università CEU San Pablo, ICAV. Consiglio provinciale di Jaén, Metro Valencia, Università di Jaén e Museo delle Belle Arti commemorativo delle Olimpiadi di Pechino 2008.

“Victoria Cano si è sempre preoccupata in modo sincero -com’è risaputo tra coloro i quali hanno seguito gli ingranaggi del suo itinerario artistico- circa il ruolo irrinunciabile e le trasformazioni più accurate e particolari del “mondo dell’energia”. Potremmo dire che questa tematica si sia trasformata, da tempo, nell’autentico leitmotiv dell’insieme più palesemente paradigmatico della propria azione artistica.

            Infatti, se anche è stato possibile, in realtà, inquadrare ognuna delle serie dei suoi lavori in epoche differenti, attorno ad alcuni dei diversi versanti di tali metamorfosi energetiche -che tanto l’attraggono e la preoccupano-, non per questo le sue esperienze nell’ambito dell’incisione, della pittura, dei libri-oggetto, delle installazioni o delle sculture hanno smesso di aprirsi, con spiccata versatilità, verso proposte condivise, come intrecciando i propri sforzi, di volta in volta, per affrontare insieme e in maniera differenziata alcuni degli stessi fili conduttori.

            I riferimenti all’energia, alla luce, all’acqua, al mondo tecnologico o all’universo organico, il ricorso alle forze della natura e alla loro potenza vulcanica o al miracolo dell’azione clorofilica, sono stati il sostrato di molte delle sue metafore e di un buon numero delle sue immagini analogiche, elaborando in tal modo -a volte con sottigliezza poetica, altre con spiccata violenza- tutto un repertorio simbolico, in grado di tradurre visivamente, nelle proprie opere, pensieri e timori, desideri e speranze.”

“Il chiostro dell’Accademia Spagnola delle Belle Arti in Roma è invaso da uno stormo di uccelli alfabetizzati con sfondi cromatici e forme turgide. O, per meglio dire, sono i libri dell’artista a sorvolare lo spazio del chiostro, dandoci il benvenuto romano dalla storia delle parole congelate nelle loro pagine”

            In realtà, di fronte al visitatore, coi legami impiegati tra “el poder de la huella” e “las metamorfosis de la energia”, le quattro sale dell’Accademia vivono -di per sé- stagioni dell’anno diverse. Parlano anche, dalla preponderante distinzione dei colori (gialli, rossi, azzurri e verdi), di tematiche duttilmente diversificate: Architetture e Nature, Profili e Identità.

            Abbiamo tutto un vasto repertorio di fantasia. Dipinti e libri. 80 quadri e 84 libri. Quattro sale e un chiostro. Paesaggi urbani e paesaggi antropologici si intrecciano allo sguardo. Labirinti e mutazioni si dispiegano di fronte alla silente riflessione”.

Román de la Calle . Presidente della Reale Accademia delle Belle Arti di San Carlos 

 

REAL ACADEMIA DE ESPAÑA EN ROMA  

Piazza San Pietro in Montorio, 3. 

SALA MOSTRE. ORE 19

Orario  (Martedi-Domenica): 10-13/ 16-19

 Ufficio Stampa: 339.1834504 o 339.1290387 

Per saperne di più: http://www.vcano.com/

                                       http://vcano.blogs.upv.es


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